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Si suicida a 17 anni per colpa dei bulli. La madre: “Lo hanno deriso anche al funerale”

“Non ti curar di loro ma guarda e passa” era l’invito di Virgilio a Dante nel canto III dell’Inferno,  riferendosi agli Ignavi. A volte però non basta, e il peso diventa insostenibile al punto da portare un ragazzo di 17 anni (e sottolineiamo 17!) al suicidio. È quello che è capitato a Michele Ruffino, il giovane studente di Rivoli (Torino) che, vittima del bullismo, lo scorso 23 febbraio si è tolto la vita gettandosi dal ponte di Alpignano.

La madre: “Voglio giustizia, Michele era un guerriero”

Maria Catrambone Raso, madre di Michele, denuncia la totale mancanza di rispetto e di sensibilità del branco (così chiama il gruppo di bulli che per anni ha deriso il figlio). Sostiene infatti che i ragazzi, imperterriti, lo hanno preso in giro persino il giorno del funerale. “Denunciate, parlate, non tenetevi tutto dentro. Il bullismo deve cessare” esorta Maria durante la puntata di Storie Italiane andata in onda il 20 marzo. “Non è Michele il fallito, lui era un guerriero. Chi ha fallito sono le istituzioni che hanno sempre sottovalutato il problema, nonostante le continue segnalazioni”. Parole di rabbia e dolore di una madre affranta che non accetta l’idea che il figlio, poco più di un bambino, sia morto suicida per lo schiacciante peso che da troppo tempo si portava nel cuore.

Michele soffriva di un problema muscolare che lo ha reso fragile

Fin dai primi mesi, causa una vaccinazione, Michele ha dovuto fare i conti con un problema muscolare che gli impediva di camminare correttamente. Un problema fisico che lo ha reso fragile e soggetto agli insulti dei compagni, facendo di lui l’ennesima vittima del bullismo. “Gli sputavano addosso” prosegue Maria durante l’intervista. “Nel computer abbiamo trovato lettere da cui trapela tutta la sofferenza di mio figlio”. Il ragazzo era arrivato a compiere anche atti di autolesionismo.

Allarme bullismo, le vittime sono in aumento

Michele è solo l’ultimo di una lunga lista di vittime che il bullismo continua a fare. Un problema, purtroppo, ancora sottovalutato (e spesso ignorato) proprio da chi dovrebbe invece portarne alta la bandiera: scuole, parrocchie e ogni istituzione che ha la responsabilità di preparare i giovani alla vita. Non è un caso che la piaga bullismo non cicatrizzi. Se i social hanno per un certo verso semplificato la vita, dall’altra hanno anche creato un’oasi per tutti questi giovanissimi che si sentono in diritto di schernire impunemente  i coetanei – e non solo – trascendendo ogni limite. L’appello di Maria non è la vendetta, ma la giustizia. “Michele voleva solo essere accettato, ma è stato insultato e deriso anche il giorno del suo funerale”.