Le censure e gli adattamenti applicati agli anime giapponesi

Erano gli anni ’90 e quasi tutti i cartoni che dal Giappone arrivavano in Italia venivano censurati.

In Giappone il mercato è molto più vasto rispetto al nostro e il pubblico a cui si rivolge è eterogeneo e di tutte le età. L’anime quindi non è un prodotto destinato esclusivamente ai bambini. Nel momento in cui viene esportato in altri Paesi vengono spesso operate delle censure per rendere il prodotto compatibile con il contesto culturale del Paese importatore. In Italia, essendo il cartone finalizzato ai bambini e adolescenti, si adoperano adattamenti, soprattutto quando trasmesso su reti pubbliche.

Quando si adottano le censure?

1 – Scene di sesso e di nudo. Negli anime giapponesi non è raro trovare delle scene erotiche, dei nudi, seminudi o scambi di effusioni. Queste sequenze vengono tagliate oppure modificate. Censure di questo tipo si trovano ad esempio in Occhi di gatto, Dragon Ball, Il mistero della pietra azzurra e È quasi magia Johnny.

2 – Scene di violenza. Scene in cui un personaggio muore, si ferisce o c’è troppo sangue vengono anche qui tagliate o modificate. Accadeva spesso con i cartoni degli anni ’90 e 2000; in seguito queste censure furono ridotte, con alcune eccezioni: in One piece I cavalieri dello zodiaco è stato modificato il colore del sangue, così come in Naruto hanno ritoccato le scene più violente. Anche il linguaggio ha subito delle modifiche nei cartoni trasmessi da Mediaset in quel periodo: parole come “morte”, “ammazzare” venivano sostituite da “eliminare”, “sparire”.

3 – Modifiche della trama. Spesso nella trasposizione si varia l’età dei protagonisti; nel doppiaggio italiano non si traducono alcuni termini originali, si cambiano o si aggiungono dialoghi (questa pratica scomparirà negli anni 2000) anche quando i personaggi sono in silenzio: accade in Dragon Ball e ne I cavalieri dello zodiaco. Inoltre nella trasmissione sulle nostri reti viene eliminato lo stacco, presente nell’anime giapponese e utilizzato per introdurre la pubblicità a metà episodio.

4 – Riferimenti al Giappone. I nomi giapponesi in Italia venivano tradotti con nomi italiani o inglesi, operando una sorta di “semplificazione culturale”, spesso contestata. Questa alterazione ha causato a volte alcuni incomprensioni, coma avviene in Sailor Moon: la protagonista Usagi, viene ribattezzata in Italia con il nome di Bunny, richiamando il significato del nome giapponese. Tutto bene fino alla seconda serie quando appare una bambina che si fa chiamare anch’essa Bunny e che poi verrà ribattezzata Chibiusa per non confonderla con la protagonista. In Italia non si capisce il perché di questo nome, deducibile invece in Giappone. “Chibi-usa” significa “piccola Usagi”. Altro caso di semplificazione culturale è l’eliminazione di bandiere o ideogrammi giapponesi.

5 – Scene che riguardano l’identità sessuale. Capita negli anime giapponesi che i personaggi dello stesso sesso facciano coppia fissa o che per un motivo o per un altro cambino sesso. Succede in Sailor Moon e in Ramna 1/2. Nella trasposizione questi avvenimenti vengono spiegati diversamente, come ad esempio la coppia formata da Sailor Uranus e Sailor Neptune in Sailor Moon viene mostrata come una semplice coppia di amiche, cambiando quindi anche parti della trama.

Tanti, troppi sono stati i cartoni censurati. Tra quelli maggiormente colpiti ci sono È quasi magia Johnny, Rossana, Piccoli problemi di cuore. Seguono poi una sfilza di cartoni che pure hanno subito censure, talvolta eccessive, come Lady Oscar, Sailor Moon, Mila e Shiro, Kiss me Licia. Dal 1997 però esiste un’associazione che si batte contro la censura, l’ADAM (Associazione italiana difesa anime e manga). Inoltre una scorciatoia agli adattamenti che la Rai e la Mediaset adottavano per i cartoni trasmessi era rappresentata da MTV, la quale trasmetteva anime in forma integrale.

Boldi e De Sica

Boldi e De Sica tornano “amici come prima”. A natale il film che li vede di nuovo insieme

A 13 anni di distanza dal loro ultimo cinepanettone, “Natale a Miami”, Christian De Sica e Massimo Boldi riprendono il sodalizio interrotto e lo celebrano con il film che li vede nuovamente insieme. “Amici come prima” sarà il nuovo film di Natale che vedrà protagonista il duo comico più famoso del cinema nostrano.

Il motivo della lite

Dopo aver girato insieme 23 film, Boldi e De Sica decidono consensualmente di separarsi. Il primo dichiara di non sentirsi più a suo agio con Christian, il secondo parla di invidie e gelosie da parte dell’amico. In realtà il motivo della rottura non è mai stato chiarito definitivamente. Il primo passo verso una riappacificazione viene fatto da Boldi durante l’intervista a Domenica Live. L’attore ha spiegato come la separazione fosse avvenuta in seguito alla morte della moglie Marisa e di come, a suo dire, De Sica non gli sia stato vicino durante il lutto.

La confessione di Boldi

Massimo Boldi ha spiegato alle telecamere di canale 5 di sentire la mancanza dell’amico e di essere pronto ad intraprendere una nuova avventura insieme, anche professionale. “Ma posso litigare con Christian io? È stato solamente il periodo di quando son rimasto vedovo”, ha chiarito l’attore. “Ho avuto un momento difficile della mia vita, volevo capire tante cose e non ho rinnovato il contratto con De Laurentiis. Volevo provare a fare il produttore e così ho fatto. Vuoi chiamare Christian in diretta? Chiamalo”.

Di nuovo insieme

L’invito a una riappacificazione è stato accolto da Christian De Sica il quale, nel corso della trasmissione Effetto Notte, ha dichiarato: “Mi auguro che i nostri film italiani a Natale vadano tutti bene. Un messaggio per Massimo? Beh, se abbiamo una bella idea torniamo insieme. Magari Ragazzi irresistibili, visto che siamo due vecchi”.

 

The Handmaid’s Tale torna con una nuova stagione

The Handmaid’s Tale è tornata con una seconda stagione il 25 aprile (il 26 in Italia su TIMvision).

La serie, basata sul romanzo omonimo della scrittrice Margaret Atwood, ha vinto otto Emmy Awards e due Golden Globes. I riconoscimenti hanno premiato sia le performance attoriali del cast sia la regia e gli aspetti più tecnici, confermandola come uno dei prodotti migliori degli ultimi anni.

La storia è ambientata in un futuro distopico in cui il tasso di fertilità umano è molto basso. In seguito ad una guerra civile gli Stati Uniti d’America sono stati trasformati in Gilead, un mondo governato da un gruppo di fanatici religiosi. Ai vertici della società ci sono gli uomini, i “comandanti”. Le donne sono divise in tre gruppi contraddistinti da divise dai colori diversi: Mogli, Marta e Ancelle. Le Ancelle (Handmaids in lingua originale) sono le poche donne fertili rimaste e in virtù di questa caratteristica ricoprono il ruolo di vere e proprie incubatrici umane.

La protagonista assoluta della serie – interpretata da una sempre più eccezionale Elisabeth Moss- è June Osbourne, proprio una delle ancelle. Così come tutte le altre, June viene assegnata ad una coppia comandante-moglie ed ogni mese è sottoposta alla “Cerimonia”: viene stuprata dal comandante davanti agli occhi della moglie. Questa pratica viene mostrata diverse volte in tutta la sua assurdità e crudeltà. Trova il suo fondamento in un passo della Genesi che racconta la storia di Giacobbe, unitosi con la serva della moglie per ovviare alla sterilità di quest’ultima.

La “cerimonia” in una scena della prima stagione.

Un futuro lontano?

Guardando la serie ci si trova catapultati in un mondo claustrofobico in cui la violenza e la sopraffazione sono all’ordine del giorno. Un mondo retrogrado in cui l’omosessualità è considerata un crimine e in cui la donna ha perso tutti i suoi diritti. Alle donne, infatti, non è permesso leggere, guidare, lavorare o possedere denaro. Le ancelle hanno perso persino il diritto di avere un nome e vengono chiamate usando il nome del comandante al quale sono assegnate. La protagonista è ad esempio Of-Fred (nella versione italiana Di-Fred) a simboleggiare brutalmente il possesso assoluto dell’uomo su quella che in effetti è considerata una merce, un oggetto.

È un mondo spaventoso che genera nello spettatore un mix di rabbia e paura. Nelle sue caratteristiche distopiche, infatti, riesce ad essere assolutamente credibile e vicino al nostro presente. Indubbiamente uno dei punti forti di questa serie è proprio questo. Ha la capacità di mostrare, con vari dettagli, che quello che lo spettatore sta guardando non è poi così lontano dalla sua vita quotidiana, non è una deriva così improbabile e fantascientifica. Infatti, le tendenze che nella serie hanno portato a costruire una società del genere (omofobia, misoginia, fanatismo e bigottismo) sono indubbiamente presenti nella nostra società.

Cosa aspettarsi dalla seconda stagione

La seconda stagione inizia esattamente dal finale della prima.  June è stata prelevata dalla casa del comandante ma non sa se andrà incontro alla libertà o a qualche forma di punizione. I primi cinque minuti della prima puntata sono silenziosi, c’è solo la colonna sonora ad accompagnare le riprese. Ritornano i primi piani che dicono molto più di mille parole, fatti di espressioni e di occhi sofferenti. Lo spettatore ritrova subito tutti gli elementi che hanno caratterizzato la prima stagione, primo fra tutti la splendida fotografia.

Con queste prime due puntate The Handmaid’s Tale si conferma come un prodotto di qualità, imperdibile per tanti motivi. È una serie che vuole scuotere lo spettatore, vuole farlo arrabbiare, indignare. Vuole portarlo a farsi domande scomode per fare in modo che il vero futuro sia il più diverso possible da quello di Gilead. Per questo motivo, la violenza, la rabbia e le ingiustizie in queste due puntate si fanno ancora più intense, fino quasi a diventare insopportabili.

Una serie quindi che, oltre ad essere qualitativamente validissima, è socialmente indispensabile: vietato perderla.

Sense8 – esce la data dell’episodio finale

Sembrava impossibile, ma, ce l’abbiamo fatta!

Segnate in agenda l’8 giugno. È questa la data prevista per mandare in onda l’episodio finale della travagliata serie televisiva Sense8. La notizia è stata divulgata nei giorni scorsi, tramite una locandina, sulle pagine ufficiali della Serie e dai vari membri del cast. I sensates stanno tornando!

Insieme fino alla fine. È stato difficile ottenere questo finale, ma, finalmente ce l’abbiamo fatta. La serie delle sorelle Wachowski era stata cancellata da Netflix dopo solo due stagioni, a causa degli elevati costi di produzione, spezzando il cuore di tutti i fan e anche degli attori protagonisti. I primi allora si erano mossi attivamente per ottenere una terza stagione, una continuazione della storia lasciata completamente appesa, con quella suspence da batticuore. Avevano iniziato a condividere foto della serie sui social con gli hashtag #BringbackSense8 o #RenewSense8. Avevano avviato anche una petizione su Change.org per chiedere il rinnovo della terza stagione.  Purtroppo la risposta di Netflix era arrivata come il colpo netto di un boia che smorza ogni speranza: Abbiamo visto le petizioni. Abbiamo letto ogni messaggio […]. Avremmo voluto poter continuare questa avventura. Se ci abbiamo messo tanto a rispondere è perché abbiamo pensato a lungo a come farlo. Ma non è possibile”. L’attore che interpreta Will Gorski, Brian J. Smith, ormai abbattuto, aveva voluto ringraziare di cuore i fan, affermando che essi avevano comunque fatto la differenza. Sembrava non ci fosse più niente da fare quando, a giugno dell’anno scorso, all’improvviso arriva l’annuncio di Netflix sull’uscita dello speciale finale. E ora abbiamo anche una data.

I fan non smettono lo stesso di sognare un’intera terza stagione. I protagonisti hanno dato la loro disponibilità a continuare Sense8; le sorelle Wachowski hanno sempre detto di avere in mente i copioni per ben cinque stagioni; perfino il produttore italiano della serie Malerba ha parlato della possibilità di una continuazione. Egli ha affermato: “Sense8 ha un grandissimo significato a livello umano e personale per tantissima gente. […] Parla di temi sociali attuali molto importanti. […] C’è un bel messaggio in Sense8. L’ho visto nei fan, che sono impazziti”. Ci sono tutte le premesse per mandare avanti questa serie televisiva, ora bisogna solo vedere se la pensa allo stesso modo anche la piattaforma che la trasmette. Intanto abbiamo questo finale. Andrà in onda l’8 giugno alle ore 9:00 in Italia, il titolo dell’episodio sarà “Amor Vincit Omnia” e durerà 151 minuti. Preparate i pop-corn, i fazzoletti and tell your cluster!

Isabella Biagini

Morta Isabella Biagini: l’ex soubrette viveva con 700 euro di pensione

Isabella Biagini si è spenta il 14 aprile nella clinica “Antea Hospice” al Santa Maria della Pietà a Roma dove era ricoverata da un mese a causa di complicazioni a seguito di un’ischemia. Aveva 74 anni.
Biondissima, occhi sgranati, fisico procace, Isabella Biagini, classe 1942, è nata per fare la televisione, non a caso fu notata nemmeno adolescente dal grande Michelangelo Antonioni che le diede subito un ruolo in Le amiche del 1955. Ma il vero successo la Biagini lo conobbe quando ad un concorso per annunciatrici tv si presenta conciata da “fatalona” e crea talmente tanto scompiglio e ilarità che il giorno dopo viene ingaggiata per un ruolo comico.

Una carriera sfavillante tra lustrini e scollature

Isabella Biagini, nata Concetta Biagini, è riuscita in quello che poche showgirl riescono a fare (soprattutto oggi!): essere divertenti e sexy, un binomio cucito alla perfezione su di lei. Perché la bionda più svampita d’Italia faceva ridere davvero e non a caso era considerata “la Marilyn italiana”. Fra gli anni Sessanta e la fine dei Settanta partecipa a numerosi film, prevalentemente commedie, riproponendo al pubblico il fortunato cliché della svampita procace. Poi i varietà in Rai, dove conquista tutti con il suo fisico da pin-up e la sua dissacrante ironia.

Il declino e la morte

Ma spentesi le luci della ribalta, la Biagini ha dovuto affrontare un lento e inarrestabile declino, costellato da lutti, relazioni complicate e salute cagionevole.  Dopo la morte della figlia Monica nel 1998, stroncata da un tumore fulminante, la Biagini ha sofferto di una lunga depressione. Nel 2016 ha dichiarato di vivere con 700 euro di pensione, di essere stata truffata dal fratellastro e di essere stata investita da un’auto mentre inseguiva il suo cagnolino. Dopo il grande successo che lo star system le aveva regalato, Isabella Biagini è tornata ad essere Concetta. Fu lei stessa a dichiarare che già da viva si considerava morta, e che tutto quello che desiderava era andarsene e senza nemmeno troppo scalpore.

Cameron Diaz

Cameron Diaz dice addio al cinema: la superstar va in pensione

Si spengono i riflettori su Cameron Diaz. La star di Hollywood saluta definitivamente il mondo del cinema. Dopo averci fatto ridere, sognare e anche commuovere con pellicole come The Mask, La cosa più dolce e La custode di mia sorella, la bionda più famosa di Hollywood si considera ufficialmente in pensione.

La prima indiscrezione è arrivata qualche tempo fa dall’amica e collega di set Selma Blair. La co-star de La cosa più dolce si sarebbe fatta scappare a MetroNews che Cameron avrebbe intenzione di abbandonare definitivamente il cinema. La notizia è stata poi confermata dalla stessa Diaz in un’intervista rilasciata a Entertainment Weekly. “Al momento non sto facendo assolutamente nulla e ormai sono in pensione” ha dichiarato l’attrice.

Cameron Diaz è lontana dagli schermi dal 2014, quando prese parte al suo ultimo film, il musical Annie. L’attrice continua ad essere molto richiesta ad Hollywood. Una fonte a lei molto vicina ha dichiarato che è sommersa dalle sceneggiature, ma che lei non prova alcun interesse a riprendere in mano la sua carriera e che anzi vorrebbe dedicarsi esclusivamente alla sua vita privata.

Cameron Diaz ha partecipato a molti film di successo, dimostrando una spiccata versatilità nel cimentarsi in ruoli di vario genere e uno spiccato talento comico. Nel corso della sua carriera ha ricevuto 4 candidature ai Golden Globe, una ai Premi BAFTA e 3 agli Screen Actors Guild.

La Diaz si è sposata nel 2015 con il rocker dei Good Charlotte,  Benji Madden. A soli 45 anni considera ormai conclusa la sua carriera di star del cinema e il suo unico scopo, adesso, è concentrarsi sulla sua vita matrimoniale e, magari, anche su un futuro ruolo di madre.

fabrizio frizzi

Torna L’Eredità: dopo la scomparsa di Frizzi ecco chi sarà il nuovo conduttore

La morte di Fabrizio Frizzi ha sconvolto il mondo dello spettacolo e non solo. Da quella tragica notte del 26 marzo, L’Eredità – programma di cui l’amato conduttore era divenuto ormai padrone di casa – non è più andata in onda. Fino a stasera almeno. Il quiz show ritorna nelle case degli italiani ma con un nuovo conduttore (o meglio seminuovo).

A prendere le redini del programma sarà nuovamente Carlo Conti. Già in passato lo showman toscano aveva sostituito il collega Fabrizio Frizzi in seguito al malore che lo colpì qualche mese fa. Al suo ritorno, con ironia, Conti gli restituì le chiavi simboliche del programma. Nessuno si sarebbe aspettato che la nuova conduzione di Frizzi sarebbe stata così breve. Ricordiamo che il celebre conduttore, uno dei volti simbolo della Rai nonché uno dei personaggi dello spettacolo più amato dagli italiani, è scomparso il 26 marzo in seguito a un’emorragia cerebrale, lasciando la moglie Carlotta e la figlia di soli 5 anni, Stella.

C’è chi già sostiene che non sarà possibile rimpiazzare Fabrizio Frizzi, che ormai all’Eredità era di casa. Altri, invece, sostengono che portare avanti il programma da uno dei suoi più cari amici con cui ha condiviso diverse sfide professionali, è il miglior modo per omaggiarlo. E così la Rai, con una nota, ha voluto spiegare il ritorno di Conti nel quiz show di Rai Uno: “Un rientro stavolta forzato per Conti ma anche una staffetta naturale con Fabrizio (“professore e supplente”, come amavano scherzare tra loro) e di nuovo un passaggio (ideale, purtroppo) di quelle chiavi dello studio per regalare ai telespettatori ancora dei momenti di serenità e sorrisi”.

chiamami col tuo nome

“Chiamami col tuo nome” di Guadagnino censurato per i temi omosessuali

È stato uno dei pilastri dell’ultima edizione degli Oscar. Il film del regista italiano Luca Guadagnino, Chiamami col tuo nome, ha ricevuto notevoli consensi di critica e pubblico. Candidato ai premi Oscar come miglior film, miglior attore, miglior canzone e miglior sceneggiatura non originale, è riuscito ad aggiudicarsi quest’ultimo premio. È stato inoltre scelto dal National Board of Review e dall’American Film Institute come uno dei 10 migliori film dell’anno.

L’amore gay causa la censura

Nonostante sia stato ben accolto da critica e pubblico, Chiamami col tuo nome è stato espulso dal Pechino International Film Festival. Il motivo? Le tematiche omosessuali. Questo ha comportato la censura del film e renderà di fatto difficile la sua proiezione nelle sale cinematografiche. In Cina infatti, nonostante l’amore gay non sia illegale, non sono mai state veicolate dai media tematiche omosessuali.

La Cina contro l’omosessualità: mai proiettati film con tematiche gender

La Sony Pictures non ha esplicitato il motivo di tale decisione, ma ha comunque confermato che Chiamami col tuo nome non è stato ammesso al concorso. Non si tratta certo di un episodio singolare in Cina. Lo stesso  Brokeback Mountain fu gettato ne dimenticatoio per lo stesso motivo.

Nel film di Guadagnino protagonista è l’amore tra due ragazzi gay

Chiamami col tuo nome è stato presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival il 22 gennaio 2017 ed è il terzo e ultimo film della “trilogia del desiderio” di Guadagnino, dopo Io sono l’amore del 2009 e A Bigger Splash del 2015. Ambientato nel nord Italia nel 1983, la pellicola narra la storia d’amore tra Elio, un ragazzo di 17 anni residente in Italia, e lo studente americano Oliver.

Fazio

Stipendio da capogiro per Fazio, e scattano subito le indagini

Il “carissimo” Fabio Fazio (nel vero senso della parola) quest’anno ha battuto tutti i record. Ma non ci riferiamo agli ascolti. Il conduttore di Che tempo che fa in onda su Rai 1 è nei guai a causa del suo salario d’oro, entrato già da tempo nel mirino dell’Anticorruzione. Lo scandalo scoppiò a luglio quando la Rai, decisa a tenersi ben stretto il conduttore, tagliò gli stipendi delle altre star e puntò tutto su Fazio. E puntò tutto davvero: gli introiti del conduttore quasi raddoppiarono, arrivando a sfiorare i 3 milioni di euro l’anno, inclusi i diritti sul format e i ricavi come produttore.

Che soldi che fa? Le indagini sono passate alla Corte dei Conti

Lo scorso settembre Raffaele Cantone, alla guida dell’Anticorruzione, chiese alla sede Rai di Viale Mazzini le carte del contratto per indagare sul super ingaggio di 4 anni. Le indagini sono ora diventate di competenza della Corte dei Conti. “Evidenziamo perplessità sulla giustezza dei costi/ricavi preventivati”, si legge nel dossier che il capo dell’Anticorruzione ha inviato ai magistrati contabili.

La Rai si difende: “contavamo su un ritorno economico”

La sede di viale Mazzini non si scompone, ma anzi si giustifica sostenendo che contavano su un ritorno economico portato dalla trasmissione più vip del palinsesto Rai. Spostandola da Rai 1 a Rai 3, il programma avrebbe avuto un effetto domino sulle altre reti. Aspettative deluse, in quanto il ritorno non c’è stato e gli ascolti erano in calo fin dalle prime puntate.

lara croft

Lara Croft torna al cinema ma prende le distanze dalla sexy Angelina Jolie

L’eroina virtuale Lara Croft fu portata per la prima volta sugli schermi nel lontano 2001. Il film, diretto da Simon West, non fu un gran successo di critica (e a dirla tutta nemmeno di pubblico). Tuttavia le curve della sex bomb Angelina Jolie bastarono per garantire lunga vita al personaggio. Oggi lady Croft ritorna sui grandi schermi con una nuova attrice, opposta in tutto alla Jolie.

Un’inedita (e umana) Lara Croft

La protagonista femminile del nuovo film del norvegese Roar Uthaug è Alicia Vikander, attrice drammatica svedese, classe 1988, compagna nella vita di Michael Fassbender e premio Oscar per The Danish Girl. La “sua” Lara Croft sembra gridare prepotentemente la propria identità di donna ed essere umano, dando vita a un personaggio denso di sfaccettature e fragilità. Una figura ben diversa da quella cui eravamo abituati quando a tenere la scena era un’acerba (e curvy!) Angelina Jolie.

Tomb Raider è il film più visto del weekend

A giudicare dagli incassi, gli italiani hanno decisamente scelto l’azione. Tomb Raider è il film più visto del weekend. Sul grande schermo dal 15 marzo, sarà possibile vivere l’esperienza anche in 3D. La storia per la prima volta mette in luce le origini di Lara, figlia abbandonata dal padre disperso alla ricerca di qualcosa di oscuro, con la sua intraprendenza e ostinazione riuscirà a mettersi sulle tracce del genitore scomparso al largo delle isole giapponesi.