Conferenza di fine anno del premier Paolo Gentiloni

Il premier Gentiloni tira le somme di un anno di governo e della legislatura

Il 28 si è tenuta presso la sala dei gruppi della Camera, la conferenza di fine anno del premier Paolo Gentiloni. Il primo a parlare è stato Carlo Verna, presidente dell’ordine dei giornalisti, che dopo aver elencato i problemi dell’ordine e le sfide che il giornalismo moderno deve affrontare, ha introdotto il premier.

La conferenza

Il Presidente Gentiloni ha aperto il suo intervento con i classici ringraziamenti alla squadra di governo e a Carlo Verna. Il presidente dell’esecutivo ha presentato i successi della legislatura, tra cui l’uscita del paese dal tunnel della crisi più grave dal dopoguerra. Per il premier importanti traguardi sono stati raggiunti nel 2017. Ha ricordato il perfetto svolgimento del G7 di Taormina, in cui sono state trattate importanti questioni, ampiamente ridiscusse nel G20 di Amburgo. Pietra miliare di quest’anno, è stata la sconfitta militare di Daesh, a cui l’Italia ha contribuito attivamente, col secondo contingente militare più grande in Iraq dopo quello USA.

Economia

Ottimi risultati in questo questo frangente, le proiezioni danno dati in rialzo. L’Italia esce dalla cronica condizione di fanalino di coda dell’Europa. Sul piano dell’occupazione, sono stati creati, grazie al jobs act, un milione di posti a tempo indeterminato mentre la contemporanea crescita dell’export ha portato il paese tra i primi 5 esportatori nel mondo. Menzione anche al decreto salva risparmio, una delle prime decisioni del governo, per aiutare i risparmiatori danneggiati dal fallimento di alcune banche. Il salvataggio è costato ai contribuenti italiani meno rispetto a quello dei loro omologhi tedeschi. Il sistema bancario nazionale rappresenta un’opportunità per il paese, afferma il premier, non un nemico. Certamente le banche hanno dei limiti, ma attraverso l’attenta vigilanza da parte dello Stato, possono rappresentare un motore per la crescita degli investimenti. Industria 4.0, investimenti infrastrutturali, lotta al precariato pubblico chiudono la politica economica della legislatura.

Politica interna

Passando alle migrazioni, il 2017 ha visto importanti risultati sotto quest’aspetto, con una riduzione delle partenze e l’aumento dei rimpatri. Queste politiche hanno portato all’ottimo risultato di ridurre le morti in mare, che comunque rimangono elevate. Per quello che riguarda i diritti civili, d’importanza storica sono l’approvazione di due leggi, quella sulle unioni civili, durante la legislatura, governo Renzi, e quella sul biotestamento, nel mese di Dicembre. Il Premier ha rivolto un appello alla società civile per evitare il disfattismo, soprattutto nelle aree terremotate.

In chiusura

Il premier ha fatto riferimento alle future elezioni, senza fornire date sullo scioglimento delle camere, Mattarella detterà i tempi dei futuri passaggi parlamentari. Il Presidente Gentiloni ha terminato riconfermando l’impegno dell’esecutivo a governare l’Italia fino a quando ce n’è sarà bisogno.

Il question time con i giornalisti

Oltre alle scontate domande sulle future elezioni, ho trovato interessanti quelle relative a:

L’approvazione del DEF ad aprile. La giornalista faceva riferimento alle possibili modifiche da dover applicare alla manovra, a causa del deficit che supera la soglia imposta dall’Europa. Il premier ha risposto che non crede che il suo governo se ne dovrà occupare.

Intervento in Niger. Sono stati chiesti al presidente i motivi della missione. Il premier ha risposto che l’intervento fa parte di una strategia più ampia alla lotta al terrorismo e alla tratta degli umani. I militari italiani opereranno all’interno dei normali criteri usati fin ora nelle operazioni all’estero.

Ius Soli. Al primo ministro Gentiloni è stato fatto notare come la mancata approvazione della legge sulla cittadinanza abbia rappresentato uno smacco per la legislatura. Gentiloni ha giustificato la mancata approvazione in Senato, come unico modo per evitare che la legge venisse bocciata, portando indietro di anni l’iter per l’approvazione.

Problema della leadership nel PD. Il giornalista ha fatto riferimento agli ottimi indici di gradimento del premier e dei pessimi sondaggi del PD. Il premier ha difeso il partito, individuando nello scissionismo, tipico della sinistra, i problemi con l’elettorato.

Conclusioni

La conferenza stampa di fine anno, ha mostrato un leader sicuro, degno di rappresentare l’Italia nel mondo. Dimostrando che la sinistra ha ancora persone di valore nei propri ranghi. Poche ore dopo la conclusione, il ministro degli interni Minniti e il premier Gentiloni si sono recati al Quirinale per un’udienza con Mattarella. Dopo l’incontro, il Presidente della Repubblica, ha decisione per lo scioglimento delle camere. Un Consiglio dei Ministri straordinario, ha votato il decreto col quale s’indicono le elezioni, per il 4 Marzo.

 

Il voto in Catalogna

Analisi del risultato elettorale delle elezioni in Catalogna del 21 Dicembre

 

Sono passati alcuni giorni dalle elezioni seguite allo scioglimento anticipato del parlamento della Catalogna, imposto dal governo centrale il 28 ottobre. Le elezioni sono state indette come risposta al tentativo di Puigdemont di dichiarare la repubblica Catalana.

I separatisti

La forza che preme per l’indipendenza della Catalogna è composta da tre partiti: Cup, Sinistra repubblicana e Junts per Catalogna. In queste elezioni il fronte indipendentista, ha conquistato il 47,5 %, grazie alla divisione dei collegi, occuperà 70 dei 135 seggi. La maggioranza assoluta dell’emiciclo è di 68 seggi.

Junts per Catalogna è il partito del presidente in “esilio” Carles Puigdemont.  Il partito ha avuto un buon successo elettorale, conquistandosi il ruolo di attore principale della transizione. Il leader in esilio ha già richiesto un incontro con Rajoy ma il Presidente spagnolo, che non lo riconosce come intermediario, ha rifiutato.

Sinistra repubblicana è un partito di stampo socialdemocratico, con una forte impronta indipendentista. Il suo leader Oriol Junqueras si trova in prigione per il supporto all’indipendenza. Marta Rovira ha ereditato il partito, ottenendo 32 seggi, configurandosi terza forza dell’emiciclo.

Cup è un partito di estrema sinistra, con una spiccata propensione per l’indipendentismo catalano. L’appoggio all’indipendenza della Catalogna, ha portato il partito a supportare le forze politiche presenti nelle Autonomie Locali spagnole. Ha il suo punto di forza nelle elezioni municipali, nelle aree autonome.

Gli unionisti

La compagine politica che vuole mantenere la Catalogna all’interno della Spagna ha ottenuto un ottimo risultato, con il 52,1 %.  La divisione in collegi gli ha consentito di occupare solo 65 seggi. I partiti unionisti sono: Popolari (PP), Catalunya en Comú, Partito Socialista Operaio Spagnolo, Ciutadans.

 

Partito Popolare è il partito di governo. Ha portato al potere Rajoy con tutti i limiti di un governo senza maggioranza. I popolari sono il principale partito di centro-destra della Spagna. Non hanno mai avuto un gran successo in Catalogna e in quest’ultima tornata elettorale, sono quasi spariti dalla regione. In compenso la linea dura del premier, nei confronti degli indipendentisti, ha premiato i popolari nel resto della Spagna.

Catalunya en Comú è la lista con la quale si presentava Podemos, il supporto della sindaca di Barcellona Ada Colau, non è bastato . Lista di sinistra, durante la campagna elettorale si presentava in una zona grigia, no all’indipendenza, si a al referendum sull’autonomia. Trovarsi nel guado non ha aiutato Podemos che non è riuscito a replicare l’exploit elettorale del 2015.

Partito Socialista Operaio è il più antico di Spagna, in origine di stampo socialista, ora si inquadra ideologicamente tra i partiti socialdemocratici. È il partito “stampella” del governo Rajoy, ha permesso la nascita dell’esecutivo astenendosi nelle questioni di fiducia. Questa elezione non li ha premiati, anche perché la partita politica si giocava sull’indipendenza della regione, argomento sul quale il partito non si è mai pronunciato favorevole.

Ciutadans è il vero vincitore di queste elezioni, formazione creata nel 2005 per contrastare gli indipendentisti Catalani. Nato dall’idea di Albert Rivera e portato al suo miglior risultato dalla leadership di Inés Arrimadas. Grazie all’ottimo successo elettorale, è il primo partito dell’assemblea, configurandosi come principale interlocutore del governo di Madrid.

 

Possibili scenari

Questa situazione istituzionale può portare a tre possibili conclusioni:

  • La prima vede il formarsi di un governo locale guidato dai separatisti. Prima condizione per iniziare il dialogo sarà la scarcerazione dei leader indipendentisti e un lasciapassare per l’esule Puigdemont. Risolto il problema dei leader, i separatisti dovranno decidere se cimentarsi con la secessione, rischiando lo scioglimento dell’assemblea e quindi nuove elezioni. Altrimenti potranno tentare di mediare col governo centrale una maggior autonomia della regione, restando nei canoni della costituzione.
  • La seconda possibilità potrebbe essere la creazione di un governo minoritario unionista, con l’approvazione del governo centrale. Questo governo avrà bisogno almeno di due seggi per insediarsi, o dell’astensione di una parte dei separatisti al momento del voto di fiducia. Superato lo scoglio iniziale, ci si potrà mettere d’accordo con una parte dei separatisti per far uscire la regione dalla palude in cui si trova.
  • La terza via, vede il mantenimento del commissario, per l’impossibilità di creare un governo stabile e che piaccia a Madrid. Costringendo l’esecutivo a indire al più presto nuove elezioni.

Per qualunque novità dovremmo aspettare la fine delle vacanze natalizie della cattolicissima Spagna.