Terry Longobardi

Il ritorno di Liberato, il misterioso cantante nato dal nulla

“Liberato canta ancora” così sui social vengono presentate le nuove canzoni del misterioso cantante napoletano. Nei giorni scorsi, dopo tre mesi di silenzio, sono state pubblicate a sorpresa ben due canzoni: Intostreet e Je te voglio bene assaje.

Da febbraio 2017, con la pubblicazione della prima canzone “Nove maggio”, il mistero della sua identità non è stato ancora risolto. Non è chiaro se a nascondersi dietro “Liberato” sia una singola persona o un gruppo ma è tanto l’interesse che questo progetto ha suscitato nella scena musicale alternativa. Sei canzoni all’attivo e tutti i videoclip rigorosamente diretti da Francesco Lettieri, conosciuto per le sue collaborazioni con numerosi artisti tra cui Calcutta e i TheGiornalisti.

L’anonimato

Nome e titoli delle canzoni scritti rigorosamente in caps lock, giubbotto scuro e cappuccio della felpa tirato su, una rosa come simbolo. Nelle due esibizioni live, al Mi Ami festival e al Club to Club di Torino, è riuscito a mantenere l’anonimato presentandosi incappucciato e col volto coperto oppure facendo salire sul palco alcuni suoi colleghi.

Il mistero di Liberato non sembra volersi risolvere ed è forse proprio questo uno degli ingredienti del suo successo. Nella giornata del 3 maggio, con un post sui suoi profili social, ha però annunciato una sua probabile apparizione sul lungomare di Napoli rigorosamente il nove maggio. È arrivato il momento di togliere la maschera?

#CONVERSE #RATEDONESTAR

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La tetralogia di maggio

Con l’inaspettata uscita (quasi in contemporanea) degli ultimi due videoclip si delinea una vera e propria saga. Già dal titolo del primo singolo il mese di maggio si presenta come lo sfondo temporale della storia raccontata.

Gli ultimi due video usciti ripropongono la stessa coppia di di attori presente in “Tu t’e scurdat e me”, confermando l’esistenza di un collegamento.

Quella raccontata è una storia d’amore travagliata, sullo sfondo di una Napoli fatta di mare e di sole. Da una parte c’è lui, ragazzo dei quartieri più umili sempre in giro con il suo motorino e il suo gruppo d’amici. Dall’altra parte c’è lei, appartenente ad un’altra Napoli, quella ricca, dei quartieri alti. Due mondi che si incontrano ma che non riescono ad unirsi, un amore che appare impossibile.

I videoclip delle ultime due canzoni sono paralleli, raccontano la stessa storia ma da due punti di vista diversi. In entrambi vediamo i tentativi dei due protagonisti di ricostruirsi una vita con qualcuno del “loro mondo”ma il sentimento reciproco resta. Nell’ultima scena, presente in entrambi i video, è il nove maggio e i due si incontrano in compagnia dei rispettivi nuovi partner.

Un esperimento ben riuscito

Con quasi 9 milioni di visualizzazioni al suo video più popolare e quello di Intostreet in tendenza da due giorni, Liberato è sicuramente una delle realtà più vive del panorama musicale indipendente. Nato senza alcuna etichetta discografica alle spalle ma lanciato alla ribalta dalla forza del passaparola (di alcuni suoi colleghi famosi, a quanto pare) e di youtube, quello di Liberato sembra a tutti gli effetti un esperimento sociale. Può un cantante oggi avere successo senza nessuno dei mezzi tradizionali alle spalle? A quanto pare sì.

Certo, il mistero della sua identità aiuta a nutrire la curiosità dei suoi ascoltatori ma la sua forza è innegabile. Fin dalla prima canzone si è presentato come una novità sia nel panorama musicale napoletano che in quello indie. Autotune su basi che sono un misto di hip hop e R’n’B, testi che uniscono la tradizionale canzone neomelodica e il nuovo cantautorato indie contemporaneo. La forza del dialetto napoletano (tra parole fortemente legate alla tradizioni e slang giovanili) contaminato dall’ormai onnipresente inglese. La novità prorompente di questo misterioso personaggio ha incuriosito proprio tutti, tra critiche ed elogi riesce sempre a far parlare di sé.

Che si scopra o meno quello che si nasconde sotto il cappuccio nero, il successo di Liberato fa sicuramente riflettere ed è lo specchio del forte bisogno di nuove spinte nel panorama musicale, anche quello strettamente regionale e dialettale.

The Handmaid’s Tale torna con una nuova stagione

The Handmaid’s Tale è tornata con una seconda stagione il 25 aprile (il 26 in Italia su TIMvision).

La serie, basata sul romanzo omonimo della scrittrice Margaret Atwood, ha vinto otto Emmy Awards e due Golden Globes. I riconoscimenti hanno premiato sia le performance attoriali del cast sia la regia e gli aspetti più tecnici, confermandola come uno dei prodotti migliori degli ultimi anni.

La storia è ambientata in un futuro distopico in cui il tasso di fertilità umano è molto basso. In seguito ad una guerra civile gli Stati Uniti d’America sono stati trasformati in Gilead, un mondo governato da un gruppo di fanatici religiosi. Ai vertici della società ci sono gli uomini, i “comandanti”. Le donne sono divise in tre gruppi contraddistinti da divise dai colori diversi: Mogli, Marta e Ancelle. Le Ancelle (Handmaids in lingua originale) sono le poche donne fertili rimaste e in virtù di questa caratteristica ricoprono il ruolo di vere e proprie incubatrici umane.

La protagonista assoluta della serie – interpretata da una sempre più eccezionale Elisabeth Moss- è June Osbourne, proprio una delle ancelle. Così come tutte le altre, June viene assegnata ad una coppia comandante-moglie ed ogni mese è sottoposta alla “Cerimonia”: viene stuprata dal comandante davanti agli occhi della moglie. Questa pratica viene mostrata diverse volte in tutta la sua assurdità e crudeltà. Trova il suo fondamento in un passo della Genesi che racconta la storia di Giacobbe, unitosi con la serva della moglie per ovviare alla sterilità di quest’ultima.

La “cerimonia” in una scena della prima stagione.

Un futuro lontano?

Guardando la serie ci si trova catapultati in un mondo claustrofobico in cui la violenza e la sopraffazione sono all’ordine del giorno. Un mondo retrogrado in cui l’omosessualità è considerata un crimine e in cui la donna ha perso tutti i suoi diritti. Alle donne, infatti, non è permesso leggere, guidare, lavorare o possedere denaro. Le ancelle hanno perso persino il diritto di avere un nome e vengono chiamate usando il nome del comandante al quale sono assegnate. La protagonista è ad esempio Of-Fred (nella versione italiana Di-Fred) a simboleggiare brutalmente il possesso assoluto dell’uomo su quella che in effetti è considerata una merce, un oggetto.

È un mondo spaventoso che genera nello spettatore un mix di rabbia e paura. Nelle sue caratteristiche distopiche, infatti, riesce ad essere assolutamente credibile e vicino al nostro presente. Indubbiamente uno dei punti forti di questa serie è proprio questo. Ha la capacità di mostrare, con vari dettagli, che quello che lo spettatore sta guardando non è poi così lontano dalla sua vita quotidiana, non è una deriva così improbabile e fantascientifica. Infatti, le tendenze che nella serie hanno portato a costruire una società del genere (omofobia, misoginia, fanatismo e bigottismo) sono indubbiamente presenti nella nostra società.

Cosa aspettarsi dalla seconda stagione

La seconda stagione inizia esattamente dal finale della prima.  June è stata prelevata dalla casa del comandante ma non sa se andrà incontro alla libertà o a qualche forma di punizione. I primi cinque minuti della prima puntata sono silenziosi, c’è solo la colonna sonora ad accompagnare le riprese. Ritornano i primi piani che dicono molto più di mille parole, fatti di espressioni e di occhi sofferenti. Lo spettatore ritrova subito tutti gli elementi che hanno caratterizzato la prima stagione, primo fra tutti la splendida fotografia.

Con queste prime due puntate The Handmaid’s Tale si conferma come un prodotto di qualità, imperdibile per tanti motivi. È una serie che vuole scuotere lo spettatore, vuole farlo arrabbiare, indignare. Vuole portarlo a farsi domande scomode per fare in modo che il vero futuro sia il più diverso possible da quello di Gilead. Per questo motivo, la violenza, la rabbia e le ingiustizie in queste due puntate si fanno ancora più intense, fino quasi a diventare insopportabili.

Una serie quindi che, oltre ad essere qualitativamente validissima, è socialmente indispensabile: vietato perderla.

Kate e William annunciano il nome del terzo royal baby

Louis Arthur Charles, questo il nome scelto per il terzo royal baby che sarà quindi conosciuto come il principe Louis di Cambridge. L’annuncio è arrivato da Kensigton Palace in tarda mattinata, a quattro giorni dalla nascita, ed ha spiazzato i bookmakers. I nomi più quotati per il nuovo principino erano infatti Albert, Philip e Arthur e solo la previsione di quest’ultimo si è rivelata in qualche modo esatta. Kate e William, dunque, hanno optato per la soluzione meno scontata ma, come loro solito, sono rimasti comunque legati della tradizione. Come sempre, infatti, nessuna (o quasi) delle scelte dei reali è casuale. Analizziamo singolarmente i tre nomi e vediamo perché.

Louis

Il primo nome, il più importante e il più inaspettato. Nessuno aveva pensato al nome Louis sebbene sia un nome già presente all’interno della famiglia: è infatti il terzo nome sia del principe William che di suo figlio George (nome completo: George Alexander Louis) ed è il quarto nome dell’ultimo figlio della regina, il principe Edward. La ricorrenza di questo nome è per omaggiare Lord Louis Mountbatten, zio del principe Filippo, duca di Edimburgo e lontano parente anche della regina.

Louis Mountbatten era conosciuto in famiglia come “Dickie”, soprannome datogli dalla bisnonna materna, la regina Vittoria. Molto amato a corte, fu una figura importante nell’infanzia turbolenta e difficile del nipote Filippo e divenne un vero e proprio mentore per il giovane Carlo. Carlo, infatti, trovandosi spesso in disaccordo con il padre vedeva in Dickie una vera e propria figura paterna alternativa.

Lord Louis Mountbatten ed il giovane principe Carlo.

Lord Mountbatten morì nel 1979, ucciso da un attentato dell’IRA, mentre si trovava sulla sua barca nella baia di Sligo. Insieme a lui morirono il nipote quattordicenne e un giovane membro dell’equipaggio. La sua morte colpì profondamente Carlo e sconvolse il resto della famiglia reale: l’IRA aveva colpito direttamente nel cuore la monarchia britannica.

Arthur

Il secondo nome rientrava nei pronostici perché rispetta pienamente le tradizioni della Royal Family: è un nome presente da secoli nella dinastia ed è ricorrente, in modo da accontentare un po’ tutti. È, infatti, il terzo nome del nonno Carlo (Charles Philip Arthur George), il secondo del padre William (William Arthur Philip Louis) e il terzo nome di re Giorgio VI (Albert Frederick Arthur George), amatissimo padre della regina Elisabetta. Inevitabile poi non pensare al più famoso portatore di questo nome: il leggendario re Artù.

Charles

L’omaggio diretto al nonno Carlo era sicuramente prevedibile, soprattutto vista la sua assenza nel nome del primogenito George. Con la scelta dei nomi della principessa Charlotte (Charlotte Elizabeth Diana) è evidente la volontà da parte di William di omaggiare entrambi i genitori, oltre che ovviamente la regina. Possiamo quindi parlare di un triplo omaggio a Carlo: dopo Charlotte ora William ha scelto di riutilizzare il nome del padre affiancato a quello del suo mentore Louis Mountbatten.

L’unico che sembra essere stato tagliato fuori è il consorte della regina, Filippo, il cui nome non è stato preso in considerazione per nessuno dei suoi bis-nipoti. Come mai? L’aver scelto il nome di Lord Mountbatten ed aver tagliato fuori invece il principe Filippo significa forse più di quello che sembra? William ha voluto omaggiare quello che ritiene il vero “padre” di Carlo invece che quello biologico?

Probabilmente non lo sapremo mai ma niente è da escludere  in una famiglia in cui nulla (o quasi) è fatto per caso.

La regina Elisabetta compie 92 anni: cosa fa il giorno del suo compleanno?

Sabato 21 aprile la regina Elisabetta II compie 92 anni. Un nuovo traguardo per la sovrana più longeva del Regno Unito che, con i suoi 66 anni di regno, ha superato nel 2015 il precedente record di 63 detenuto dalla sua trisavola, la regina Vittoria. Del resto la longevità, nel senso proprio del termine, è una delle caratteristiche di molti membri della Royal family: il record attuale è di 102 anni.

Quest’anno, però, il giorno del compleanno di sua maestà è stato rattristato dalla recente morte di uno dei suoi corgi, Willow. L’amore della regina per i cani, ed in particolare per i corgi, è risaputo e risale alla sua infanzia.

Elizabetta II, in compagnia di Willow ed altri suoi cani, fotografata da Annie Leibovitz nel 2016

La morte di Willow ha colpito particolarmente la regina: è in effetti la fine di un’era e dell’ultimo legame con i suoi genitori. Willow, infatti, era l’ultimo esemplare della stirpe reale allevata da lei personalmente, con capostipite Susan, cane regalatole dai genitori in occasione del suo diciottesimo compleanno.

Doppi festeggiamenti: come mai?

Sebbene il giorno della sua nascita sia appunto il 21 aprile, la regina ha in realtà due compleanni: uno reale ed uno ufficiale. Quest’usanza risale al 1748, durante il regno di Giorgio II. Infatti, poiché il sovrano era nato a novembre (un mese freddo in cui era difficile organizzare festeggiamenti e manifestazioni all’aperto), si decise di spostare le celebrazioni ufficiali in estate. Questa tradizione è rispettata ancora oggi ed il compleanno ufficiale della regina viene festeggiato ogni anno nel secondo sabato di giugno.

I festeggiamenti privati del 21 aprile

La regina trascorre il vero giorno del suo compleanno perlopiù in festeggiamenti privati, con i suoi familiari. Non vengono organizzati incontri ufficiali ma l’evento è comunque commemorato da 41 colpi di cannone ad Hyde Park, 21 al  Windsor Great Park e 62 alla Torre di Londra. In serata, in chiusura del 25esimo Commonwealth Heads of Government meeting, si terrà un concerto alla Royal Albert Hall in onore della regina: “The Queen’s Birthday Party”. Sono molti i cantanti ad esibirsi, tra i quali Kylie Minogue, Shawn Mendes e Craig David.

I festeggiamenti ufficiali nel mese di giugno

Quest’anno i festeggiamenti ufficiali si terranno il 9 giugno (salvo condizioni climatiche avverse) con la tradizionale parata chiamata “Trooping the Colour”. Uno spettacolo maestoso che parte da Buckingham Palace e a cui prendono parte più di 1400 soldati, 200 cavalli, 400 musicisti, oltre che la stessa regina e il resto della famiglia reale.

Al termine della parata la regina, insieme ai membri della Royal Family, assiste all’esibizione della Royal Air Force dalla balconata della sua residenza ufficiale. Quest’anno due new entry si affacceranno dal balcone reale: la neosposa Meghan Markle e il terzo figlio di William e Kate, la cui nascita è attesa per la fine di aprile.

Alcuni membri della Royal Family in occasione dei festeggiamenti del 10 giugno 2017

Grandi festeggiamenti per una regina che, grazie ai numerosi anni di regno, è riuscita a dare stabilità a un’istituzione secolare ed a diventare uno dei simboli più conosciuti del Regno Unito.

Non resta che dire: Happy Birthday, Your Majesty!

London calling: a walk through history

Londra è una città fatta di simboli. Passeggiando per le sue strade ci si imbatte inevitabilmente nelle icone che da sempre nutrono l’immaginario del turista: le rosse cabine telefoniche, gli autobus a due piani (Double Decker), i Black cabs, gli ufficiali taxi neri della città. Tra le varie icone che rendono unica e riconoscibile Londra, è difficile non pensare ad uno dei suoi più antichi simboli: la Corona.

Infatti, sebbene i poteri del monarca siano oggi molto limitati, il valore simbolico della Corona è ancora molto forte. L’impronta della monarchia sulla città è evidente ma tre sono in particolare i luoghi più simbolici, dove maggiormente è possibile percepire la presenza e la storia della Royal Family.

Buckingham Palace

Buckingham Palace è il simbolo per eccellenza della monarchia inglese. Acquistato da re Giorgio III nel 1762, è solo con l’ascesa al trono della regina Vittoria nel 1837 che diventa residenza reale ufficiale. Il palazzo si trova nel quartiere di Westminster, nel cuore di Londra ed attira ogni anno migliaia di turisti curiosi di assistere al famoso “Cambio della Guardia”.

Proprio per il suo ruolo e la sua importanza simbolica, durante la Seconda Guerra Mondiale fu bombardato sedici volte (nove volte in maniera diretta) dall’armata tedesca senza però registrare gravi danni.

Kensington Palace

Kensington Palace si trova nel “Royal borough of Kensington and Chelsea”, uno dei tre borghi reali di Londra. È la residenza ufficiale del principe Henry e dei duchi di Cambridge, William e Kate, ma anche ex dimora di numerose personalità reali tra cui la regina Vittoria e lady Diana Spencer.

Il palazzo è immerso nei bellissimi giardini di Kensington, che si estendono fino a confinare con Hyde Park, nei quali è possibile vedere l’Albert Memorial e la famosa statua di Peter Pan.

Una vasta parte del palazzo è aperta al pubblico e si ha la possibilità di visitare i sontuosi appartamenti arredati e abitati dal re Guglielmo III d’Orange e dalla regina Maria e quelli in cui nacque e visse la regina Vittoria.

La mostra organizzata nei Victoria’s Apartments è un vero e proprio viaggio nella vita della regina attraverso suoi oggetti personali, estratti del suo diario e numerose lettere, scambiate soprattutto con l’amato marito Albert.

(Ritratti della regina Vittoria e del principe consorte Alberto)

Le stanze sono organizzate per tematiche e sono interattive, un must per gli appassionati di storia e della serie tv che ha riportato alla ribalta la vita della regina Vittoria (Victoria di Daisy Goodwin).

Nel palazzo è inoltre presente la mostra Fashion rules: una passeggiata tra gli abiti della regina Elisabetta, della  principessa Margaret e soprattutto di Lady D. Un’intera parte della mostra è dedicata infatti propri all’amata principessa scomparsa e ai suoi outfit più famosi e importanti.

Tower of London

(La White Tower e il Tower Bridge sullo sfondo)

La Torre di Londra è senza dubbio uno dei luoghi più affascinanti dell’intera città. Situata nei pressi del bellissimo Tower Bridge, la Torre è in realtà un castello con ventidue torri che durante i secoli ha avuto varie funzioni. Nato come residenza reale, è poi diventata un’armeria, una prigione, un luogo adibito alle esecuzioni e persino uno zoo.

Oggi è possibile visitare il sito del patibolo dove furono giustiziati personaggi famosi come Anna Bolena e Lady Jane Grey, sepolte nella vicina Cappella Reale di San Pietro in Vincoli.

(Scultura che commemora i personaggi giustiziati)

Immersi in un’atmosfera spettrale ma allo stesso tempo fiabesca si ha la possibilità di entrare in edifici pieni di storia. I più famosi sono la White Tower, la Beuchamp Tower, la Bloody Tower e le Waterloo Barracks, dove è conservato il tesoro inestimabile dei gioielli della corona. Tra i gioielli esposti ci sono scettri, piatti, magnifiche corone tempestate di pietre preziose e soprattutto l’Imperial State Crown, indossata ogni anno dall’attuale regina Elisabetta II durante la cerimonia di apertura del Parlamento.

È un posto magico, dalla storia cupa e in cui è bellissimo avventurarsi accompagnati dal gracchiare dei grossi corvi neri che da secoli vivono nella Torre.