Il biondo rapisce, il moro colpisce

“Loro” lo sanno. Sorrentino anche.

La Costituzione italiana all’art.104 recita:

“La magistratura è indipendente da ogni altro potere”

… Anche dal Fascino?

 

“Caro Presidente, caro Silvio,

ti scrivo una lettera aperta perché sto cominciando seriamente a dubitare del fatto che le pratiche dell’Ovra siano definitivamente cessate con la caduta del fascismo. (…) Ritenevo in buona fede di essere un uomo libero in un Paese ancora libero e di avere il diritto ”umano” di invitare a casa mia un amico di vecchia data quale tu sei.

Ho sempre intrattenuto con te rapporti di grande civiltà e di reciproca e rispettosa stima. Vederti in compagnia di persone a me altrettanto care e conversare tutti assieme in tranquilla amicizia non mi era sembrato un misfatto(…). La libertà di cronaca è una cosa, la licenza di raccontare frottole ad ignari lettori è ben altra! Soprattutto quando il fine non è proprio nobile.

Caro presidente, l’amore per la libertà e la fiducia nella intelligenza e nella grande civiltà degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco. L’Italia continuerà ad essere, ne sono sicuro, il Paese civile in cui una persona perbene potrà invitare alla sua tavola un amico stimato. Con questa fiducia, un caro saluto».

Dal 2009 con furore la lettera al Cavaliere, allora premier, dal giudice della Consulta.

Dal 24 aprile, “Loro 1”, l’ultimo film di Sorrentino, ci ricorda che la moda passa, ma Silvio resta.

Nella lettera a scrivere è Luigi Mazzella, ex giudice della Corte costituzionale.

Ora a scrivere di Silvio è Paolo, non il “balsamo”, non la “camomilla” e nemmeno in maniera tanto “gentil(oni)ca”.

A rubare la scena è Paolo Sorrentino.

Ma il vero attore nella scena e nella realtà è sempre Lui, Silvio.

Interpretato da un Tony Servillo che in modo “tutto documentato, tutto arbitrario” ci fa conoscere da vicino un Pinocchio affascinante, un po’ più di plastica che di legno, un sorriso bianco che dagli anni ‘90 del secolo scorso fa sperare, gioire, sognare e arrabbiare una nazione e oltre.

Uno che trasforma la “merda” in cioccolato, che non pianta alberi di zecchini d’oro ma capelli: un sogno per alcuni, un incubo per altri.

Ad ognuno un effetto diverso.

A tutti un fascino uguale, nella cattiva e nella buona sorte.

Ed è questo Fascino italiano e degli italiani che Sorrentino riesce a fotografare con grande maestria e forza poetica.

Un film denso di metafore, un labirinto di simboli, un climax ascendente.

Siamo la dolce pecora di villa Certosa, ingenua e affascinata dal programma del buon pastore, Mike Bongiorno.

Un popoloso gregge intento ad indovinare l’ennesimo quiz di storia senza accorgerci che, inesorabilmente, la temperatura del condizionatore della sala scende, e scende ancora.

3°, 2°,1°, 0°… E la pecora muore.

Siamo un po’ tutti i figli di “Sé”, Sergio Morra, il manager di un’agenzia di prostituzione interpretato da Riccardo Scamarcio, parcheggiati di fronte alla televisione con un microonde in funzione che, come il condizionatore di villa Certosa, segna, non i gradi, ma i secondi che ci restano prima di assaggiare l’ennesimo pasto surgelato (o forse riscaldato)… Ma sempre “fresco e vario”.

Siamo la studentessa della Sapienza che ama l’arte, la letteratura, ha tanti sogni nel cassetto… Ma che vuoi che siano 30 minuti in sauna con il potente “Dio”?

Non sono forse 20 anni di fatica risparmiati?

Siamo “Sé” e le prostitute in processione, in via dei Fori Imperiali, al seguito dell’ipotetica scorta di “Lui”. La scena si blocca e tutti si fermano allibiti di fronte all’ingenuo spazzino alla guida del camion dei rifiuti che esce di strada e muore per evitare di schiacciare un topo che in quel momento sta attraversano la strada.

loro sorrentino fori imperiali

Di fronte alla tragica scena del furgoncino rovesciato, nell’eternità dei Fori Imperiali, si rendono tutti conto della vacuità del fascino verso “Lui”.

L’eterno e l’effimero.

La concretezza della vita e la fuggitiva fila di auto blu.

La realtà li tocca con la tempesta di rifiuti causata dall’esplosione del furgoncino.

Ma “le cose nel ricordo poi si sfumano” e la tempesta di marciume diventa una pioggerellina di tante pastiglie colorate di MDMA, nel bel mezzo di un’eccitante festa estiva con sesso e droga qb.

Un gioco di contrasti alla ricerca costante di un equilibrio che sembra però farci paura. Meglio avere un filtro. Un paio di occhiali da sole, un buon “libro difficile”, come lo chiama Silvio… Magari “Cecità” di José Samarago su suggerimento di Veronica Lario, ex moglie di Silvio, interpretata dall’affascinante Elena Sofia Ricci.

È Veronica il personaggio che pare spezzare il fascino del mito.

Dopotutto conosce l’irraggiungibile, l’idolo, “Lui”.

Lo conosce e lo disprezza.

Ma “chi disprezza compra” e comprare non è un problema per Silvio.

Basta giocarsi la carta emozione, pagare un buon musicista, la canzone del primo bacio e il gioco è fatto.

Il moro ha colpito.

L’Italia è (quasi) affondata.

Adesso in campo c’è il biondo.

Il curriculum per un buon passaggio di testimone c’è.

Il gregge americano è un po’ più grande, certo, e di conseguenza l’azione più forte.

“Amici miei”,

«Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione.»

Il Perozzi, nel grande capolavoro diretto da Mario Monicelli, lo descriveva cosi, il Genio.

“Loro” è frutto del “Genio”.

Il biondo e il moro no.

L’oro non sempre luccica, ma ciò che luccica affascina sempre!

B.

“Harry Potter e la pietra filosofale” compie 20 anni

Pochi giorni fa si è festeggiato il ventesimo anniversario della pubblicazione di “Harry Potter e la pietra filosofale”. Era il 26 giugno 1997 quando usciva per la prima volta nelle librerie questo libro, destinato a rivoluzionare la vita della sua creatrice, J. K. Rowling, e a colpire il cuore di milioni e milioni di bambini e non solo. Ma ottenere questo risultato non è stato facile. La Rowling era una ragazza madre, che soffriva di depressione e con una situazione finanziaria disastrosa. Terminato il manoscritto nel 1995, lo aveva mostrato a dodici case editrici che però non avevano voluto pubblicarlo, arrivando così al 1997, anno in cui viene dato alle stampe con la casa editrice Bloomsbury. Il successo fu straordinario e con gli altri sei libri della saga, Joanne Rowling è divenuta una delle autrici con il maggior successo di vendita e la seconda donna più ricca del Regno Unito, dopo la regina Elisabetta II (oltre ad essere la seconda donna più ricca al mondo nel settore dell’intrattenimento). E così il maghetto più famoso al mondo, con la sua cicatrice sulla fronte e gli occhiali rotondi, è entrato nelle nostre case.

“Non serve a niente rifugiarsi nei sogni, Harry, e dimenticarsi di vivere”

Tante le frasi estratte dai libri che associamo ai personaggi della serie, ma soprattutto al personaggio di Albus Silente, preside della scuola di magia di Howgarts. Consigli distribuiti non solo per Harry, per superare le innumerevoli prove durante i sette libri, ma anche per noi lettori. Harry Potter ci insegna che c’è un po’ di magia in ognuno di noi, ci insegna la forza dell’amicizia, filo conduttore di tutta la saga, perché senza la protezione di Ron, l’arguzia di Hermione e la loro lealtà, non ce l’avrebbe mai fatta. Harry Potter ci insegna inoltre il potere dell’amore: ad esempio quando Lily Evans, per proteggere il piccolo Harry, si sacrifica volontariamente lasciando la protezione del proprio amore sul figlio. Questa forza così potente devierà l’Avada Kedavra, maledizione senza perdono, che Voldemort tenterà di lanciare ad Harry e che gli si ribalterà contro, frammentando ulteriormente la sua anima. L’amore che Lily gli lascia permette ad Harry di sopravvivere e gli scorre nelle vene. È grazie a questo che il mago riuscirà a sconfiggere il signore oscuro.

“Non provare pietà per i morti, Harry. Prova pietà per i vivi, e soprattutto per coloro che vivono senza amore”

Un’altra forma di amore la troviamo anche nel Patronus di Severus Piton, che è una cerva, esattamente come quello di Lily Evans, donna che ha sempre amato.

“Lily dopo tutto questo tempo? Sempre.”

Questa storia fanstastica, con tutte le sue creature magiche, le bacchette, le scope volanti, gli incantesimi, vuole dirci che chi ci ama non ci abbandona mai veramente, che un aiuto verrà sempre dato a chi lo richiederà e che come nelle fiabe alla fine è il bene a trionfare. I libri e successivamente i film, i giochi, i gadget che sono stati prodotti, hanno accompagnato tanti ragazzi dalla loro infanzia alla loro maturità. Ancora oggi quegli stessi bambini diventati adulti continuano a riguardare Harry Potter emozionandosi ancora come la prima volta, piangendo sempre alle morti di Sirius Black, Albus Silente e di Piton, e aspettando ancora ingenuamente la lettera di ammissione per Howgarts. In un mondo come il nostro in cui di crudeltà se ne sentono tante e di cattive notizie siamo pieni ogni giorno, un pizzico di magia ci aiuta a vivere meglio.