Casa di Carta e Dogman: la lotta al centro

Marcello Fonte, come lui stesso ha dichiarato in un’intervista dell’Huffington Post, si è procacciato il lavoro infiltrandosi nei set senza un euro in tasca. All’inizio era convinto, come molti, che l’arte fosse un lusso che non spetta alla povera gente, un lusso che può vivere solo chi è già arrangiato.

Vincendo il Prix d’interprétation masculine al Festival di Cannes per il suo ruolo di protagonista nel film Dogman, però, ha dimostrato (e non solo a se stesso) che le eccezioni esistono.

La pellicola di Matteo Garrone non smentisce la maestria che il registra aveva già dimostrato in Gomorra, film tratto dall’inchiesta di Roberto Saviano sul tema della criminalità organizzata.

Anche in questo caso Garrone prende ispirazione da un fatto reale: ‘dogman’ non è altro che la traduzione di ‘canaro’. Nel caso specifico, parliamo del Canaro della Magliana, uno dei tanti fatti di cronaca nera che colpì l’Italia nel 1988.

Sia per la verosimiglianza, o per lo scontro tra violenza e tenerezza che caratterizza tutto il lungometraggio, oppure ancora grazie alle inquadrature studiate alla perfezione, Dogman ha ricevuto varie candidature, e nella corsa alla Palma d’Oro è stato superato sulla linea del traguardo dal giapponese Manbiki kazoku. Purtroppo, al botteghino non ha riscontrato lo stesso successo. Effettivamente, non abbiamo a che fare con una visione facile da digerire, soprattutto per chi, come me, è debole di stomaco. Le ultime scene trasudano ira, sangue e vendetta. Marcello non trova più sollievo nemmeno nei cani di cui si prende cura con tanto ‘ammmore’. Marcello a stento riesce a sopportare la sopraffazione di Simone, ex pugile, bullo del paese, che lo sfrutta a tal punto da farlo finire in carcere per un furto che non ha commesso. Marcello è stanco di una periferia grigia e piovosa, dove l’unica via di uscita è il mare. Finisce così per commettere un crimine che nessuno gli avrebbe mai attribuito.

Non è solo il successo, perciò, ma soprattutto questa lotta contro una vita infelice e contro i poteri forti ad accomunare il film Dogman e la serie tv Casa de Papel. Si può dire, anzi, che la causa della loro popolarità risieda nella facile immedesimazione da parte dello spettatore in questa lotta.

In Casa de Papel, è Tokyo, voce narrante, a fare chiarezza sulla questione fin dall’inizio: il Professore ha scelto lei e gli altri protagonisti che metteranno in atto la rapina all’interno della Fabrica Nacional de Moneda y Timbre perché sono persone che non hanno nulla da perdere. Persone, appunto, con delle vite misere alle spalle e con un profondo desiderio di riscatto.

Inoltre, è lo stesso Professore, in una delle ultime scene della seconda stagione, a spiegare la ragione che lo ha spinto a lavorare per anni al proprio piano. Non è stata la mera smania di ricchezza, bensì un senso di fastidio nei confronti di un sistema che non ha interesse nell’aiutare la gente comune. Di fronte all’ispettrice Murillo spiega sarcasticamente che producendo un’infinita quantità di cartamoneta non sta facendo altro che quello che la Banca Centrale Europea ha fatto più volte senza essere stata considerata una ladra: un’iniezione di liquidità.

MyMovies, uno tra i siti recensisti più conosciuti, arriva a presentare la produzione Netflix con queste parole: «Il successo della serie è nella lotta contro il sistema».

Sul piccolo e grande schermo abbiamo capito, perciò, essere il crimine la risoluzione all’insoddisfazione; mentre nella vita reale, dove sfocia questo fiume di rabbia, stanchezza e sentimento di inferiorità?

È possibile individuare in queste due produzioni uno specchio sincero dell’Italia di oggi. Un’Italia che si sente trascurata, lasciata da sola a vivere e affrontare le proprie difficoltà. Ecco perché molti italiani nelle ultime elezioni si sono lasciati trasportare dalle promesse dei partiti anti-sistema: Salvini e Di Maio con il loro ‘Governo del cambiamento’ incarnano la soluzione più semplice e apparentemente reale al malcontento del popolo italiano.

Boldi e De Sica

Boldi e De Sica tornano “amici come prima”. A natale il film che li vede di nuovo insieme

A 13 anni di distanza dal loro ultimo cinepanettone, “Natale a Miami”, Christian De Sica e Massimo Boldi riprendono il sodalizio interrotto e lo celebrano con il film che li vede nuovamente insieme. “Amici come prima” sarà il nuovo film di Natale che vedrà protagonista il duo comico più famoso del cinema nostrano.

Il motivo della lite

Dopo aver girato insieme 23 film, Boldi e De Sica decidono consensualmente di separarsi. Il primo dichiara di non sentirsi più a suo agio con Christian, il secondo parla di invidie e gelosie da parte dell’amico. In realtà il motivo della rottura non è mai stato chiarito definitivamente. Il primo passo verso una riappacificazione viene fatto da Boldi durante l’intervista a Domenica Live. L’attore ha spiegato come la separazione fosse avvenuta in seguito alla morte della moglie Marisa e di come, a suo dire, De Sica non gli sia stato vicino durante il lutto.

La confessione di Boldi

Massimo Boldi ha spiegato alle telecamere di canale 5 di sentire la mancanza dell’amico e di essere pronto ad intraprendere una nuova avventura insieme, anche professionale. “Ma posso litigare con Christian io? È stato solamente il periodo di quando son rimasto vedovo”, ha chiarito l’attore. “Ho avuto un momento difficile della mia vita, volevo capire tante cose e non ho rinnovato il contratto con De Laurentiis. Volevo provare a fare il produttore e così ho fatto. Vuoi chiamare Christian in diretta? Chiamalo”.

Di nuovo insieme

L’invito a una riappacificazione è stato accolto da Christian De Sica il quale, nel corso della trasmissione Effetto Notte, ha dichiarato: “Mi auguro che i nostri film italiani a Natale vadano tutti bene. Un messaggio per Massimo? Beh, se abbiamo una bella idea torniamo insieme. Magari Ragazzi irresistibili, visto che siamo due vecchi”.