Sogno di una notte di inizio estate

La Costituzione nel pallone.

MARZO 1947

“Un attimo Alcide, aspetta un secondo. Sì, sono d’accordo. Anche per me Ferraris e Mazzola faranno scintille. Ma la Juve è pur sempre la Juve:  tecnica, talento e velocità”.  “ Sì ma voi pagate gli arbitri”. “E perché voi no? Vogliamo parlare del fallo della scorsa stagione? Tutta fortuna! La vostra carriera calcistica alterna momenti di fortuna a grossi colpi di culo, e scusami l’eufemismo, ma in queste situazioni bisogna anche saper stemperare”.“Tutta invidia la vostra… Ma intanto la vittoria la vedrete solo con il binocolo”. “Guarda davvero, De Gasperi, lasciamo stare perché tanto sai di essere in torto: la storia è sempre la stessa… E alla fine  gli anni, gli amori e i bicchieri di vino non si contano mai  (finché paghi tu!). Viva la Juve!”

“Illuso, ti aspetto al varco (dei vincitori) e con me tutta la Torino calcio”. “Ma taci e stai a sentire Calamandrei un attimo”.

Vedete qui, mentre io vi parlo, so benissimo che, anche se arrivassi a convincervi con gli argomenti che vi espongo, essi non varranno , se non corrispondono alle istruzioni del vostro partito, a far si che quando si tratterà di votare , voi, pur avendomi benevolmente ascoltato , possiate votare con me. E allora io mi domando: se le discussioni si fanno  nell’intento di persuadersi, a che giova continuare a perdere tempo nel parlare e ascoltare , quando le persone qui riunite sono già persuase in anticipo su tutti i punti?  (…)”.

Cala un silenzio tra i costituenti.

75 presenze assenti, nessuna risposta.

(Intervento di Pietro Calamandrei tratto da “L’officina della Costituzione italiana”, Domenico Novacco).

LUGLIO 2006

Finita la scuola. Studenti in libertà. Mamme che si trasformano in un AAA cercasi occupazione intelligente per figlio deficiente. I centri estivi. Il campetto. Le creme solari. Le scottature. I segni del costume. Le notti da non dormire. I risciò in spiaggia. Il gelato al cioccolato. Il sole bollente e il caldo asfissiante. Ma qui non è come al sud, qui c’è l’afa…

Momenti di (trascurabile) quotidianità.

Il verde della pineta, il bianco delle onde che si frantumano sulla spiaggia, il rosso delle scottature.                          Il Tricolore sulle spalle come protezione solare. La birra fredda e le bollicine della Coca-Cola. Il bar del paese e il chioschetto in spiaggia. La televisione e i maxi-schermi. Gli amici di una vita e la famiglia.                                                  L’eterno “goool”.

Momenti di (non) trascurabile eccezionalità: attimi estivi di un 2006 spaziale che sa di MONDIALE.

 

Vedete qui, mentre io vi parlo, so benissimo che oggi è il 21 giugno 2018.                                                                        Sognavo i battibecchi calcistici di De Gasperi durante i lavori della Costituente, ma l’umidità della notte si fa sentire anche nelle nottate di giugno. Gioco a mosca ceca cercando di afferrare il lembo del lenzuolo. Ora che mi avvolge posso ricominciare il viaggio verso la mattina e oltre.

Chiudo gli occhi e il lenzuolo che ho sulle spalle cambia colore e non sono più da sola.                                                          È il tricolore.

Lenzuolo di tutti, simbolo di una Nazione,  l’emozione di un’estate che vorrei potesse non finire mai: quella del 2006.

Il sole mangia le ore e non si può vivere di ricordi, ma si possono sempre tenere per mano, come monito.

Faro in mezzo al mare in una notte di luna piena.

A volte aiutano a trovare le risposte, altre volte ad evitare gli errori.

Le parole  di Pietro Calamandrei durante i lavori dell’Assemblea costituente  sembrano volerci parlare. Ci chiamano a colmare il silenzio che fu, e che non può più essere: se allora il pragmatismo e l’eclettismo della politica fecero sì che si giungesse comunque ad un accordo, la Costituzione della Repubblica Italiana. Oggi il “divisionismo” non porta ad un capolavoro come un “Dimanche après-midi à l’île de la Grande Jeatte”, ma ci porta ad essere tanti punti di colore, incapaci di accostarci , accomunati da un pittore impreciso e poco preparato che ha perso la trama e il significato di quello che è, è sempre stato, e dovrà essere, il Tricolore.

Il monito di Calamandrei era un invito ai padri costituenti a pensare alla struttura del partito e  a riflettere, soprattutto, delle sue debolezze affinché non portassero ad una degenerazione:  all’unilateralità che impedisce  l’ascolto, ancor prima del dialogo.

Noi stiamo vivendo quella “indifferenza”del 47-48. Un‘indifferenza che ha fatto si che le preoccupazioni di Calamandrei si avverassero.

Tutti indaffarati a difendere la nostra idea, fossilizzati in ridicoli dibattiti sui social, diveniamo i pennelli adatti di quel pittore impreciso che ha perso i contorni del disegno. In fondo perché quel disegno gli e ci è poco chiaro. Conosciamo la Costituzione come lo studente poco diligente che a maggio pretende di saper scrivere un tema in inglese senza saper coniugare il verbo to be.  Come Gigi , che dall’ultimo banco, si alza con la pretesa di spiegare alla maestra “l’impicciment” ma , ahimè, l’errore è formale ancor prima che sostanziale.  Glielo fa notare il secchioncello del primo banco per evitargli la figuraccia… E quell’impeachment si sfuma tra il vocio dei compagni.

Ogni azione diviene motivo di litigio, prende i colori più disparati, sfumature che trasbordano i confini costituzionali.

Tutto diviene o bianco o nero.

O la Juventus o il Torino.

Tu hai torto, IO ho ragione.

Paradosso dei paradossi: i difensori della Patria, della Nazione con la N maiuscola,  arrivano a contraddire la loro stessa Patria racchiusa nell’ancora, la Costituzione,  che tiene “allacciato”, unito e saldo lo stivale e ci permette di continuare il cammino.

Dulcis in fundo: l’Italia fuori dal mondiale. Un’ Italia che sta a guardare.

Ma pensiamoci, saremmo ancora capaci di portare il Tricolore sulle spalle?

Abbiamo avuto la non-occasione di evitarci un (probabile) gesto ipocrita, vediamola così.

Speriamo sia solo un brutto sogno di inizio estate.

Tempo di verdetti

La stagione è giunta al termine ed è tempo di verdetti.

È finito un altro campionato. La stagione è giunta al termine ed è tempo di verdetti. Ecco i voti sulla stagione di Juventus, Napoli, Roma, Inter, Lazio e Milan.

Juventus 9: difficile trovare delle parole per descrivere il settimo scudetto consecutivo e la quarta coppa Italia di fila. Se a questo si aggiunge anche un ottimo cammino in Champions, con impresa quasi sfiorata al Bernabeu, è facile capire che si è davanti alla Juventus più forte di sempre per continuità. Resta solo da capire chi spezzerà questo dominio, perché di dominio si tratta. Troppa Juve.

Napoli 8: è mancata soltanto la poca abitudine a reggere la pressione ad impedire al Napoli di rendere questa stagione straordinaria. Dopo la vittoria a Torino, la squadra di Sarri non ha saputo approfittare di altri passi falsi della Juve, sprofondando nel baratro proprio ad un passo dal sogno. Ciò non cancella l’ottima stagione, il gioco stellare espresso e il merito di aver tenuto aperto lo scudetto fino alla fine.

Roma 7 e mezzo: un’annata particolare. La prima con Di Francesco e la prima senza Francesco Totti da giocatore. Qualche passetto falso in campionato nelle fasi intermedie, ma un percorso favoloso fino alla semifinale di Champions, con la grandissima rimonta contro il Barca nei quarti. Dipenderà dalla campagna acquisti, ma se continua così, la Roma di Eusebio Di Francesco può solo migliorare.

Inter 7: il voto sarebbe stato intorno alla sufficienza, o poco al di sotto, prima dei minuti finali dell’ultima giornata. La vittoria importantissima in casa della Lazio ribalta i giudizi, permette all’Inter di tornare in Champions dopo sei anni, salvando la stagione all’ultimo respiro. Un grande avvio nei primi mesi e poi una crisi che sembrava non finire mai. Finalmente una milanese torna nell’Europa che conta.

Lazio 7: sette anche alla Lazio, per il bel gioco, per il lavoro di Inzaghi e per essere stata una vera sorpresa. Un peccato aver buttato il quarto posto con ingenuità non solo nell’ultima partita contro l’Inter, ma anche nelle mancanze durante le ultime giornate. Il grande rimpianto non deve cancellare quanto fatto di buono.

Milan 5: un’insufficienza che pesa, ma che ci sta tutta. Dopo il mercato estivo scintillante, che a detta di molti dipingeva il Milan come protagonista della lotta scudetto, ci si aspettava come minimo di vederlo nelle prime quattro posizioni. E invece niente da fare. L’esonero di Montella e il girone d’andata buttato praticamente al vento sono indice ancora di confusione societaria. Con Gattuso qualche nota positiva, la finale di Coppa Italia raggiunta e un discreto rendimento in Europa League.

Tennis – È ufficiale: Federer salta il Roland Garros

Federer salta tutta la sessione sul rosso, compreso il Roland Garros, e Nadal si conferma campione della terra battuta a Barcellona

Lo svizzera lo ha annunciato poche ora fa: anche quest’anno non sarà presente al Roland Garros. Farà il suo ritorno a Stoccarda, il torneo che apre la stagione sull’erba, in programma dall’11 al 17 giugno, e che prepara il campione al suo Slam preferito, Wimbledon.

Avevamo lasciato lo svizzero a Miami, sconfitto alla prima partita da Kokkinakis, interrompendo la striscia positiva di 17 vittorie consecutive. Aveva deciso quindi di prendersi una pausa e saltare la sessione sulla terra battuta. Un mese dopo ha perso anche la prima posizione in classifica, occupata ora da Nadal. Mancava sapere quando sarebbe tornato. Ora è ufficiale: torna direttamente sull’erba, saltando in blocco tutta la stagione sulla terra rossa, Roland Garros compreso. D’altronde non è il suo Slam preferito, si sa. Ciò non toglie che nutre sempre la speranza di portarne un altro titolo a casa, ma, al momento non è la sua priorità. “Non ho più 25 anni e in questo momento devo risparmiare energia per Wimbledon. Il mio grande sogno è tornare a vincere il Roland Garros, ma, il mio obiettivo a medio termine è vincere Wimbledon”. Lo immaginavamo già e lo svizzero ce lo conferma: la sua preparazione punta all’erba di Wimbledon. Anche Nadal commenta la decisione dell’amico e collega, affermando di capirne le motivazioni e rispettarle (dato anche il fatto che giocare sulla terra rossa è più faticoso fisicamente).

Nel frattempo lo spagnolo sta andando alla grande: ha riacquistato il vertice della classifica, ha vinto per l’undicesima volta il Master1000 di Monte-Carlo e sempre per l’undicesima volta ha portato a casa anche il torneo di Barcellona. Batte così un altro record: 46 set consecutivi vinti sulla terra battuta. Come da tradizione il maiorchino ha festeggiato la vittoria con il suo classico tuffo nella piscina del club. Non potrebbe esserci periodo migliore per lui. Non gli resta che suggellare altri successi a Madrid, Roma e Roland Garros.

Mancano ancora tre giornate!

Mancano ancora tre giornate e non è finito questo pazzo campionato

E pensare che sembrava tutto finito. Ma la storia di questo campionato ci smentisce ancora una volta, l’ennesima. Mancavano quattro minuti alla fine del match di San Siro. Una Juventus brutta ed irriconoscibile, come mai negli ultimi sette anni, si era fatta rimontare una partita che avrebbe dovuto controllare con facilità, data la superiorità numerica avuta per molto tempo. I bianconeri, come il Napoli contro il Chievo qualche settimana fa, si stavano avviando a lasciare la testa della classifica e ad arrendersi. Buffon impietrito, Barzagli a testa bassa, Allegri furibondo in panchina e l’Inter in dieci che correva al doppio. Inutile nascondersi. Chi assisteva alla partita, ha pensato chiaramente durante tutto il secondo tempo che la Juventus si stesse avvicinando alla fine di un ciclo di vittorie straordinario, magari paragonandola anche al Milan di Allegri di sette anni fa. Quello che crollò proprio contro l’Inter a due giornate dalla fine, incoronando la Juventus di Conte campione d’Italia per la prima volta dopo Calciopoli. E invece, una storia completamente diversa, tutta capovolta. Cuadrado trova il gol con un po’ di fortuna dopo un triangolo con Dybala ed Higuain regala i tre punti alla Signora con un colpo di testa, non proprio la sua specialità. Apoteosi al Meazza. L’Inter vede quasi sfumare il quarto posto, fatto testimoniato dalle lacrime amare di Icardi a fine partita. Il Napoli, dopo aver accarezzato il sogno di poter passare in testa alla classifica, considerato ormai per certo lo stop della Juventus, toppa clamorosamente a Firenze e si ritrova nuovamente a quattro punti dalla vetta. Un crollo nervoso, a detta di Sarri. Una definizione che ci sta tutta.
Sono rimaste tre partite, novanta minuti alla volta da vivere appassionatamente. Chi l’ha detto che le sorprese siano finite? Mancano ancora tre giornate e con questo campionato non si scherza.

Kate e William annunciano il nome del terzo royal baby

Louis Arthur Charles, questo il nome scelto per il terzo royal baby che sarà quindi conosciuto come il principe Louis di Cambridge. L’annuncio è arrivato da Kensigton Palace in tarda mattinata, a quattro giorni dalla nascita, ed ha spiazzato i bookmakers. I nomi più quotati per il nuovo principino erano infatti Albert, Philip e Arthur e solo la previsione di quest’ultimo si è rivelata in qualche modo esatta. Kate e William, dunque, hanno optato per la soluzione meno scontata ma, come loro solito, sono rimasti comunque legati della tradizione. Come sempre, infatti, nessuna (o quasi) delle scelte dei reali è casuale. Analizziamo singolarmente i tre nomi e vediamo perché.

Louis

Il primo nome, il più importante e il più inaspettato. Nessuno aveva pensato al nome Louis sebbene sia un nome già presente all’interno della famiglia: è infatti il terzo nome sia del principe William che di suo figlio George (nome completo: George Alexander Louis) ed è il quarto nome dell’ultimo figlio della regina, il principe Edward. La ricorrenza di questo nome è per omaggiare Lord Louis Mountbatten, zio del principe Filippo, duca di Edimburgo e lontano parente anche della regina.

Louis Mountbatten era conosciuto in famiglia come “Dickie”, soprannome datogli dalla bisnonna materna, la regina Vittoria. Molto amato a corte, fu una figura importante nell’infanzia turbolenta e difficile del nipote Filippo e divenne un vero e proprio mentore per il giovane Carlo. Carlo, infatti, trovandosi spesso in disaccordo con il padre vedeva in Dickie una vera e propria figura paterna alternativa.

Lord Louis Mountbatten ed il giovane principe Carlo.

Lord Mountbatten morì nel 1979, ucciso da un attentato dell’IRA, mentre si trovava sulla sua barca nella baia di Sligo. Insieme a lui morirono il nipote quattordicenne e un giovane membro dell’equipaggio. La sua morte colpì profondamente Carlo e sconvolse il resto della famiglia reale: l’IRA aveva colpito direttamente nel cuore la monarchia britannica.

Arthur

Il secondo nome rientrava nei pronostici perché rispetta pienamente le tradizioni della Royal Family: è un nome presente da secoli nella dinastia ed è ricorrente, in modo da accontentare un po’ tutti. È, infatti, il terzo nome del nonno Carlo (Charles Philip Arthur George), il secondo del padre William (William Arthur Philip Louis) e il terzo nome di re Giorgio VI (Albert Frederick Arthur George), amatissimo padre della regina Elisabetta. Inevitabile poi non pensare al più famoso portatore di questo nome: il leggendario re Artù.

Charles

L’omaggio diretto al nonno Carlo era sicuramente prevedibile, soprattutto vista la sua assenza nel nome del primogenito George. Con la scelta dei nomi della principessa Charlotte (Charlotte Elizabeth Diana) è evidente la volontà da parte di William di omaggiare entrambi i genitori, oltre che ovviamente la regina. Possiamo quindi parlare di un triplo omaggio a Carlo: dopo Charlotte ora William ha scelto di riutilizzare il nome del padre affiancato a quello del suo mentore Louis Mountbatten.

L’unico che sembra essere stato tagliato fuori è il consorte della regina, Filippo, il cui nome non è stato preso in considerazione per nessuno dei suoi bis-nipoti. Come mai? L’aver scelto il nome di Lord Mountbatten ed aver tagliato fuori invece il principe Filippo significa forse più di quello che sembra? William ha voluto omaggiare quello che ritiene il vero “padre” di Carlo invece che quello biologico?

Probabilmente non lo sapremo mai ma niente è da escludere  in una famiglia in cui nulla (o quasi) è fatto per caso.

La regina Elisabetta compie 92 anni: cosa fa il giorno del suo compleanno?

Sabato 21 aprile la regina Elisabetta II compie 92 anni. Un nuovo traguardo per la sovrana più longeva del Regno Unito che, con i suoi 66 anni di regno, ha superato nel 2015 il precedente record di 63 detenuto dalla sua trisavola, la regina Vittoria. Del resto la longevità, nel senso proprio del termine, è una delle caratteristiche di molti membri della Royal family: il record attuale è di 102 anni.

Quest’anno, però, il giorno del compleanno di sua maestà è stato rattristato dalla recente morte di uno dei suoi corgi, Willow. L’amore della regina per i cani, ed in particolare per i corgi, è risaputo e risale alla sua infanzia.

Elizabetta II, in compagnia di Willow ed altri suoi cani, fotografata da Annie Leibovitz nel 2016

La morte di Willow ha colpito particolarmente la regina: è in effetti la fine di un’era e dell’ultimo legame con i suoi genitori. Willow, infatti, era l’ultimo esemplare della stirpe reale allevata da lei personalmente, con capostipite Susan, cane regalatole dai genitori in occasione del suo diciottesimo compleanno.

Doppi festeggiamenti: come mai?

Sebbene il giorno della sua nascita sia appunto il 21 aprile, la regina ha in realtà due compleanni: uno reale ed uno ufficiale. Quest’usanza risale al 1748, durante il regno di Giorgio II. Infatti, poiché il sovrano era nato a novembre (un mese freddo in cui era difficile organizzare festeggiamenti e manifestazioni all’aperto), si decise di spostare le celebrazioni ufficiali in estate. Questa tradizione è rispettata ancora oggi ed il compleanno ufficiale della regina viene festeggiato ogni anno nel secondo sabato di giugno.

I festeggiamenti privati del 21 aprile

La regina trascorre il vero giorno del suo compleanno perlopiù in festeggiamenti privati, con i suoi familiari. Non vengono organizzati incontri ufficiali ma l’evento è comunque commemorato da 41 colpi di cannone ad Hyde Park, 21 al  Windsor Great Park e 62 alla Torre di Londra. In serata, in chiusura del 25esimo Commonwealth Heads of Government meeting, si terrà un concerto alla Royal Albert Hall in onore della regina: “The Queen’s Birthday Party”. Sono molti i cantanti ad esibirsi, tra i quali Kylie Minogue, Shawn Mendes e Craig David.

I festeggiamenti ufficiali nel mese di giugno

Quest’anno i festeggiamenti ufficiali si terranno il 9 giugno (salvo condizioni climatiche avverse) con la tradizionale parata chiamata “Trooping the Colour”. Uno spettacolo maestoso che parte da Buckingham Palace e a cui prendono parte più di 1400 soldati, 200 cavalli, 400 musicisti, oltre che la stessa regina e il resto della famiglia reale.

Al termine della parata la regina, insieme ai membri della Royal Family, assiste all’esibizione della Royal Air Force dalla balconata della sua residenza ufficiale. Quest’anno due new entry si affacceranno dal balcone reale: la neosposa Meghan Markle e il terzo figlio di William e Kate, la cui nascita è attesa per la fine di aprile.

Alcuni membri della Royal Family in occasione dei festeggiamenti del 10 giugno 2017

Grandi festeggiamenti per una regina che, grazie ai numerosi anni di regno, è riuscita a dare stabilità a un’istituzione secolare ed a diventare uno dei simboli più conosciuti del Regno Unito.

Non resta che dire: Happy Birthday, Your Majesty!

Tennis: l’avvio di Monte-Carlo Rolex Masters

È iniziato questa settimana il Monte-Carlo Rolex Masters, un ATP Master 1000 anche conosciuto come Master di Monte-Carlo. È uno dei tornei di tennis più importanti sulla terra battuta, dopo il Roland Garros, insieme a Madrid e Roma. L’anno scorso a trionfare era stato Rafael Nadal, alzando questo trofeo per la decima volta. Quest’anno è pronto a difendere il titolo e a difendere la prima posizione in classifica, riconquistata il 2 aprile – diventando il primo giocatore della storia a diventare numero 1 per cinque volte.

Gli italiani ok: Cecchinato prima vittoria in un Master 1000

Buona la prestazione degli italiani. Fabio Fognini, Andreas Seppi e Matteo Cecchinato sono al secondo turno. Il tennista ligure nonostante non abbia disputato una buona partita, fatta di alti e bassi e nervosismi, è riuscito comunque a portarla a casa. Ha perso però al turno successivo contro Struff. Seppi, che ha dovuto superare le qualificazioni per entrare in tabellone, dopo due ore e tre minuti di lotta, è riuscito a piegare il britannico Kyle Edmund (numero 23 al mondo). È riuscito a conquistare anche la partita di ieri contro Garcia-Lopez, in un’altra grande battaglia. Il palermitano, anche lui reduce dalle qualificazioni, è riuscito a battere Dzhumur incassando il suo primo successo in un Master 1000. Al turno seguente ha perso con Raonic: tra i due c’erano già due precedenti che vedevano il canadese entrambe le volte vincitore. Cecchinato aveva dichiarato: “Nonostante le due sconfitte, sono stati match belli e equilibrati, non mi sento battuto. Quanto a questa partita, all’inizio non trovavo la palla, poi ho pensato solo a rimettere di là più colpi possibili”.

Avanti Thiem, Dimitrov e i fratelli Zverev

Dominic Thiem, numero 7 al mondo e testa di serie numero 5, ha battuto in 3 set Andrey Rublev in una lunga battaglia. L’austriaco, appena rientrato dopo un infortunio alla caviglia, ha dedicato la vittoria alla fidanzata Kiki Mladenovic. Giocherà ora con Djokovic, uscito vincente dallo scontro con Coric. Trionfano anche Dimitrov e i fratelli Zverer. Entrambi in 3 set, Misha supera il francese Pouille mentre Sasha il lussemburghese Muller. Tra gli assenti: Roger Federer, come previsto, del Potro, Anderson, Kyrgios e Wawrinka.

La giornata delle reti bianche e del flash juventino

Milan-Napoli

Una partita a reti bianche, non l’unica di questa giornata. Casualità o sintomo del fatto che la palla pesa di più nelle ultime giornate? Più la seconda ipotesi della prima, probabilmente. Quello tra Milan e Napoli è un match equilibrato e abbastanza divertente, anche se non regala nessun gol. Le squadre giocano in maniera simile: costruiscono da dietro senza mai buttare via la palla, pressano e corrono molto. Il Napoli lo fa con più qualità e, a differenza del Milan, è più abituato a cercare costantemente la vittoria. Da sottolineare è una clamorosa parata di Donnarumma che nega la vittoria al Napoli nel finale. È chiaro che Milik, in questo momento, rappresenta una variante molto importante per il Napoli per essere pericoloso in area di rigore. Mertens non è in un periodo fantastico e le altre squadre hanno anche capito come affrontare l’attacco della formazione di Sarri. Uno stop che pesa molto perché il distacco dalla Juventus diventa di sei punti.

Juventus-Sampdoria

Serviva una reazione di rabbia. Ma una rabbia lucida, come l’aveva definita Allegri. Bisognava scaricare tutta la frustrazione che derivava da una delusione ingiusta e non meritata come quella di Madrid. La Juventus ha faticato all’inizio, balbettando a tratti e trovando il vantaggio solo alla fine del primo tempo. Nella ripresa ha dilagato. Una cosa è certa: Douglas Costa è stato il miglior acquisto di quest’anno. Completamente incontenibile, sia quando gioca a destra, sia quando gioca a sinistra. Un giocatore europeo e moderno che spacca le difese. È il migliore in campo, protagonista in tutti e tre i gol della Juventus con tre assist. La Samp ci ha provato, mettendo in campo il suo solito gioco, ma alla fine si è dovuta arrendere, come la gran parte delle squadre che giocano a Torino contro questa Juve. Importantissima vittoria e allungo sul Napoli. Vantaggio prezioso prima di un ciclo finale di partite che non comprende solo lo scontro diretto, ma anche le trasferte contro Inter e Roma.

 

Lazio-Roma

Magari questa volta l’attesa del derby è stata vissuta in maniera diversa dai tifosi della Roma, ancora increduli e meravigliati dell’impresa contro il Barcellona. Ma alla fine un derby è sempre un derby, specialmente a Roma, quando si gioca nella capitale. Anche nel posticipo domenicale, questa si conferma la giornata delle reti bianche. È uno dei più classici Lazio-Roma. Tanta energia, tanti falli fischiati da Mazzoleni e gioco molto spezzettato. Un pareggio piuttosto prevedibile nel quale le emozioni si concentrano soprattutto nel finale, quando la Lazio rimane in dieci per l’espulsione di Radu. Le occasioni più clamorose le hanno i giallorossi, con due pali colpiti. Anche i biancocelesti però ogni tanto si rendono pericolosi, nonostante l’inferiorità numerica. Un risultato nel complesso giusto che tiene ancora molto aperta ed incerta la lotta per il terzo e il quarto posto.

London calling: a walk through history

Londra è una città fatta di simboli. Passeggiando per le sue strade ci si imbatte inevitabilmente nelle icone che da sempre nutrono l’immaginario del turista: le rosse cabine telefoniche, gli autobus a due piani (Double Decker), i Black cabs, gli ufficiali taxi neri della città. Tra le varie icone che rendono unica e riconoscibile Londra, è difficile non pensare ad uno dei suoi più antichi simboli: la Corona.

Infatti, sebbene i poteri del monarca siano oggi molto limitati, il valore simbolico della Corona è ancora molto forte. L’impronta della monarchia sulla città è evidente ma tre sono in particolare i luoghi più simbolici, dove maggiormente è possibile percepire la presenza e la storia della Royal Family.

Buckingham Palace

Buckingham Palace è il simbolo per eccellenza della monarchia inglese. Acquistato da re Giorgio III nel 1762, è solo con l’ascesa al trono della regina Vittoria nel 1837 che diventa residenza reale ufficiale. Il palazzo si trova nel quartiere di Westminster, nel cuore di Londra ed attira ogni anno migliaia di turisti curiosi di assistere al famoso “Cambio della Guardia”.

Proprio per il suo ruolo e la sua importanza simbolica, durante la Seconda Guerra Mondiale fu bombardato sedici volte (nove volte in maniera diretta) dall’armata tedesca senza però registrare gravi danni.

Kensington Palace

Kensington Palace si trova nel “Royal borough of Kensington and Chelsea”, uno dei tre borghi reali di Londra. È la residenza ufficiale del principe Henry e dei duchi di Cambridge, William e Kate, ma anche ex dimora di numerose personalità reali tra cui la regina Vittoria e lady Diana Spencer.

Il palazzo è immerso nei bellissimi giardini di Kensington, che si estendono fino a confinare con Hyde Park, nei quali è possibile vedere l’Albert Memorial e la famosa statua di Peter Pan.

Una vasta parte del palazzo è aperta al pubblico e si ha la possibilità di visitare i sontuosi appartamenti arredati e abitati dal re Guglielmo III d’Orange e dalla regina Maria e quelli in cui nacque e visse la regina Vittoria.

La mostra organizzata nei Victoria’s Apartments è un vero e proprio viaggio nella vita della regina attraverso suoi oggetti personali, estratti del suo diario e numerose lettere, scambiate soprattutto con l’amato marito Albert.

(Ritratti della regina Vittoria e del principe consorte Alberto)

Le stanze sono organizzate per tematiche e sono interattive, un must per gli appassionati di storia e della serie tv che ha riportato alla ribalta la vita della regina Vittoria (Victoria di Daisy Goodwin).

Nel palazzo è inoltre presente la mostra Fashion rules: una passeggiata tra gli abiti della regina Elisabetta, della  principessa Margaret e soprattutto di Lady D. Un’intera parte della mostra è dedicata infatti propri all’amata principessa scomparsa e ai suoi outfit più famosi e importanti.

Tower of London

(La White Tower e il Tower Bridge sullo sfondo)

La Torre di Londra è senza dubbio uno dei luoghi più affascinanti dell’intera città. Situata nei pressi del bellissimo Tower Bridge, la Torre è in realtà un castello con ventidue torri che durante i secoli ha avuto varie funzioni. Nato come residenza reale, è poi diventata un’armeria, una prigione, un luogo adibito alle esecuzioni e persino uno zoo.

Oggi è possibile visitare il sito del patibolo dove furono giustiziati personaggi famosi come Anna Bolena e Lady Jane Grey, sepolte nella vicina Cappella Reale di San Pietro in Vincoli.

(Scultura che commemora i personaggi giustiziati)

Immersi in un’atmosfera spettrale ma allo stesso tempo fiabesca si ha la possibilità di entrare in edifici pieni di storia. I più famosi sono la White Tower, la Beuchamp Tower, la Bloody Tower e le Waterloo Barracks, dove è conservato il tesoro inestimabile dei gioielli della corona. Tra i gioielli esposti ci sono scettri, piatti, magnifiche corone tempestate di pietre preziose e soprattutto l’Imperial State Crown, indossata ogni anno dall’attuale regina Elisabetta II durante la cerimonia di apertura del Parlamento.

È un posto magico, dalla storia cupa e in cui è bellissimo avventurarsi accompagnati dal gracchiare dei grossi corvi neri che da secoli vivono nella Torre.

London calling to the faraway towns

Ci sono due tipi di città: quelle belle, ma, il bello si esaurisce sulla strada verso casa, e quelle belle che non vorresti lasciare mai, che hanno sempre qualcosa di nuovo da regalare. Londra appartiene al secondo tipo. Quelle che ti fanno venire voglia di tornarci.

“The city now doth, like a garment, wear

the beauty of the morning, silent, bare

ships, towers, domes, theatres, and temples lie

open unto the fields, and to the sky”

 

(Vista dal London Eye)

Così recita una parte della poesia di William Wordsworth scritta nel 1802, posizionata sul Westminster Bridge e intitolata proprio “Composed upon the Westminster Bridge”. È la descrizione di un panorama che si estende immenso davanti agli occhi e anche la descrizione di un sentimento che si percepisce di fronte a tanta bellezza. Da una parte il London Eye e dall’altra il Big Ben e la House of Parliament. Basta camminare un pò per trovare le classiche cabine telefoniche rosse; per vedere in strada il classico taxi nero e l’autobus rosso a due piani. Basta entrare in uno dei tipici pub per assaggiare un hamburger – purché sia entro le 21 che poi le cucine chiudono – , una birra e  giocare a freccette. Basta guardarsi intorno per sentire il calore di un popolo devoto ad una regina. God save the queen.

From District line to Circle line, from Piccadilly line to Northern line

(Piccadilly Circus)

Tantissimi i quartieri da visitare e tantissime le tradizioni: Piccadilly Circus, Wimbledon, King’s Cross, Bloomsbury, Earl’s Court, il thé nel pomeriggio, il cambio della guardia, il brunch. Piccadilly la sera è un insieme di luci, di voci, di rumori, di clacson, di canzoni, di emozioni. Piccadilly è il punto di ritrovo dei giovani, è la zona dei locali, dei ristoranti aperti anche fino a mezzanotte, dello spettacolo a cielo aperto. Piccadilly è vivace.

(Camden Town)

Al contrario di Earl’s Court, che è silenziosa e ordinata, con la famosa cabina di Doctor Who piazzata davanti la fermata della metro. Earl’s Court è un quartiere discreto, che non ambisce alla vita movimentata, ma, è un piacere per gli occhi e la mente per la sua bellezza e tranquillità. Poi c’è Notting Hill, conosciuta per il film con Julia Roberts e Hugh Grant, che ha fatto sognare tanti ragazzi. Caratterizzata da particolari casette, la “Portobello Road” è ricoperta da mercatini che si estendono per quasi tutte le vie del quartiere. Questa aria un po’ più dimessa, più caotica in mezzo ai fiumi di gente, la si ritrova anche a Camden Town. Qui anche gli odori sono diversi. Cibi speziati ed erba si mischiano nelle narici; mentre le mani si stringono intorno alle borse per evitare scippi improvvisi. È una Londra diversa, ma, affascinante anche essa: come tutte le cose più oscure e difficili che hanno lo charme del mistero.

Londra che emerge in superficie è straordinaria, ma c’è anche un’altra Londra, quella sotterranea, l’Underground – o anche detta The Tube. È la più antica rete metropolitana del mondo e la più estesa d’Europa. Qui è straordinaria la sua efficienza nonostante la complessità. Grazie ad essa è possibile spostarsi da una zona all’altra della city e senza troppe difficoltà.