Senza metafore: il Qatar diventa un isola

 

Al 305° giorno dall’inizio del blocco del Qatar, “Arab News” annuncia il lancio di un nuovo progetto Saudita proprio al confine con la piccola, ma ricca monarchia: un piano turistico integrato per trasformare l’area arida tra Arabia Saudita e Qatar in un canale marittimo aperto ad una varietà di imprese.

Dettagli del progetto

Il progetto prevede lo scavo di un canale sulla striscia di terra che separa l’Arabia Saudita dal Qatar. Il territorio si estende per 60 km e collegherebbe le città di Salwa e Khawr Al-Udayd. Pur essendo ancora in attesa di approvazione ufficiale, il piano di investimenti verrà sostenuto da nove società per un costo di circa 2,8 miliardi di Riyad e sarà concluso in 12 mesi dalla data di approvazione. Il canale sarà in grado di accogliere tutti i tipi di navi, comprese le navi container e da passeggeri.

L’obiettivo dell’ambizioso piano di investimenti ed infrastrutture è quello di energizzare l’economia locale della zona desertica e sfruttarne la posizione geo-strategica, stimolando la crescita della popolazione della zona, creando nuove opportunità di lavoro, espandendo l’industria della pesca ed investendo in agricoltura salina. La nuova costa avrà cinque importanti resort con spiagge private e due porti, uno a Salwa e l’altro a Khawr Al-Udayd. Già allo stato attuale il progetto viene considerato il più importante nella regione del Golfo grazie alla sua posizione centrale tra i paesi limitrofi.

Scenario geopolitico

Il canale non sarà considerato internazionale, come tiene a precisare la fedele agenzia di informazione Saudita “Arab News”; il progetto verrà infatti realizzato all’interno del confine. Tuttavia, è stato specificato che l’area terrestre adiacente al Qatar sarà soggetta alla presenza militare per la protezione e il monitoraggio.

Gia’ da dieci mesi un blocco aereo, marittimo e terrestre è stato imposto al Qatar da Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait ed Egitto, che accusano Doha di sponsorizzare il terrorismo nel Medio Oriente finanziando proxy groups Iraniani come Hamas in Palestina e Hezbollah in Libano. Data la sua posizione geografica, il Qatar è costantemente sotto pressione sia dall’Iran che dall’Arabia Saudita a prendere posizione sotto una delle due sfere di influenza nella regione. Inoltre, il Qatar è economicamente legato ad entrambi i paesi. L’esportazione principale del Qatar è il gas naturale e condivide il più grande giacimento di gas naturale del mondo con l’Iran. Allo stesso tempo, il Qatar è anche membro della Coalizione dei Paesi del Golfo, un’unione economica guidata dall’Arabia Saudita basata sul controllo della produzione di petrolio.

Sarebbe dunque azzardato considerare l’ennesimo progetto avanguardista della famiglia Saud come un’ulteriore manovra dei paesi del Golfo al fine di isolare il mezzo amico dell’Iran?

L’ENI perde il braccio di ferro con la Turchia

Dopo due settimane di blocco, la nave esplorativa “Saipem” è costretta a cedere alle minacce della Marina turca.

Nella giornata di ieri la nave dell’ENI “Saipem 12000”, dopo aver compiuto un ultimo, infruttuoso tentativo di aggirare il blocco imposto dalla Marina Militare turca, ha definitivamente lasciato il mare Cipriota facendo rotta verso il Mediterraneo. Questo stallo durava ormai dallo scorso 9 Febbraio, quando cinque unità della Marina turca avevano bloccato la nave esplorativa “Saipem” a 30 miglia nautiche dalla zona che avrebbe dovuto scandagliare per conto della compagnia alla ricerca di giacimenti di gas naturale.

La gelosia di Ankara

Sono anni che l’ENI intrattiene rapporti privilegiati con la Repubblica cipriota, riuscendo sempre ad ottenere concessioni per la ricerca e l’estrazione dei giacimenti offshore in alcuni dei punti più promettenti. Questa ultima missione non sarebbe dovuta essere diversa da tante altre. Tuttavia il governo di Ankara ha inviato le sue navi per impedire alla “Saipem” di raggiungere una zona ritenuta dai turchi di loro pertinenza, considerando qualunque tentativo di sfruttamento delle risorse della zona un affronto alle prerogative della Turchia e, contestualmente, una minaccia alla sovranità della Repubblica turca di Cipro del Nord.

Il Sultano difende le sue colonie

E’ bene ricordare che l’isola di Cipro è divisa in due dall’ormai lontano 1974, quando l’esercito turco ne occupò la parte nord-occidentale: il colpo di Stato architettato dai regime dei colonnelli greci e l’instaurazione di un governo nazionalista filo-greco aveva spinto la Turchia ad intervenire per tutelare la minoranza turcofona dell’isola. Fu dunque creata nel 1983 la Repubblica turca di Cipro del Nord, uno stato fantoccio riconosciuto dalla sola Turchia.

Anche se la licenza di esplorazione ed estrazione era stata concessa all’ENI dalla Repubblica di Cipro (quella legittima), e nonostante la zona si trovi all’interno della ZEE – Zona economica esclusiva della stessa Repubblica, Ankara ha valutato questa operazione come una minaccia ai suoi diritti. Lo stesso Presidente Erdogan il 13 Febbraio, durante una conferenza stampa, aveva imposto alle compagnie straniere di non “superare i limiti”, invitandole a “non sottovalutare la Turchia”.

Le minacce della Marina Militare turca

Ieri questo lungo braccio di ferro ha avuto un esito sfavorevole per la compagnia italiana, dopo l’infruttuoso tentativo del capitano della “Saipem” di aggirare il blocco. In tarda mattinata il vice-portavoce del governo cipriota, stando a quanto riportato da alcune testate greche e cipriote, avrebbe dichiarato che la nave italiana è stata costretta ad invertire la rotta dopo aver ricevuto una minaccia di speronamento da parte di uno dei cacciatorpediniere turco. Ha anche affermato che le autorità marittime cipriote hanno registrato le comunicazioni fra la “Saipem” e le navi turche, garantendo che queste registrazioni sarebbero state rese note all’interno della relazione che Cipro è intenzionata a presentare alle Nazioni Unite. Ha inoltre ribadito l’impegno di Nicosia a voler difendere i propri diritti sovrani e, conseguentemente, di fare in modo che l’ENI possa raggiungere la propria concessioni il più presto possibile.

La perseveranza dell’ENI

Nel frattempo procedono le trattative fra Cipro, Italia e Turchia, con la mediazione dell’Unione Europea, per cercare di trovare una intesa duratura su questo tema, così che possano essere garantiti non solo gli interessi dell’ENI, ma anche quelli di tutte le altre compagnie occidentali che intrattengono rapporti con Cipro. Nel frattempo la nave “Saipem” sta lasciando le acque di Cipro, dirigendosi a moderata velocità verso il Mediterraneo occidentale. L’amministratore delegato dell’ENI Claudio Descalzi, in una recente intervista rilasciata due giorni fa mentre si trovava al Cairo, ha affermato che, a prescindere dalla celerità delle trattative, l’ENI non rinuncerà facilmente alla sua concessione. L’ENI è abituata ad affrontare contenziosi e a gestire situazioni difficili, ha affermato Descalzi, portando ad esempio il caso della Libia. Per quanto riguarda la nave “Saipem”, ha lasciato intendere che una possibile destinazione potrebbe essere il Marocco.

 

Una foto aerea della nave “Saipem 12000”

La via della seta del III millennio

La via cinese per l’apertura del mondo alla globalizzazione

Xi Jinping è da poco entrato nell’Olimpo dei leader cinesi, in seguito al 19° congresso del partito, come Mao Zedong e Deng Xiaoping. Xi si appresta a dare il via a uno dei progetti infrastrutturali più importanti di sempre: la creazione di una nuova via della seta.

L’antica via della seta

La via della seta nell’antichità

La via della seta era un percorso che univa oriente e occidente, crocevia di merci e culture. La Via era costituita da un reticolo che si sviluppava per circa 8.000 km, tra itinerari terrestri, marittimi e fluviali. Su questi percorsi, nell’antichità, si sono snodati i commerci tra l’impero cinese e quello romano. Le vie carovaniere attraversavano l’Asia centrale e il Medio Oriente, collegando Chang’an (oggi Xi’an), in Cina, all’Asia Minore e al Mediterraneo attraverso il Medio Oriente e il Vicino Oriente.

La via della seta del nuovo millennio

Il progetto di Xi è molto articolato e divide la Via in rami terrestri e marittimi. La prima delle diramazioni terrestri partirà dalla Cina, toccando i confini nord dell’Afghanistan, per arrivare a Istanbul, che fungerà da hub per le merci dirette nell’Europa meridionale. La seconda via terrestre passerà integralmente sul territorio russo, trasformando Mosca nella porta d’ingresso per le merci destinate all’Europa settentrionale. Per quello che riguarda il ramo marittimo della Via, una ramificazione andrà direttamente a servire l’America settentrionale, con una “scorciatoia” per Oceania e America meridionale. Il canale marittimo che più interessa l’Europa, e in particolare l’Italia, è la nuova rotta che attraversa il canale di Suez. Le merci cinesi destinate all’Europa arriveranno in Italia, piuttosto che a Rotterdam, con un viaggio che si ridurrà di 7 giorni e che permetterà di abbattere i costi del 10%.

Un’occasione per l’Italia ?

Naturale candidato a diventare l’hub italiano verso le vie gommate europee, sarebbe il porto di Taranto. Per la città sarebbe una seconda opportunità, da quando nel 2010 i cinesi approfittando della crisi greca decisero di puntare sul Pireo come punto di arrivo delle loro merci in Europa. Per nostra fortuna la partita ancora non è chiusa, ma lo potrebbe essere presto.

Il progetto

Paesi coinvolti nella nuova via della seta

Il presidente della Cina ha lanciato il progetto della Via nel lontano 2013 col nome di Obor (One Belt One Road= Una Cintura Una Via). Nonostante il progetto toccasse direttamente una quarantina di paesi, più altrettanti interessati a partecipare, l’avvio è avvenuto in sordina. I primi passi attuati dalla Cina furono la realizzazione della prima FOB (forward operating base) in Gibuti, per proteggere i propri lavoratori all’opera per modernizzare il paese del Corno d’Africa, che per la sua posizione permette il controllo dello stretto di Bab el-Mandeb. Nel frattempo, altri lavoratori cinesi potenziavano altri porti in varie parti del globo. La mossa successiva fu il rilancio del progetto col nome di Bri (Belt and Road Iniziative) avvenuto a metà del 2016. Poco dopo furono sbloccati oltre 100 miliardi per l’AIIB (Asian Infrastructure Investment Bank) con l’obiettivo di arrivare entro il 2020 ad attrarre investimenti nell’ordine del trilione di dollari.

Le motivazioni della Cina

Il progetto del paese dei Dragoni, non ha solo finalità di ampliamento dei mercati, ma anche quello di evitare lo strangolamento economico. Per fortuna di Xi, l’arrivo di Trump ha allentato il nodo attraverso la rinuncia dell’America al TPP (Trans-Pacific Partnership), che favoriva i commerci tra 12 paesi che si affacciano sul Pacifico a scapito della Cina. Restano comunque dei pericoli per il colosso cinese nel progetto per la creazione di un arco “Indo-pacifico”, guidato da Giappone e India. I due pericolosi vicini della Cina avranno il compito di limitarne i commerci, con l’obiettivo di danneggiare l’economia del paese. Per evitare ciò Xi punta molto, se non tutto, sulla Via della seta. In caso di fallimento dell’iniziativa, la Cina vedrebbe la sua credibilità a livello internazionale ridimensionata, dopo i tanti sforzi fatti per accrescerla. Al contrario ,una buona riuscita dell’impresa, consacrerebbe il paese nell’Olimpo delle superpotenze, aggiungendo al tavolo internazionale un attore con risorse economiche e capitale umano mai visti finora.

Moda uomo: Una primavera estate 2018 di revival

Si sono da poco concluse le più importanti man’s fashion week : Milano e Parigi.

Tirando le somme, vi mostriamo una piccola guida su abiti, scarpe ed accessori da avere assolutamente nel guardaroba maschile per la primavera estate 2018.

La camicia, intramontabile passe-partout dell’abbigliamento maschile, viene vista sotto una nuova luce. Destrutturata sulla passerella di Marni, con foto d’autore e over quella pensata dallo stilista Jil Sander, ricca di  ridondanti decori quella firmata Ports 1961.

Non solo camicie ma anche giacche destrutturate. Il completo perde rigidità e rigore ma non l’eleganza, accompagnando la fluidità del corpo di chi lo indossa. Così il blazer non è più solo il capo da ufficio ma diventa il compagno ideale anche per il tempo libero. Lo presenta in tessuto leggero grigio antracite il maestro indiscusso del genere, Giorgio Armani.

Come nelle passerelle femminili anche in quelle maschili vengono riproposti i bermuda cachi. Bellissime le “divise”  proposte da Prada e Salvatore Ferragamo.

Tra le stampe tipiche della primavera estate le intramontabili stripers. Si portano in estate come tutto l’anno.  A bande larghe per Vivienne Westwood, gessate dai colori soft per Diesel Black Gold e Daks.  Black and white sulla passerella di Givency by Riccardo Tisci.

Stampe floreali per gli uomini più eclettici, total look ricchi di petali e trionfanti di colori arrivano dal catwalk di Fendi ed ovviamente Gucci.

Meno banale la stampa a quadretti ed a dar vita ad outfit che non passano inosservati ci pensa J.W Anderson con una stampa multicolor e da Gosha Rubchinskiy che le abbina alle bretelle accostamento assolutamente da riproporre.

Il denim, il tessuto per eccellenza si fa spazio e regna sopra ogni altra cosa. I look diventano monotessuto c’è solo un’indicazione da tenere a mente : il lavaggio per la prossima stagione deve essere rigorosamente chiaro e delavè. Detta tale legge tra i tanti Sulvam.

 

Infine, i seventies, decennio ultimamente molto contemplato: se Ballantyne ne recupera le geometrie esagerate, stampandole sui maglioni, Ermanno Scervino trova nuovi volumi più contemporanei per i completi da dandy con microstampe e broccati in colori cupi dalle linee slim. Infine, Bally prende in prestito i colori accesi, per dare forma ai nuovi completi da giorno: abbinati a camicie dai colori pastello con stampe più tenui, gamba slim ma leggermente svasata sul fondo. I seventies sono tornati per rimanere.