Sogno di una notte di inizio estate

La Costituzione nel pallone.

MARZO 1947

“Un attimo Alcide, aspetta un secondo. Sì, sono d’accordo. Anche per me Ferraris e Mazzola faranno scintille. Ma la Juve è pur sempre la Juve:  tecnica, talento e velocità”.  “ Sì ma voi pagate gli arbitri”. “E perché voi no? Vogliamo parlare del fallo della scorsa stagione? Tutta fortuna! La vostra carriera calcistica alterna momenti di fortuna a grossi colpi di culo, e scusami l’eufemismo, ma in queste situazioni bisogna anche saper stemperare”.“Tutta invidia la vostra… Ma intanto la vittoria la vedrete solo con il binocolo”. “Guarda davvero, De Gasperi, lasciamo stare perché tanto sai di essere in torto: la storia è sempre la stessa… E alla fine  gli anni, gli amori e i bicchieri di vino non si contano mai  (finché paghi tu!). Viva la Juve!”

“Illuso, ti aspetto al varco (dei vincitori) e con me tutta la Torino calcio”. “Ma taci e stai a sentire Calamandrei un attimo”.

Vedete qui, mentre io vi parlo, so benissimo che, anche se arrivassi a convincervi con gli argomenti che vi espongo, essi non varranno , se non corrispondono alle istruzioni del vostro partito, a far si che quando si tratterà di votare , voi, pur avendomi benevolmente ascoltato , possiate votare con me. E allora io mi domando: se le discussioni si fanno  nell’intento di persuadersi, a che giova continuare a perdere tempo nel parlare e ascoltare , quando le persone qui riunite sono già persuase in anticipo su tutti i punti?  (…)”.

Cala un silenzio tra i costituenti.

75 presenze assenti, nessuna risposta.

(Intervento di Pietro Calamandrei tratto da “L’officina della Costituzione italiana”, Domenico Novacco).

LUGLIO 2006

Finita la scuola. Studenti in libertà. Mamme che si trasformano in un AAA cercasi occupazione intelligente per figlio deficiente. I centri estivi. Il campetto. Le creme solari. Le scottature. I segni del costume. Le notti da non dormire. I risciò in spiaggia. Il gelato al cioccolato. Il sole bollente e il caldo asfissiante. Ma qui non è come al sud, qui c’è l’afa…

Momenti di (trascurabile) quotidianità.

Il verde della pineta, il bianco delle onde che si frantumano sulla spiaggia, il rosso delle scottature.                          Il Tricolore sulle spalle come protezione solare. La birra fredda e le bollicine della Coca-Cola. Il bar del paese e il chioschetto in spiaggia. La televisione e i maxi-schermi. Gli amici di una vita e la famiglia.                                                  L’eterno “goool”.

Momenti di (non) trascurabile eccezionalità: attimi estivi di un 2006 spaziale che sa di MONDIALE.

 

Vedete qui, mentre io vi parlo, so benissimo che oggi è il 21 giugno 2018.                                                                        Sognavo i battibecchi calcistici di De Gasperi durante i lavori della Costituente, ma l’umidità della notte si fa sentire anche nelle nottate di giugno. Gioco a mosca ceca cercando di afferrare il lembo del lenzuolo. Ora che mi avvolge posso ricominciare il viaggio verso la mattina e oltre.

Chiudo gli occhi e il lenzuolo che ho sulle spalle cambia colore e non sono più da sola.                                                          È il tricolore.

Lenzuolo di tutti, simbolo di una Nazione,  l’emozione di un’estate che vorrei potesse non finire mai: quella del 2006.

Il sole mangia le ore e non si può vivere di ricordi, ma si possono sempre tenere per mano, come monito.

Faro in mezzo al mare in una notte di luna piena.

A volte aiutano a trovare le risposte, altre volte ad evitare gli errori.

Le parole  di Pietro Calamandrei durante i lavori dell’Assemblea costituente  sembrano volerci parlare. Ci chiamano a colmare il silenzio che fu, e che non può più essere: se allora il pragmatismo e l’eclettismo della politica fecero sì che si giungesse comunque ad un accordo, la Costituzione della Repubblica Italiana. Oggi il “divisionismo” non porta ad un capolavoro come un “Dimanche après-midi à l’île de la Grande Jeatte”, ma ci porta ad essere tanti punti di colore, incapaci di accostarci , accomunati da un pittore impreciso e poco preparato che ha perso la trama e il significato di quello che è, è sempre stato, e dovrà essere, il Tricolore.

Il monito di Calamandrei era un invito ai padri costituenti a pensare alla struttura del partito e  a riflettere, soprattutto, delle sue debolezze affinché non portassero ad una degenerazione:  all’unilateralità che impedisce  l’ascolto, ancor prima del dialogo.

Noi stiamo vivendo quella “indifferenza”del 47-48. Un‘indifferenza che ha fatto si che le preoccupazioni di Calamandrei si avverassero.

Tutti indaffarati a difendere la nostra idea, fossilizzati in ridicoli dibattiti sui social, diveniamo i pennelli adatti di quel pittore impreciso che ha perso i contorni del disegno. In fondo perché quel disegno gli e ci è poco chiaro. Conosciamo la Costituzione come lo studente poco diligente che a maggio pretende di saper scrivere un tema in inglese senza saper coniugare il verbo to be.  Come Gigi , che dall’ultimo banco, si alza con la pretesa di spiegare alla maestra “l’impicciment” ma , ahimè, l’errore è formale ancor prima che sostanziale.  Glielo fa notare il secchioncello del primo banco per evitargli la figuraccia… E quell’impeachment si sfuma tra il vocio dei compagni.

Ogni azione diviene motivo di litigio, prende i colori più disparati, sfumature che trasbordano i confini costituzionali.

Tutto diviene o bianco o nero.

O la Juventus o il Torino.

Tu hai torto, IO ho ragione.

Paradosso dei paradossi: i difensori della Patria, della Nazione con la N maiuscola,  arrivano a contraddire la loro stessa Patria racchiusa nell’ancora, la Costituzione,  che tiene “allacciato”, unito e saldo lo stivale e ci permette di continuare il cammino.

Dulcis in fundo: l’Italia fuori dal mondiale. Un’ Italia che sta a guardare.

Ma pensiamoci, saremmo ancora capaci di portare il Tricolore sulle spalle?

Abbiamo avuto la non-occasione di evitarci un (probabile) gesto ipocrita, vediamola così.

Speriamo sia solo un brutto sogno di inizio estate.

Tempo di verdetti

La stagione è giunta al termine ed è tempo di verdetti.

È finito un altro campionato. La stagione è giunta al termine ed è tempo di verdetti. Ecco i voti sulla stagione di Juventus, Napoli, Roma, Inter, Lazio e Milan.

Juventus 9: difficile trovare delle parole per descrivere il settimo scudetto consecutivo e la quarta coppa Italia di fila. Se a questo si aggiunge anche un ottimo cammino in Champions, con impresa quasi sfiorata al Bernabeu, è facile capire che si è davanti alla Juventus più forte di sempre per continuità. Resta solo da capire chi spezzerà questo dominio, perché di dominio si tratta. Troppa Juve.

Napoli 8: è mancata soltanto la poca abitudine a reggere la pressione ad impedire al Napoli di rendere questa stagione straordinaria. Dopo la vittoria a Torino, la squadra di Sarri non ha saputo approfittare di altri passi falsi della Juve, sprofondando nel baratro proprio ad un passo dal sogno. Ciò non cancella l’ottima stagione, il gioco stellare espresso e il merito di aver tenuto aperto lo scudetto fino alla fine.

Roma 7 e mezzo: un’annata particolare. La prima con Di Francesco e la prima senza Francesco Totti da giocatore. Qualche passetto falso in campionato nelle fasi intermedie, ma un percorso favoloso fino alla semifinale di Champions, con la grandissima rimonta contro il Barca nei quarti. Dipenderà dalla campagna acquisti, ma se continua così, la Roma di Eusebio Di Francesco può solo migliorare.

Inter 7: il voto sarebbe stato intorno alla sufficienza, o poco al di sotto, prima dei minuti finali dell’ultima giornata. La vittoria importantissima in casa della Lazio ribalta i giudizi, permette all’Inter di tornare in Champions dopo sei anni, salvando la stagione all’ultimo respiro. Un grande avvio nei primi mesi e poi una crisi che sembrava non finire mai. Finalmente una milanese torna nell’Europa che conta.

Lazio 7: sette anche alla Lazio, per il bel gioco, per il lavoro di Inzaghi e per essere stata una vera sorpresa. Un peccato aver buttato il quarto posto con ingenuità non solo nell’ultima partita contro l’Inter, ma anche nelle mancanze durante le ultime giornate. Il grande rimpianto non deve cancellare quanto fatto di buono.

Milan 5: un’insufficienza che pesa, ma che ci sta tutta. Dopo il mercato estivo scintillante, che a detta di molti dipingeva il Milan come protagonista della lotta scudetto, ci si aspettava come minimo di vederlo nelle prime quattro posizioni. E invece niente da fare. L’esonero di Montella e il girone d’andata buttato praticamente al vento sono indice ancora di confusione societaria. Con Gattuso qualche nota positiva, la finale di Coppa Italia raggiunta e un discreto rendimento in Europa League.

Tennis – È ufficiale: Federer salta il Roland Garros

Federer salta tutta la sessione sul rosso, compreso il Roland Garros, e Nadal si conferma campione della terra battuta a Barcellona

Lo svizzera lo ha annunciato poche ora fa: anche quest’anno non sarà presente al Roland Garros. Farà il suo ritorno a Stoccarda, il torneo che apre la stagione sull’erba, in programma dall’11 al 17 giugno, e che prepara il campione al suo Slam preferito, Wimbledon.

Avevamo lasciato lo svizzero a Miami, sconfitto alla prima partita da Kokkinakis, interrompendo la striscia positiva di 17 vittorie consecutive. Aveva deciso quindi di prendersi una pausa e saltare la sessione sulla terra battuta. Un mese dopo ha perso anche la prima posizione in classifica, occupata ora da Nadal. Mancava sapere quando sarebbe tornato. Ora è ufficiale: torna direttamente sull’erba, saltando in blocco tutta la stagione sulla terra rossa, Roland Garros compreso. D’altronde non è il suo Slam preferito, si sa. Ciò non toglie che nutre sempre la speranza di portarne un altro titolo a casa, ma, al momento non è la sua priorità. “Non ho più 25 anni e in questo momento devo risparmiare energia per Wimbledon. Il mio grande sogno è tornare a vincere il Roland Garros, ma, il mio obiettivo a medio termine è vincere Wimbledon”. Lo immaginavamo già e lo svizzero ce lo conferma: la sua preparazione punta all’erba di Wimbledon. Anche Nadal commenta la decisione dell’amico e collega, affermando di capirne le motivazioni e rispettarle (dato anche il fatto che giocare sulla terra rossa è più faticoso fisicamente).

Nel frattempo lo spagnolo sta andando alla grande: ha riacquistato il vertice della classifica, ha vinto per l’undicesima volta il Master1000 di Monte-Carlo e sempre per l’undicesima volta ha portato a casa anche il torneo di Barcellona. Batte così un altro record: 46 set consecutivi vinti sulla terra battuta. Come da tradizione il maiorchino ha festeggiato la vittoria con il suo classico tuffo nella piscina del club. Non potrebbe esserci periodo migliore per lui. Non gli resta che suggellare altri successi a Madrid, Roma e Roland Garros.

Mancano ancora tre giornate!

Mancano ancora tre giornate e non è finito questo pazzo campionato

E pensare che sembrava tutto finito. Ma la storia di questo campionato ci smentisce ancora una volta, l’ennesima. Mancavano quattro minuti alla fine del match di San Siro. Una Juventus brutta ed irriconoscibile, come mai negli ultimi sette anni, si era fatta rimontare una partita che avrebbe dovuto controllare con facilità, data la superiorità numerica avuta per molto tempo. I bianconeri, come il Napoli contro il Chievo qualche settimana fa, si stavano avviando a lasciare la testa della classifica e ad arrendersi. Buffon impietrito, Barzagli a testa bassa, Allegri furibondo in panchina e l’Inter in dieci che correva al doppio. Inutile nascondersi. Chi assisteva alla partita, ha pensato chiaramente durante tutto il secondo tempo che la Juventus si stesse avvicinando alla fine di un ciclo di vittorie straordinario, magari paragonandola anche al Milan di Allegri di sette anni fa. Quello che crollò proprio contro l’Inter a due giornate dalla fine, incoronando la Juventus di Conte campione d’Italia per la prima volta dopo Calciopoli. E invece, una storia completamente diversa, tutta capovolta. Cuadrado trova il gol con un po’ di fortuna dopo un triangolo con Dybala ed Higuain regala i tre punti alla Signora con un colpo di testa, non proprio la sua specialità. Apoteosi al Meazza. L’Inter vede quasi sfumare il quarto posto, fatto testimoniato dalle lacrime amare di Icardi a fine partita. Il Napoli, dopo aver accarezzato il sogno di poter passare in testa alla classifica, considerato ormai per certo lo stop della Juventus, toppa clamorosamente a Firenze e si ritrova nuovamente a quattro punti dalla vetta. Un crollo nervoso, a detta di Sarri. Una definizione che ci sta tutta.
Sono rimaste tre partite, novanta minuti alla volta da vivere appassionatamente. Chi l’ha detto che le sorprese siano finite? Mancano ancora tre giornate e con questo campionato non si scherza.

Tennis: l’avvio di Monte-Carlo Rolex Masters

È iniziato questa settimana il Monte-Carlo Rolex Masters, un ATP Master 1000 anche conosciuto come Master di Monte-Carlo. È uno dei tornei di tennis più importanti sulla terra battuta, dopo il Roland Garros, insieme a Madrid e Roma. L’anno scorso a trionfare era stato Rafael Nadal, alzando questo trofeo per la decima volta. Quest’anno è pronto a difendere il titolo e a difendere la prima posizione in classifica, riconquistata il 2 aprile – diventando il primo giocatore della storia a diventare numero 1 per cinque volte.

Gli italiani ok: Cecchinato prima vittoria in un Master 1000

Buona la prestazione degli italiani. Fabio Fognini, Andreas Seppi e Matteo Cecchinato sono al secondo turno. Il tennista ligure nonostante non abbia disputato una buona partita, fatta di alti e bassi e nervosismi, è riuscito comunque a portarla a casa. Ha perso però al turno successivo contro Struff. Seppi, che ha dovuto superare le qualificazioni per entrare in tabellone, dopo due ore e tre minuti di lotta, è riuscito a piegare il britannico Kyle Edmund (numero 23 al mondo). È riuscito a conquistare anche la partita di ieri contro Garcia-Lopez, in un’altra grande battaglia. Il palermitano, anche lui reduce dalle qualificazioni, è riuscito a battere Dzhumur incassando il suo primo successo in un Master 1000. Al turno seguente ha perso con Raonic: tra i due c’erano già due precedenti che vedevano il canadese entrambe le volte vincitore. Cecchinato aveva dichiarato: “Nonostante le due sconfitte, sono stati match belli e equilibrati, non mi sento battuto. Quanto a questa partita, all’inizio non trovavo la palla, poi ho pensato solo a rimettere di là più colpi possibili”.

Avanti Thiem, Dimitrov e i fratelli Zverev

Dominic Thiem, numero 7 al mondo e testa di serie numero 5, ha battuto in 3 set Andrey Rublev in una lunga battaglia. L’austriaco, appena rientrato dopo un infortunio alla caviglia, ha dedicato la vittoria alla fidanzata Kiki Mladenovic. Giocherà ora con Djokovic, uscito vincente dallo scontro con Coric. Trionfano anche Dimitrov e i fratelli Zverer. Entrambi in 3 set, Misha supera il francese Pouille mentre Sasha il lussemburghese Muller. Tra gli assenti: Roger Federer, come previsto, del Potro, Anderson, Kyrgios e Wawrinka.

La giornata delle reti bianche e del flash juventino

Milan-Napoli

Una partita a reti bianche, non l’unica di questa giornata. Casualità o sintomo del fatto che la palla pesa di più nelle ultime giornate? Più la seconda ipotesi della prima, probabilmente. Quello tra Milan e Napoli è un match equilibrato e abbastanza divertente, anche se non regala nessun gol. Le squadre giocano in maniera simile: costruiscono da dietro senza mai buttare via la palla, pressano e corrono molto. Il Napoli lo fa con più qualità e, a differenza del Milan, è più abituato a cercare costantemente la vittoria. Da sottolineare è una clamorosa parata di Donnarumma che nega la vittoria al Napoli nel finale. È chiaro che Milik, in questo momento, rappresenta una variante molto importante per il Napoli per essere pericoloso in area di rigore. Mertens non è in un periodo fantastico e le altre squadre hanno anche capito come affrontare l’attacco della formazione di Sarri. Uno stop che pesa molto perché il distacco dalla Juventus diventa di sei punti.

Juventus-Sampdoria

Serviva una reazione di rabbia. Ma una rabbia lucida, come l’aveva definita Allegri. Bisognava scaricare tutta la frustrazione che derivava da una delusione ingiusta e non meritata come quella di Madrid. La Juventus ha faticato all’inizio, balbettando a tratti e trovando il vantaggio solo alla fine del primo tempo. Nella ripresa ha dilagato. Una cosa è certa: Douglas Costa è stato il miglior acquisto di quest’anno. Completamente incontenibile, sia quando gioca a destra, sia quando gioca a sinistra. Un giocatore europeo e moderno che spacca le difese. È il migliore in campo, protagonista in tutti e tre i gol della Juventus con tre assist. La Samp ci ha provato, mettendo in campo il suo solito gioco, ma alla fine si è dovuta arrendere, come la gran parte delle squadre che giocano a Torino contro questa Juve. Importantissima vittoria e allungo sul Napoli. Vantaggio prezioso prima di un ciclo finale di partite che non comprende solo lo scontro diretto, ma anche le trasferte contro Inter e Roma.

 

Lazio-Roma

Magari questa volta l’attesa del derby è stata vissuta in maniera diversa dai tifosi della Roma, ancora increduli e meravigliati dell’impresa contro il Barcellona. Ma alla fine un derby è sempre un derby, specialmente a Roma, quando si gioca nella capitale. Anche nel posticipo domenicale, questa si conferma la giornata delle reti bianche. È uno dei più classici Lazio-Roma. Tanta energia, tanti falli fischiati da Mazzoleni e gioco molto spezzettato. Un pareggio piuttosto prevedibile nel quale le emozioni si concentrano soprattutto nel finale, quando la Lazio rimane in dieci per l’espulsione di Radu. Le occasioni più clamorose le hanno i giallorossi, con due pali colpiti. Anche i biancocelesti però ogni tanto si rendono pericolosi, nonostante l’inferiorità numerica. Un risultato nel complesso giusto che tiene ancora molto aperta ed incerta la lotta per il terzo e il quarto posto.

Vittorie sofferte per Juventus e Napoli

Vittorie sofferte per Juventus e Napoli, classifica invariata

Con tutto il rispetto, ma non era facile per la Juventus passare dal Real Madrid al Benevento. Non era scontato rituffarsi nel campionato dopo una batosta del genere. E infatti, qualche difficoltà nella partita dei bianconeri si è vista. I padroni di casa, giocando coraggiosamente e avendo poco da perdere, riescono per ben due volte ad acciuffare il pareggio con una doppietta di Diabatè. La difesa della Juve è spesso distratta. I tanti tiri concessi verso la porta di Szczesny, i due gol presi e l’affanno più o meno costante con il quale viene affrontato l’attacco del Benevento sono indice della poca concentrazione che c’era e delle insidie che si nascondevano dietro questa partita. Poi, come al solito, la Juventus ha giocatori singoli di grande qualità che sono in grado di incidere sul risultato da soli: la tripletta di Dybala e la prodezza di Costa ne sono un esempio lampante. Tre punti sofferti e testa alla Champions. Nel calcio tutto può succedere, ma a Madrid servirà veramente un miracolo. Non riconoscere che le possibilità di ribaltare il risultato siano quasi inesistenti sarebbe da folli.
Mancava un minuto più recupero alla fine di Napoli-Chievo. Chi guardava la partita, molto probabilmente si stava chiedendo come fosse possibile che il Napoli si stesse avviando a perdere. Sarebbe stata una di quelle sconfitte davvero difficile da metabolizzare, accettare e sopratutto spiegare. La Juve avrebbe allungato il distacco in classifica a sette punti, la corsa scudetto si sarebbe ormai delineata come compromessa del tutto. Dopo un rigore sbagliato, tantissimi tiri in porta e legni colpiti, sarebbe stato inaccettabile perfino un pareggio. Invece mancava un minuto e il Napoli si trovava in svantaggio a causa di un gol di Stepinski al 73’. Il pubblico aveva anche cominciato a rumoreggiare. Una cosa che non si era mai vista. Sembrava la classica partita con la quale la squadra partenopea alzasse bandiera bianca nella lotta scudetto, come tutte le avversarie della Juve negli ultimi sei anni. Proprio nel momento in cui tutti questi pensieri iniziavano a materializzarsi nella testa dei napoletani, è arrivata la svolta: il Napoli riesce a ribaltare la partita negli ultimi quattro minuti, con i gol di Milik e Diawara. Una vittoria fondamentale per la lotta scudetto, per mantenere lo svantaggio a quattro punti e per avere ancora delle opportunità nello scontro diretto a Torino, fra due settimane.

Tennis: Bentornata Vika!

A Miami tira un vento buono, il vento di due grandi ritorni: quello di Victoria Azarenka e Sloane Stephens

Sulla East Coast americana il torneo di tennis, maschile e femminile, procede “a gonfie vele”, e non è solo un modo di dire, perché il vento che si è alzato in questi giorni sta soffiando incessantemente durante i match. Nel femminile vediamo il ritorno di una grande tennista: la bielorussa Victoria Azarenka. La giocatrice, allontanatasi dalle competizioni per dedicare tempo alla sua maternità, era tornata in campo l’anno scorso, dovendo però fermarsi poco dopo a causa della separazione con l’ex compagno Billy McKeague. Ciò ha causato l’avvio di battaglie legali per ottenere la custodia esclusiva del figlio Leo. Secondi i termini della causa, intentata da McKeague, la Azarenka non poteva lasciare lo stato della California. Questa, a causa di un difetto di giurisdizione di Los Angeles, è stata spostata in Bielorussia, così la tennista è tornata finalmente a giocare. Ai quarti di finale del WTA, Vika ha battuto la Pliskova, in una partita tutta dominata dal forte vento. La Ceca, dopo aver concesso dei break importanti, si è arresa con il punteggio di 7/5, 6/3. In semifinale la bielorussa dovrà affrontare Sloane Stephens, con la quale aveva perso nel precedente torneo di Indian Wells. L’americana è reduce anche lei da un periodo buio: dopo la grande vittoria allo Us Open non ne ha più beccata una. Una sconfitta dietro l’altra fino al torneo di Acapulco. Ora sembra aver riacquistato il suo smalto, riuscendo a battere Muguruza e la Kerber (anche se evidentemente stanca dalla maratona con la Wang del giorno prima). Qualunque sia l’esito della semifinale, la Stephens può festeggiare il suo ingresso nella top ten.

Il re fuori dal trono

Roger Federer, dopo la striscia positiva di 17 vittorie consecutive,non sembra essere al suo meglio. Concluso Indian Wells con la sconfitta contro del Potro, a Miami ha perso alla prima partita contro il giovane Kokkinakis. Una partita in cui ha sicuramente sprecato tanto e con la quale ha ceduto la prima posizione in classifica a Rafael Nadal (lo spagnolo intanto ha confermato la sua presenza in Coppa Davis contro la Germania). L’elvetico, subito dopo la sconfitta, ha spiegato in conferenza stampa di volersi prendere dei mesi di recupero e allenamento per riprendere la sua piena forma. Anche quest’anno, quindi, non giocherà la parte di stagione sulla terra rossa e lo vedremo tornare a Wimbledon – per conquistare magari il nono titolo sull’erba.

Tennis: il ritorno di Juan Martin del Potro

L’argentino del Potro si aggiudica il primo Master 1000 della stagione, nonché il primo della sua carriera, battendo il re. Da domani ricominciano le partite per il secondo Master 1000

È iniziata da poco la stagione sul cemento americano e già da domani si avvia il secondo Master 1000 dell’anno, il Miami Open. Non facciamo in tempo a metabolizzare le emozioni di Indian Wells, che si passa dalla West Coast alla East Coast, con il caldo sole della Florida. In mattinata scenderà in campo il serbo Djokovic, seguito nel serale da del Potro e nella giornata di sabato vedremo Federer e l’australiano Nick Kyrgios.

Si interrompe la striscia positiva di re Roger: 17-0.

Torniamo, però, ora, in California per parlare del BNP Paribas Open, anche detto Indian Wells Master 1000. Si è concluso domenica con la vittoria di Juan Martin del Potro su Roger Federer. Questa, per l’argentino, è stata la prima vittoria in carriera di un Master 1000. Del Potro che finalmente sembra aver superato il brutto periodo, costellato dai tanti infortuni al polso sinistro, è tornato a giocare ad alti livelli (che ci ricordano molto la sua vittoria allo Us Open nel 2009). Ha giocato bene per tutto il torneo e arrivato in finale non ha ceduto neanche per un attimo. Roger Federer d’altro canto ci ha messo un pò del suo: non è stato impeccabile, anzi, il suo avvio di partita è stato lento e in seguito non ha saputo sfruttare i tre match point avuti a disposizione. A tratti nervoso, a tratti troppo falloso, il suo tennis in finale non è bastato contro il ritmo elevatissimo dell’argentino. Lo svizzero, che ha 36 anni, stava battendo un altro record: questo era il suo miglior avvio di stagione, diciassette vittorie di fila. La striscia si è interrotta, ma, l’elvetico non ha preso troppo male la sconfitta: ha postato una foto con il suo avversario congratulandosi. “What a battle today. Congrats on a fantastic tournament and match”. Alla fine della partita il pensiero di del Potro è andato al suo cane, Cesar, morto da poco e al quale ha dedicato la grande vittoria.

Stop Juve, riavvicinamento del Napoli e vittoria dell’Inter

Stop Juve, riavvicinamento del Napoli e vittoria dell’Inter

Scarica e stanca. Sono questi i due aggettivi più adatti per descrivere la Juventus scesa in campo a Ferrara. La squadra di Allegri manca in energia e velocità. Non riesce mai a cambiare ritmo per trovare uno spunto decisivo ed andare in gol. Quella di sabato sera è stata una prestazione non molto diversa da quella fatta a Roma contro la Lazio. Due settimane fa ci pensò Dybala a togliere le castagne dal fuoco, questa volta, invece, la giocata individuale non è arrivata, né da lui, né da nessuno. Questa partita deve servire come monito alla Juve, perché non si può sempre giocare con pazienza, convinti che il gol prima o poi arrivi, ma a volte serve anche andarsi a prendere le partite con energia. Energia che, dopo un ciclo di partite massacrante, è normale che mancasse. La sosta arriva al momento giusto per ricaricare le pile.
Nell’anticipo di mezzogiorno è finalmente l’Inter di Spalletti che sfodera una grandissima prestazione e torna a vincere in trasferta. Un netto 0-5 con quattro gol di Icardi. D’accordo che la Samp di Giampaolo non è la squadra brillante vista nel girone d’andata, ma una prestazione così ci voleva. Per la squadra, per l’allenatore, per i tifosi e per l’ambiente. Che sia di buon auspicio all’Inter per ritrovarsi, tornare a fare prestazioni come quelle di inizio stagione, ed essere pronta per gli ultimi due mesi di campionato, dove la corsa per il quarto posto sarà molto agguerrita.
Se l’ambiente partenopeo stava cercando un buon motivo per convincersi del fatto che la lotta scudetto non fosse ancora finita, in questa giornata ha trovato subito una risposta. Quando la Juventus pareggia inaspettatamente con la Spal, il Napoli torna a vincere in casa contro un Genoa molto ostico. Sembrava una di quelle classiche partite in cui la palla non vuole proprio entrare, un po’ per sfortuna, come nei due pali colpiti, un po’ per un atteggiamento a tratti troppo frettoloso, testimone della grande voglia che c’era di accorciare sulla Juve. Il vantaggio azzurro arriva soltanto alla mezz’ora della ripresa con un colpo di testa di Albiol che non segnava da due anni. Ormai si è capito, ma era facilmente intuibile anche precedentemente, che il campionato si deciderà soltanto alla fine, nelle ultime giornate. Adesso è tempo di godersi la sosta e tenersi pronti per la volata finale piena di scontri diretti.