166 anni della Polizia di Stato: i festeggiamenti in Stazione Centrale

Martedì 10 aprile la Polizia di Stato ha compiuto 166 anni e in tutta Italia si sono svolte celebrazioni per festeggiare l’anniversario. A Milano una suggestiva cornice ha ospitato l’evento: l’atrio della Stazione Centrale.

La commemorazione si sarebbe dovuta svolgere nell’adiacente Piazza Duca D’Aosta, ma a causa delle condizioni meteorologiche avverse è stata spostata in un’ambientazione maestosa qual è l’interno della stazione. Per una volta bisogna davvero ringraziare la pioggia. La “cattedrale del movimento” è infatti un luogo dove spesso si passa di fretta e distrattamente, senza guardarsi intorno, senza ammirare le decorazioni, gli altorilievi, gli eleganti lucernari che la rendono uno dei monumenti italiani del Novecento di maggiore spicco.

Uno strano effetto però è dato anche dal senso di sicurezza che si percepisce e dal riacquistato decoro (probabilmente soltanto temporaneo) della stazione, grazie allo stretto e visibile presidio delle forze dell’ordine. Scomparsi i venditori abusivi e gli spacciatori, nessun bivacco nella zona antistante, poche tracce dei disturbatori alle biglietterie automatiche, nessun odore di urina sulle scalinate che collegano lo scalo con l’esterno (eh sì, ogni tanto si vede, anzi si sente anche questo!). Per una volta la stazione è un bel biglietto di visita per la città di Milano. Crediamo però che, dopo la passerella dei notabili cittadini (guai se lorsignori dovessero mischiarsi al quotidiano stato di trascuratezza della Centrale!), tale ritrovata tranquillità svanirà presto e disperati e vagabondi torneranno a popolare lo scalo ferroviario. Ma questa non è la sede per discutere di una soluzione al degrado della stazione…

Il dispiegamento dei mezzi della Polizia di Stato
Il dispiegamento dei mezzi della Polizia di Stato di fronte alla stazione

Insomma, parlavamo della festa della polizia. All’evento partecipa una folta platea di poliziotti in tenuta ufficiale in compagnia delle loro famiglie, frammischiati a borghesi, invitati d’onore, autorità religiose e civili, giornalisti e fotografi. All’ingresso della fanfara a cavallo gli occhi di tutti si volgono ad ammirare gli eleganti cavalli bianchi sormontati da trombettieri, tamburini e guardie. Immersi in questa atmosfera solenne, sembra di essere tornati indietro nel tempo.

In apertura l’annunciatrice legge le parole del Presidente della Repubblica, che esprime la sua gratitudine alla Polizia di Stato “per l’opera svolta a presidio della libertà e della legalità”. A dire il vero il messaggio del Presidente passa rapidamente senza lasciare il segno: poco intenso, a tratti scialbo e didascalico, a dispetto del senso dello Stato che dovrebbe essere rimarcato con maggior vigore in questi contesti. Ma non ci stupiamo, d’altronde Mattarella non ci ha abituato a veementi orazioni ciceroniane.

La platea, già un po’ annoiata e poco reattiva nell’applaudire, ascolta paziente anche i messaggi del ministro degli Interni Minniti e del capo della Polizia Gabrielli, i quali sottolineano con più forza il ruolo del corpo di polizia e i suoi sviluppi recenti. Ricorrente è il tema del pericolo del terrorismo islamista.

La fanfara a cavallo
La fanfara a cavallo

Interviene poi il questore di Milano, Marcello Cardona, che nel suo lungo discorso parla del lavoro della polizia nel territorio milanese e lombardo, evidenzia come dai dati emerga un calo dei reati e ricorda il problema delle periferie. Il questore dedica qualche parola anche al luogo che ospita l’evento: la stazione Centrale rappresenta la speranza di “tutti coloro che pensano che Milano possa dare qualcosa” – dice Cardona – la speranza dei lavoratori, degli studenti fuorisede, dei forestieri che arrivano in città.

Tiene l’ultimo intervento il vicecapo della polizia Alessandra Guidi, in rappresentanza dell’autorità centrale. Si svolgono poi le premiazioni di alcuni agenti che si sono distinti negli ultimi anni in attività particolarmente meritevoli sul territorio, come il contrasto alle rapine e allo sfruttamento della prostituzione. Forse è questo il momento più vero della giornata, perché non è la retorica dei discorsi che colpisce, ma i volti dei poliziotti, i veri protagonisti della celebrazione. Su un lato stanno schierati gli agenti dei vari reparti. Gente comune, che si fa il culo dalla mattina alla sera, che svolge un servizio ai cittadini spesso in contesti rischiosi, che non prende quasi mai gli applausi di nessuno. Non saranno tutti santi, ma neanche sono diavoli come qualcuno li dipinge non appena compiono un errore.

Per concludere i festeggiamenti, la fanfara a cavallo suona la Marcia di Radetzky e l’Inno d’Italia, che risuona nell’atrio della Stazione Centrale cantato dai presenti: un momento corale con il quale si chiude la celebrazione.

La decisione su EMA

Quando il sistema Italia funzionò

Ieri il Consiglio degli affari generali UE, dopo l’ultima votazione finita in pareggio, ha deciso d’assegnare EMA (European Medicines Agency) tramite sorteggio. La vincitrice è stata Amsterdam.

Cos’è EMA

EMA è l’agenzia comunitaria dell’Unione europea per la valutazione dei medicinali. Fu istituita per ridurre i costi che le aziende farmaceutiche dovevano sostenere per l’approvazione dei propri prodotti, da parte delle agenzie dei singoli paesi. Altro obiettivo era di ridurre le barriere protezionistiche dei singoli stati, attuate attraverso difficoltà burocratiche.

I candidati

Per quest’agenzia, le candidature erano circa 19, tra cui: Milano, Amsterdam, Copenaghen e Bratislava. Milano era la candidata col dossier tecnico giudicato migliore, Amsterdam poteva puntare sull’assenza di agenzie europee in Olanda. Copenaghen era la preferita dai dipendenti EMA, per standard di vita e opportunità di lavoro per i familiari. Bratislava era supportata dai paesi dell’Est Europa, nessuno dei quali possiede agenzie europee.

Il metodo di votazione

Il voto avviene al massimo in tre scrutini: al primo turno ogni ministro degli Affari Europei indicherà tre paesi. Nel caso in cui non ci sia un paese con almeno 14 ministri su 27 favorevoli, si procederà a una seconda tornata in cui saranno indicati due stati. Qualora non si raggiunga la soglia dei 14, si andrà alla terza votazione. In quest’ultima ci sarà la possibilità di scegliere solo uno tra i due paesi più votati. Se neanche con l’ultima votazione si raggiunge il quorum, la scelta avviene tramite sorteggio.

La scelta

Milano è stata in testa nelle prime due votazioni, seguita da Amsterdam. L’astensione del delegato slovacco, come protesta per non aver passato il primo turno, ha mandato in tilt le votazioni. Alla terza Milano e Amsterdam era a pari merito (13 a 13), questo ha portato a un sorteggio, in cui Milano è stata sfortunata.

La mancata opportunità

La mancata assegnazione a Milano dell’Agenzia, non ha permesso alla città di diventare la capitale europea dei farmaci, un settore in cui l’Italia è in crescita (le esportazioni quest’anno valgono 21 miliardi). Chi ci perde è anche la Lombardia, testa di serie dell’industria farmaceutica Europea. Il danno non è solo d’immagine, non si trasferiranno a Milano 900 dipendenti, con un budget di 300 milioni tutto da spendere sul territorio. Si è calcolato che l’Agenzia attiri ogni anno circa 40000 addetti ai lavori, tra convention e procedure burocratiche, con evidenti ricadute sul settore alberghiero e della ristorazione.

Conclusioni

Una volta tanto il sistema Italia aveva dimostrato di funzionare in maniera efficiente, un coordinamento tra comune, regione e stato centrale ci aveva permesso d’essere la prima scelta. Questo ci sia di lezione, per evitare il ripetersi di situazioni, imbarazzanti, come per l’acquisizione dei cantieri STX da parte di Fincantieri. Gli attori italiani si mossero in solitaria, contro il blocco unitario dei nostri cugini d’oltralpe, ottenendo scarsi risultati. Se il Sistema d’ora in poi lavorerà in sinergia, come in quest’occasione, non c’è dubbio che riusciremo a farci valere a livello internazionale. Abbiamo trovato il metodo che funziona, ora ci manca solo un’altra occasione.