fabrizio frizzi

Torna L’Eredità: dopo la scomparsa di Frizzi ecco chi sarà il nuovo conduttore

La morte di Fabrizio Frizzi ha sconvolto il mondo dello spettacolo e non solo. Da quella tragica notte del 26 marzo, L’Eredità – programma di cui l’amato conduttore era divenuto ormai padrone di casa – non è più andata in onda. Fino a stasera almeno. Il quiz show ritorna nelle case degli italiani ma con un nuovo conduttore (o meglio seminuovo).

A prendere le redini del programma sarà nuovamente Carlo Conti. Già in passato lo showman toscano aveva sostituito il collega Fabrizio Frizzi in seguito al malore che lo colpì qualche mese fa. Al suo ritorno, con ironia, Conti gli restituì le chiavi simboliche del programma. Nessuno si sarebbe aspettato che la nuova conduzione di Frizzi sarebbe stata così breve. Ricordiamo che il celebre conduttore, uno dei volti simbolo della Rai nonché uno dei personaggi dello spettacolo più amato dagli italiani, è scomparso il 26 marzo in seguito a un’emorragia cerebrale, lasciando la moglie Carlotta e la figlia di soli 5 anni, Stella.

C’è chi già sostiene che non sarà possibile rimpiazzare Fabrizio Frizzi, che ormai all’Eredità era di casa. Altri, invece, sostengono che portare avanti il programma da uno dei suoi più cari amici con cui ha condiviso diverse sfide professionali, è il miglior modo per omaggiarlo. E così la Rai, con una nota, ha voluto spiegare il ritorno di Conti nel quiz show di Rai Uno: “Un rientro stavolta forzato per Conti ma anche una staffetta naturale con Fabrizio (“professore e supplente”, come amavano scherzare tra loro) e di nuovo un passaggio (ideale, purtroppo) di quelle chiavi dello studio per regalare ai telespettatori ancora dei momenti di serenità e sorrisi”.

chiamami col tuo nome

“Chiamami col tuo nome” di Guadagnino censurato per i temi omosessuali

È stato uno dei pilastri dell’ultima edizione degli Oscar. Il film del regista italiano Luca Guadagnino, Chiamami col tuo nome, ha ricevuto notevoli consensi di critica e pubblico. Candidato ai premi Oscar come miglior film, miglior attore, miglior canzone e miglior sceneggiatura non originale, è riuscito ad aggiudicarsi quest’ultimo premio. È stato inoltre scelto dal National Board of Review e dall’American Film Institute come uno dei 10 migliori film dell’anno.

L’amore gay causa la censura

Nonostante sia stato ben accolto da critica e pubblico, Chiamami col tuo nome è stato espulso dal Pechino International Film Festival. Il motivo? Le tematiche omosessuali. Questo ha comportato la censura del film e renderà di fatto difficile la sua proiezione nelle sale cinematografiche. In Cina infatti, nonostante l’amore gay non sia illegale, non sono mai state veicolate dai media tematiche omosessuali.

La Cina contro l’omosessualità: mai proiettati film con tematiche gender

La Sony Pictures non ha esplicitato il motivo di tale decisione, ma ha comunque confermato che Chiamami col tuo nome non è stato ammesso al concorso. Non si tratta certo di un episodio singolare in Cina. Lo stesso  Brokeback Mountain fu gettato ne dimenticatoio per lo stesso motivo.

Nel film di Guadagnino protagonista è l’amore tra due ragazzi gay

Chiamami col tuo nome è stato presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival il 22 gennaio 2017 ed è il terzo e ultimo film della “trilogia del desiderio” di Guadagnino, dopo Io sono l’amore del 2009 e A Bigger Splash del 2015. Ambientato nel nord Italia nel 1983, la pellicola narra la storia d’amore tra Elio, un ragazzo di 17 anni residente in Italia, e lo studente americano Oliver.

Il treno ha fischiato

Il treno ha fischiato

Mercoledì, ore 21.20- Stazione ferroviaria di Trento.

Come ogni mercoledì sera mi ritrovo a scendere dai monti dopo la mia breve settimana trentina, pronta a fuggire dal “non week-end” di una città universitaria “dormiente”.

Sì, “dormiente”perché incapace di sfruttare la vitalità giovanile.

Troppo impegnata a scalare la vetta Censis delle migliori università, UniTn  non sembra altrettanto brava a conquistare il cuore dei trentini.

E così il mio mercoledì universitario lo passo in treno, verso casa: direzione Venezia- Mestre.

Ad accompagnarmi la melodia di Chopin,  la “Lentezza “ di Kundera, “Burian” che non molla, i capelli sul viso e le valige. Arrivo al binario un po’ in anticipo e Trenitalia segna già il ritardo, 8 minuti.                Ho solo sei minuti per il cambio a Verona: comincio a perdere la pazienza.

“Passerotto non andare via” mi distrae dal pensiero della probabile notte in stazione a Verona, è un signore sulla sessantina a portarmi la voce del grande Claudio.  Controllore ciociaro di una squadra predisposta da Trenitalia per il monitoraggio delle stazioni più “a rischio”.

Trento? A rischio de ché?

Mi risponde indicandomi il viso: “problema cioccolatini”.

Ed è cosi che per la prima volta in circa quattro mesi, il mio biglietto viene controllato ben cinque volte da questa squadra di controllori “viajeros” che girano l’Italia a cavallo di un treno, inseguendo mulini “a cioccolato”.

Penso ai miei vecchi biglietti sempre così privi di attenzione e poi penso al “fortunato” di oggi,  passato tra ben 10 mani, 5 persone, 5 storie, 5 parti d’Italia diverse.

Che a pensarci la strada la trovi da te, porta ad un’Italia che vuol essere, ma non è.

L’Italia del prestigio universitario e della poca quotidianità.

L’Italia dell’inesorabile ritardo del treno e della voglia di futuro dei giovani.

L’Italia dell’immigrazione e dei 5 controllori.

Un dolce-amaro, un lento-veloce, un bello-sciupato.

Fazio

Stipendio da capogiro per Fazio, e scattano subito le indagini

Il “carissimo” Fabio Fazio (nel vero senso della parola) quest’anno ha battuto tutti i record. Ma non ci riferiamo agli ascolti. Il conduttore di Che tempo che fa in onda su Rai 1 è nei guai a causa del suo salario d’oro, entrato già da tempo nel mirino dell’Anticorruzione. Lo scandalo scoppiò a luglio quando la Rai, decisa a tenersi ben stretto il conduttore, tagliò gli stipendi delle altre star e puntò tutto su Fazio. E puntò tutto davvero: gli introiti del conduttore quasi raddoppiarono, arrivando a sfiorare i 3 milioni di euro l’anno, inclusi i diritti sul format e i ricavi come produttore.

Che soldi che fa? Le indagini sono passate alla Corte dei Conti

Lo scorso settembre Raffaele Cantone, alla guida dell’Anticorruzione, chiese alla sede Rai di Viale Mazzini le carte del contratto per indagare sul super ingaggio di 4 anni. Le indagini sono ora diventate di competenza della Corte dei Conti. “Evidenziamo perplessità sulla giustezza dei costi/ricavi preventivati”, si legge nel dossier che il capo dell’Anticorruzione ha inviato ai magistrati contabili.

La Rai si difende: “contavamo su un ritorno economico”

La sede di viale Mazzini non si scompone, ma anzi si giustifica sostenendo che contavano su un ritorno economico portato dalla trasmissione più vip del palinsesto Rai. Spostandola da Rai 1 a Rai 3, il programma avrebbe avuto un effetto domino sulle altre reti. Aspettative deluse, in quanto il ritorno non c’è stato e gli ascolti erano in calo fin dalle prime puntate.

lara croft

Lara Croft torna al cinema ma prende le distanze dalla sexy Angelina Jolie

L’eroina virtuale Lara Croft fu portata per la prima volta sugli schermi nel lontano 2001. Il film, diretto da Simon West, non fu un gran successo di critica (e a dirla tutta nemmeno di pubblico). Tuttavia le curve della sex bomb Angelina Jolie bastarono per garantire lunga vita al personaggio. Oggi lady Croft ritorna sui grandi schermi con una nuova attrice, opposta in tutto alla Jolie.

Un’inedita (e umana) Lara Croft

La protagonista femminile del nuovo film del norvegese Roar Uthaug è Alicia Vikander, attrice drammatica svedese, classe 1988, compagna nella vita di Michael Fassbender e premio Oscar per The Danish Girl. La “sua” Lara Croft sembra gridare prepotentemente la propria identità di donna ed essere umano, dando vita a un personaggio denso di sfaccettature e fragilità. Una figura ben diversa da quella cui eravamo abituati quando a tenere la scena era un’acerba (e curvy!) Angelina Jolie.

Tomb Raider è il film più visto del weekend

A giudicare dagli incassi, gli italiani hanno decisamente scelto l’azione. Tomb Raider è il film più visto del weekend. Sul grande schermo dal 15 marzo, sarà possibile vivere l’esperienza anche in 3D. La storia per la prima volta mette in luce le origini di Lara, figlia abbandonata dal padre disperso alla ricerca di qualcosa di oscuro, con la sua intraprendenza e ostinazione riuscirà a mettersi sulle tracce del genitore scomparso al largo delle isole giapponesi.

Beyoncé e Jay-Z tornano in tour: annunciate due date in Italia

La notizia è ufficiale: questo 2018 vedrà l’On The Run II e arriverà anche a Milano e a Roma

Dopo giorni di chiacchiere e rumors finalmente arriva la notizia ufficiale sull’account instagram di Queen B e su youtube: la coppia Jay-Z/Beyoncé tornerà in tour insieme, dopo quattro anni dall’ultima volta. Ancora una volta sul palco insieme per l’On The Run II Tour. Quattro anni prima non c’era stata nemmeno una data in Italia, quest’anno, per la prima volta, le date sono due e sono Milano (6 luglio) e Roma (8 luglio). Ieri mattina sono iniziate le vendite dei biglietti per gli iscritti al fan club di Beyoncé e gli iscritti a Tidel (piattaforma musicale gestita da Jay-Z). Per gli iscritti a MyLiveNation vedranno l’inizio della vendita dei biglietti domani dalle ore 10.00 fino alle 17.00 di sabato 17. La messa in vendita generale partirà invece alle ore 10.00 di lunedì 19 marzo in tutti i punti vendita autorizzati.

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La prima volta in Italia per Jay-Z è stata nel 2003, mentre Beyoncé registrava la sua ultima presenza a luglio del 2016. Non poteva esserci ritorno migliore se non in compagnia del rapper.

Tante sono le canzoni insieme: Crazy in love (singolo di debutto della pop star nel 2003, che riscosse subito un incredibile successo, e una delle canzoni più coverizzate nell’ultimo decennio), Deja-vu (che ha guadagnato due nomination ai Grammy Awards del 2007), Upgrade U, Bonnie And Clyde,  Drunk in love (che ai Grammy Awards del 2015 ha vinto nelle categorie “miglior canzone R&B” e “miglior performance R&B”)… Tanti sono anche gli anni di attività di entrambe le star, tante tantissime le emozioni che sanno regalare sul palco, attraverso la loro musica. Tanti i momenti superati: i presunti tradimenti di lui, poi diventati pubblici; Lemonade, uno degli album più maturi della cantante, con i suoi sfoghi, le sue accuse, le gelosie e l’assoluzione; 4:44 con le scuse prontamente arrivate da lui. E come dopo ogni tempesta, il sereno: la nascita dei gemelli a metà del 2017 e ora questo tour.

Bonnie e Clyde sono di nuovo pronti a fare scintille!

Norwegian Wood: il romanzo più introspettivo e realista di Murakami

Ci sono libri che ti entrano dentro e ci restano per lungo tempo, se non per sempre. Libri da cui non puoi staccarti, che ti rapiscono, non ti lasciano neanche il tempo di mangiare e ti fanno abbandonare completamente l’idea di uscire di casa. Hai solo voglia di continuare a leggere. Per me uno di questi è Norwegian Wood.

«Isn’t it good Norwegian wood?»

Già prima di questa pubblicazione Murakami è uno degli scrittori più conosciuti e apprezzati in Giappone. Un autore di spicco della seconda metà degli anni Settanta che, con la sua cifra stilistica, tende ad uscire dalla tradizione. Riferimenti alla cultura occidentale, l’immaginazione, personaggi surreali, dualismo tra realtà e irrealtà e una malinconia di sottofondo che si insinua. Arrivato al quinto romanzo però Murakami coglie tutti di sorpresa: Norwegian Wood si discosta dal binario percorso fino a questo momento e ciò che ne risulta è un romanzo realistico, sentimentale e nostalgico (con una rievocazione degli anni sessanta e numerosi riferimenti musicali, a partire dal titolo). È la storia di un giovane che, ormai trentasettenne, ripercorre, con un flashback, la sua adolescenza tra il 1968 e il 1970, quando il Giappone vedeva scoppiare le rivolte studentesche. Il protagonista si chiama Watanabe Toru: è un ragazzo con una sua morale, che si sente lontano dai rivoluzionari che lo circondano, che si distanzia da tutto ciò che sente falso e per questo tende ad isolarsi. Il suo libro preferito è Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald e sarà proprio questo a procurargli la conoscenza di Nagasawa, ragazzo sfrontato e facoltoso, che lo porterà a perdere parte della sua ingenuità. Si divide fra due ragazze: Naoko, ragazza cupa e difficile, con alcune fragilità, per la quale inizia a provare dei sentimenti forti e Midori, giovane spontanea, un pò l’antitesi dell’altra, che, nonostante le difficoltà che la colpiscono, mostra sempre uno slancio vitale e lo attira a sé. Watanabe è al centro e, continuamente assalito dal dubbio di aver sbagliato o poter sbagliare, nel suo percorso di crescita e di dolore dovrà alla fine fare delle scelte. Scelte che molto spesso non hanno a che fare solo con la vita, ma, anche con la morte. Quest’ultima è uno dei fili conduttori del libro, una condizione con la quale Toru dovrà trovarsi a fare i conti:

«La morte non è l’opposto della vita, ma una sua parte integrante.»

Tanti i riferimenti letterari – Fitzgerald, Dickens, Thomas Mann – e tanti anche quelli musicali: Beatles, Bob Dylan, Stevie Wonder, Henry Mancini, Bach… Il titolo stesso riprende una canzone dei Beatles. Inizialmente per il suo libro Murakami pensa a Il giardino sotto la pioggia, in omaggio a una sonata di Debussy, e successivamente a Norwegian Wood, come tributo a uno dei più celebri brani del gruppo inglese. Tributo alla nostalgia verso un passato ormai lontano, ma, per certi versi ancora vivo, anche per chi non l’ha vissuto. Naoko, attratta da questa canzone per le sue sonorità malinconiche, dichiara che è la sua preferita e quando chiede che gliela suonino la sua non è una richiesta, ma una preghiera.

«Quando sento questa canzone a volte divento tremendamente triste, non so perché ma ho la sensazione di vagare in una foresta profonda. Come se fossi da sola, al freddo e al buio, e nessuno venisse ad aiutarmi. Per questo, se non glielo chiedo io espressamente, Reiko evita di suonarla.» (Naoko)

Norwegian Wood riscuote subito un grande successo e in poco tempo vende più di tre milioni e mezzo di copie. Questo romanzo ti tiene incollato fino alla fine, non tanto per la trama, quanto per una sensazione e un’emozione continua che suscita. In una continua oscillazione tra la vita e la morte, Murakami descrive la realtà indagando i sentimenti umani, con un sottofondo caratterizzato dalla malinconia e dalla solitudine. Dopo quest’opera la sfera sentimentale si insinua  negli scritti di Murakami e l’elemento umano diventa una parte fondamentale all’interno della cornice fantastica.

Tanti auguri Komandante!

In programma per il 2018 il tour “Vascononstop Live”

Ieri, 7 febbraio, è stato il compleanno del Blasco. Sessantasei gli anni compiuti. Gran parte dei quali impegnati a fare musica, a cantare, scrivere canzoni ed emozionarci. Per la precisione, da quest’anno, sono 41 anni di onorevole carriera. Carriera che continua a portare avanti ancora con grande passione e che l’anno scorso è stata celebrata a Modena Park. Era il primo luglio 2017 e con quell’evento, svoltosi al Parco Enzo Ferrari, Vasco Rossi ha battuto il primato mondiale del concerto con il più alto numero di spettatori paganti, con 225.173 biglietti emessi, di cui 5.000 gratuiti. Inoltre è stato il suo 781esimo concerto della vita. Tutto questo non poteva che accadere a Modena, lì dove tutto aveva avuto inizio quarant’anni prima, quando era solamente un giovanotto che faceva il dj. E il concerto, dopo una breve introduzione col poema sinfonico “Così parlò Zarathustra” di Richard Strauss, non poteva che aprirsi con la canzone “Colpa di Alfredo” :

«E quella stronza non si è neanche preoccupata di dirmi almeno qualche cosa, che so, una scusa… si era già dimenticata di quello che mi aveva detto prima: “Mi puoi portare a casa questa sera? Abito fuori Modena, Modena park”»

Alla fine, dopo aver ripercorso tutta la sua carriera con quaranta canzoni, lo spettacolo si è concluso con la solita dedica a Massimo Riva e con le noti di “Albachiara”.

Ma Vasco non si ferma. Dopo questo strepitoso successo ha preparato per il 2018 un nuovo tour, il “Vascononstop Live”, con ben dieci date. Dieci appuntamenti che attraversano tutta l’Italia: la data zero del 27 maggio a Lignano Sabbiadoro, Torino (1-2 giugno), Padova (Stadio Euganeo, 6-7 giugno), Roma (Stadio Olimpico 11-12 giugno), Bari (Stadio San Nicola, 16-17 giugno) e chiuderà con un unico show a Messina (Stadio San Filippo, 23 giugno). Tanti auguri Vasco!

 

Musica: il cantautore Francesco Mircoli racconta il suo nuovo album

“Di questa nave conosco stiva per stiva, dall’amplesso mondiale fino all’ansia cattiva. Mia madre ha paura non sia troppo tranquillo, voglio essere un suono e no uno stupido squillo”

Francesco Mircoli, cantautore della riviera marchigiana, classe ’85, lascia presto la carriera calcistica per dedicarsi alla musica, più incline alla sue emotività. Fonda il suo primo gruppo “I cavalli torti” e inizia a scrivere le sue prime canzoni (tra queste “Psicofarmaci”, ormai osannata durante i suoi concerti). Nel 2012 viene intervistato da Red Ronnie nel suo celebre programma RoxyBar e i suoi impegni aumentano. Si piazza due volte come finalista al Premio De André (nel 2014 e nel 2016) e apre il concerto come artista di spalla a molti volti noti: come i Marlene Kuntz, Teatro degli Orrori, Omar Pedrini, La Rua, Finley, Nobraino, Matthew Lee, Cosmo e Gianluca Grignani. Il suo pubblico aumenta e nel 2017 viene anche chiamato a suonare ad un dei festival più importanti delle Marche, “il May Day Festival” a Sant’Elpidio a Mare. è giunto quindi il momento di entrare in studio e registrare il suo nuovo lavoro, affidandosi al produttore marchigiano Enrico Tiberi. Il titolo del suo nuovo cd è “Vita, morte e… Mircoli” uscito il primo gennaio 2018 e anticipato il 30 dicembre dall’uscita del brano “Considerato”.

Vado a casa sua per intervistarlo e parlare un pò del suo lavoro. Mi apre la porta con la chitarra in mano e tra una domanda e l’altra improvvisiamo qualche brano al piano. Il giovane cantante, che in questa era 2.0 tiene ancora un diario segreto, è già all’opera per altre nuove canzoni anche con qualche costo umano.

Parlami di “Considerato”, il tuo primo singolo uscito su Youtube.

è un brano esistenziale. Non ha accezioni politiche ma è una sorta di resistenza verso il mondo degli adulti, di cui non si sente parte. è un mondo che mi limita e io cerco di difendere la mia creatività. è una canzone cinematografica che ragiona per scenari. C’è la voglia di crearsi la propria pelle senza prendere un pacchetto pre-confezionato. Bisogna vivere la propria vita e non quella degli altri. è una tipica canzone dopo una serata in riviera ma il giorno dopo la realtà…

“Vita, morte e… Mircoli”

è il lavoro che sognavo di fare da molto tempo. Parlo della provincia cardiopatica in cui vivo e all’interno di questo cd si possono trovare anche le persone che mi gravitano intorno negli ultimi due anni.

“La madam” è immediato, dov’è la critica?

è il non plus ultra della vanità, con cui non vai d’accordo. Rappresenta l’isola dei famosi. Sotto le lenzuola non funziona, è tutta tara e niente peso netto. Io parlo di un pubblico “privato e provato”, ovvero di una sfera emotiva e di coloro che vengono dalla provincia e vivono il loro vissuto.

“Aspettando un giovedì da copione in un posto che non offre emozione, chi ho in testa sei tu… Ti”

“Ti” nasce con la fine di una storia d’amore. Io ho sempre avuto storie serie e durature nonostante la mia fama di Don Giovanni. Questa canzone viene fuori dopo una chiacchierata con un amico e da un suo tatuaggio.. “Ti”. Credo sia il primo caso in cui viene fatto prima il tatuaggio e poi la canzone.

“Dov’è Luca?!”

Questa canzone l’ho scritta dopo la morte di due cari amici, entrambi di nome Luca. Mi sono chiesto “chissà dove sono ora” e poi nella canzone ci sono anche dei personaggi della vita quotidiana. Tocca anche la tematica dell’amore con i suoi lati negativi: “se sei stufa tornatene dai tuoi”. Questa tematica della conflittualità uomo-donna la ritroviamo anche in “Delusione numero 300”.

“Ho uno spicchio di cuore che batte a ritmo lento mancata comprensione fa male, in questa delusione numero trecento. Dolcezza c’è un problema comune malattia di cui non sono autoimmune, l’orgoglio è il tuo solo portento in questa delusione numero trecento.”

Questo è Francesco Mircoli che riesce a coniugare con credibilità la canzone d’autore e le varie sfaccettature del pop rock, proiettando con l’efficacia dei testi uno scenario ben preciso dove la provincia è il punto di partenza dei propri slanci emotivi. Questo è il suo primo album ufficiale, che ha tutte le carte per sfondare. I temi trattati sono la critica alla società, la provincia cardiopatica, le problematiche derivate dall’amore. Tanti i prossimi appuntamenti del cantautore marchigiano, tra i quali il 9 febbraio a Sant’Egidio alla Vibrata con “Gli amari”. Ad accompagnare Francesco Mircoli c’è la sua band formata da: Marco Raccichini (alla chitarra), Valerio Massetti (al basso), Mattia Cotechini (alla batteria) e Sasha Paolini (alle tastiere).

 

Faber non muore mai

Esattamente una settimana fa ricorreva la morte del grande cantautore genovese Fabrizio De André. Diciannove anni dalla sua scomparsa. Diciannove anni in cui il panorama musicale italiano è cambiato, ma, il ricordo e la memoria della sua arte non se ne sono andati. Conosciuto anche con l’appellativo di Faber, datogli dal suo amico di infanzia Paolo Villagio per via della sua predilezione per i pastelli della Faber-Castell e per l’assonanza con il suo nome. Aveva simpatie anarchiche e libertine e faceva parte della Scuola genovese insieme a Gino Paoli e Luigi Tenco. Fu l’artista con il maggior numero di riconoscimenti da parte del Club Tenco e molte delle sue canzoni, che parlano di emarginati e prostitute, sono considerate da gran parte dei critici come vere e proprie poesie. Tanto che vengono inserite nelle antologie scolastiche di letteratura già dai primi anni Settanta.

«…pensavo: è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra» (Amico fragile)

Nato da una famiglia benestante, De André visse la sua infanzia e adolescenza con comportamenti fuori dagli schemi. A diciotto anni, a causa del brutto rapporto con il padre, andò via di casa e intraprese gli studi di giurisprudenza. A sei esami dalla laurea decise però di smettere e avviò la carriera musicale. Fu proprio questa decisione a creare il personaggio che noi tutti conosciamo. Fondamentale fu l’ascolto del cantautore francese Georges Brassens, del quale tradusse alcune canzoni. Una di queste è “Il gorilla”: animale che si fa strumento di vendetta contro la categoria del giudice, che ha il potere di mandare a morte esseri umani e con indifferenza. Nessuna delle sue canzoni è mai banale, mai scontata. Dietro ognuna di esse c’è un insegnamento, una morale, una storia da raccontare, una condanna, una censura.

«Lessi Croce, l’Estetica, dove dice che tutti gli italiani fino a diciotto anni possono diventare poeti, dopo i diciotto chi continua a scrivere poesie o è un poeta vero o è un cretino. Io, poeta vero non lo ero. Cretino nemmeno. Ho scelto la via di mezzo: cantante.»

Pubblicò i suoi primi 45 giri e i suoi primi 33 giri e ottenne il successo grazie all’interpretazione di Mina de “La canzone di Marinella”. Arrivarono i primi album: “Tutto Fabrizio De André”, “Volume I”, “Tutti morimmo a stento”… e già il suo stile era inconfondibile. L’atmosfera dei cantautori francesi, le tematiche sociali, trattate a volte con crudezza a volte con ironia, le metafore poetiche, l’esistenzialismo e il suo agnosticismo. Ci furono poi gli anni delle sperimentazioni ed esplorò l’ambiente degli autori americani (lo si nota ad esempio nell’album “Rimini”). Si avvicinò alla musica etnica, alla realtà mediterranea con l’album “Crêuza de mä” (cantato interamente in lingua genovese) e alle minoranze linguistiche. Ci fu anche un’evoluzione religiosa a seguito del rapimento insieme alla moglie Dori Ghezzi. Quell’esperienza, unita ad un’analisi della realtà sarda, gli ispirò alcune canzoni che confluirono nel disco conosciuto come “L’indiano”. All’interno di questo cd possiamo notare dei parallelismi tra il popolo dei pellerossa con quello sardo e richiami del sequestro avvenuto, come ad esempio avviene in “Hotel Supramonte” che intreccia anche la tematica dell’amore:

«E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome. Ora il tempo è un signore distratto, è un bambino che dorme. Ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano. Cosa importa se sono caduto, se sono lontano. Perché domani sarà un giorno lungo e senza parole. Perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole. Ma dove, dov’è il tuo amore. Ma dove è finito il tuo amore»

Un percorso documentato dalle sue canzoni, dalle sue ballate, dalle sue filastrocche, dalle sue liriche. Un percorso che si è fermato troppo presto.

Ma Faber non muore mai. È come se fosse ancora qui e i suoi testi li stesse scrivendo ora. Perché ora e in ogni epoca c’è una bocca di rosa che fa l’amore con passione; c’è un chimico che non gli riesce di capire gli uomini; c’è un testamento lasciato dopo una morte; c’è un malato di cuore che non può bere alla coppa d’un fiato; c’è sempre una guerra, due uomini con lo stesso umore e la divisa di un altro colore. Faber non è solo una canzone alla radio. Faber è uno stato d’animo. Faber è una serata con un amico. Faber è un libro di Marquez. È cent’anni di solitudine. Faber è Andrea; un blasfemo; un bombarolo. Faber è per i tuoi larghi occhi. Faber è quando hai un bicchiere di vino in mano e vuoi cantare l’amore.

Faber è sempre attuale e non muore mai.

Non dite che Faber è morto. Perché l’11 gennaio del 1999 il suo corpo si è spento ma la sua anima rimane.