La regina Elisabetta compie 92 anni: cosa fa il giorno del suo compleanno?

Sabato 21 aprile la regina Elisabetta II compie 92 anni. Un nuovo traguardo per la sovrana più longeva del Regno Unito che, con i suoi 66 anni di regno, ha superato nel 2015 il precedente record di 63 detenuto dalla sua trisavola, la regina Vittoria. Del resto la longevità, nel senso proprio del termine, è una delle caratteristiche di molti membri della Royal family: il record attuale è di 102 anni.

Quest’anno, però, il giorno del compleanno di sua maestà è stato rattristato dalla recente morte di uno dei suoi corgi, Willow. L’amore della regina per i cani, ed in particolare per i corgi, è risaputo e risale alla sua infanzia.

Elizabetta II, in compagnia di Willow ed altri suoi cani, fotografata da Annie Leibovitz nel 2016

La morte di Willow ha colpito particolarmente la regina: è in effetti la fine di un’era e dell’ultimo legame con i suoi genitori. Willow, infatti, era l’ultimo esemplare della stirpe reale allevata da lei personalmente, con capostipite Susan, cane regalatole dai genitori in occasione del suo diciottesimo compleanno.

Doppi festeggiamenti: come mai?

Sebbene il giorno della sua nascita sia appunto il 21 aprile, la regina ha in realtà due compleanni: uno reale ed uno ufficiale. Quest’usanza risale al 1748, durante il regno di Giorgio II. Infatti, poiché il sovrano era nato a novembre (un mese freddo in cui era difficile organizzare festeggiamenti e manifestazioni all’aperto), si decise di spostare le celebrazioni ufficiali in estate. Questa tradizione è rispettata ancora oggi ed il compleanno ufficiale della regina viene festeggiato ogni anno nel secondo sabato di giugno.

I festeggiamenti privati del 21 aprile

La regina trascorre il vero giorno del suo compleanno perlopiù in festeggiamenti privati, con i suoi familiari. Non vengono organizzati incontri ufficiali ma l’evento è comunque commemorato da 41 colpi di cannone ad Hyde Park, 21 al  Windsor Great Park e 62 alla Torre di Londra. In serata, in chiusura del 25esimo Commonwealth Heads of Government meeting, si terrà un concerto alla Royal Albert Hall in onore della regina: “The Queen’s Birthday Party”. Sono molti i cantanti ad esibirsi, tra i quali Kylie Minogue, Shawn Mendes e Craig David.

I festeggiamenti ufficiali nel mese di giugno

Quest’anno i festeggiamenti ufficiali si terranno il 9 giugno (salvo condizioni climatiche avverse) con la tradizionale parata chiamata “Trooping the Colour”. Uno spettacolo maestoso che parte da Buckingham Palace e a cui prendono parte più di 1400 soldati, 200 cavalli, 400 musicisti, oltre che la stessa regina e il resto della famiglia reale.

Al termine della parata la regina, insieme ai membri della Royal Family, assiste all’esibizione della Royal Air Force dalla balconata della sua residenza ufficiale. Quest’anno due new entry si affacceranno dal balcone reale: la neosposa Meghan Markle e il terzo figlio di William e Kate, la cui nascita è attesa per la fine di aprile.

Alcuni membri della Royal Family in occasione dei festeggiamenti del 10 giugno 2017

Grandi festeggiamenti per una regina che, grazie ai numerosi anni di regno, è riuscita a dare stabilità a un’istituzione secolare ed a diventare uno dei simboli più conosciuti del Regno Unito.

Non resta che dire: Happy Birthday, Your Majesty!

Tennis: l’avvio di Monte-Carlo Rolex Masters

È iniziato questa settimana il Monte-Carlo Rolex Masters, un ATP Master 1000 anche conosciuto come Master di Monte-Carlo. È uno dei tornei di tennis più importanti sulla terra battuta, dopo il Roland Garros, insieme a Madrid e Roma. L’anno scorso a trionfare era stato Rafael Nadal, alzando questo trofeo per la decima volta. Quest’anno è pronto a difendere il titolo e a difendere la prima posizione in classifica, riconquistata il 2 aprile – diventando il primo giocatore della storia a diventare numero 1 per cinque volte.

Gli italiani ok: Cecchinato prima vittoria in un Master 1000

Buona la prestazione degli italiani. Fabio Fognini, Andreas Seppi e Matteo Cecchinato sono al secondo turno. Il tennista ligure nonostante non abbia disputato una buona partita, fatta di alti e bassi e nervosismi, è riuscito comunque a portarla a casa. Ha perso però al turno successivo contro Struff. Seppi, che ha dovuto superare le qualificazioni per entrare in tabellone, dopo due ore e tre minuti di lotta, è riuscito a piegare il britannico Kyle Edmund (numero 23 al mondo). È riuscito a conquistare anche la partita di ieri contro Garcia-Lopez, in un’altra grande battaglia. Il palermitano, anche lui reduce dalle qualificazioni, è riuscito a battere Dzhumur incassando il suo primo successo in un Master 1000. Al turno seguente ha perso con Raonic: tra i due c’erano già due precedenti che vedevano il canadese entrambe le volte vincitore. Cecchinato aveva dichiarato: “Nonostante le due sconfitte, sono stati match belli e equilibrati, non mi sento battuto. Quanto a questa partita, all’inizio non trovavo la palla, poi ho pensato solo a rimettere di là più colpi possibili”.

Avanti Thiem, Dimitrov e i fratelli Zverev

Dominic Thiem, numero 7 al mondo e testa di serie numero 5, ha battuto in 3 set Andrey Rublev in una lunga battaglia. L’austriaco, appena rientrato dopo un infortunio alla caviglia, ha dedicato la vittoria alla fidanzata Kiki Mladenovic. Giocherà ora con Djokovic, uscito vincente dallo scontro con Coric. Trionfano anche Dimitrov e i fratelli Zverer. Entrambi in 3 set, Misha supera il francese Pouille mentre Sasha il lussemburghese Muller. Tra gli assenti: Roger Federer, come previsto, del Potro, Anderson, Kyrgios e Wawrinka.

La giornata delle reti bianche e del flash juventino

Milan-Napoli

Una partita a reti bianche, non l’unica di questa giornata. Casualità o sintomo del fatto che la palla pesa di più nelle ultime giornate? Più la seconda ipotesi della prima, probabilmente. Quello tra Milan e Napoli è un match equilibrato e abbastanza divertente, anche se non regala nessun gol. Le squadre giocano in maniera simile: costruiscono da dietro senza mai buttare via la palla, pressano e corrono molto. Il Napoli lo fa con più qualità e, a differenza del Milan, è più abituato a cercare costantemente la vittoria. Da sottolineare è una clamorosa parata di Donnarumma che nega la vittoria al Napoli nel finale. È chiaro che Milik, in questo momento, rappresenta una variante molto importante per il Napoli per essere pericoloso in area di rigore. Mertens non è in un periodo fantastico e le altre squadre hanno anche capito come affrontare l’attacco della formazione di Sarri. Uno stop che pesa molto perché il distacco dalla Juventus diventa di sei punti.

Juventus-Sampdoria

Serviva una reazione di rabbia. Ma una rabbia lucida, come l’aveva definita Allegri. Bisognava scaricare tutta la frustrazione che derivava da una delusione ingiusta e non meritata come quella di Madrid. La Juventus ha faticato all’inizio, balbettando a tratti e trovando il vantaggio solo alla fine del primo tempo. Nella ripresa ha dilagato. Una cosa è certa: Douglas Costa è stato il miglior acquisto di quest’anno. Completamente incontenibile, sia quando gioca a destra, sia quando gioca a sinistra. Un giocatore europeo e moderno che spacca le difese. È il migliore in campo, protagonista in tutti e tre i gol della Juventus con tre assist. La Samp ci ha provato, mettendo in campo il suo solito gioco, ma alla fine si è dovuta arrendere, come la gran parte delle squadre che giocano a Torino contro questa Juve. Importantissima vittoria e allungo sul Napoli. Vantaggio prezioso prima di un ciclo finale di partite che non comprende solo lo scontro diretto, ma anche le trasferte contro Inter e Roma.

 

Lazio-Roma

Magari questa volta l’attesa del derby è stata vissuta in maniera diversa dai tifosi della Roma, ancora increduli e meravigliati dell’impresa contro il Barcellona. Ma alla fine un derby è sempre un derby, specialmente a Roma, quando si gioca nella capitale. Anche nel posticipo domenicale, questa si conferma la giornata delle reti bianche. È uno dei più classici Lazio-Roma. Tanta energia, tanti falli fischiati da Mazzoleni e gioco molto spezzettato. Un pareggio piuttosto prevedibile nel quale le emozioni si concentrano soprattutto nel finale, quando la Lazio rimane in dieci per l’espulsione di Radu. Le occasioni più clamorose le hanno i giallorossi, con due pali colpiti. Anche i biancocelesti però ogni tanto si rendono pericolosi, nonostante l’inferiorità numerica. Un risultato nel complesso giusto che tiene ancora molto aperta ed incerta la lotta per il terzo e il quarto posto.

London calling: a walk through history

Londra è una città fatta di simboli. Passeggiando per le sue strade ci si imbatte inevitabilmente nelle icone che da sempre nutrono l’immaginario del turista: le rosse cabine telefoniche, gli autobus a due piani (Double Decker), i Black cabs, gli ufficiali taxi neri della città. Tra le varie icone che rendono unica e riconoscibile Londra, è difficile non pensare ad uno dei suoi più antichi simboli: la Corona.

Infatti, sebbene i poteri del monarca siano oggi molto limitati, il valore simbolico della Corona è ancora molto forte. L’impronta della monarchia sulla città è evidente ma tre sono in particolare i luoghi più simbolici, dove maggiormente è possibile percepire la presenza e la storia della Royal Family.

Buckingham Palace

Buckingham Palace è il simbolo per eccellenza della monarchia inglese. Acquistato da re Giorgio III nel 1762, è solo con l’ascesa al trono della regina Vittoria nel 1837 che diventa residenza reale ufficiale. Il palazzo si trova nel quartiere di Westminster, nel cuore di Londra ed attira ogni anno migliaia di turisti curiosi di assistere al famoso “Cambio della Guardia”.

Proprio per il suo ruolo e la sua importanza simbolica, durante la Seconda Guerra Mondiale fu bombardato sedici volte (nove volte in maniera diretta) dall’armata tedesca senza però registrare gravi danni.

Kensington Palace

Kensington Palace si trova nel “Royal borough of Kensington and Chelsea”, uno dei tre borghi reali di Londra. È la residenza ufficiale del principe Henry e dei duchi di Cambridge, William e Kate, ma anche ex dimora di numerose personalità reali tra cui la regina Vittoria e lady Diana Spencer.

Il palazzo è immerso nei bellissimi giardini di Kensington, che si estendono fino a confinare con Hyde Park, nei quali è possibile vedere l’Albert Memorial e la famosa statua di Peter Pan.

Una vasta parte del palazzo è aperta al pubblico e si ha la possibilità di visitare i sontuosi appartamenti arredati e abitati dal re Guglielmo III d’Orange e dalla regina Maria e quelli in cui nacque e visse la regina Vittoria.

La mostra organizzata nei Victoria’s Apartments è un vero e proprio viaggio nella vita della regina attraverso suoi oggetti personali, estratti del suo diario e numerose lettere, scambiate soprattutto con l’amato marito Albert.

(Ritratti della regina Vittoria e del principe consorte Alberto)

Le stanze sono organizzate per tematiche e sono interattive, un must per gli appassionati di storia e della serie tv che ha riportato alla ribalta la vita della regina Vittoria (Victoria di Daisy Goodwin).

Nel palazzo è inoltre presente la mostra Fashion rules: una passeggiata tra gli abiti della regina Elisabetta, della  principessa Margaret e soprattutto di Lady D. Un’intera parte della mostra è dedicata infatti propri all’amata principessa scomparsa e ai suoi outfit più famosi e importanti.

Tower of London

(La White Tower e il Tower Bridge sullo sfondo)

La Torre di Londra è senza dubbio uno dei luoghi più affascinanti dell’intera città. Situata nei pressi del bellissimo Tower Bridge, la Torre è in realtà un castello con ventidue torri che durante i secoli ha avuto varie funzioni. Nato come residenza reale, è poi diventata un’armeria, una prigione, un luogo adibito alle esecuzioni e persino uno zoo.

Oggi è possibile visitare il sito del patibolo dove furono giustiziati personaggi famosi come Anna Bolena e Lady Jane Grey, sepolte nella vicina Cappella Reale di San Pietro in Vincoli.

(Scultura che commemora i personaggi giustiziati)

Immersi in un’atmosfera spettrale ma allo stesso tempo fiabesca si ha la possibilità di entrare in edifici pieni di storia. I più famosi sono la White Tower, la Beuchamp Tower, la Bloody Tower e le Waterloo Barracks, dove è conservato il tesoro inestimabile dei gioielli della corona. Tra i gioielli esposti ci sono scettri, piatti, magnifiche corone tempestate di pietre preziose e soprattutto l’Imperial State Crown, indossata ogni anno dall’attuale regina Elisabetta II durante la cerimonia di apertura del Parlamento.

È un posto magico, dalla storia cupa e in cui è bellissimo avventurarsi accompagnati dal gracchiare dei grossi corvi neri che da secoli vivono nella Torre.

London calling to the faraway towns

Ci sono due tipi di città: quelle belle, ma, il bello si esaurisce sulla strada verso casa, e quelle belle che non vorresti lasciare mai, che hanno sempre qualcosa di nuovo da regalare. Londra appartiene al secondo tipo. Quelle che ti fanno venire voglia di tornarci.

“The city now doth, like a garment, wear

the beauty of the morning, silent, bare

ships, towers, domes, theatres, and temples lie

open unto the fields, and to the sky”

 

(Vista dal London Eye)

Così recita una parte della poesia di William Wordsworth scritta nel 1802, posizionata sul Westminster Bridge e intitolata proprio “Composed upon the Westminster Bridge”. È la descrizione di un panorama che si estende immenso davanti agli occhi e anche la descrizione di un sentimento che si percepisce di fronte a tanta bellezza. Da una parte il London Eye e dall’altra il Big Ben e la House of Parliament. Basta camminare un pò per trovare le classiche cabine telefoniche rosse; per vedere in strada il classico taxi nero e l’autobus rosso a due piani. Basta entrare in uno dei tipici pub per assaggiare un hamburger – purché sia entro le 21 che poi le cucine chiudono – , una birra e  giocare a freccette. Basta guardarsi intorno per sentire il calore di un popolo devoto ad una regina. God save the queen.

From District line to Circle line, from Piccadilly line to Northern line

(Piccadilly Circus)

Tantissimi i quartieri da visitare e tantissime le tradizioni: Piccadilly Circus, Wimbledon, King’s Cross, Bloomsbury, Earl’s Court, il thé nel pomeriggio, il cambio della guardia, il brunch. Piccadilly la sera è un insieme di luci, di voci, di rumori, di clacson, di canzoni, di emozioni. Piccadilly è il punto di ritrovo dei giovani, è la zona dei locali, dei ristoranti aperti anche fino a mezzanotte, dello spettacolo a cielo aperto. Piccadilly è vivace.

(Camden Town)

Al contrario di Earl’s Court, che è silenziosa e ordinata, con la famosa cabina di Doctor Who piazzata davanti la fermata della metro. Earl’s Court è un quartiere discreto, che non ambisce alla vita movimentata, ma, è un piacere per gli occhi e la mente per la sua bellezza e tranquillità. Poi c’è Notting Hill, conosciuta per il film con Julia Roberts e Hugh Grant, che ha fatto sognare tanti ragazzi. Caratterizzata da particolari casette, la “Portobello Road” è ricoperta da mercatini che si estendono per quasi tutte le vie del quartiere. Questa aria un po’ più dimessa, più caotica in mezzo ai fiumi di gente, la si ritrova anche a Camden Town. Qui anche gli odori sono diversi. Cibi speziati ed erba si mischiano nelle narici; mentre le mani si stringono intorno alle borse per evitare scippi improvvisi. È una Londra diversa, ma, affascinante anche essa: come tutte le cose più oscure e difficili che hanno lo charme del mistero.

Londra che emerge in superficie è straordinaria, ma c’è anche un’altra Londra, quella sotterranea, l’Underground – o anche detta The Tube. È la più antica rete metropolitana del mondo e la più estesa d’Europa. Qui è straordinaria la sua efficienza nonostante la complessità. Grazie ad essa è possibile spostarsi da una zona all’altra della city e senza troppe difficoltà.

 

166 anni della Polizia di Stato: i festeggiamenti in Stazione Centrale

Martedì 10 aprile la Polizia di Stato ha compiuto 166 anni e in tutta Italia si sono svolte celebrazioni per festeggiare l’anniversario. A Milano una suggestiva cornice ha ospitato l’evento: l’atrio della Stazione Centrale.

La commemorazione si sarebbe dovuta svolgere nell’adiacente Piazza Duca D’Aosta, ma a causa delle condizioni meteorologiche avverse è stata spostata in un’ambientazione maestosa qual è l’interno della stazione. Per una volta bisogna davvero ringraziare la pioggia. La “cattedrale del movimento” è infatti un luogo dove spesso si passa di fretta e distrattamente, senza guardarsi intorno, senza ammirare le decorazioni, gli altorilievi, gli eleganti lucernari che la rendono uno dei monumenti italiani del Novecento di maggiore spicco.

Uno strano effetto però è dato anche dal senso di sicurezza che si percepisce e dal riacquistato decoro (probabilmente soltanto temporaneo) della stazione, grazie allo stretto e visibile presidio delle forze dell’ordine. Scomparsi i venditori abusivi e gli spacciatori, nessun bivacco nella zona antistante, poche tracce dei disturbatori alle biglietterie automatiche, nessun odore di urina sulle scalinate che collegano lo scalo con l’esterno (eh sì, ogni tanto si vede, anzi si sente anche questo!). Per una volta la stazione è un bel biglietto di visita per la città di Milano. Crediamo però che, dopo la passerella dei notabili cittadini (guai se lorsignori dovessero mischiarsi al quotidiano stato di trascuratezza della Centrale!), tale ritrovata tranquillità svanirà presto e disperati e vagabondi torneranno a popolare lo scalo ferroviario. Ma questa non è la sede per discutere di una soluzione al degrado della stazione…

Il dispiegamento dei mezzi della Polizia di Stato
Il dispiegamento dei mezzi della Polizia di Stato di fronte alla stazione

Insomma, parlavamo della festa della polizia. All’evento partecipa una folta platea di poliziotti in tenuta ufficiale in compagnia delle loro famiglie, frammischiati a borghesi, invitati d’onore, autorità religiose e civili, giornalisti e fotografi. All’ingresso della fanfara a cavallo gli occhi di tutti si volgono ad ammirare gli eleganti cavalli bianchi sormontati da trombettieri, tamburini e guardie. Immersi in questa atmosfera solenne, sembra di essere tornati indietro nel tempo.

In apertura l’annunciatrice legge le parole del Presidente della Repubblica, che esprime la sua gratitudine alla Polizia di Stato “per l’opera svolta a presidio della libertà e della legalità”. A dire il vero il messaggio del Presidente passa rapidamente senza lasciare il segno: poco intenso, a tratti scialbo e didascalico, a dispetto del senso dello Stato che dovrebbe essere rimarcato con maggior vigore in questi contesti. Ma non ci stupiamo, d’altronde Mattarella non ci ha abituato a veementi orazioni ciceroniane.

La platea, già un po’ annoiata e poco reattiva nell’applaudire, ascolta paziente anche i messaggi del ministro degli Interni Minniti e del capo della Polizia Gabrielli, i quali sottolineano con più forza il ruolo del corpo di polizia e i suoi sviluppi recenti. Ricorrente è il tema del pericolo del terrorismo islamista.

La fanfara a cavallo
La fanfara a cavallo

Interviene poi il questore di Milano, Marcello Cardona, che nel suo lungo discorso parla del lavoro della polizia nel territorio milanese e lombardo, evidenzia come dai dati emerga un calo dei reati e ricorda il problema delle periferie. Il questore dedica qualche parola anche al luogo che ospita l’evento: la stazione Centrale rappresenta la speranza di “tutti coloro che pensano che Milano possa dare qualcosa” – dice Cardona – la speranza dei lavoratori, degli studenti fuorisede, dei forestieri che arrivano in città.

Tiene l’ultimo intervento il vicecapo della polizia Alessandra Guidi, in rappresentanza dell’autorità centrale. Si svolgono poi le premiazioni di alcuni agenti che si sono distinti negli ultimi anni in attività particolarmente meritevoli sul territorio, come il contrasto alle rapine e allo sfruttamento della prostituzione. Forse è questo il momento più vero della giornata, perché non è la retorica dei discorsi che colpisce, ma i volti dei poliziotti, i veri protagonisti della celebrazione. Su un lato stanno schierati gli agenti dei vari reparti. Gente comune, che si fa il culo dalla mattina alla sera, che svolge un servizio ai cittadini spesso in contesti rischiosi, che non prende quasi mai gli applausi di nessuno. Non saranno tutti santi, ma neanche sono diavoli come qualcuno li dipinge non appena compiono un errore.

Per concludere i festeggiamenti, la fanfara a cavallo suona la Marcia di Radetzky e l’Inno d’Italia, che risuona nell’atrio della Stazione Centrale cantato dai presenti: un momento corale con il quale si chiude la celebrazione.

Vittorie sofferte per Juventus e Napoli

Vittorie sofferte per Juventus e Napoli, classifica invariata

Con tutto il rispetto, ma non era facile per la Juventus passare dal Real Madrid al Benevento. Non era scontato rituffarsi nel campionato dopo una batosta del genere. E infatti, qualche difficoltà nella partita dei bianconeri si è vista. I padroni di casa, giocando coraggiosamente e avendo poco da perdere, riescono per ben due volte ad acciuffare il pareggio con una doppietta di Diabatè. La difesa della Juve è spesso distratta. I tanti tiri concessi verso la porta di Szczesny, i due gol presi e l’affanno più o meno costante con il quale viene affrontato l’attacco del Benevento sono indice della poca concentrazione che c’era e delle insidie che si nascondevano dietro questa partita. Poi, come al solito, la Juventus ha giocatori singoli di grande qualità che sono in grado di incidere sul risultato da soli: la tripletta di Dybala e la prodezza di Costa ne sono un esempio lampante. Tre punti sofferti e testa alla Champions. Nel calcio tutto può succedere, ma a Madrid servirà veramente un miracolo. Non riconoscere che le possibilità di ribaltare il risultato siano quasi inesistenti sarebbe da folli.
Mancava un minuto più recupero alla fine di Napoli-Chievo. Chi guardava la partita, molto probabilmente si stava chiedendo come fosse possibile che il Napoli si stesse avviando a perdere. Sarebbe stata una di quelle sconfitte davvero difficile da metabolizzare, accettare e sopratutto spiegare. La Juve avrebbe allungato il distacco in classifica a sette punti, la corsa scudetto si sarebbe ormai delineata come compromessa del tutto. Dopo un rigore sbagliato, tantissimi tiri in porta e legni colpiti, sarebbe stato inaccettabile perfino un pareggio. Invece mancava un minuto e il Napoli si trovava in svantaggio a causa di un gol di Stepinski al 73’. Il pubblico aveva anche cominciato a rumoreggiare. Una cosa che non si era mai vista. Sembrava la classica partita con la quale la squadra partenopea alzasse bandiera bianca nella lotta scudetto, come tutte le avversarie della Juve negli ultimi sei anni. Proprio nel momento in cui tutti questi pensieri iniziavano a materializzarsi nella testa dei napoletani, è arrivata la svolta: il Napoli riesce a ribaltare la partita negli ultimi quattro minuti, con i gol di Milik e Diawara. Una vittoria fondamentale per la lotta scudetto, per mantenere lo svantaggio a quattro punti e per avere ancora delle opportunità nello scontro diretto a Torino, fra due settimane.

Tennis: Bentornata Vika!

A Miami tira un vento buono, il vento di due grandi ritorni: quello di Victoria Azarenka e Sloane Stephens

Sulla East Coast americana il torneo di tennis, maschile e femminile, procede “a gonfie vele”, e non è solo un modo di dire, perché il vento che si è alzato in questi giorni sta soffiando incessantemente durante i match. Nel femminile vediamo il ritorno di una grande tennista: la bielorussa Victoria Azarenka. La giocatrice, allontanatasi dalle competizioni per dedicare tempo alla sua maternità, era tornata in campo l’anno scorso, dovendo però fermarsi poco dopo a causa della separazione con l’ex compagno Billy McKeague. Ciò ha causato l’avvio di battaglie legali per ottenere la custodia esclusiva del figlio Leo. Secondi i termini della causa, intentata da McKeague, la Azarenka non poteva lasciare lo stato della California. Questa, a causa di un difetto di giurisdizione di Los Angeles, è stata spostata in Bielorussia, così la tennista è tornata finalmente a giocare. Ai quarti di finale del WTA, Vika ha battuto la Pliskova, in una partita tutta dominata dal forte vento. La Ceca, dopo aver concesso dei break importanti, si è arresa con il punteggio di 7/5, 6/3. In semifinale la bielorussa dovrà affrontare Sloane Stephens, con la quale aveva perso nel precedente torneo di Indian Wells. L’americana è reduce anche lei da un periodo buio: dopo la grande vittoria allo Us Open non ne ha più beccata una. Una sconfitta dietro l’altra fino al torneo di Acapulco. Ora sembra aver riacquistato il suo smalto, riuscendo a battere Muguruza e la Kerber (anche se evidentemente stanca dalla maratona con la Wang del giorno prima). Qualunque sia l’esito della semifinale, la Stephens può festeggiare il suo ingresso nella top ten.

Il re fuori dal trono

Roger Federer, dopo la striscia positiva di 17 vittorie consecutive,non sembra essere al suo meglio. Concluso Indian Wells con la sconfitta contro del Potro, a Miami ha perso alla prima partita contro il giovane Kokkinakis. Una partita in cui ha sicuramente sprecato tanto e con la quale ha ceduto la prima posizione in classifica a Rafael Nadal (lo spagnolo intanto ha confermato la sua presenza in Coppa Davis contro la Germania). L’elvetico, subito dopo la sconfitta, ha spiegato in conferenza stampa di volersi prendere dei mesi di recupero e allenamento per riprendere la sua piena forma. Anche quest’anno, quindi, non giocherà la parte di stagione sulla terra rossa e lo vedremo tornare a Wimbledon – per conquistare magari il nono titolo sull’erba.

Tennis: il ritorno di Juan Martin del Potro

L’argentino del Potro si aggiudica il primo Master 1000 della stagione, nonché il primo della sua carriera, battendo il re. Da domani ricominciano le partite per il secondo Master 1000

È iniziata da poco la stagione sul cemento americano e già da domani si avvia il secondo Master 1000 dell’anno, il Miami Open. Non facciamo in tempo a metabolizzare le emozioni di Indian Wells, che si passa dalla West Coast alla East Coast, con il caldo sole della Florida. In mattinata scenderà in campo il serbo Djokovic, seguito nel serale da del Potro e nella giornata di sabato vedremo Federer e l’australiano Nick Kyrgios.

Si interrompe la striscia positiva di re Roger: 17-0.

Torniamo, però, ora, in California per parlare del BNP Paribas Open, anche detto Indian Wells Master 1000. Si è concluso domenica con la vittoria di Juan Martin del Potro su Roger Federer. Questa, per l’argentino, è stata la prima vittoria in carriera di un Master 1000. Del Potro che finalmente sembra aver superato il brutto periodo, costellato dai tanti infortuni al polso sinistro, è tornato a giocare ad alti livelli (che ci ricordano molto la sua vittoria allo Us Open nel 2009). Ha giocato bene per tutto il torneo e arrivato in finale non ha ceduto neanche per un attimo. Roger Federer d’altro canto ci ha messo un pò del suo: non è stato impeccabile, anzi, il suo avvio di partita è stato lento e in seguito non ha saputo sfruttare i tre match point avuti a disposizione. A tratti nervoso, a tratti troppo falloso, il suo tennis in finale non è bastato contro il ritmo elevatissimo dell’argentino. Lo svizzero, che ha 36 anni, stava battendo un altro record: questo era il suo miglior avvio di stagione, diciassette vittorie di fila. La striscia si è interrotta, ma, l’elvetico non ha preso troppo male la sconfitta: ha postato una foto con il suo avversario congratulandosi. “What a battle today. Congrats on a fantastic tournament and match”. Alla fine della partita il pensiero di del Potro è andato al suo cane, Cesar, morto da poco e al quale ha dedicato la grande vittoria.