Cento volte Higuain

Cento volte Higuain: il Pipita stende il Milan con una doppietta

Sono le ore 18:00 di un sabato pomeriggio d’ottobre. A Milano l’aria è elettrica, quella solita che caratterizza i grandi eventi. La partita è una classica del calcio italiano: Milan contro Juventus. 730 milioni di spettatori tv, sfida trasmessa in oltre 200 paesi e San Siro praticamente tutto esaurito. Non manca proprio nulla per riportare alla mente le grandi sfide del passato che hanno caratterizzato la storia di queste due squadre e animato gli animi di molti tifosi, anche se, peccato per il nostro calcio e per gli amanti delle grandi partite, il livello attuale del Milan non è ancora quello dell’era Berlusconi. Però come molto spesso accade nel campionato italiano, quando la posta in palio è alta, le partite difficilmente sono spettacolari: infatti il match risulta nel complesso abbastanza equilibrato, con molti duelli fisici e lotte in mezzo al campo. Allegri va sul sicuro e si affida al suo 4-2-3-1 con Pjanic e Khedira in mezzo al campo e Cuadrado, Dybala e Mandzukic alle spalle di Higuain. Data l’assenza di Bonucci, Montella schiera un insolito 3-4-2-1 con Abate centrale difensivo di destra, Borini e Rodriguez esterni di centrocampo, Suso e Calhanoglu dietro al croato Kalinic. Il Milan parte molto forte, andando a pressare alto la Juventus e cercando di riconquistare velocemente la palla, al contrario di quanto fatto nel derby, dove aveva mantenuto un atteggiamento più attendista. Con il passare dei minuti però la Juventus viene fuori, inizia a prendere le misure alla pressione rossonera e a tenere di più palla. Il Milan non gioca una brutta partita, i ragazzi di Montella non sono criticabili dal punto di vista dell’impegno e dell’atteggiamento. Non si lasciano mai totalmente dominare dalla Juve, tant’è che sullo scadere del primo tempo vanno vicini al pareggio, sventato solo dalla parata di Buffon che devia il tiro di Kalinic sulla traversa. Ma i bianconeri danno sempre l’impressione di avere sotto controllo la partita e il ritmo del gioco, congelato con un’ottima gestione del pallone. E poi sappiamo benissimo che nel calcio sono i campioni a fare la differenza. E Higuain è uno di questi. I due gol segnati ieri sera a San Siro sono di una bellezza stordente, propri di un giocatore come lui e di un centravanti di razza. Cattiveria e istinto puro. Questo è il vero Higuain, quello che in una frazione di secondo si gira, stoppa e tira: immarcabile. Con la doppietta di ieri sera raggiunge quota cento e centouno reti in Serie A. Se oltre a segnare, si mette anche a correre, vincere i contrasti ed aiutare la squadra, le cose per gli avversari si complicano parecchio. Forse la sua miglior partita da quando si è trasferito a Torino. Il Milan ha poco da rimproverarsi davanti ad una Juve così spietata. I bianconeri hanno giocato la partita perfetta che era nella testa di Allegri, consapevole che i suoi devono ancora entrare in forma e che le partite sono molte: squadra concreta, cinica, poche energie sprecate, controllo del ritmo partita, abbassato ogni qual volta l’inerzia dell’incontro tendeva ad alzarlo e zero gol subiti (era ora). Massimo risultato, minor sforzo possibile.
La Juventus attende la Champions e si gode il primato in classifica per  qualche ora. Invece tanto lavoro da fare ancora per il Milan.

Cento volte Higuain

Cento volte Higuain: il Pipita stende il Milan con una doppietta

Sono le ore 18:00 di un sabato pomeriggio d’ottobre. A Milano l’aria è elettrica, quella solita che caratterizza i grandi eventi. La partita è una classica del calcio italiano: Milan contro Juventus. 730 milioni di spettatori tv, sfida trasmessa in oltre 200 paesi e San Siro praticamente tutto esaurito. Non manca proprio nulla per riportare alla mente le grandi sfide del passato che hanno caratterizzato la storia di queste due squadre e animato gli animi di molti tifosi, anche se, peccato per il nostro calcio e per gli amanti delle grandi partite, il livello attuale del Milan non è ancora quello dell’era Berlusconi. Però come molto spesso accade nel campionato italiano, quando la posta in palio è alta, le partite difficilmente sono spettacolari: infatti il match risulta nel complesso abbastanza equilibrato, con molti duelli fisici e lotte in mezzo al campo. Allegri va sul sicuro e si affida al suo 4-2-3-1 con Pjanic e Khedira in mezzo al campo e Cuadrado, Dybala e Mandzukic alle spalle di Higuain. Data l’assenza di Bonucci, Montella schiera un insolito 3-4-2-1 con Abate centrale difensivo di destra, Borini e Rodriguez esterni di centrocampo, Suso e Calhanoglu dietro al croato Kalinic. Il Milan parte molto forte, andando a pressare alto la Juventus e cercando di riconquistare velocemente la palla, al contrario di quanto fatto nel derby, dove aveva mantenuto un atteggiamento più attendista. Con il passare dei minuti però la Juventus viene fuori, inizia a prendere le misure alla pressione rossonera e a tenere di più palla. Il Milan non gioca una brutta partita, i ragazzi di Montella non sono criticabili dal punto di vista dell’impegno e dell’atteggiamento. Non si lasciano mai totalmente dominare dalla Juve, tant’è che sullo scadere del primo tempo vanno vicini al pareggio, sventato solo dalla parata di Buffon che devia il tiro di Kalinic sulla traversa. Ma i bianconeri danno sempre l’impressione di avere sotto controllo la partita e il ritmo del gioco, congelato con un’ottima gestione del pallone. E poi sappiamo benissimo che nel calcio sono i campioni a fare la differenza. E Higuain è uno di questi. I due gol segnati ieri sera a San Siro sono di una bellezza stordente, propri di un giocatore come lui e di un centravanti di razza. Cattiveria e istinto puro. Questo è il vero Higuain, quello che in una frazione di secondo si gira, stoppa e tira: immarcabile. Con la doppietta di ieri sera raggiunge quota cento e centouno reti in Serie A. Se oltre a segnare, si mette anche a correre, vincere i contrasti ed aiutare la squadra, le cose per gli avversari si complicano parecchio. Forse la sua miglior partita da quando si è trasferito a Torino. Il Milan ha poco da rimproverarsi davanti ad una Juve così spietata. I bianconeri hanno giocato la partita perfetta che era nella testa di Allegri, consapevole che i suoi devono ancora entrare in forma e che le partite sono molte: squadra concreta, cinica, poche energie sprecate, controllo del ritmo partita, abbassato ogni qual volta l’inerzia dell’incontro tendeva ad alzarlo e zero gol subiti (era ora). Massimo risultato, minimo sforzo possibile.
La Juventus attende la Champions e si gode il primo posto in classifica per qualche ora. Invece tanto lavoro da fare ancora per il Milan.

Bonucci, un addio sorprendente

Tutta l’imprevedibilità del calcio mercato nella vicenda Bonucci

Ventiquattro ore. Ecco il tempo necessario per sorprendere tutto il mondo del calcio italiano. Ecco il tempo sufficiente per stravolgere il mercato e riconfermare la sua imprevedibilità durante le roventi estati, fatte di sogni sotto l’ombrellone, gossip, chiacchiere e acquisti. Ecco il tempo utile a Leonardo Bonucci per percorrere la strada che va da Torino a Milano, la stessa tracciata da Andrea Pirlo nell’estate del 2011, e per catapultarsi in una realtà diametralmente opposta, ma stimolante e affascinante allo stesso momento, di quella in cui aveva trascorso gli ultimi sette anni della sua carriera. Non proprio pochissimo. Eccolo, il tempo, quello occorrente per riaccendere una delle più classiche rivalità della nostra penisola: Juventus-Milan.

Mettendosi nei panni di un tifoso rossonero, come è possibile non sognare? Una campagna acquisti del genere non si ricordava dai tempi d’oro del presidente Berlusconi. Un mercato che manda un segnale forte, che evidenzia la volontà della nuova società di riportare il Milan alla gloria di un tempo. Non ci si può più nascondere, il diavolo è uscito allo scoperto. Inutile cercare di capire le ragioni che hanno spinto l’ormai ex difensore bianconero a prendere questa decisione. Perciò è superfluo ipotizzare liti, contrasti con Allegri e avvenimenti che non troveranno mai conferme, perché le notizie escono difficilmente dagli spogliatoi. Con l’acquisto di Bonucci potrebbero cambiare molte cose, specialmente dal punto di vista psicologico, per l’esperienza e l’abitudine a vincere che un giocatore come Leonardo porta a Milanello. L’obiettivo principale rimane la qualificazione alla Champions (e non centrarla potrebbe già considerarsi un fallimento) , perché Juve e Napoli sono certamente ancora più avanti del Milan. Ci sarà da allenarsi, da mettere la squadra in campo, da sudare e guadagnare punti. Ma con la gestione intelligente di Montella, con la voglia di tornare in alto, con un pizzico di entusiasmo e un po’ di fortuna che sempre serve, pensare allo scudetto non è più una cosa così impossibile. Anche se la Juve rimane la Juve. Ed è sempre fortissima, pronta a dire di nuovo la sua in tutte le competizioni. La cessione di Bonucci testimonia la linea forte della società, sempre seguita in questi anni. Tutti importanti, nessuno indispensabile. Vale per il difensore azzurro, così come è valso per Pogba, Vidal, Tevez e Pirlo, giusto per citarne qualcuno degli ultimi. L’acquisto di Douglas Costa non è roba da poco. Se il brasiliano torna ad esprimersi sui livelli di quando era allenato da Guardiola, è veramente devastante. Per conferma, chiedere ad Evra, Alex Sandro e Lichtsteiner, costretti a marcarlo negli ottavi della Champions League 2016 contro il Bayern Monaco. Il mercato della Juve è appena cominciato. In attesa che si sciolga il nodo Schick, Marotta sta trattando seriamente Bernardeschi, ma ciò di cui adesso ha maggiormente bisogno la Signora, è un terzino destro. Inoltre serve un centrocampista di spessore europeo, capace di fare bene le due fasi, e di un centrale per sostituire Bonucci. Si può scegliere di anticipare l’arrivo di Caldara, oppure di andare a pescare da altre parti.

     

Siamo solo a luglio, ma l’estate è calda. Non da meno lo è la sfida fra Juve e Milan, cominciata ancor prima del campionato e infiammata dal trasferimento di Bonucci. L’ultima volta che il titolo si decise con un testa a testa vero, fu nella stagione 2011\2012, proprio fra bianconeri e rossoneri, nello stesso anno in cui Pirlo andò a Torino, dando il via al ciclo di vittorie della Juve. La rivalità ricomincia oggi, quando Bonucci passa al Milan, cercando nuovi stimoli. Vedremo quanto varrà Bonucci senza Barzagli, Chiellini e Buffon. Vedremo quanto sarà in grado di fare la difesa della Juventus, senza il membro più giovane della BBC, arrivata ai titoli di coda. 

Uefa Champions League, la finale

3 giugno 2017: appuntamento con la storia

Era il 6 giugno del 2015 quando La Juventus, dopo dodici anni, tornava a giocarsi una finale di Champions League. In questo arco di tempo, però, qualcosa era successo: lo scandalo di Calciopoli, un mondiale vinto, la retrocessione in Serie B, due settimi posti consecutivi, l’addio di Del Piero, il ritorno alla vittoria in Italia con l’avvento di Conte in panchina… A detta di molti, quella partita con il Barcellona avrebbe dovuto rappresentare il ritorno dei bianconeri sul tetto d’Europa, il coronamento di una rinascita iniziata nell’estate del 2006, l’anello di giuntura di un catena molto lunga. Quella sera Gianluigi Buffon avrebbe dovuto giocarsi l’ultima occasione di alzare la coppa con le grandi orecchie (unico titolo prestigioso mancante sul palmarès del portierone azzurro) per portare a compimento una carriera stellare. Sembrava fosse destino anche per tutti i romantici sportivi, visto che si giocava all’Olympiastadion di Berlino, teatro della finale del Mondiale 2006. Diciamo la verità, più o meno tutti abbiamo pensato che quel ”da Berlino alla B e dalla  B a Berlino” fosse la chiara testimonianza del disegno divino che avrebbe dovuto accompagnare la Juventus ad un trionfo indimenticabile. Eppure quel 6 giugno 2015 non andò così, perchè il paradosso dello sport, da sempre metafora della vita, è che quanto più tendiamo a dare un risultato per scontato, tanto più questo ci sorprende, divicolandosi dalle nostre superflue previsioni, dai romanticismi e dai destini segnati. Un Barcellona troppo forte si impose per 3 a 1, portandosi a casa l’ennesimo trofeo. Chi di noi, dopo quella volta, si sarebbe mai aspettato di rivedere il numero 1 della Juve a difendere la porta in un’altra finale, all’età di 39 anni? La vita è sempre piena di sorprese.
La situazione è molto diversa rispetto a quella di due anni fa e questa sì che potrebbe essere davvero l’ultima chiamata per Gigi Buffon. Dall’altra parte ci sarà da battagliare contro il solito Real Madrid, undici volte campione d’Europa e pieno zeppo di campioni. Cristiano Ronaldo e compagni non vogliono certo fermarsi qui; il portoghese, nonostante abbia segnato 25 gol in Liga e 10 in Champions, è stato criticato per essere un po’ sotto la media abituale di reti in stagione (se vi viene da ridere, è normale). Doppietta contro il Bayern all’andata, tripletta nella partita di ritorno e nuovamente una tripletta in semifinale contro l’Atletico. Roba da non credere. Probabilmente, quando CR7 e Messi si ritireranno, prenderemo coscienza di che fortuna abbiamo avuto nel vederli sfidarsi come rivali nello stesso campionato, entrambi all’apice della carriera.
La città di Cardiff ha vissuto, e sta ancora vivendo, una delle settimane più cariche ed intense della sua storia, la quale culminerà con l’assegnazione del massimo titolo europeo per le squadre di club. Non resta che scaldare i motori, ammazzare il tempo in attesa del fischio d’inizio, previsto per le 20:45 di domani sera, ascoltare quella famosa musichetta che mette sempre i brividi e godersi una finale mozzafiato, un evento mondiale tra due dei club più importanti della storia del calcio. Il Real può alzare per due volte consecutive la Champions, impresa ancora non riuscita a nessuno, e la Juve ha la possibilità di riportare sotto la Mole una coppa che manca da troppo tempo. Comunque vada, sarà emozionante.
”Millennium Stadium” è un nome che sa di storia, quella che bisogna scrivere. Saranno 74.500 i cuori roventi e impavidi, pronti a battere tutti insieme per realizzare un sogno, nella notte delle stelle, sotto il cielo gallese di Cardiff. Ci siamo, manca poco!