Napoli e Juve: che duello!

Napoli e Juve: che duello! Le squadre di Sarri e Allegri stanno illuminando il campionato.

Nelle ultime giornate, con l’inizio del girone di ritorno, si è andata delineando una certezza nell’andamento del campionato per quel che riguarda la lotta scudetto. I cali di rendimento evidenti di Roma, Inter e Lazio hanno lasciato in vetta alla classifica le due vere superpotenze del nostro calcio: Juve e Napoli. Se la caratteristica del girone d’andata era stata quella di avere cinque squadre una vicino all’altra, ora la situazione è decisamente cambiata. Adesso per lo scudetto ci sono soltanto due formazioni, opposte e rivali, a darsi battaglia. Sono Juve e Napoli le protagoniste di un duello spumeggiante, fatto di sorpassi e contro-sorpassi, che molto probabilmente terminerà solo all’ultima giornata e che infiammerà i cuori di tutti gli appassionati. Due pianeti, quelli di Napoli e Juve, talmente opposti per ideologia e modo di vivere il calcio, ma che pur hanno un punto in comune: girano intorno alla stessa orbita, quella dello scudetto. Quel tricolore che così intensamente affascina il cuore del popolo partenopeo, a dir poco voglioso di riportarlo sotto il Vesuvio, è lo stesso che la Juve insegue con la solita ferocia, per continuare a scrivere la storia conquistando il settimo scudetto consecutivo, questa volta ancor più motivata da un rivale che riesce a tenere il suo passo. Due squadre diverse, due città agli antipodi, due allenatori toscani e completamente differenti. Sarri e Allegri saranno uno di fronte all’altro il 22 aprile a Torino, in occasione dello scontro diretto all’Allianz Stadium (orario e possibile anticipo ancora da definire). Lì potranno stringersi la mano e mostrare a tutti il loro diverso modo di far giocare le proprie squadre, anche se il campionato molto probabilmente non si chiuderà quel giorno. Nel frattempo, l’obiettivo per entrambi è quello di non lasciare punti per strada. Il finale di stagione si sta avvicinando, stiamo entrando nel vivo. C’è una battaglia tutta da gustare. Il fissismo di Sarri, che non cambia quasi mai uomini, contro l’eclettismo di Allegri, che invece la formazione la cambia quasi sempre. Gli opposti che si attraggono in un luogo che ha spazio per uno soltanto. Quel posto che la Juve ha raggiunto tante volte e che a Napoli ancora non si deve nominare…

Tennis: le due meraviglie sotto il cielo di Melbourne

Anche quest’anno è volto al termine il primo grande slam della stagione giocato in Australia. Edizione straordinaria che ha visto la vittoria di due stelle del tennis, Roger Federer e Caroline Wozniacki, nuovi record e incontri sensazionali. C’è stata la performance di alto livello del giovane coreano Chung, che ha battuto tra i tanti Novak Djokovic, costretto poi ad arrendersi allo svizzero a causa di un infortunio al piede. Peccato il ritiro di Rafael Nadal, costretto a fermarsi ai quarti di finale a seguito di un dolore alla coscia. Tra le donne c’è stata la sconfitta prematura della Sharapova.

Le due stelle dell’Australian Open 2018

Soffermandoci sul tabellone maschile non possiamo che fare un nome: Roger Federer. L’uomo delle meraviglie. A trentasei anni è ancora uno dei tennisti più forti. Sicuramente il più grande di tutti i tempi. È l’uomo dei record: con questa ennesima vittoria, il suo sesto Australian Open, è arrivato a quota 20 slam. Il primo uomo a riuscire in questa impresa; il terzo nella storia del tennis dopo Serena Williams (23) e Steffi Graf (22). Non ci sono parole per descrivere la sua grandezza, la sua eleganza, la sua forza di volontà, il suo sacrificio e la sua perfezione dentro quel campo da tennis e fuori. Federer, che in finale ha battuto il croato Marin Cilic per 6/2 6/7 6/3 3/6 6/1, ci ha tenuto a ringraziare il pubblico: «You guys. You fill the stadiums. You make me nervous. You make me go out and practice. And just like to thank you for everything. Wouldn’t be the same without you guys.» Un pensiero speciale poi è andato alla moglie Mirka e ai quattro figli, senza i quali oggi non sarebbe qui.

Rivolgendoci invece al tabellone femminile. La vittoria che tutti aspettavamo. La vittoria che lei aspettava da tanto. Il trionfo e la consacrazione di una campionessa. Caroline Wozniacki ce l’ha fatta. Ha portato a casa il suo primo slam battendo la numero uno Simona Halep. La prima danese a conquistare questo trofeo. A ventisette anni realizza il suo sogno e riesce così a scrollarsi di dosso quella terribile targa di “numero uno al mondo senza vincere uno slam”. Ha messo fine a tutte le chiacchiere di quelli che in questi anni le hanno chiesto continuamente quando sarebbe arrivata questa vittoria e con determinazione, grinta e coraggio se l’è finalmente portata a casa. Ha dimostrato il suo valore e chissà se seguiranno anche altri slam.

Trieste, un ritorno a casa

Un ritorno a casa, ma una casa fino ad allora sconosciuta, vista solo in un sogno dai contorni sfumati. A Trieste sono capitato quasi per caso: tre giorni liberi prima di Natale, un’occasione buona per fuggire dal luccichio tedioso di Milano e visitare un fratello trasferito lì.

Quando sono arrivato, il mare è stata la prima impressione. Per un figlio dell’Adriatico, il mare è una cosa seria, è una cosa che stringe le viscere e paralizza in estasi. Mentre il treno sferragliava in direzione della città, sussurravo il suo nome aspro, Trieste, come per cercare tra le labbra il suono delle onde che si infrangono sulla costa.

Mi accompagnava una guida d’eccezione, un compagno d’università triestino incontrato per caso a Venezia al momento del cambio di treno. Figlio di esuli istriani, nei suoi occhi si leggeva l’amore per la sua terra e per quel mare che è sempre lì ad aspettarti, come l’abbraccio di una madre che rivede il figlio emigrato.

Il mare di Trieste (foto dell’autore)

 

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Tennis: l’avvio di stagione ad Abu Dhabi e i ritorni in campo di Djokovic, Williams e Kyrgios

Continua l’assenza del “Re della terra rossa”

Manca poco all’avvio della decima edizione del Mubadala World Tennis Championship, che va ad inaugurare il nuovo anno e si tiene negli Emirati Arabi Uniti. Purtroppo il tennista spagnolo Rafael Nadal – che ha concluso la stagione da numero uno, posizione conquistata per la quarta volta nella sua carriera – non sarà presente a causa del suo dolore persistente al ginocchio. Proprio questo infortunio lo aveva visto ritirarsi dal Master di Parigi e dagli ATP Finals dopo una sola partita giocata e perduta contro David Goffin. Si dice dispiaciuto, il giocatore maiorchino, di non poter giocare qui ad Abu Dhabi per la nona volta, ma è stato un 2017 difficile e ha bisogno di riorganizzare il suo calendario in maniera diversa per poter essere pronto al meglio. D’altronde per mantenere l’apice della classifica la sua preparazione fisica e mentale non può essere soltanto buona, ma ottima.

La stagione ricomincia ad Abu Dhabi e le attenzioni vanno a Djokovic, Kyrgios e alla Williams

Comunque, il Mubadala World Tennis Championship è un torneo di esibizione con sei giocatori. Quest’anno i presenti sono: Kevin Anderson (n. 14 nella classifica mondiale), Novak Djokovic (12), Pablo Carreno Busta (10), Dominic Thiem (5), Andrey Rublev (39), Roberto Bautista Agut (20) che ha preso il posto di Nadal. Finalmente torna in campo il giocatore serbo, assente dalle competizioni da luglio a causa dell’infortunio al gomito destro. C’è quindi grande fermento per rivedere giocare Djokovic, il quale spera di ritrovare l’equilibrio con il nuovo allenatore Radek Stepanek. I riflettori poi sono puntati anche sulle donne, in particolar modo su Serena Williams: la neo-mamma torna in campo ora, dopo la maternità, contro Jelena Ostapenko, la lettone vincitrice dell’ultimo Roland Garros. Questa inoltre sarà la prima volta in cui una partita femminile verrà disputata all’interno di questo Championship.

  A seguire poi ci sarà il primo grande slam della stagione, l’Australian Open. Qui ritroveremo l’australiano Nick Kyrgios, il quale ha terminato l’anno aiutando i più bisognosi. Il 22enne aveva già deciso di donare dieci dollari per ogni suo ace fatto durante la stagione, per aiutare le vittime dell’Uragano Maria a Portorico. Ora ha comunicato di alzare la donazione a cinquanta dollari. Inoltre ha in mente un progetto ancora più ambizioso: costruire una struttura per aiutare i bambini che non hanno accesso allo sport. Fuori dagli allenamenti, Kyrgios sta lavorando per realizzare questo sogno. Il giovane dice di aver avuto una visione un paio di anni fa: costruire un posto, per questi bambini, dove poter vivere, giocare a praticare gli sport. Recentemente aveva anche donato 100.000 dollari ottenuti da un match esibizione contro Del Potro. E’ proprio vero che un bad boy può sempre nascondere un cuore d’oro.

Non si fermano i sorpassi

Non si fermano i sorpassi nella diciassettesima giornata: cade l’Inter, vittoria di Napoli, Roma e Juve

Quello che sicuramente fa effetto della diciassettesima giornata di campionato è la prima sconfitta stagionale dell’Inter, consumatasi in casa contro l’Udinese. Per la prima in volta in questa stagione la squadra di Spalletti esce senza nessun punto dal campo. Dopo la prestazione non brillantissima contro il Pordenone, l’Inter continua sulla stessa scia: una partita al di sotto del proprio livello di gioco abituale, interpretata senza la giusta attenzione. Meriti anche dell’Udinese che gioca un match di grande personalità, tenendo palla, lottando su ogni pallone e non rinunciando mai a ripartire con coraggio in contropiede. All’inizio del secondo tempo l’Inter smette di giocare ed esce piano piano dalla partita, salvo qualche attacco finale, più di orgoglio che di altro.
Poche parole dietro si porta la prestazione del Napoli, anche se non ancora spumeggiante, specie se paragonata a quelle di inizio stagione. Ma è quanto basta per chiudere la pratica Torino nella prima mezz’ora e per riprendere la vetta della classifica. Grande iniezione di fiducia dopo le difficoltà delle ultime settimane. Inutile il gol di Belotti nella ripresa.
Molte emozioni quelle che giungono dall’Olimpico di Roma, non tanto per il risultato finale, quanto per come sia arrivata la vittoria della Roma: un gol in mischia di Fazio nel quarto minuto di recupero (dei sei concessi dall’arbitro) consegna la vittoria al fotofinish ai ragazzi di Di Francesco. Dopo aver mancato il gol in alcune occasioni, tra cui un rigore sbagliato da Perotti, i giallorossi riescono a trovare la via della rete solo nell’azione più strana, avvenuta nei minuti di recupero. A condannare il Cagliari c’è solo il risultato, anche se dopo la perdita di Barella per infortunio, i sardi erano calati nell’ultimo quarto d’ora. Vittoria molto importante per la Roma.
Il fatto che Allegri non parli più di attenzione e che faccia semplicemente i complimenti ai suoi ragazzi per i tre gol rifilati al Bologna, qualcosa ci fa capire. Sesta partita consecutiva fra campionato e Champions senza subire gol per una Juventus che sta tornando a fare la Juventus. Un’intensità pazzesca, un ritmo impressionante. Dominio territoriale e superiorità numerica in ogni zona del campo, dall’inizio alla fine, senza mai concedere niente e rincorrendo gli avversari sullo 0-3. Poco da fare per il Bologna. Un piccolo indizio su quello che saranno i bianconeri nel corso della stagione, per arrivare pronti a quel famoso mese di marzo che Allegri nomina sempre. Per il momento secondo posto riconquistato scavalcando l’Inter.

Milan: addio Montella

Esonerato Vincenzo Montella, ecco Gattuso

Era nell’aria già da un po’ di tempo, ma nella mattinata di ieri è arrivata l’ufficialità: Vincenzo Montella non è più l’allenatore del Milan. La società rossonera, attraverso un tweet, ha comunicato l’esonero dell’allenatore campano. La squadra sarà affidata a Gennaro Gattuso, ex giocatore rossonero, emblema dell’era d’oro ed allenatore della Primavera. Una decisione difficile, ragionata e maturata nel corso del tempo quella presa dalla società milanista. Dopo l’ennesima prestazione non convincente della squadra nel pareggio interno contro il Torino, la dirigenza è tornata a percorrere la strada che sembrava aver abbandonato negli ultimi periodi e che ha finito per portare all’esonero di Montella. Niente più voli alla guida tecnica del Milan per l’aeroplanino. Questo esonero non è soltanto la conseguenza di un avvio di stagione molto faticoso, ma anche una chiara testimonianza di un amore mai sbocciato con Fassone e Mirabelli. Molto probabilmente, sin da questa estate, la nuova dirigenza rossonera non ha mai espresso una fiducia smisurata nei confronti del tecnico, preferendo magari altri profili da scegliere per l’inizio del nuovo progetto. Alla fine si decise di continuare con lo stesso allenatore, per dare una sorta di continuità ai buoni risultati ottenuti da Montella nella passata stagione, nonostante sulla panchina rimanesse una figura scelta dalla vecchia dirigenza. Da quel 28 giugno del 2016, giorno in cui si insediò sulla panchina del Milan, Montella, oltre ad aver conquistato la Supercoppa di Doha contro la Juventus, aveva anche riportato i rossoneri in Europa dopo tre anni e mezzo, centrando il sesto posto. Fresco di rinnovo e supportato da una campagna estiva sulla carta straordinaria ed entusiasmante, questa sembrava essere la vera stagione del riscatto milanista, quella in cui il Milan doveva tornare ad essere un vero protagonista del calcio italiano dopo tanti anni di assenza all’appello delle grandi. Fin qui le cose sono andate anni luce lontane da quelli che erano i progetti iniziali e da quello che l’eccessivo entusiasmo estivo aveva lasciato freneticamente auspicare. Adesso toccherà a Gattuso prendere in mano la situazione, risollevare l’ambiente e provare a salvare quella che potrebbe essere l’ennesima stagione buttata al vento, risalendo la classifica. Chiaro a tutti che è il Milan è distante dal livello di squadre come Napoli, Inter e Juve, ma sicuramente può giocare in maniera migliore di questa ed ottenere risultati diversi, visti i parecchi soldi spesi in estate e data la qualità della rosa.
Ecco che inizia l’era Gattuso, è il suo turno. Ringhio non ha la bacchetta magica, ma con il suo carattere grintoso può provare a trasmettere quel qualcosa in più all’ambiente per evitare un’altra stagione non da Milan.

 

Continua lo show

Continua lo show del campionato italiano fatto di sorprese e sorpassi

Continua lo show della Serie A. Il campionato non smette di sorprenderci, come la trama di un film intenso, lungo e pieno di sorprese.
Roma-Lazio: lo spettacolo comincia nel primo anticipo di sabato, dove va in scena il derby della capitale. Grandissima prova della Roma di Di Francesco che torna ad imporsi in un derby scavalcando in classifica una Lazio meno convincente rispetto alle precedenti uscite. Dopo un primo tempo abbastanza in bilico, i biancocelesti pagano un calo di attenzione all’inizio della ripresa. Nel giro di quattro minuti, la Roma va a segno con Perotti su rigore e con Nainggolan, controllando la gara fino all’intervento del VAR che concede un rigore alla Lazio per fallo di mano di Manolas: Immobile riapre la partita dal dischetto, ma è troppo tardi. Finale un po’ sofferto e Roma in evidente crescita, non soltanto guardando la classifica.
Napoli-Milan: quello sceso in campo al San Paolo non è certamente un brutto Milan, sia per la disposizione in campo, sia per la personalità con la quale gli uomini di Montella interpretano la partita, provando a gestire il possesso palla (mai cosa facile contro il Napoli) e anche per l’atteggiamento. Il problema è che il Napoli di questi primi mesi di campionato è troppa roba per essere messo in difficoltà da avversari solo coraggiosi e ordinati. Ci vuole ben altro, specialmente quando gioca fra le mura di casa. Difficile trovare difetti a questa squadra sin qui. Vittoria importante per il consolidamento del primo posto in classifica.
Sampdoria-Juventus: Cosa sta succedendo? Eccola la domanda che si fanno in molti. Un pomeriggio da incubo per la Juventus che cade clamorosamente a Marassi davanti ai colpi di una Samp a dir poco favolosa in casa. Per una volta anche le dichiarazioni di Allegri non sembrano molto convincenti. Vero che il primo tempo era stato abbastanza equilibrato, ma poi? Non si può uscire dalla partita, prendere altri tre gol fuori casa e fermarsi a protestare invece di difendere. Questa non è Juve. Le trame di gioco offerte non sono esaltanti, la squadra corre poco, non ha voglia di sacrificarsi ed esce mentalmente dalle partite. Il Napoli torna a quattro punti di distanza. Urge trovare una soluzione e cambiare regime, altrimenti la lotta scudetto si complica molto, visto che le concorrenti non lasciano niente per strada.
Inter-Atalanta: nel posticipo domenicale a San Siro la squadra Gasperini cerca il riscatto dopo aver raccolto un solo punto nelle ultime due partite prima della sosta. Però contro questa Inter, trascinata da un Icardi in assoluto stato di grazia, è molto difficile avere la meglio. Il primo tempo finisce a reti inviolate. Nel secondo tempo è proprio il capitano dell’Inter a prendersi la scena. Con una doppietta favolosa di testa, da vero centravanti d’area, regala all’Inter la vittoria e il secondo posto in classifica, scavalcando nuovamente la Juventus. Dodicesimo e tredicesimo gol in campionato per Icardi.

Un grande fallimento

Grande fallimento azzurro: Italia fuori dal Mondiale

Quella di ieri sera è stata sicuramente una delle serate più tristi della storia del calcio italiano. Non succedeva dal lontano 1958. Sembra di vivere un incubo, uno di quelli che si desidera dimenticare in fretta una volta svegliati, ma purtroppo è la triste e crudele realtà, specchio di un grande fallimento: la nazionale italiana non parteciperà ai prossimi Mondiali in Russia. Contava solamente vincere, non importava come. Non c’era tempo di migliorare il gioco, le idee, la manovra, la formazione e mille altre cose ancora. Non c’era tempo per criticare le scelte di Ventura, ancora una volta discutibili. Non c’era tempo per le chiacchiere italiane da bar, per fare gli allenatori. Bisognava stringersi tutti insieme come un tempo e portare il risultato a casa. La nostra più grande forza e caratteristica principale è stata sempre quella di fare grandissime prestazioni sotto pressione, quando ci trovavamo con le spalle al muro. In quelle situazioni la nazionale italiana trovava sempre la forza di sorprendere tutti e andare avanti. La storia recente del nostro calcio ci insegna che le cose sono cambiate. Il movimento calcistico ha toccato il fondo, il punto più basso dal 1958. E le lacrime amare di Buffon, forse mai visto così, ci danno testimonianza di quanto accaduto. Il portiere azzurro avrebbe giocato il suo sesto mondiale in carriera e sarebbe stato l’unico giocatore nella storia del calcio ad averlo fatto. Siamo giunti alla fine di un ciclo, dato che lasceranno la nazionale anche colonne come De Rossi, Barzagli e Chiellini. Due mondiali disastrosi (2010 e 2014) e ora anche la non qualificazione a Russia 2018. L’intera nazione e l’intero movimento sono giunti al punto di non ritorno. Molto difficile trovare le parole giuste per descrivere quest’apocalisse. Altrettanto arduo provare ad immaginare un mondiale senza Italia, senza i colori azzurri, visto che tanti di noi nemmeno erano nati l’ultima volta che accadde una cosa simile. Molti vorranno dimenticare velocemente questa partita, come si fa con le cose dolorose. Ma soltanto non dimenticando si può far sì che una cosa del genere non succeda più. Solamente affrontando le cose dolorose, perché di cosa dolorosa si tratta, si può andare avanti, ci si può rialzare e non commettere più tali errori.

Un campionato diverso

Questo è un campionato diverso. Un po’ pazzo, incomprensibile e molto divertente

Questo è un campionato diverso. Un po’ pazzo, incomprensibile e molto divertente. Altrimenti come spiegare i continui movimenti di classifica nel gruppo di testa o l’emozionante 2 a 4 di Fiorentina-Roma? Come spiegare le varie e dicotomiche versioni di una Juventus disattenta e sfortunata, che per poco non permettono al Benevento di conquistare i primi punti della stagione? Che dire del diluvio improvviso che si abbatte sulla capitale e impedisce il regolare svolgimento di Lazio-Udinese? Le notizie da sottolineare che arrivano dai campi sono due: il pareggio dell’Inter in casa contro il Torino e quello del Napoli al Bentegodi. Per la prima volta in questo campionato l’Inter si stoppa davanti ai suoi tifosi, non andando oltre l’1-1. Con il contributo dei soliti Perisic e Icardi, che mettono Eder in condizione di appoggiare semplicemente la palla in porta, il primo con un cross e il secondo con un assist volante, la squadra di Spalletti rimette in piedi una partita che si era complicata dopo il vantaggio granata di Iago Falque. Per poco rischia anche di vincerla, se non fosse per la traversa clamorosa colpita da Vecino, ma anche di perderla, visto che il Toro gestisce male delle ripartenze nel finale. Nerazzurri comunque molto solidi e organizzati. Il Napoli invece sembra pagare le fatiche di Champions, sia a livello mentale che fisico. Il problema è che quando le partite diventano tante, la rosa corta, lo scarso turnover attuato da Sarri e il gioco dispendioso a ritmo alto non aiutano di certo. Sul fatto che il Napoli sia una squadra ancora più matura dell’anno scorso non ci sono dubbi, ora però l’altro passo in avanti da fare è imparare a vincere le partite anche non esprimendo sempre al massimo il proprio calcio. Ecco che si consuma il secondo pareggio stagionale per i partenopei. La Juventus non va molto lontana dal rovinarsi la festa per il suo anniversario di nascita, ma alla fine dei novanta minuti si riporta davanti all’Inter e torna ad un solo punto di distanza dal primo posto, grazie alla vittoria sofferta contro il Benevento. I cali di tensione dei bianconeri sono qualcosa di strano in questa stagione, così come lo è l’andamento inverso e contrario di Dybala ed Higuain. Quando si decideranno a giocare bene contemporaneamente entrambi cosa succederà? Una cosa è certa: mai come quest’anno saranno decisivi gli scontri diretti. Nelle ultime cinque giornate la Juve affronta il Napoli, l’Inter e la Roma. Se il gruppetto di testa arriva attaccato al rush finale, sarà veramente uno spettacolo.
Nel posticipo domenicale il Milan torna alla vittoria per 0-2 sul campo del Sassuolo. Tre punti d’oro per Montella e un bel respiro di sollievo: ossigeno puro. Che l’eccessivo entusiasmo di quest’estate abbia sballato un po’ i valori reali è cosa certa, perché il Milan non è ancora una squadra da scudetto. Ma sicuramente i rossoneri possono e devono giocare molto meglio di come hanno fatto fin qui. La patata bollente da gestire è nelle mani di Montella. Il tutto per riconquistare punti in classifica, trovare stimoli giusti e riconoscersi in un’idea di gioco.

Dopo la sosta si torna in campo con altri big match, ma ora spazio alla nazionale. C’è un mondiale da conquistare!

 

Cento volte Higuain

Cento volte Higuain: il Pipita stende il Milan con una doppietta

Sono le ore 18:00 di un sabato pomeriggio d’ottobre. A Milano l’aria è elettrica, quella solita che caratterizza i grandi eventi. La partita è una classica del calcio italiano: Milan contro Juventus. 730 milioni di spettatori tv, sfida trasmessa in oltre 200 paesi e San Siro praticamente tutto esaurito. Non manca proprio nulla per riportare alla mente le grandi sfide del passato che hanno caratterizzato la storia di queste due squadre e animato gli animi di molti tifosi, anche se, peccato per il nostro calcio e per gli amanti delle grandi partite, il livello attuale del Milan non è ancora quello dell’era Berlusconi. Però come molto spesso accade nel campionato italiano, quando la posta in palio è alta, le partite difficilmente sono spettacolari: infatti il match risulta nel complesso abbastanza equilibrato, con molti duelli fisici e lotte in mezzo al campo. Allegri va sul sicuro e si affida al suo 4-2-3-1 con Pjanic e Khedira in mezzo al campo e Cuadrado, Dybala e Mandzukic alle spalle di Higuain. Data l’assenza di Bonucci, Montella schiera un insolito 3-4-2-1 con Abate centrale difensivo di destra, Borini e Rodriguez esterni di centrocampo, Suso e Calhanoglu dietro al croato Kalinic. Il Milan parte molto forte, andando a pressare alto la Juventus e cercando di riconquistare velocemente la palla, al contrario di quanto fatto nel derby, dove aveva mantenuto un atteggiamento più attendista. Con il passare dei minuti però la Juventus viene fuori, inizia a prendere le misure alla pressione rossonera e a tenere di più palla. Il Milan non gioca una brutta partita, i ragazzi di Montella non sono criticabili dal punto di vista dell’impegno e dell’atteggiamento. Non si lasciano mai totalmente dominare dalla Juve, tant’è che sullo scadere del primo tempo vanno vicini al pareggio, sventato solo dalla parata di Buffon che devia il tiro di Kalinic sulla traversa. Ma i bianconeri danno sempre l’impressione di avere sotto controllo la partita e il ritmo del gioco, congelato con un’ottima gestione del pallone. E poi sappiamo benissimo che nel calcio sono i campioni a fare la differenza. E Higuain è uno di questi. I due gol segnati ieri sera a San Siro sono di una bellezza stordente, propri di un giocatore come lui e di un centravanti di razza. Cattiveria e istinto puro. Questo è il vero Higuain, quello che in una frazione di secondo si gira, stoppa e tira: immarcabile. Con la doppietta di ieri sera raggiunge quota cento e centouno reti in Serie A. Se oltre a segnare, si mette anche a correre, vincere i contrasti ed aiutare la squadra, le cose per gli avversari si complicano parecchio. Forse la sua miglior partita da quando si è trasferito a Torino. Il Milan ha poco da rimproverarsi davanti ad una Juve così spietata. I bianconeri hanno giocato la partita perfetta che era nella testa di Allegri, consapevole che i suoi devono ancora entrare in forma e che le partite sono molte: squadra concreta, cinica, poche energie sprecate, controllo del ritmo partita, abbassato ogni qual volta l’inerzia dell’incontro tendeva ad alzarlo e zero gol subiti (era ora). Massimo risultato, minor sforzo possibile.
La Juventus attende la Champions e si gode il primato in classifica per  qualche ora. Invece tanto lavoro da fare ancora per il Milan.