L’INTERVISTA | L’ex ambasciatore Sanguini: “Nella politica mediterranea l’Italia deve essere capace di trainare l’Europa”

Secondo Lei di quale visione vi è oggi bisogno per la politica estera italiana nell’ottica della Libia e del Mediterraneo?

Sono due logiche complementari. Oggi l’Italia potrebbe giocare un ruolo importante facendosi promotore di un incontro con le potenze regionali, soprattutto, e con quelle locali libiche, d’accordo con l’inviato delle Nazioni Unite Ghassan (Salamè n.d.r.), per metterle intorno a un tavolo e vedere se si riesce a trovare un punto di sintesi. Infatti fino a quando si va in ordine sparso, con l’Egitto, l’Arabia Saudita, il Qatar, Mosca, la Francia che tirano tutti da parti diverse, alla fine non se ne esce. Quindi mettersi al servizio di una conferenza multilaterale, internazionale, d’accordo con le Nazioni Unite per vedere di indurre soprattutto i locali a fare uno sforzo, cominciando da Tripoli e Tobruk (le città dove hanno sede i due governi libici ndr).

Riguardo al Mediterraneo, l’Italia in realtà continua a ribadirne l’importanza nevralgica; Gentiloni lo andava ripetendo a più riprese. È chiaro che però nell’attenzione sul Mediterraneo bisogna avere capacità di traino dell’Europa. Oggi ho l’impressione che questa capacità di traino sia abbastanza indebolita.

Parlo della capacità di traino dell’Italia verso l’Europa: trainare l’Europa per una politica concertata, come era previsto nel processo di Barcellona, nell’Unione per il Mediterraneo, in quelle configurazioni multilaterali che potevano servire allo scopo.

Tuttavia la premessa per fare questo discorso allargato al Mediterraneo è trovare uno sbocco al discorso libico, perché se non si trova uno sbocco a quello libico, neanche il Mediterraneo occidentale può entrare in un discorso complessivo.

L’ex ambasciatore Sanguini (foto tratta da lettera43.it)

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Trieste, un ritorno a casa

Un ritorno a casa, ma una casa fino ad allora sconosciuta, vista solo in un sogno dai contorni sfumati. A Trieste sono capitato quasi per caso: tre giorni liberi prima di Natale, un’occasione buona per fuggire dal luccichio tedioso di Milano e visitare un fratello trasferito lì.

Quando sono arrivato, il mare è stata la prima impressione. Per un figlio dell’Adriatico, il mare è una cosa seria, è una cosa che stringe le viscere e paralizza in estasi. Mentre il treno sferragliava in direzione della città, sussurravo il suo nome aspro, Trieste, come per cercare tra le labbra il suono delle onde che si infrangono sulla costa.

Mi accompagnava una guida d’eccezione, un compagno d’università triestino incontrato per caso a Venezia al momento del cambio di treno. Figlio di esuli istriani, nei suoi occhi si leggeva l’amore per la sua terra e per quel mare che è sempre lì ad aspettarti, come l’abbraccio di una madre che rivede il figlio emigrato.

Il mare di Trieste (foto dell’autore)

 

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Un grande fallimento

Grande fallimento azzurro: Italia fuori dal Mondiale

Quella di ieri sera è stata sicuramente una delle serate più tristi della storia del calcio italiano. Non succedeva dal lontano 1958. Sembra di vivere un incubo, uno di quelli che si desidera dimenticare in fretta una volta svegliati, ma purtroppo è la triste e crudele realtà, specchio di un grande fallimento: la nazionale italiana non parteciperà ai prossimi Mondiali in Russia. Contava solamente vincere, non importava come. Non c’era tempo di migliorare il gioco, le idee, la manovra, la formazione e mille altre cose ancora. Non c’era tempo per criticare le scelte di Ventura, ancora una volta discutibili. Non c’era tempo per le chiacchiere italiane da bar, per fare gli allenatori. Bisognava stringersi tutti insieme come un tempo e portare il risultato a casa. La nostra più grande forza e caratteristica principale è stata sempre quella di fare grandissime prestazioni sotto pressione, quando ci trovavamo con le spalle al muro. In quelle situazioni la nazionale italiana trovava sempre la forza di sorprendere tutti e andare avanti. La storia recente del nostro calcio ci insegna che le cose sono cambiate. Il movimento calcistico ha toccato il fondo, il punto più basso dal 1958. E le lacrime amare di Buffon, forse mai visto così, ci danno testimonianza di quanto accaduto. Il portiere azzurro avrebbe giocato il suo sesto mondiale in carriera e sarebbe stato l’unico giocatore nella storia del calcio ad averlo fatto. Siamo giunti alla fine di un ciclo, dato che lasceranno la nazionale anche colonne come De Rossi, Barzagli e Chiellini. Due mondiali disastrosi (2010 e 2014) e ora anche la non qualificazione a Russia 2018. L’intera nazione e l’intero movimento sono giunti al punto di non ritorno. Molto difficile trovare le parole giuste per descrivere quest’apocalisse. Altrettanto arduo provare ad immaginare un mondiale senza Italia, senza i colori azzurri, visto che tanti di noi nemmeno erano nati l’ultima volta che accadde una cosa simile. Molti vorranno dimenticare velocemente questa partita, come si fa con le cose dolorose. Ma soltanto non dimenticando si può far sì che una cosa del genere non succeda più. Solamente affrontando le cose dolorose, perché di cosa dolorosa si tratta, si può andare avanti, ci si può rialzare e non commettere più tali errori.

Tajani Presidente del Parlamento europeo

Tajani trionfa nel PPE, il Presidente del Parlamento europeo sarà un italiano

Dopo l’elezione di Antonio Tajani come candidato ufficiale del Partito Popolare europeo una cosa pare quasi certa, la presidenza del Parlamento europeo sarà affidata ad un italiano.

Una bella sconfitta per chi non ha perso occasione di ripetere che siamo un paese instabile e che non può avere voce in capitolo. 

A concorrere per la presidenza del Parlamento saranno: Antonio Tajani, già commissario europeo e vicepresidente del Parlamento, nonché fondatore di Forza Italia e Gianni Pittella, Presidente del Gruppo Socialisti&Democratici.

Un curriculum più unico che raro quello del Vicepresidente Tajani, oltre ai ruoli ricoperti nelle istituzioni europee e ai riconoscimenti internazionali che gli sono stati conferiti è anche uno dei pochi ex commissari ad aver rinunciato ad una indennità transitoria di 500 mila euro.

Mezzo milione di euro rinunciati per una scelta di coscienza visto il periodo di crisi economica, gesto che dovrebbe essere un esempio per tutti i colleghi.

Nella lettera di presentazione inviata ai Popolari per invitarli a sostenere la sua candidatura, Tajani ha tenuto a sottolineare alcune delle linee programmatiche che intenderà portare avanti nel caso in cui dovesse diventare Presidente, argomenti e posizioni evidentemente condivise visto l’esito delle votazioni del gruppo.

Crisi migratoria, lotta al terrorismo e crisi economica, queste, secondo Tajani, le prime sfide da affrontare per evitare nuove Brexit.

Anche Forza Italia, che negli ultimi anni sembrava andare verso un crollo inarrestabile, è oggi, di nuovo, grazie ad Antonio Tajani, protagonista nella politica europea.