“Se piove in Israele, diluvierà in Iran”

La guerra in Siria si allarga sempre di più. Ormai le tensioni fra Israele, la Siria e il suo alleato iraniano sembrano ad un punto di non ritorno.

Nella notte fra mercoledì 9 e giovedì 10 maggio le alture del Golan si sono illuminate. Quel territorio montuoso, confine naturale fra Siria e Israele, fu occupato da quest’ultimo durante la celebre Guerra dei sei giorni, nel giugno del 1967. Da quel momento questo territorio, sempre rivendicato dalla Siria ma mai restituito, è stato oggetto di un bombardamento come non si era mai visto dalla Guerra dello Yom Kippur.

La fionda di Davide

L’IDF (Israel Defense Force, le forze armate israeliane) ha reso noto che nelle prime ore della notte le forze dei Pasdaran iraniani hanno lanciato un attacco missilistico contro le posizioni israeliane. Di questi 20 missili lanciati, quattro sarebbero stati intercettati dalla contraerea israeliana, mentre gli altri avrebbero mancato i bersagli, precipitando prima dell’obiettivo.

La risposta di Tel Aviv (anche se ormai dovremmo dire Gerusalemme) non si è fatta attendere: un massiccio contrattacco missilistico ha colpito più di 70 obiettivi sul territorio siriano. L’operazione (chiamata ironicamente “House of Cards”) ha colpito quasi tutti obiettivi iraniani, prevalentemente fra Aleppo e Damasco, risolvendosi in una risposta del tutto sproporzionata rispetto all’attacco subito.

Un’azione di questo tipo, a ben vedere, dovrebbe essere considerata una flagrante violazione del diritto consuetudinario internazionale: infatti lo ius ad bellum considera legittima una ritorsione militare solo se, appunto, proporzionata all’attacco che l’ha scatenata. L’ex Ministro degli Esteri di Israele, Avigdor Lieberman, per tutta risposta pare abbia commentato: “Se piove in Israele, diluvierà in Iran.”

Azione e reazione

Secondo quanto comunicato dall’ONG Ondus (Osservatorio nazionale per i diritti umani) di Londra, pare che le vittime dirette degli attacchi israeliani siano state circa 15, e per ora sembra che non siano stati colpiti bersagli civili.

Gli iraniani, da parte loro, hanno affermato di aver arrecato un gran numero di danni alle infrastrutture di Israele, sostenendo addirittura che l’aeroporto “Ben Gurion” di Tel Aviv era stracolmo di persone che tentavano di abbandonare Israele. Ovviamente non vi è alcun riscontro di tali affermazioni.

E’ stato il Ministero della Difesa russo a stimare la quantità dei missili lanciati da Israele, sostenendo che l’attacco sia stato effettuato con F-15 ed F-14 direttamente dallo spazio aereo siriano.

Ma perché gli iraniani avrebbero dovuto provocare un attacco del genere? La spiegazione più plausibile sarebbe quella di considerare questo attacco come una sorta di ritorsione per l’attacco aereo portato da Israele alla base aerea siriana T-4 il 9 aprile.

L’attacco alla base T-4

La base ospitava, per gentile concessione dell’alleato Assad, reparti della Forza QUSD, ossia un raggruppamento di reparti delle forze speciali iraniane. Per la precisione, reparti di Pasdaran, ovvero le Guardie della Rivoluzione Islamica, la milizia nazionale (parallela alle forze armate iraniane) che risponde direttamente all’Āyatollāh  Alī Khāmeneī. Nell’attacco sarebbero stati uccisi almeno tre militari iraniani.

Già molti analisti ed osservatori del teatro mediorientale temono e profilano una guerra (localizzata, ma pur sempre guerra) fra Israele e la Repubblica islamica. L’escalation che si sta verificando negli ultimi mesi fra Israele, Siria e Iran sembrerebbe dar credito a questi timori.

La Siria come il Libano

La paura di Israele è che l’Iran stia approfittando della problematica situazione in cui si trova la Siria per ottenere una sorta di zona “di competenza” nel sud del Paese. E da qui condurre attacchi militari e paramilitari contro i territori israeliani, come già fece in Libano dopo la tragica guerra civile che lacerò questa nazione fra il 1975 e il 1990. All’epoca, infatti, l’Iran appoggiò ed armò gli Hezbollah (nota organizzazione terrorista di matrice sciita, proprio come l’Iran) i quali sfruttarono l’adiacente territorio del Libano come piattaforma d’attacco, con missili a corto raggio ed incursioni militari, contro Israele.