Inter, Juve e Napoli: tris in vetta

Dopo l’Europa gol e vittorie, Inter Juve e Napoli in vetta alla classifica

Le big italiane tornano alla vittoria in seguito alle cattive prestazioni Europee. Tanti gol segnati e tris di squadre in vetta a punteggio pieno.
Crotone – Inter: quella di Crotone è la versione meno bella dell’Inter di quest’anno. Per tutto il primo tempo i nerazzurri non riescono mai a proporre buone trame di gioco. Manovra poco fluida e poche occasione create. Il Crotone ci mette cuore e grinta e si rende molto più pericoloso dell’Inter per buona parte della gara. Esemplare il miracolo di Handanovic su Rohden al 67′. Nel finale è però l’Inter a sbloccare la partita con un gol strano e fortunoso di Skriniar. Come la settimana scorsa, Perisic al 92′ chiude i conti. Gara sofferta, importante la vittoria per il primato in classifica, ma sicuramente un passo indietro a livello di gioco e prestazione per la squadra di Spalletti.
Roma – Hellas Verona: buona la prova della Roma sotto la pioggia dell’Olimpico. Tre punti che fanno comodo, anche perché i giallorossi hanno da recuperare una partita. Torna titolare Florenzi, dopo la doppia rottura del crociato. Alla mezz’ora del primo tempo la Roma è già in vantaggio di due reti, con Nainggolan e Dzeko. Il bosniaco realizza una doppietta andando in gol anche nella ripresa. Verona che chiude in dieci e che non entra mai praticamente in partita.
Sassuolo – Juventus: La squadra di Allegri riparte dopo la batosta di Barcellona nel segno di Dybala. Un nome, un numero, ovviamente il dieci, un uomo solo al comando. Da quando ha cambiato maglia, i numeri dell’argentino sono surreali. Otto gol in quattro partite, due triplette in due trasferte. Il suo sinistro disegna traiettorie paradisiache. Tiro a giro da fuori aria, colpo da calcio a cinque in mezzo a sei persone e palla all’angolino su punizione. La Juve gioca bene nel complesso, tranne qualche momento in cui cala la concentrazione, come nel caso del gol del momentaneo 1-2 di Politano. Funziona il centrocampo con Pjanic e Matuidi.
Napoli – Benevento: C’è veramente poco da commentare e dire su questa partita. Il Napoli archivia la pratica già alla mezz’ora del primo tempo, essendosi portato in vantaggio per 4-0. Solito gioco spumeggiante dei partenopei in casa. Possesso palla ubriacante, gioco di prima, tanti tiri, gol e divertimento. Sblocca Allan al 3′, tripletta di Mertens, grande gol di Insigne e si aggiunge anche Callejon. Un giusto modo per dimenticare la sconfitta in Champions. Le prime quattro giornate dicono che, per il momento, lo scudetto è una lotta fra Napoli e Juventus, anche se l’Inter non ne vuole assolutamente sapere di cedere il passo.
Milan – Udinese: Il Milan torna alla vittoria davanti al suo pubblico, riscattando la figuraccia della scorsa settimana contro la Lazio. Montella ripropone il 3-5-2 testato in Europa League. Il VAR annulla un gol per parte negando il vantaggio all’Udinese sullo 0-0 e la tripletta a Kalinic nel finale. Succede tutto nel primo tempo. Nel giro di dieci minuti Kalinic la sblocca su assist di Calabria, Lasagna pareggia con una bella rete di sinistro e Kalinic riporta in vantaggio il Milan al 31′. Nel secondo tempo la partita è aperta fino all’ultimo, perchè la squadra di Delneri attacca nel tentativo di acciuffare il pareggio.
Martedì e mercoledì si torna in campo per il turno infrasettimanale. Inter e Roma impegnate fuori casa, rispettivamente a Bologna e Benevento. La Lazio ospiterà il Napoli, la Juventus la Fiorentina. Milan di scena contro la Spal, di nuovo in casa.



La terza giornata di campionato

Dopo la sosta torna il campionato con la terza giornata

Dopo la sosta, torna di nuovo il campionato, per fortuna. Tocca ancora alla Juventus giocare la prima partita della terza giornata alle 18:00, in casa contro il Chievo. Strana situazione, considerate le fatiche della nazionale e il turnover da effettuare pensando alla trasferta di martedì al Camp Nou, primo big match della stagione. Per la prima volta, dopo tanti anni, la Juve scende in campo senza il blocco difensivo italiano: Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini. Quasi da considerarsi un momento storico. Allegri schiera un 4-3-3 poco convincente, con Lichtsteiner capitano, Douglas Costa esterno di destra, Matuidi e Sturaro in mezzo al campo. La Juve trova il vantaggio grazie ad un’autorete di Hetemaj. Al decimo della ripresa entra in campo Paulo Dybala. Da questo momento in avanti qualsiasi parola spesa nel commentare questa partita risulta davvero inutile. Il numero dieci bianconero è un piacere per gli amanti del calcio. Il giocatore più forte e decisivo del nostro campionato. Imprendibile per difensori e centrocampisti. Con il gioiello argentino la Juve cambia ritmo, Higuain raddoppia su assist di Pjanic e Dybala fa 3-0 con un colpo di biliardo all’angolino. Testa al Barcellona.
Rinviata Samp-Roma per il maltempo, alle 12:30 di domenica è il turno dell’Inter, in casa contro la Spal. Nerazzurri obbligati a fare la partita e vincere, dato il tanto entusiasmo e i molti tifosi presenti a San Siro, intorno ai 60.000. Spalletti si affida al suo classico 4-2-3-1 con Gagliardini vicino a Borja Valero in mezzo al campo. La Spal entra in campo con organizzazione e personalità. Al 27′ del primo tempo i nerazzurri sono protagonisti, per la terza volta in tre partite, di un episodio che chiama in causa il VAR. La tecnologia concede un rigore all’Inter, precedentemente considerato fuori area dall’arbitro. Mauro Icardi trasforma dal dischetto. Cinque gol in tre partite per il capitano dell’Inter, esattamente come il suo compagno di nazionale Dybala. Nella ripresa l’Inter si addormenta un po’ invece di affondare e cercare il secondo gol. Brozovic entra al posto di Joao Mario e Skriniar colpisce una traversa pazzesca da trenta metri. La Spal lotta, non molla e si fa pericolosa in qualche occasione. L’Inter soffre, ma Perisic chiude i conti realizzando un meraviglioso gol al volo di sinistro a tre minuti dal novantesimo. Palla sotto il sette e Inter a punteggio pieno.
All’Olimpico di Roma la gara inizia con un’ora di ritardo rispetto agli altri campi, alle 16:00 invece che alle 15:00. I problemi legati all’ondata di maltempo che ha investito l’Italia si fanno sentire anche nella capitale. Contro una Lazio in ottima condizione atletica si consuma la prima sconfitta stagionale del Milan. Un pomeriggio completamente da dimenticare. Di questo Milan c’è poco da salvare. I primi sessanta minuti sono un incubo, specialmente quelli che vanno dal 38′ del primo tempo al 49′ del secondo. In questo arco di tempo il ciclone Immobile si abbatte sulla retroguardia dei rossoneri in maniera incontrastata. Tripletta rapida e cinica. Luis Alberto completa il poker in contropiede a campo aperto. Gli uomini di Montella non riescono a reagire. Nella prima mezz’ora la manovra è lenta e il Milan non è mai pericoloso. Quando Montolivo prova a scuotere i compagni è troppo tardi. Inutile il suo gol che fissa il punteggio sul definitivo 4-1. C’è bisogno di lavorare e di trovare i meccanismi giusti. Insomma, di diventare più squadra. Al contrario, ottima la prova della Lazio. Nei minuti iniziali, Bastos entra al posto di Wallace per infortunio e gioca una buona partita. Biancocelesti solidi e rapidissimi in contropiede quando c’è spazio. Se la Lazio vera è questa, sicuramente fa parte delle prime cinque forze della Seria A.
Niente turnover per il Napoli, impegnato nel posticipo delle 20:45 in casa del Bologna. Classica partita in cui, guardando solo il risultato, si ipotizzerebbe un dominio del Napoli dall’inizio alla fine. Tutt’altro che così. Serata difficile per la squadra di Sarri, meno spumeggiante del solito. Il Napoli dello scorso anno forse non l’avrebbe vinta una gara così. Per portare a casa i tre punti, i partenopei devono sempre esprimere il loro gioco al cento per cento. Saper vincere anche non giocando al meglio è indice di maturità ed esperienza. E c’è ancora da migliorare sotto questo punto di vista. Vittoria importante che permette al Napoli di agganciare la Juve e l’Inter in testa alla classifica a punteggio pieno. Prima di passare in svantaggio, il Bologna si rende pericoloso più volte, specialmente con Verdi. Koulibaly obbligato ad un salvataggio sulla linea sullo 0-0. Al 66′ la sblocca il Napoli, complice la difesa del Bologna, con un classico gol sull’asse Insigne-Callejon. Dilaga nel finale grazie ai gol di Mertens e Zielinski.


Tennis: US Open 2017

US Open, l’ultimo slam della stagione

All’avvio il quarto e ultimo grande slam della stagione, giocato sui campi in cemento di Flushing Meadows a New York. Lo stadio principale dello US Open è l’Arthur Ashe Stadium, intitolato al tennista afro americano Arthur Ashe, vincitore della prima edizione dello Slam nell’era Open (1968, primo anno in cui fu permesso ai professionisti di giocare). Vincitore maschile dell’ultima edizione è Stan Wawrinka, quest’anno assente, sul serbo Novak Djokovic, anch’egli assente. Mentre tra le donne la vincitrice della scorsa edizione è Angelique Kerber che quest’anno ha perso al primo turno appena giocato, contro la giapponese Osaka.

Le aspettative per questa edizione

Nel maschile quest’anno mancano all’appello alcuni dei giocatori più forti dell’ultimo decennio: Djokovic, Wawrinka per dei problemi ad un ginocchio e Murray, che ha annunciato la sua assenza a ridosso del torneo. Puntano quindi alla conquista dello Slam Roger Federe e Rafael Nadal, avendo come terzi incomodi Thiem e Dimitrov. Nadal, che da appena una settimana è tornato numero 1 al mondo dopo tre anni lontano dalla vetta del ranking, ha superato con tranquillità il primo turno. Mentre per lo svizzero ci sono stati problemi: contro il francese Tiafoe ha dovuto lottare per ben due ore e mezza per strappare una vittoria al quinto set. Ci si chiede se sia stato solamente un passaggio a vuoto dell’elvetico, che quest’anno ci ha abituati a risultati straordinari con grande continuità, o se sia invece indizio di ulteriori problemi alla schiena, che nell’ultimo mese sembrano ripresentarsi. Al di là di questo, Federer e Nadal si trovano dalla stessa parte del tabellone; possiamo quindi aspettarci una semifinale tra i due.

Nel tabellone femminile invece, oltre alla prematura sconfitta della Kerber, vediamo il ritorno in campo di Maria Sharapova dopo più di un anno di assenza dal circuito. Il suo esordio è impressionante: in tre set riesce a sconfiggere la rumena Halep, che è alla disperata ricerca della prima posizione in classifica (ovviamente negata dopo questa sconfitta). Chissà se la russa ci regalerà qualche sorpresa. Buon inizio anche per Carolina Wozniacki e Venus Williams, entrambe reduci da una discreta stagione.

 

 

Bentornata Serie A

Il ritorno del campionato di calcio con la prima giornata

 


D’accordo che è solo agosto e che molti sono ancora a godersi le ferie sotto l’ombrellone, ma eccoci di nuovo insieme, cari appassionati e tifosi di calcio! Il campionato riparte. La Serie A non aspetta. Compito della Juventus, detentrice del titolo, aprire le danze della nuova ed entusiasmante stagione 2017\2018. Prima partita, prime novità. Prima gara con il nuovo logo all’Allianz Stadium, dovrete abituarvi a chiamarlo così, prima con la maglia numero 10 per Dybala (con tanto di gol e giocate di classe), primo rigore assegnato con il VAR e parato da Gigi Buffon. Sul portierone azzurro abbiamo finito le parole, gli elogi e gli aggettivi. Nel proprio stadio di casa la Juventus torna se stessa, facendo quello che le riesce meglio: vincere. Sono bastati novanta minuti contro il Cagliari per spazzare via un po’ di dubbi (non tutti) e un precampionato a dir poco bruttino, compresa la Supercoppa persa contro la Lazio, dove i bianconeri sono stati praticamente assenti dal campo per sessanta minuti. Mandzukic, Dybala ed Higuain, un secco 3-0 con tanto di dominio territoriale e qualità tecnica altissima nel palleggio per alcune fasi. Nel finale Allegri trova anche il tempo di testare un 4-3-3 con Matuidi, appena arrivato e già in campo. Quella di quest’anno sarà una Juventus molto eclettica, capace di giocare in tantissimi modi diversi, data la qualità e la diversità degli interpreti. Cambiare a seconda della situazione per trovare ogni volta la soluzione vincente. Proprio quello che piace a Max Allegri. Niente male, in attesa della condizione migliore e, stando alle voci in circolazione, di nuovi arrivi…
Alle ore 20:45 è toccato al Napoli esordire al Bentegodi contro il Verona. Nessuna discussione sulla seconda partita, dominata dai partenopei sotto ogni punto di vista. Tre gol segnati anche dalla squadra di Maurizio Sarri, che risponde subito alla grande al primo squillo della Juve. Inutile il rigore trasformato da Pazzini nel finale, complice l’espulsione di Hysaj. Napoli apparso in buona condizione fisica, vista la differente preparazione per l’ impegno nei preliminari di Champions League. Squadra forte, bella da vedere e che propone le stesse trame di gioco della scorsa stagione, anche perché la rosa non è cambiata. Rapidità, possesso palla, tanti passaggi di prima, verticalizzazioni, tagli, cambi di gioco e molte occasioni create. Il Napoli rimane la candidata principale a rivestire il ruolo di antagonista della Juventus. Se la squadra di Sarri riuscisse a non perdere punti contro le piccole, a ridurre gli errori difensivi e a vincere anche non giocando bene, allora sicuramente si giocherebbe lo scudetto fino in fondo.
I tre punti più difficili li ottiene la Roma, sotto lo sguardo attento e nostalgico di Francesco Totti in tribuna. I giallorossi escono vincitori dall’ostica trasferta di Bergamo contro l’Atalanta. Nonostante una prestazione non brillantissima dei suoi, Di Francesco fa bottino pieno al suo esordio sulla nuova panchina, grazie ad una punizione di Kolarov. Vittoria sofferta, ma  per il momento va bene così, viste le fatiche del calcio di agosto e la solita Atalanta di Gasperini, agguerrita e arrembante, specialmente in casa.
Bene anche le milanesi alla prima uscita stagionale. Entrambe le partite vengono caratterizzate dall’utilizzo del VAR nei primissimi minuti di partita. A Crotone, un rigore con tanto di espulsione, mette la partita in discesa al Milan che si impone per 3-0. In gol Kessie, Cutrone e Suso. Sarà interessante seguire il rendimento della nuova squadra rossonera nelle prossime partite. A Milano è invece l’Inter che travolge la Fiorentina. Icardi trasforma il rigore concesso con l’aiuto tecnologico e si replica con un bel colpo di testa nove minuti più tardi, al 15′ del primo tempo. Perisic completa il tris a dieci minuti dalla fine. Buona la prima per tutte le big, o quasi; è la Lazio a steccare in casa contro la Spal in uno spoglio 0-0.
Abbiamo assistito soltanto alla prima giornata, ma già ci siamo emozionati all’idea di vivere un’altra fantastica stagione. Una Serie A rinnovata e più equilibrata. Buon campionato a tutti!

 

Roger Federer: l’ottava meraviglia del mondo

16 luglio 2017. Roger Federer vince l’ottavo Wimbledon. È il primo giocatore a riuscire in questa impresa. Mai nessuno prima aveva vinto otto slam sull’erba. Fino ad oggi il record era detenuto dall’americano Pete Sampras e dal britannico William Renshaw, a pari merito con sette Wimbledon.

I risultati del campione svizzero

È il giocatore che è stato più a lungo numero uno del mondo (per bene 237 settimane consecutive), ha vinto 19 titoli del Grande Slam, 6 ATP World Tour Finals, 26 Masters 1000, 93 tornei complessivi, una Coppa Davis, due medaglie olimpiche (l’oro in doppio nel 2008 e l’argento in singolo del 2012), 1111 incontri (contro solamente 247 sconfitte) ed è uno degli otto nella storia del tennis ad aver completato il Career Grand Slam (la vittoria di tutti e quattro gli Slam). Dopo la partita con Marin Cilic nella finale di Wimbledon, Roger Federer non è solamente “King Roger”, l’uomo dei record, ma è l’uomo che ha consacrato la sua immagine come leggenda di questo sport.

In campo è quasi un robot, non si scompone mai, mantiene calma e sangue freddo, sembra non sudare nemmeno. Il suo gioco così elegante, raffinato, completo, incisivo e sbalorditivo, con quei movimenti così fluidi e perfetti. Un tennista tanto forte, quasi fosse bionico, che sembra un supereroe con la racchetta in mano, e, come tutti i grandi supereroi che si rispettano anche lui ha un cuore grande. Infatti non appena finita la finale di Wimbledon, mentre si stava risistemando il campo in vista delle premiazioni, come ha visto entrate nel palchetto i suoi quattro figli, si è sciolto in un pianto tenero e commosso. Federer, che nel 2006 è stato nominato anche ambasciatore dell’UNICEF, nel 2007 ha offerto la sua immagine per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento AIDS e porta avanti dal 2003 la sua fondazione, con lo scopo di aiutare i bambini disagiati in Sud Africa.

“La particolarità di Federer è che è Mozart e i Metallica allo stesso tempo, e l’armonia è sopraffina.”

Così lo descriveva David Foster Wallace, scrittore statunitense, in “Il tennis come esperienza religiosa”. Descrizione che potrebbe essere condivisa da tutti, tifosi e non di questo campione.

Il corpo grida “ curvy ! “

Da qualche tempo sta avvenendo una grande e poco silenziosa rivoluzione.Stiamo parlando della battaglia del corpo che grida “ curvy ! “

Se si parla di aspetto fisico non si può non pensare ad uno dei più potenti mezzi di comunicazione odierni : la moda. E’ dall’unione di questi due fattori, corpo e moda, che prende vita la lotta di molte donne curvy. In una società che ci vuole sempre più magri,atletici e stereotipati molte modelle e influencer plus size hanno cominciato a trasmettere un’immagine positiva di qualunque tipo di corpo. Prima tra tutte la modella statunitense Ashley Graham, che lo scorso maggio ha pubblicato la sua prima autobiografia intitolata ” A New Model, what confidence, beauty and power really look like.” Scritta a quattro mani con la scrittrice Rebecca Paley, l’autobiografia della giovane modella ci racconta che avere qualche chilo in più non è cosa semplice, anche se il mondo ti chiama «curvy» ma che con un po’ di buon senso,determinazione e un pizzico di autostima si possono abbattere molti preconcetti e sentirsi bene con se stessi. Il desiderio di essere accettati per quello che si è, non è cosa sessista e ce lo dimostra Ryan Dziadul,publicist di New York, 35 anni, uomo curvy. Può suonar strano sentirlo dire di un uomo, ma Ryan è plus size, e ha iniziato anche lui una battaglia di civiltà a partire dal suo profilo Instagram. Rayan vuole che la moda maschile si accorga degli uomini dalle taglie forti come quella femminile ha fatto da tempo. Stanno abbattendo uno a uno gli stereotipi sulla bellezza, le donne, e le idee ormai radicali della concezione corporale.

“Perché la stessa cosa non succede per gli uomini?”, si chiede Ryan. All’incirca un anno e mezzo fa, Ryan si accorge di come ,soprattutto sui social, ci siano pochissimi uomini che sostengono un pensiero body positive. “Ho lavorato per 10 anni nella moda”, racconta Ryan, “e ho notato come ci fosse un movimento femminile che cominciava a mostrare corpi non magri, felici, con uno stile invidiabile. Per gli uomini, invece, niente”.”Prima di decidermi a fare qualcosa”, continua Ryan, “mi vergognavo anche a dire la mia taglia nei negozi”. Ryan infatti si definisce “un uomo XXL in un mondo slim fit”. Poi però qualcosa è cambiato. ”Voglio dare una mano ad accettarsi a tutti gli uomini taglie forti come me”, dice Ryan, “è un processo lento, io ci ho messo un anno e mezzo, ma con l’aiuto della moda e dei look giusti, ho imparato ad accettarmi per come sono”.

Ryan Dziadul, Ashley Graham e molti altri personaggi noti e non, hanno davvero trovato la chiave di successo per sentirsi liberi dai pregiudizi e sicuri di se stessi,lo hanno fatto per loro stessi ma anche per tutti noi. Essere positivi ed imparare ad amarsi ci renderà desiderati e desiderabili, non nascondiamoci dietro a false maschere

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Bonucci, un addio sorprendente

Tutta l’imprevedibilità del calcio mercato nella vicenda Bonucci

Ventiquattro ore. Ecco il tempo necessario per sorprendere tutto il mondo del calcio italiano. Ecco il tempo sufficiente per stravolgere il mercato e riconfermare la sua imprevedibilità durante le roventi estati, fatte di sogni sotto l’ombrellone, gossip, chiacchiere e acquisti. Ecco il tempo utile a Leonardo Bonucci per percorrere la strada che va da Torino a Milano, la stessa tracciata da Andrea Pirlo nell’estate del 2011, e per catapultarsi in una realtà diametralmente opposta, ma stimolante e affascinante allo stesso momento, di quella in cui aveva trascorso gli ultimi sette anni della sua carriera. Non proprio pochissimo. Eccolo, il tempo, quello occorrente per riaccendere una delle più classiche rivalità della nostra penisola: Juventus-Milan.

Mettendosi nei panni di un tifoso rossonero, come è possibile non sognare? Una campagna acquisti del genere non si ricordava dai tempi d’oro del presidente Berlusconi. Un mercato che manda un segnale forte, che evidenzia la volontà della nuova società di riportare il Milan alla gloria di un tempo. Non ci si può più nascondere, il diavolo è uscito allo scoperto. Inutile cercare di capire le ragioni che hanno spinto l’ormai ex difensore bianconero a prendere questa decisione. Perciò è superfluo ipotizzare liti, contrasti con Allegri e avvenimenti che non troveranno mai conferme, perché le notizie escono difficilmente dagli spogliatoi. Con l’acquisto di Bonucci potrebbero cambiare molte cose, specialmente dal punto di vista psicologico, per l’esperienza e l’abitudine a vincere che un giocatore come Leonardo porta a Milanello. L’obiettivo principale rimane la qualificazione alla Champions (e non centrarla potrebbe già considerarsi un fallimento) , perché Juve e Napoli sono certamente ancora più avanti del Milan. Ci sarà da allenarsi, da mettere la squadra in campo, da sudare e guadagnare punti. Ma con la gestione intelligente di Montella, con la voglia di tornare in alto, con un pizzico di entusiasmo e un po’ di fortuna che sempre serve, pensare allo scudetto non è più una cosa così impossibile. Anche se la Juve rimane la Juve. Ed è sempre fortissima, pronta a dire di nuovo la sua in tutte le competizioni. La cessione di Bonucci testimonia la linea forte della società, sempre seguita in questi anni. Tutti importanti, nessuno indispensabile. Vale per il difensore azzurro, così come è valso per Pogba, Vidal, Tevez e Pirlo, giusto per citarne qualcuno degli ultimi. L’acquisto di Douglas Costa non è roba da poco. Se il brasiliano torna ad esprimersi sui livelli di quando era allenato da Guardiola, è veramente devastante. Per conferma, chiedere ad Evra, Alex Sandro e Lichtsteiner, costretti a marcarlo negli ottavi della Champions League 2016 contro il Bayern Monaco. Il mercato della Juve è appena cominciato. In attesa che si sciolga il nodo Schick, Marotta sta trattando seriamente Bernardeschi, ma ciò di cui adesso ha maggiormente bisogno la Signora, è un terzino destro. Inoltre serve un centrocampista di spessore europeo, capace di fare bene le due fasi, e di un centrale per sostituire Bonucci. Si può scegliere di anticipare l’arrivo di Caldara, oppure di andare a pescare da altre parti.

     

Siamo solo a luglio, ma l’estate è calda. Non da meno lo è la sfida fra Juve e Milan, cominciata ancor prima del campionato e infiammata dal trasferimento di Bonucci. L’ultima volta che il titolo si decise con un testa a testa vero, fu nella stagione 2011\2012, proprio fra bianconeri e rossoneri, nello stesso anno in cui Pirlo andò a Torino, dando il via al ciclo di vittorie della Juve. La rivalità ricomincia oggi, quando Bonucci passa al Milan, cercando nuovi stimoli. Vedremo quanto varrà Bonucci senza Barzagli, Chiellini e Buffon. Vedremo quanto sarà in grado di fare la difesa della Juventus, senza il membro più giovane della BBC, arrivata ai titoli di coda. 

VAR, Video Assistant Referee

Dalla prossima stagione il campionato di Serie A inizierà con un’importante novità: la VAR

 

Qualche giorno fa, il presidente della Figc Carlo Tavecchio, ha dichiarato che si inizierà ad utilizzare la VAR già dalla prima giornata di campionato. Una grande innovazione per la direzione arbitrale. Nel campionato di Serie A 2017/2018 scompariranno gli assistenti di porta, introdotti nella stagione successiva al famoso gol di Muntari in Milan-Juventus del 25 febbraio 2012. A sostituirli ci sarà la VAR. In ogni stadio verrà inserito un impianto dotato di otto telecamere e di una sala. Il costo dell’operazione è intorno ai due milioni di euro. Innanzitutto cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sull’uso di questo nuovo termine. VAR sta per Video Assistant Referee. La VAR (femminile) è lo strumento tecnologico che si sta cercando di inserire nel calcio. Invece il VAR (maschile) è l’arbitro che andrà a sostituire gli assistenti di porta. Chiuso in una sala e lontano dal campo, l’arbitro VAR aiuterà il direttore di gara a prendere delle decisioni servendosi delle immagini derivanti dalle otto telecamere. Questa nuova tecnologia non va confusa con la celebre portatrice di polemiche ”moviola in campo”. Potrà essere usata solo in alcuni casi: assegnazione di un gol o di un rigore e per le espulsioni. Oppure anche per correggere l’assegnazione errata di un’ammonizione, nel tipico caso dello scambio di persona. Una volta capito cos’è e come dovrebbe generalmente funzionare, sorge spontanea una domanda: con l’introduzione di questa nuova tecnologia finiranno le diatribe e i contrasti per le decisioni arbitrali? Un quesito delicato, al quale è difficile rispondere. I pareri sono tanti e discordanti. Infantino, presidente della Fifa, sta portando avanti la sua campagna a favore della VAR da tempo, affermando di aver avuto solo risultati positivi durante i test. Lo strumento sarà infatti impiegato nei Mondiali in Russia. Ultimamente, sia l’ex campione Zinedine Zidane, sia il centrocampista croato Luka Modric, hanno espresso le loro perplessità sull’utilizzo del nuovo strumento. In molti lo ritengono un elemento di confusione. Certamente una questione molto complicata. Pensandoci bene, è difficile credere che le polemiche possano placarsi con l’utilizzo della VAR. Il calcio è già lo sport in cui, nella maggior parte dei casi, le regole non vengono applicate, ma interpretate. Aspetto da prendere in considerazione perchè causa di non pochi disordini. Anche con questa nuova tecnologia le decisioni spetterebbero sempre all’interpretazione di una persona umana, ovvero il VAR referee che guarda le immagini sul monitor. Quest’ultimo dovrebbe comunicare la sua impressione al direttore di gara, al quale compete comunque la decisione finale. Tutto questo in uno stadio, con la pressione, la tensione e il pubblico che rumoreggia. Quanto sarebbe utile spezzare la partita un impreciso numero di volte? Per non parlare poi della complessità del gioco, tale che, in alcune situazioni, non si riesce a fare chiarezza nemmeno dopo una cinquantina di replay.
La fine dei problemi? Ai posteri l’ardua sentenza…


Wimbledon, il torneo più prestigioso di tutti i tempi

“La storia d’amore più importante della mia vita? È stata quella con Wimbledon” (Fred Perry).

Prossimo all’avvio è il torneo di Wimbledon, terzo grande slam della stagione dopo l’Australian Open e il Roland Garros, seguito poi dallo Us Open. La data prevista d’inizio è il 3 luglio fino al 16 luglio. Da poco finita la stagione sulla terra rossa, i giocatori del circuito maschile e femminile stanno ora disputando i primi tornei sull’erba in attesa dello slam.

Wimbledon è il più antico e prestigioso torneo di tennis, disputato a Londra. La genesi di questo torneo è legata a quella del tennis. Questo ha le sue origini nel “jeu de paume” (“pallacorda”) comparso nel 1874. In pochi anni un club inglese si era interessato a questa disciplina e aveva istituito il torneo nel 1877, aperto anche alle donne nel 1884. Attualmente le regole sono molto simili a quelle stabilite in quella prima edizione, la quale ebbe un grande successo con 22 partecipanti. Fino al 1922 era in vigore il sistema del challenge round: il campione uscente giocava la finale con il vincitore del torneo preliminare, senza disputare nessun incontro. Nel 1933 la stampa utilizza per la prima volta il termine “Grande slam”, ma rimarrà comunque un torneo amatoriale fino al 1968, anno in cui verrà riunito il circuito amatoriale con il circuito professionistico. Questa data segna un punto di svolta nella storia del tennis e simboleggia la nascita del tennis moderno. Il verde e il viola sono i colori di questo torneo, il quale è famoso anche per le frequenti interruzioni dovute alla pioggia. Inoltre i giocatori e le giocatrici sono tenuti ad indossare divise bianche. Tra i più grandi vincitori maschili ricordiamo: Pete Sampras, Bjorn Borg, Jimmy Connors, John McEnroe, Rod Laver e Roger Federer. Tra le donne invece: Martina Navratilova, Steffi Graff, Suzanne Lenglen, Chris Evert, Billie Jean King e Serena Williams.

Presenze e assenze in questa edizione di Wimbledon

L’anno scorso la finale è stata vinta tra gli uomini da Andy Murray, che al momento non sta disputando una buona stagione, abbiamo visto infatti la sconfitta al primo turno del Queen’s, e avrà difficoltà a difendere il titolo a queste condizioni. Anche Novak Djokovic non sta attraversando un periodo di forma perfetta e tutto volge a favore di Rafael Nadal che, dopo il decimo trofeo conquistato a Parigi, punta in alto anche a Wimbledon (potendo tornare anche n.1 al mondo per la quarta volta in carriera). Aspettative ci sono anche in Roger Federer che torna dopo la lunga pausa lontano dalla terra rossa. Tra le donne c’è il ritorno sull’erba di Victoria Azarenka (che era prevista per il cemento americano) dopo la gravidanza. Il ritorno anche di Petra Kvitova, dopo un brutto incidente che l’aveva costretta fuori dai campi per parecchio tempo. C’è invece l’assenza di Serena Williams, vincitrice dell’ultima edizione, incinta del suo primo figlio e che tornerà sui campi da tennis nel 2018.

Chi vincerà quest’anno Wimbledon?

NBA Finals 2017

Warriors giganteschi, mancato ritorno alla vittoria per  i Cavs

Questa volta le cose sono andate diversamente. Quest’anno l’NBA ci ha regalato un epilogo diverso. Niente miracolo per i Cleveland Cavaliers, nessun ribaltone. Sì, perché l’anno passato, di miracolo si è trattato. Nessuna squadra era mai riuscita a vincere una serie finale trovandosi sotto 3 a 1. Non è bastato Lebron James. Tripla doppia di media, devastante, mostruoso. Gli Warriors, trascinati da Kevin Durant, si sono rivelati una montagna troppo alta da scalare, anche per i campioni in carica. Il numero 35 è stato sicuramente l’uomo più chiacchierato dell’estate scorsa nel mondo NBA, da quando ha deciso di approdare agli Warriors con un solo obiettivo nella mente: vincere. Arrivato fra le critiche generali ed etichettato come ”traditore”, ha zittito tutti, anche i più scettici. Mvp delle finals meritatissimo, senza recriminazioni. 38 punti in gara 1, 33 in gara 2, 31 in gara 3, 35 in gara 4 e 39 in gara 5. Per non parlare degli assist, dei rimbalzi, dell’impegno, del piacere di vedere un giocatore alto 206 cm muoversi come una farfalla da una parte all’altra del parquet, con una leggiadria ed un’eleganza uniche. Una macchina da punti, un polverizzatore di retine. Ben inserito e amalgamato nel sistema degli Warriors, consolidato già da tempo. Lo stesso Lebron James, al termine di gara 5, è stato il primo a congratularsi con KD, mostrandogli tutto quel grande rispetto che ha dimostrato di meritarsi. Senza la sua presenza, molto probabilmente la serie sarebbe finita come lo scorso anno, con il titolo di nuovo a Cleveland. Inutile spendere parole su che cosa non ha funzionato nelle file dei Cavs. Di certo, alcuni momenti potevano essere gestiti meglio (si pensi all’ultimo quarto di gara 3) e forse ci si sarebbe aspettato qualcosa in più da Irving, Love e Smith. Ma in questo caso sono stati troppo più forti e completi gli altri per soffermarsi solamente sui demeriti degli sconfitti. Squadra compatta e panchina lunga. Anche le parole e le espressioni di Lebron ci testimoniano come non si debba far altro che onorare coloro che il verdetto incontestabile del campo ha designato come vincitori. ”The King” è apparso molto più sereno e maturo di altre volte nell’accettare la sconfitta, consapevole del fatto che meglio di così non poteva fare. Non si deve commettere l’errore di trascurare le prestazioni di Lebron in questa serie finale. Avere una tripla doppia di media in cinque partite, giocate al massimo del livello fisico, tecnico, mentale ed atletico è qualcosa di sovrumano. Roba per talenti cestistici fuori dalla norma. Dalla prossima stagione partirà una nuova sfida per l’alteta con il numero 23: togliere la supremazia ai Golden State Warriors, senza ombra di dubbio una delle squadre migliori di sempre, e riportare l’anello a casa sua. In questa maniera entrerebbe ancor di più nella storia della pallacanestro. Sarebbe affascinante vedere un’altra serie finale fra queste due squadre, la quarta di fila. Attenzione a scommettere se si tratta di Lebron James e Kevin Durant.