Pillole di politica estera – settimana XVIII

Elezioni parlamentari in Libano

Dopo più di 9 anni, i cittadini del paese dei cedri sono chiamati a eleggere i nuovi rappresentanti dell’assemblea nazionale. Le elezioni avvengono in un momento critico per il paese. Il Libano, in  questo momento, si trova schiacciato da una parte dall’Arabia Saudita che supporta l’attuale presidente Hariri e dall’altro da Hezbollah, partito Sciita attivamente coinvolto nella guerra in Siria. Hezbollah ha il supporto dell’Iran, che in questo momento sfrutta il buon andamento della guerra in Siria per allargare la propria area d’influenza.

Il nucleare iraniano

L’Iran è nuovamente sotto i riflettori, a causa della decisione di Trump d’uscire dall’accordo sul nucleare. L’economia del paese sciita è ancora stretta dalle sanzioni, che giorno dopo giorno impediscono al paese di esportare gas e petrolio. Come risposta il governo di Teheran ha minacciato ritorsioni contro gli Stati Uniti.

Distensione tra le due coree

Dopo l’incontro del 27 Aprile, si moltiplicano le iniziative per ridurre la tensione tra i due paesi.  Solo in questa settimana ne possiamo contare due: l’unificazione delle squadre di ping pong al torneo mondiale e l’adozione di un unico fuso orario in entrambe le coree. Anche se di portata ridotta, i segni della distensione ci sono. Bisognerà solo aspettare per vedere se le iniziative sono prettamente simboliche, oppure porteranno a un risultato concreto.

Manifestazioni in Russia

In questi giorni, in Russia, si sono tenute alcune manifestazioni  contro l’elezione di Putin. La più importante è avvenuta il 5 maggio a Mosca ed è stata organizzata da Navalny, il blogger a capo  dell’opposizione. Navalny è stato arrestato, per l’ennesima volta, insieme ad altri mille attivisti.

Rivoluzione di Velluto in Armenia

Va avanti la rivoluzione in Armenia. Guidati da Pashinyan, i “rivoluzionari” vogliono porre fine al dominio di Sargsyan, al potere dal 1991. Lo sciopero generale di questi giorni sta mandando in tilt il paese, costringendo il governo a scendere a patti con i manifestanti. L’obiettivo di Pashinyan è di guidare il paese verso una transizione democratica.