Un nuovo líder, non proprio máximo

Aprile è un mese denso di significati per la República de Cuba.

Il 10 aprile 1892 José Martí, eroe nazionale cubano, creò il Partido Revolucionario Cubano, con lo scopo di organizzare l’indipendenza di Cuba.

L’invasión de Playa Girón, organizzata dagli Stati Uniti, in particolare dalla CIA, per mettere fine al regime di Fidel Castro, avvenne nell’aprile del 1961.

Anche gli ultimi due Congressi del Partido Comunista, nel 2011 e nel 2016, sono stati organizzati in questo mese storico.

Quale data migliore, dunque, del 19 aprile 2018 per eleggere Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez quale nuovo presidente cubano?

È lecito chiedersi il presidente di cosa, di quale organo. A voi la sfida di capire se Jefe de Estado, Jefe de Gobierno, Presidente del Consejo de los Ministros, Presidente del Consejo de Estado oppure una bella insalata mista e tutti in ‘dieta comunista’.

Raúl Castro e Miguel Díaz-Canel

Essere capo scout e guidare un gruppo di giovani lupetti alla volta di escursioni montane non era consigliabile in un paese come Cuba, perciò Miguel, dopo essersi laureato in ingegneria elettronica ed essere diventato professore all’interno dell’Università di Santa Clara, da lui stesso frequentata, decise che entrare come dirigente nella Unión de Jóvenes Comunistas sarebbe stata una scelta più saggia.

C’è chi lo definirebbe un carrierista, ma in questo paese orwelliano nessuno può davvero accertare che la sua scalata politica sia stata tutta frutto della sua volontà e del suo sacco. È più plausibile che sia solo stato una pedina usata per ‘mangiarsi’ le città di Villa Clara e Holguín, e finire in dama in quanto Ministro de Educación Superior de Cuba.

Il vecchio Raúl, che nell’esercitare la professione di presidente ha dimostrato di essere meno máximo dell’amato fratello Fidel, cede il passo a questo nuovo líder, che di máximo, almeno per ora, non ha quasi nulla. Ma il secondogenito della famiglia Castro non solo non abbandonerà il controllo dell’esercito e manterrà l’incarico di Segretario del Partido Comunista, ma probabilmente continuerà ad essere alla guida del Paese coprendo il ruolo di padrino, consigliere e mentore di Miguel Díaz-Canel.

È per questo e molti altri motivi che un qualsiasi politologo occidentale aborrirebbe nella lettura del Granma, quotidiano ufficiale del Partido, dove il termine democrazia, associato al regime comunista, spunta come funghi su ceppi di alberi abbattuti.

I fratelli Castro: Raúl e Fidel

Allora niente di nuovo sul fronte cubano? Per il breve periodo, no.

I pescatori cubani continueranno a non potersi allontanare troppo dal Malecón per andare in mare aperto: i Big Brothers di questa dittatura nascosta hanno ancora paura che le barche potrebbero attraccare al porto di Miami e non fare più ritorno.

Le uniche macchine che si potranno vedere in strada continueranno ad essere le Lada e altri modelli risalenti agli anni ’60.

Il problema della doppia moneta in circolazione (peso e cuc) rimarrà tale ancora per un po’.

La Libreta de Abastecimiento rimarrà ancora per molti cubani l’unico modo per poter acquistare provviste al mercato o nei negozi di alimentari.

Nessun risvolto positivo, quindi, in questo cambiamento? Fortunatamente, non è così. Avrà pure una personalità mediocre, ma Miguel Díaz-Canel è una nuova leva e, soprattutto, è il primo leader, dopo anni, a non aver combattuto nella Rivoluzione. E questi sono già due punti a suo favore. Vero è che avrà le mani legate per un po’, ma quando la vecchia guardia si estinguerà, i piccoli segni progressisti di cui Canel ha già dato prova di saper attuare, saranno molti di più.

Dobbiamo infatti ringraziare Miguelito se un po’ di rock, tra cui anche il concerto gratis dei Rolling Stones in Plaza de la Revolución il 25 marzo 2016, è riuscito a varcare il confine. Ed è sempre lui che ha difeso un gay-nightclub nella città di Santa Clara e permesso che questo restasse aperto.

Cantare ‘Venceremos, Adelante! O Victoria, o Muerte’, forse, chissà, non sarà più di moda fra qualche anno.

Pillole di politica estera – settimana XVI

I principali eventi della XVI° settimana dell’anno

Il discorso Macron al parlamento di Strasburgo

Macron a Strasburgo ha fatto il punto sullo stato dell’Unione. Tra le principali preoccupazioni del leader francese, il ritorno dei nazionalismi che, come ha voluto ricordare, sono alla base della guerra civile europea del 1914-1945. Al problema dei nazionalismi, il presidente francese ha affiancato l’espansione dei populismi e la loro grande presa in Europa. La retorica populista, sfrutta i problemi delle società, esasperandoli, per portare voti alla forza politica che li sfrutta. Dopo aver elencato le sfide che l’Unione deve affrontare, ha parlato dei progetti per riformare l’Eurozona (fondo monetario, garanzia europea dei depositi bancari, ministro delle Finanze unico) e per migliorare l’integrazione europea, come l’Erasmus e l’ingresso di Albania e Macedonia nel concerto europeo. Molti paesi del Nord, si sono opposti alle idee di Macron riguardanti la riforma dell’Eurozona, mentre i partiti tradizionali dell’Europarlamento si sono detti favorevoli alle riforme, necessarie, per rilanciare la Comunità Europea .

Elezioni a Cuba

Il 18 Aprile per l’ultima isola del socialismo reale sarà ricordato ancor di più come un giorno speciale; nel 1961 avvenivano gli eventi della Baia dei porci, nel 2018, per la prima volta dal 1976, il presidente del paese non sarà più un Castro. Il futuro leader dell’isola sarà Miguel Díaz-Canel Bermúdez, 57 anni, ingegnere elettronico. Nato l’anno successivo alla rivoluzione, sarà il primo presidente del paese a essere cresciuto nel socialismo reale. Pare sia stato scelto da Raul Castro in persona per succedergli. La decisione sarebbe ricaduta su Miguel Díaz per il suo impegno nel sociale e il carattere discreto e moderato.

Stop di Kim ai test nucleari

Il 19 Aprile sono venuti alla luce gli incontri segreti tra Mike Pompeo, direttore della CIA e ora segretario di stato e Kim Jong-un, il leder della Corea del Nord. Il giorno seguente, il Leader Supremo s’è detto pronto a rinunciare ai test nucleari, per aprire un dialogo con gli Stati Uniti e i suoi alleati. Questa nuova mossa di Kim lascia tutti piacevolmente spiazzati, primo fra tutti Trump. Il presidente degli Stati Uniti, che aveva precedentemente affermato d’esser pronto a lasciare il tavolo delle trattative nel caso in cui la Corea del Nord non avesse dato qualche segno tangibile d’impegno verso la denuclearizzazione.

Indagine indipendente sull’uso di armi chimiche

Solo dopo due settimane dall’attacco, il 21 Aprile gli ispettori indipendenti hanno raggiunto i luoghi del presunto attacco con armi chimiche. Fino a quel momento le forze di sicurezza siriane, impedivano agli ispettori di compiere i propri rilevamenti. L’organizzazione con il mandato di compiere i rilevamenti è l’OPCW (Organisation for the Prevention of Chemical Weapons) parte delle Nazioni Unite. I membri dei team inviati, provengono da nazioni terze, non coinvolte con gli eventi in atto nel paese da esaminare. I campioni raccolti, sono in viaggio verso l’Olanda, dove saranno analizzati. Per un approfondimento sulla tematica clicca qui.