Il ritorno della serie televisiva “Black Mirror”

Manca poco al ritorno di Black Mirror con la quarta stagione!

Secondo le indiscrezioni la serie dovrebbe andare in onda nel mese di dicembre ed è formata da sei episodi proprio come la stagione precedente. In produzione dal 2011, Black Mirror è una serie televisiva antologica, ovvero è una serie fiction in cui ogni episodio è composto da personaggi e scenari diversi. Il titolo prende il nome dagli schermi televisivi, degli smartphone, in pratica ogni genere di monitor e vuole essere una critica alla tecnologia.

Qual è la tematica principale?

Il filo conduttore di Black Mirror è la tecnologia e gli effetti che questa ha. Ogni puntata mostra come una nuova invenzione o semplicemente il progredire delle tecnologie che già conosciamo possano portare effetti collaterali e destabilizzare una società. Si immagina quindi un futuro, neanche troppo distopico, in cui si ha un chip per la memoria che ti permette di rivedere i ricordi in qualsiasi momento. Oppure si immagina una persona ossessionata da una votazione da uno a cinque che le viene affibbiata e come la sua vita dipenda da questo (evidente satira nei confronti dei social). Ogni episodio ha qualcosa da raccontare e obbliga lo spettatore a una profonda riflessione sulla piega che potrebbe prendere la società contemporanea con i suoi infiniti progressi. È sempre un bene la tecnologia? Quanto siamo assuefatti ad essa? Se esistesse un paradiso virtuale?

Black Mirror analizza questo aspetto del progresso e immagina come potrebbe essere una popolazione che ormai è dipendente dal così detto “schermo nero”, da questi monitor che monitorizzano ogni aspetto della vita. Una ragazza a cui è morto il fidanzato potrebbe chiedere una copia esatta del suo amato defunto; un hacker potrebbe rubarti i tuoi video più intimi e segreti; la morte potrebbe essere superata da una vita eterna virtuale. C’è il dramma, c’è la fantasia, c’è la distopia, la satira, il thriller. Black Mirror è un concentrato di idee.

«The future is bright»

Da pochi giorni sono usciti i trailer di alcuni degli episodi della quarta stagione e tra i vari argomenti spicca il rapporto genitori/figli e come i primi diventino ossessivi nei confronti dei secondi. Torna anche la tematica dei ricordi e come questi vengano registrati non ammettendo più nessun segreto. Alla regia figura tra i nomi Jodie Foster, due volte premio Oscar, e tra gli attori ci sono volti conosciuti in altre serie televisive e film. La serie targata Netflix e creata da Charlie Brooker ha tutte le carte per essere spettacolare, continuare ad appassionare i suoi spettatori e, diciamolo, anche per spaventare un po’.

Sei gradi di separazione

C’è una teoria in semiotica e sociologia, chiamata appunto “sei gradi di separazione”, la quale ipotizza che ogni persona può essere collegata a qualunque altra persona o cosa al mondo attraverso una catena di conoscenze e relazioni formata da non più di cinque intermediari.

Ora immaginiamo che questi cinque intermediari non ci siano, annullando i gradi di separazione, ecco che nascono i sensate.

I sensate sono persone sconosciute che provengono da tutte le parti del mondo e scoprono di essere collegate tra loro in maniera più che telepatica. Questo è il tema principale di una serie televisiva americana, “Sense8”, ideata dalle sorelle Wachowski. I protagonisti sono otto sconosciuti che si rendono conto pian piano di poter comunicare tra loro. In questa serie televisiva di fantascienza i personaggi non hanno nessun super potere, ma, hanno la capacità di essere in contatto tra loro pur trovandosi a milioni di chilometri di distanza. Un po’ come il gioco del telefono senza fili in cui però il messaggio tra i sensate viene comunicato chiaramente, senza errori di interpretazione.

Questi otto protagonisti scoprono di appartenere ad una cerchia e che nel mondo esistono tante altre cerchie come la loro. Vogliono scoprire anche il perché del loro avanzato livello di empatia, come questa connessione psichica possa permettere loro non solo di parlare ma anche di vedersi, toccarsi e condividere ogni emozione.

“Impossibility is a kiss away from reality”

La bellezza di questa serie sta proprio nel mettere in risalto questa “connessione” che si crea tra le persone, a volte così lontane, e che permette loro di sentirsi così vicine, e mai sole. Vediamo come i protagonisti appartengono a culture, razze, tradizioni completamente differenti eppure nessuno viene escluso per il colore della pelle, per il proprio orientamento sessuale, per delle scelte. Anzi, le parole che spiccano sono “inclusione”, “unità”, “accettazione”, “uguaglianza”, “amore” e tutto ciò che possa portare una persona a sentirsi apprezzata e considerata come merita e non essere vista come diversa. Tutti messaggi che passano attraverso la voce di Amanita, nei profondi discorsi di Nomi, nelle lamentele di Lito e negli insegnamenti di Hernando. E ovviamente poi ci sono i gesti di Will, Riley, Wolfgang, Kala, Sun e Capheus che aiutano ad abbattere i muri della divisione e portano avanti questo inno alla condivisione, all’empatia e la voglia di superare le differenze. Questo è il punto di forza dei sensate che annullano i sei gradi di separazione.

Il Modena Park di Vasco Rossi

Grande festa il primo luglio per festeggiare a Modena i quarant’anni di carriera di Vasco Rossi. Quarant’anni di successi, concerti sold out e 30 album pubblicati dal 1977 ad oggi (di cui 17 in studio, 9 dal vivo e 4 raccolte ufficiali). Modena Park non è un semplice concerto. È la celebrazione di un’artista che nella sua lunga gavetta è partito proprio da quella città.

Vasco Rossi nasce a Zocca nel 1952 e il nome glielo aveva dato il padre in omaggio ad un compagno di prigionia in Germania durante la seconda guerra mondiale. La sua prima esibizione è al concorso Usignolo d’Oro a Modena, a soli 10 anni, che vincerà con il punteggio massimo. Continua da lì la sua scalata musicale: a 14 anni aveva messo su la sua prima band, poco dopo scriveva già canzoni e nel 1975 aveva fondato una delle prime radio libere d’Italia, “Punto Radio”, grazie anche alla partecipazione di Gaetano Curreri. Con quest’ultimo nascerà anche un profondo rapporto di amicizia e collaborazione, che li porterà a scrivere testi insieme. Sarà Curreri a spronare Vasco nell’incisione dei suoi primi dischi. Vasco che nel mentre lascia la facoltà di Economia e inizia a frequentare Pedagogia. Proprio dalle letture complesse che affronterà qui, vari testi di filosofia e psicanalisi, tirerà fuori le strofe che ritroviamo nelle sue canzoni.

Il 1977 è l’anno del suo primo 45 giri “Jenny/Silvia” e l’anno successivo è l’anno del suo primo album “…Ma cosa vuoi che sia una canzone…”. Seguirà l’anno dopo “Non siamo mica gli americani” con la traccia “Albachiara”, che verrà scoperta anni dopo dal pubblico, divenendo uno dei suoi maggiori successi. Nel 1979 muore il padre e sarà per Vasco un grande shock, tanto da pensare di abbandonare la musica. Ma nel 1980 uscirà “Colpa d’Alfredo”, censurato da alcune radio, e inizierà una collaborazione anche con la “Steve Rogers Band” con la quale organizzerà anche il suo primo tour ufficiale. Vasco Rossi era molto legato a Massimo Riva, frontman della Steve Rogers Band, che morirà nel 1999 in seguito ad una crisi respiratoria dopo un’iniezione di eroina. Da allora Vasco lo ricorderà in ogni suo concerto dedicandogli “Canzone”.

“Nessuno, nessuno muore mai completamente. Qualche cosa di lui rimane sempre vivo dentro di noi. Viva Massimo Riva!”

Sarà con il quarto album che finalmente arriverà il successo, “Siamo solo noi”, che ad oggi è considerato ancora uno dei suoi migliori lavori. Nel 1992 c’è la prima partecipazione a Sanremo con “Vado al Massimo”. Alla fine dell’esibizione si infilò il microfono nella tasca con l’intenzione di consegnarlo al concorrente successivo, ma, il filo era troppo corto così il microfono volò a terra creando un boato enorme in sala. Fece scalpore e tutti pensarono ad un gesto di ribellione nei confronti del festival. Arrivò ultimo. L’anno dopo tornò di nuovo con “Vita spericolata” ma questa volta non arrivò ultimo. Penultimo. Non importa, Vasco sarebbe comunque diventato una delle più grandi rock star in Italia. In grado di riempire San Siro e l’Olimpico, di emozionare i suoi fans con testi del calibro di “Anima Fragile”, “Sally”, “Toffee”, “Jenny è pazza”, “La nostra relazione”, “Va bene, va bene così” e tanti tanti altri ancora.

Il primo luglio Vasco riempirà il Modena Park con 220.000 persone andando in onda anche in Rai e in oltre 150 sale cinematografiche. Portando una scaletta di quaranta canzoni. Che Vasco piace è un fatto. Che può non piacere sono gusti. Comunque sia ci saranno ragazzi e generazioni intere che continueranno ad ascoltare i suoi cd, indossare le magliette dei concerti e ad inneggiare al Blasco.