Isabella Biagini

Morta Isabella Biagini: l’ex soubrette viveva con 700 euro di pensione

Isabella Biagini si è spenta il 14 aprile nella clinica “Antea Hospice” al Santa Maria della Pietà a Roma dove era ricoverata da un mese a causa di complicazioni a seguito di un’ischemia. Aveva 74 anni.
Biondissima, occhi sgranati, fisico procace, Isabella Biagini, classe 1942, è nata per fare la televisione, non a caso fu notata nemmeno adolescente dal grande Michelangelo Antonioni che le diede subito un ruolo in Le amiche del 1955. Ma il vero successo la Biagini lo conobbe quando ad un concorso per annunciatrici tv si presenta conciata da “fatalona” e crea talmente tanto scompiglio e ilarità che il giorno dopo viene ingaggiata per un ruolo comico.

Una carriera sfavillante tra lustrini e scollature

Isabella Biagini, nata Concetta Biagini, è riuscita in quello che poche showgirl riescono a fare (soprattutto oggi!): essere divertenti e sexy, un binomio cucito alla perfezione su di lei. Perché la bionda più svampita d’Italia faceva ridere davvero e non a caso era considerata “la Marilyn italiana”. Fra gli anni Sessanta e la fine dei Settanta partecipa a numerosi film, prevalentemente commedie, riproponendo al pubblico il fortunato cliché della svampita procace. Poi i varietà in Rai, dove conquista tutti con il suo fisico da pin-up e la sua dissacrante ironia.

Il declino e la morte

Ma spentesi le luci della ribalta, la Biagini ha dovuto affrontare un lento e inarrestabile declino, costellato da lutti, relazioni complicate e salute cagionevole.  Dopo la morte della figlia Monica nel 1998, stroncata da un tumore fulminante, la Biagini ha sofferto di una lunga depressione. Nel 2016 ha dichiarato di vivere con 700 euro di pensione, di essere stata truffata dal fratellastro e di essere stata investita da un’auto mentre inseguiva il suo cagnolino. Dopo il grande successo che lo star system le aveva regalato, Isabella Biagini è tornata ad essere Concetta. Fu lei stessa a dichiarare che già da viva si considerava morta, e che tutto quello che desiderava era andarsene e senza nemmeno troppo scalpore.

Cameron Diaz

Cameron Diaz dice addio al cinema: la superstar va in pensione

Si spengono i riflettori su Cameron Diaz. La star di Hollywood saluta definitivamente il mondo del cinema. Dopo averci fatto ridere, sognare e anche commuovere con pellicole come The Mask, La cosa più dolce e La custode di mia sorella, la bionda più famosa di Hollywood si considera ufficialmente in pensione.

La prima indiscrezione è arrivata qualche tempo fa dall’amica e collega di set Selma Blair. La co-star de La cosa più dolce si sarebbe fatta scappare a MetroNews che Cameron avrebbe intenzione di abbandonare definitivamente il cinema. La notizia è stata poi confermata dalla stessa Diaz in un’intervista rilasciata a Entertainment Weekly. “Al momento non sto facendo assolutamente nulla e ormai sono in pensione” ha dichiarato l’attrice.

Cameron Diaz è lontana dagli schermi dal 2014, quando prese parte al suo ultimo film, il musical Annie. L’attrice continua ad essere molto richiesta ad Hollywood. Una fonte a lei molto vicina ha dichiarato che è sommersa dalle sceneggiature, ma che lei non prova alcun interesse a riprendere in mano la sua carriera e che anzi vorrebbe dedicarsi esclusivamente alla sua vita privata.

Cameron Diaz ha partecipato a molti film di successo, dimostrando una spiccata versatilità nel cimentarsi in ruoli di vario genere e uno spiccato talento comico. Nel corso della sua carriera ha ricevuto 4 candidature ai Golden Globe, una ai Premi BAFTA e 3 agli Screen Actors Guild.

La Diaz si è sposata nel 2015 con il rocker dei Good Charlotte,  Benji Madden. A soli 45 anni considera ormai conclusa la sua carriera di star del cinema e il suo unico scopo, adesso, è concentrarsi sulla sua vita matrimoniale e, magari, anche su un futuro ruolo di madre.

fabrizio frizzi

Torna L’Eredità: dopo la scomparsa di Frizzi ecco chi sarà il nuovo conduttore

La morte di Fabrizio Frizzi ha sconvolto il mondo dello spettacolo e non solo. Da quella tragica notte del 26 marzo, L’Eredità – programma di cui l’amato conduttore era divenuto ormai padrone di casa – non è più andata in onda. Fino a stasera almeno. Il quiz show ritorna nelle case degli italiani ma con un nuovo conduttore (o meglio seminuovo).

A prendere le redini del programma sarà nuovamente Carlo Conti. Già in passato lo showman toscano aveva sostituito il collega Fabrizio Frizzi in seguito al malore che lo colpì qualche mese fa. Al suo ritorno, con ironia, Conti gli restituì le chiavi simboliche del programma. Nessuno si sarebbe aspettato che la nuova conduzione di Frizzi sarebbe stata così breve. Ricordiamo che il celebre conduttore, uno dei volti simbolo della Rai nonché uno dei personaggi dello spettacolo più amato dagli italiani, è scomparso il 26 marzo in seguito a un’emorragia cerebrale, lasciando la moglie Carlotta e la figlia di soli 5 anni, Stella.

C’è chi già sostiene che non sarà possibile rimpiazzare Fabrizio Frizzi, che ormai all’Eredità era di casa. Altri, invece, sostengono che portare avanti il programma da uno dei suoi più cari amici con cui ha condiviso diverse sfide professionali, è il miglior modo per omaggiarlo. E così la Rai, con una nota, ha voluto spiegare il ritorno di Conti nel quiz show di Rai Uno: “Un rientro stavolta forzato per Conti ma anche una staffetta naturale con Fabrizio (“professore e supplente”, come amavano scherzare tra loro) e di nuovo un passaggio (ideale, purtroppo) di quelle chiavi dello studio per regalare ai telespettatori ancora dei momenti di serenità e sorrisi”.

chiamami col tuo nome

“Chiamami col tuo nome” di Guadagnino censurato per i temi omosessuali

È stato uno dei pilastri dell’ultima edizione degli Oscar. Il film del regista italiano Luca Guadagnino, Chiamami col tuo nome, ha ricevuto notevoli consensi di critica e pubblico. Candidato ai premi Oscar come miglior film, miglior attore, miglior canzone e miglior sceneggiatura non originale, è riuscito ad aggiudicarsi quest’ultimo premio. È stato inoltre scelto dal National Board of Review e dall’American Film Institute come uno dei 10 migliori film dell’anno.

L’amore gay causa la censura

Nonostante sia stato ben accolto da critica e pubblico, Chiamami col tuo nome è stato espulso dal Pechino International Film Festival. Il motivo? Le tematiche omosessuali. Questo ha comportato la censura del film e renderà di fatto difficile la sua proiezione nelle sale cinematografiche. In Cina infatti, nonostante l’amore gay non sia illegale, non sono mai state veicolate dai media tematiche omosessuali.

La Cina contro l’omosessualità: mai proiettati film con tematiche gender

La Sony Pictures non ha esplicitato il motivo di tale decisione, ma ha comunque confermato che Chiamami col tuo nome non è stato ammesso al concorso. Non si tratta certo di un episodio singolare in Cina. Lo stesso  Brokeback Mountain fu gettato ne dimenticatoio per lo stesso motivo.

Nel film di Guadagnino protagonista è l’amore tra due ragazzi gay

Chiamami col tuo nome è stato presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival il 22 gennaio 2017 ed è il terzo e ultimo film della “trilogia del desiderio” di Guadagnino, dopo Io sono l’amore del 2009 e A Bigger Splash del 2015. Ambientato nel nord Italia nel 1983, la pellicola narra la storia d’amore tra Elio, un ragazzo di 17 anni residente in Italia, e lo studente americano Oliver.

Fazio

Stipendio da capogiro per Fazio, e scattano subito le indagini

Il “carissimo” Fabio Fazio (nel vero senso della parola) quest’anno ha battuto tutti i record. Ma non ci riferiamo agli ascolti. Il conduttore di Che tempo che fa in onda su Rai 1 è nei guai a causa del suo salario d’oro, entrato già da tempo nel mirino dell’Anticorruzione. Lo scandalo scoppiò a luglio quando la Rai, decisa a tenersi ben stretto il conduttore, tagliò gli stipendi delle altre star e puntò tutto su Fazio. E puntò tutto davvero: gli introiti del conduttore quasi raddoppiarono, arrivando a sfiorare i 3 milioni di euro l’anno, inclusi i diritti sul format e i ricavi come produttore.

Che soldi che fa? Le indagini sono passate alla Corte dei Conti

Lo scorso settembre Raffaele Cantone, alla guida dell’Anticorruzione, chiese alla sede Rai di Viale Mazzini le carte del contratto per indagare sul super ingaggio di 4 anni. Le indagini sono ora diventate di competenza della Corte dei Conti. “Evidenziamo perplessità sulla giustezza dei costi/ricavi preventivati”, si legge nel dossier che il capo dell’Anticorruzione ha inviato ai magistrati contabili.

La Rai si difende: “contavamo su un ritorno economico”

La sede di viale Mazzini non si scompone, ma anzi si giustifica sostenendo che contavano su un ritorno economico portato dalla trasmissione più vip del palinsesto Rai. Spostandola da Rai 1 a Rai 3, il programma avrebbe avuto un effetto domino sulle altre reti. Aspettative deluse, in quanto il ritorno non c’è stato e gli ascolti erano in calo fin dalle prime puntate.

lara croft

Lara Croft torna al cinema ma prende le distanze dalla sexy Angelina Jolie

L’eroina virtuale Lara Croft fu portata per la prima volta sugli schermi nel lontano 2001. Il film, diretto da Simon West, non fu un gran successo di critica (e a dirla tutta nemmeno di pubblico). Tuttavia le curve della sex bomb Angelina Jolie bastarono per garantire lunga vita al personaggio. Oggi lady Croft ritorna sui grandi schermi con una nuova attrice, opposta in tutto alla Jolie.

Un’inedita (e umana) Lara Croft

La protagonista femminile del nuovo film del norvegese Roar Uthaug è Alicia Vikander, attrice drammatica svedese, classe 1988, compagna nella vita di Michael Fassbender e premio Oscar per The Danish Girl. La “sua” Lara Croft sembra gridare prepotentemente la propria identità di donna ed essere umano, dando vita a un personaggio denso di sfaccettature e fragilità. Una figura ben diversa da quella cui eravamo abituati quando a tenere la scena era un’acerba (e curvy!) Angelina Jolie.

Tomb Raider è il film più visto del weekend

A giudicare dagli incassi, gli italiani hanno decisamente scelto l’azione. Tomb Raider è il film più visto del weekend. Sul grande schermo dal 15 marzo, sarà possibile vivere l’esperienza anche in 3D. La storia per la prima volta mette in luce le origini di Lara, figlia abbandonata dal padre disperso alla ricerca di qualcosa di oscuro, con la sua intraprendenza e ostinazione riuscirà a mettersi sulle tracce del genitore scomparso al largo delle isole giapponesi.

Il ritorno della serie televisiva “Black Mirror”

Manca poco al ritorno di Black Mirror con la quarta stagione!

Secondo le indiscrezioni la serie dovrebbe andare in onda nel mese di dicembre ed è formata da sei episodi proprio come la stagione precedente. In produzione dal 2011, Black Mirror è una serie televisiva antologica, ovvero è una serie fiction in cui ogni episodio è composto da personaggi e scenari diversi. Il titolo prende il nome dagli schermi televisivi, degli smartphone, in pratica ogni genere di monitor e vuole essere una critica alla tecnologia.

Qual è la tematica principale?

Il filo conduttore di Black Mirror è la tecnologia e gli effetti che questa ha. Ogni puntata mostra come una nuova invenzione o semplicemente il progredire delle tecnologie che già conosciamo possano portare effetti collaterali e destabilizzare una società. Si immagina quindi un futuro, neanche troppo distopico, in cui si ha un chip per la memoria che ti permette di rivedere i ricordi in qualsiasi momento. Oppure si immagina una persona ossessionata da una votazione da uno a cinque che le viene affibbiata e come la sua vita dipenda da questo (evidente satira nei confronti dei social). Ogni episodio ha qualcosa da raccontare e obbliga lo spettatore a una profonda riflessione sulla piega che potrebbe prendere la società contemporanea con i suoi infiniti progressi. È sempre un bene la tecnologia? Quanto siamo assuefatti ad essa? Se esistesse un paradiso virtuale?

Black Mirror analizza questo aspetto del progresso e immagina come potrebbe essere una popolazione che ormai è dipendente dal così detto “schermo nero”, da questi monitor che monitorizzano ogni aspetto della vita. Una ragazza a cui è morto il fidanzato potrebbe chiedere una copia esatta del suo amato defunto; un hacker potrebbe rubarti i tuoi video più intimi e segreti; la morte potrebbe essere superata da una vita eterna virtuale. C’è il dramma, c’è la fantasia, c’è la distopia, la satira, il thriller. Black Mirror è un concentrato di idee.

«The future is bright»

Da pochi giorni sono usciti i trailer di alcuni degli episodi della quarta stagione e tra i vari argomenti spicca il rapporto genitori/figli e come i primi diventino ossessivi nei confronti dei secondi. Torna anche la tematica dei ricordi e come questi vengano registrati non ammettendo più nessun segreto. Alla regia figura tra i nomi Jodie Foster, due volte premio Oscar, e tra gli attori ci sono volti conosciuti in altre serie televisive e film. La serie targata Netflix e creata da Charlie Brooker ha tutte le carte per essere spettacolare, continuare ad appassionare i suoi spettatori e, diciamolo, anche per spaventare un po’.

Sei gradi di separazione

C’è una teoria in semiotica e sociologia, chiamata “sei gradi di separazione”, la quale ipotizza che ogni essere umano può essere collegato a qualunque altra persona o cosa al mondo attraverso una catena di conoscenze e relazioni, formata da non più di cinque intermediari.

Ora immaginiamo che questi cinque intermediari non ci siano, annullando i gradi di separazione, ecco che nascono i sensate.

I sensate sono persone che provengono da qualsiasi parte del mondo; non sanno nulla dell’esistenza dell’uno e dell’altro e scoprono di essere collegate in maniera più che telepatica. Questo è il tema principale di una serie televisiva americana, “Sense8”, ideata dalle sorelle Wachowski. I protagonisti sono otto sconosciuti che si rendono conto pian piano di poter comunicare tra loro. In questa serie televisiva di fantascienza i personaggi non hanno nessun super potere, ma, hanno la capacità di essere in contatto tra loro pur trovandosi a migliaia di chilometri di distanza. Un po’ come il gioco del telefono senza fili in cui però il messaggio tra i sensate viene comunicato chiaramente, senza errori di interpretazione.

Questi otto protagonisti scoprono di appartenere ad una cerchia e che nel mondo esistono tante altre cerchie come la loro. Vogliono scoprire anche il perché del loro avanzato livello di empatia, come questa connessione psichica possa permettere loro non solo di parlare ma anche di vedersi, toccarsi e condividere ogni emozione.

“Impossibility is a kiss away from reality”

La bellezza di questa serie sta proprio nel mettere in risalto questa “connessione” che si crea tra le persone, a volte così lontane, e che permette loro di sentirsi così vicine, e mai sole. Vediamo come i protagonisti appartengono a culture, razze, tradizioni completamente differenti eppure nessuno viene escluso per il colore della pelle, per il proprio orientamento sessuale, per delle scelte. Anzi, le parole che spiccano sono “inclusione”, “unità”, “accettazione”, “uguaglianza”, “amore” e tutto ciò che possa portare una persona a sentirsi apprezzata e considerata come merita e non essere vista come diversa. Tutti messaggi che passano attraverso la voce di Amanita, nei profondi discorsi di Nomi, nelle lamentele di Lito e negli insegnamenti di Hernando. E ovviamente poi ci sono i gesti di Will, Riley, Wolfgang, Kala, Sun e Capheus che aiutano ad abbattere i muri della divisione e portano avanti questo inno alla condivisione, all’empatia e la voglia di superare le differenze. Questo è il punto di forza dei sensate che annullano i sei gradi di separazione.

“Harry Potter e la pietra filosofale” compie 20 anni

Pochi giorni fa si è festeggiato il ventesimo anniversario della pubblicazione di “Harry Potter e la pietra filosofale”. Era il 26 giugno 1997 quando usciva per la prima volta nelle librerie questo libro, destinato a rivoluzionare la vita della sua creatrice, J. K. Rowling, e a colpire il cuore di milioni e milioni di bambini e non solo. Ma ottenere questo risultato non è stato facile. La Rowling era una ragazza madre, che soffriva di depressione e con una situazione finanziaria disastrosa. Terminato il manoscritto nel 1995, lo aveva mostrato a dodici case editrici che però non avevano voluto pubblicarlo, arrivando così al 1997, anno in cui viene dato alle stampe con la casa editrice Bloomsbury. Il successo fu straordinario e con gli altri sei libri della saga, Joanne Rowling è divenuta una delle autrici con il maggior successo di vendita e la seconda donna più ricca del Regno Unito, dopo la regina Elisabetta II (oltre ad essere la seconda donna più ricca al mondo nel settore dell’intrattenimento). E così il maghetto più famoso al mondo, con la sua cicatrice sulla fronte e gli occhiali rotondi, è entrato nelle nostre case.

“Non serve a niente rifugiarsi nei sogni, Harry, e dimenticarsi di vivere”

Tante le frasi estratte dai libri che associamo ai personaggi della serie, ma soprattutto al personaggio di Albus Silente, preside della scuola di magia di Howgarts. Consigli distribuiti non solo per Harry, per superare le innumerevoli prove durante i sette libri, ma anche per noi lettori. Harry Potter ci insegna che c’è un po’ di magia in ognuno di noi, ci insegna la forza dell’amicizia, filo conduttore di tutta la saga, perché senza la protezione di Ron, l’arguzia di Hermione e la loro lealtà, non ce l’avrebbe mai fatta. Harry Potter ci insegna inoltre il potere dell’amore: ad esempio quando Lily Evans, per proteggere il piccolo Harry, si sacrifica volontariamente lasciando la protezione del proprio amore sul figlio. Questa forza così potente devierà l’Avada Kedavra, maledizione senza perdono, che Voldemort tenterà di lanciare ad Harry e che gli si ribalterà contro, frammentando ulteriormente la sua anima. L’amore che Lily gli lascia permette ad Harry di sopravvivere e gli scorre nelle vene. È grazie a questo che il mago riuscirà a sconfiggere il signore oscuro.

“Non provare pietà per i morti, Harry. Prova pietà per i vivi, e soprattutto per coloro che vivono senza amore”

Un’altra forma di amore la troviamo anche nel Patronus di Severus Piton, che è una cerva, esattamente come quello di Lily Evans, donna che ha sempre amato.

“Lily dopo tutto questo tempo? Sempre.”

Questa storia fanstastica, con tutte le sue creature magiche, le bacchette, le scope volanti, gli incantesimi, vuole dirci che chi ci ama non ci abbandona mai veramente, che un aiuto verrà sempre dato a chi lo richiederà e che come nelle fiabe alla fine è il bene a trionfare. I libri e successivamente i film, i giochi, i gadget che sono stati prodotti, hanno accompagnato tanti ragazzi dalla loro infanzia alla loro maturità. Ancora oggi quegli stessi bambini diventati adulti continuano a riguardare Harry Potter emozionandosi ancora come la prima volta, piangendo sempre alle morti di Sirius Black, Albus Silente e di Piton, e aspettando ancora ingenuamente la lettera di ammissione per Howgarts. In un mondo come il nostro in cui di crudeltà se ne sentono tante e di cattive notizie siamo pieni ogni giorno, un pizzico di magia ci aiuta a vivere meglio.

 

Il Modena Park di Vasco Rossi

Grande festa il primo luglio per festeggiare a Modena i quarant’anni di carriera di Vasco Rossi. Quarant’anni di successi, concerti sold out e 30 album pubblicati dal 1977 ad oggi (di cui 17 in studio, 9 dal vivo e 4 raccolte ufficiali). Modena Park non è un semplice concerto. È la celebrazione di un’artista che nella sua lunga gavetta è partito proprio da quella città.

Vasco Rossi nasce a Zocca nel 1952 e il nome glielo aveva dato il padre in omaggio ad un compagno di prigionia in Germania durante la seconda guerra mondiale. La sua prima esibizione è al concorso Usignolo d’Oro a Modena, a soli 10 anni, che vincerà con il punteggio massimo. Continua da lì la sua scalata musicale: a 14 anni aveva messo su la sua prima band, poco dopo scriveva già canzoni e nel 1975 aveva fondato una delle prime radio libere d’Italia, “Punto Radio”, grazie anche alla partecipazione di Gaetano Curreri. Con quest’ultimo nascerà anche un profondo rapporto di amicizia e collaborazione, che li porterà a scrivere testi insieme. Sarà Curreri a spronare Vasco nell’incisione dei suoi primi dischi. Vasco che nel mentre lascia la facoltà di Economia e inizia a frequentare Pedagogia. Proprio dalle letture complesse che affronterà qui, vari testi di filosofia e psicanalisi, tirerà fuori le strofe che ritroviamo nelle sue canzoni.

Il 1977 è l’anno del suo primo 45 giri “Jenny/Silvia” e l’anno successivo è l’anno del suo primo album “…Ma cosa vuoi che sia una canzone…”. Seguirà l’anno dopo “Non siamo mica gli americani” con la traccia “Albachiara”, che verrà scoperta anni dopo dal pubblico, divenendo uno dei suoi maggiori successi. Nel 1979 muore il padre e sarà per Vasco un grande shock, tanto da pensare di abbandonare la musica. Ma nel 1980 uscirà “Colpa d’Alfredo”, censurato da alcune radio, e inizierà una collaborazione anche con la “Steve Rogers Band” con la quale organizzerà anche il suo primo tour ufficiale. Vasco Rossi era molto legato a Massimo Riva, frontman della Steve Rogers Band, che morirà nel 1999 in seguito ad una crisi respiratoria dopo un’iniezione di eroina. Da allora Vasco lo ricorderà in ogni suo concerto dedicandogli “Canzone”.

“Nessuno, nessuno muore mai completamente. Qualche cosa di lui rimane sempre vivo dentro di noi. Viva Massimo Riva!”

Sarà con il quarto album che finalmente arriverà il successo, “Siamo solo noi”, che ad oggi è considerato ancora uno dei suoi migliori lavori. Nel 1992 c’è la prima partecipazione a Sanremo con “Vado al Massimo”. Alla fine dell’esibizione si infilò il microfono nella tasca con l’intenzione di consegnarlo al concorrente successivo, ma, il filo era troppo corto così il microfono volò a terra creando un boato enorme in sala. Fece scalpore e tutti pensarono ad un gesto di ribellione nei confronti del festival. Arrivò ultimo. L’anno dopo tornò di nuovo con “Vita spericolata” ma questa volta non arrivò ultimo. Penultimo. Non importa, Vasco sarebbe comunque diventato una delle più grandi rock star in Italia. In grado di riempire San Siro e l’Olimpico, di emozionare i suoi fans con testi del calibro di “Anima Fragile”, “Sally”, “Toffee”, “Jenny è pazza”, “La nostra relazione”, “Va bene, va bene così” e tanti tanti altri ancora.

Il primo luglio Vasco riempirà il Modena Park con 220.000 persone andando in onda anche in Rai e in oltre 150 sale cinematografiche. Portando una scaletta di quaranta canzoni. Che Vasco piace è un fatto. Che può non piacere sono gusti. Comunque sia ci saranno ragazzi e generazioni intere che continueranno ad ascoltare i suoi cd, indossare le magliette dei concerti e ad inneggiare al Blasco.