Le ingerenze nei sistemi democratici dell’Occidente | Speciale Russia parte 4 di 4

L’influenza russa
Tra le criticità che la comunità di Intelligence statunitense sta affrontando nella gestione della sicurezza nazionale, la problematica maggiore deriva dagli attacchi informatici cibernetici condotti dalla Russia, attacchi messi in atto con l’obiettivo di influenzare le elezioni americane del 2016 e le elezioni del prossimo futuro. In una dichiarazione congiunta dell’ottobre 2016 del Department of Homeland Security (DHS) e dell’Ufficio del Direttore dell’Intelligence nazionale (DNI), la comunità di Intelligence ha indicato il governo russo come responsabile degli attacchi informatici e di Cyber propaganda (FBI Memorandum).

Ma nel mirino della Russia non ci sono soltanto gli Stati Uniti. Prove di ingerenza sono infatti state rilevate anche nelle elezioni europee. I leader di Germania, Francia e Gran Bretagna hanno pubblicamente accusato la Russia di interferire nelle loro ultime elezioni. Le prove dimostrano che la Russia stava finanziando campagne e utilizzando tecniche di propaganda analoghe per sostenere le parti con una piattaforma pro-Russia.

Da novembre 2015 a giugno 2016, due gruppi di servizi segreti russi (RIS) sono riusciti a infiltrarsi nei server del comitato nazionale democratico statunitense (DNC) rubando e-mail e informazioni riservate. Il primo gruppo, noto come Advanced Persistent Threat (APT 29), è entrato nel sistema nell’estate 2015. Il secondo, APT 28, è entrato nella primavera del 2016. Entrambi i gruppi hanno attaccato organizzazioni, gruppi di riflessione e università in tutto il mondo. L’APT 29 evita il rilevamento durante il phishing su reti sicure, mentre l’APT 28 si propone come organizzazioni legittime per ingannare le vittime nell’inserimento di informazioni personali. Una di queste vittime era John Podesta, responsabile della campagna di Hillary Clinton. Entrambi questi gruppi sono stati in grado di compromettere il partito politico democratico attraverso una serie di e-mail sofisticate di spear-phishing.

Il timeline dell’attacco agli Stati Uniti

I dati e le informazioni trafugate dai gruppi di hacker russi sono state poi fornite al sito web Wikileaks, che il 22 giugno 2016 ha pubblicato e-mail che mostravano membri di alto livello del DNC coinvolti in pratiche oscure e non etiche. Pochi giorni dopo, il 26 giugno 2016, i funzionari dell’intelligence statunitense hanno dichiarato di avere “alta fiducia” nell’ indicare come responsabile dell’attacco al DNC la Russia. L’8 novembre 2016, Donald Trump, il candidato favorito dalla Russia, è stato eletto presidente.

In una valutazione congiunta dell’intelligence del dicembre 2016, la Central Intelligence Agency (CIA), l’Agenzia per la sicurezza nazionale (NSA), e l’FBI, hanno dichiarato che: “Il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato una campagna di influenza nel 2016 rivolta alle elezioni presidenziali americane. Gli obiettivi della Russia erano di minare la fede pubblica nel processo democratico statunitense, denigrare il segretario Clinton e danneggiare la sua eleggibilità e la sua potenziale presidenza. Si rileva ulteriormente che Putin e il governo russo ha sviluppato una chiara preferenza per il Presidente eletto Trump”.

La Russia ha dunque usato questa campagna di influenza per concentrarsi sulle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, cercando di ferire i candidati percepiti come ostili al Cremlino. Più tardi, nel dicembre del 2016, il presidente Obama ha imposto sanzioni economiche alla Russia ed ha espulso trentacinque agenti dell’intelligence russa.

Gli attacchi all’Europa occidentale

Per tutto il 2016 e il 2017, la Russia ha anche utilizzato tattiche simili per influenzare le elezioni nei paesi dell’Europa occidentale. La Russia ha mostrato un forte interesse soprattutto verso i partiti di estrema destra, partiti che il Presidente Putin sta sostenendo cercando di capitalizzare sulle crisi economiche e di sicurezza in Europa, costruendo così un forte sostegno popolare.

Il Cremlino ha fornito finanziamenti e sostegno al Front National francese, all’ Alternative für Deutschland tedesco, al Partito per l’indipendenza del Regno Unito e ad altri partiti politici europei di estrema destra. Sebbene non tutti questi partiti politici abbiano avuto successo, l’interesse russo dimostra l’obiettivo di ampliare la propria influenza su diversi fronti.

Seguendo la cronologia degli eventi, si può presumere quasi con certezza che la Russia continuerà a compiere azioni segrete per influenzare le elezioni straniere sostenendo candidati pro-Russia, avanzando l’agenda politica del Cremlino nell’ Occidente. Sebbene l’America continui ad investire nella sicurezza informatica, e nonostante colossi dei social media, Facebook ad esempio, stiano iniziando a prendere contromisure per reprimere la diffusione della disinformazione, il Cremlino continuerà comunque i suoi attacchi informatici agli apparati democratici occidentali, data l’avanzata capacità di esecuzione e il basso costo relativo alle operazioni stesse.

Pillole di politica estera – settimana XV

I principali avvenimenti di politica estera della XV settimana del 2018

 

L’attacco missilistico in Siria

Nella notte italiana fra il 13 e il 14 aprile Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno dato il via a un attacco contro tre obiettivi in Siria. Un totale di 105 missili sono stati lanciati contro un centro di ricerca e sviluppo a Damasco e due installazioni a Homs, che secondo il Pentagono sono strutture collegate alla produzione di armi chimiche. L’incursione è stata lanciata in seguito a un presunto attacco chimico avvenuto il 7 aprile a Duma: secondo le potenze occidentali tale attacco sarebbe stato compiuto dal governo siriano contro i ribelli e avrebbe colpito anche i civili, mentre Siria e Russia negano un qualsiasi coinvolgimento nell’accaduto.

I tre Paesi che hanno diretto i raid missilistici contro gli impianti siriani hanno affermato che non intendono rimuovere dal potere il presidente siriano Assad, ma soltanto colpire le sue capacità di condurre attacchi chimici in futuro.

 

Le reazioni all’attacco in Siria

La Siria e i suoi alleati hanno definito illegale l’attacco di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna: la Russia, in particolare, li ha condannati per non aver atteso lo svolgimento di indagini indipendenti sullo svolgimento e sulle effettive responsabilità del presunto attacco chimico. Putin, inoltre, a quanto riporta l’agenzia russa Tass, ha dichiarato che “attraverso le loro azioni gli Stati Uniti (…) stanno di fatto collaborando con i terroristi”. Secondo il Ministero della Difesa russo, 71 dei missili lanciati sono stati abbattuti dalla difesa aerea siriana e non vi sono stati feriti. Dimostrazioni di piazza si sono svolte in Siria a sostegno del regime.

Inviati dell’OPAC (l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche) sono giunti nel frattempo a Damasco per svolgere indagini indipendenti sul presunto attacco chimico che ha scatenato le tensioni internazionali intorno alla Siria.

 

Nuove sanzioni degli Usa contro la Russia

La tensione fra Paesi occidentali e Russia continua a crescere anche dopo il lancio di missili contro Assad. Domenica 15 aprile infatti l’ambasciatrice degli Usa presso l’ONU, Nikki Haley, ha annunciato nuove sanzioni contro Mosca per il suo sostegno al governo siriano. La Russia ha reagito con durezza: la portavoce del Ministero degli Esteri ha affermato che gli Usa vogliono colpire il Paese eurasiatico per il semplice fatto di essere un attore globale.

 

Orban trionfa nelle elezioni ungheresi

Il primo ministro ungherese Viktor Orban è stato riconfermato per la terza volta nelle elezioni tenutesi l’8 aprile. Orban ha ottenuto una larga vittoria, raccogliendo il 49,27% dei voti, grazie ai quali il suo partito Fidesz può occupare 133 dei 199 seggi dell’Assemblea Nazionale: un numero sufficiente anche per apportare modifiche alla Costituzione. La crescita dell’affluenza elettorale, al contrario di quanto prevedevano vari analisti, non ha indebolito il premier sovranista, anzi l’ha rafforzato. Nella gara elettorale si è posizionato in seconda posizione il partito nazionalista Jobbik (19%) e in terza posizione la coalizione di centrosinistra (12%).

 

Nuove manifestazioni pro-indipendenza in Catalogna

Centinaia di migliaia di manifestanti pro-indipendenza hanno marciato domenica per le strade di Barcellona per chiedere la liberazione dei politici indipendentisti incarcerati. I dimostranti erano 750mila secondo gli organizzatori, 315mila secondo le autorità. La manifestazione avviene in un periodo di forte instabilità politica per la Catalogna, che ancora non è riuscita a nominare un presidente in una situazione di perdurante scontro con le autorità centrali spagnole.

 

Il partito laburista israeliano rompe le relazioni con Corbyn

Il capo del partito laburista israeliano, Avi Gabbay, ha dichiarato in una lettera diffusa sui media la temporanea sospensione di tutte le relazioni formali fra il suo partito e il leader dei laburisti inglesi Jeremy Corbyn. Gabbay ha accusato Corbyn di permettere atteggiamenti antisemiti nel suo partito e di mostrare ostilità alle politiche del governo israeliano. Tale rimostranza formale segue alcune proteste che lo scorso mese dei gruppi ebraici britannici avevano svolto di fronte al Parlamento. Corbyn, sostenitore dei diritti dei palestinesi e critico verso Israele, si è scusato per i comportamenti antisemiti di frange del suo partito e ha promesso di raddoppiare gli sforzi per evitare che essi si ripetano.