Rachele Tombolini

Trasferitasi negli Stati Uniti ad appena 16 anni, sta terminando gli studi di Analisi di Intelligence presso il York College of Pennsylvania. Ha recentemente condotto un gruppo di ricerca, pubblicando un'analisi concernente l’impatto della guerra civile siriana sulla sicurezza nazionale statunitense nel libro "Intelligence Analysis: Unclassified Area and Point Estimates (And Other Related Topics)" , per il quale ha avuto l’onore di ricevere un riconoscimento da Robert Cardillo, Direttore della National-Geospatial Intelligence Agency.

Le ingerenze nei sistemi democratici dell’Occidente | Speciale Russia parte 4 di 4

L’influenza russa
Tra le criticità che la comunità di Intelligence statunitense sta affrontando nella gestione della sicurezza nazionale, la problematica maggiore deriva dagli attacchi informatici cibernetici condotti dalla Russia, attacchi messi in atto con l’obiettivo di influenzare le elezioni americane del 2016 e le elezioni del prossimo futuro. In una dichiarazione congiunta dell’ottobre 2016 del Department of Homeland Security (DHS) e dell’Ufficio del Direttore dell’Intelligence nazionale (DNI), la comunità di Intelligence ha indicato il governo russo come responsabile degli attacchi informatici e di Cyber propaganda (FBI Memorandum).

Ma nel mirino della Russia non ci sono soltanto gli Stati Uniti. Prove di ingerenza sono infatti state rilevate anche nelle elezioni europee. I leader di Germania, Francia e Gran Bretagna hanno pubblicamente accusato la Russia di interferire nelle loro ultime elezioni. Le prove dimostrano che la Russia stava finanziando campagne e utilizzando tecniche di propaganda analoghe per sostenere le parti con una piattaforma pro-Russia.

Da novembre 2015 a giugno 2016, due gruppi di servizi segreti russi (RIS) sono riusciti a infiltrarsi nei server del comitato nazionale democratico statunitense (DNC) rubando e-mail e informazioni riservate. Il primo gruppo, noto come Advanced Persistent Threat (APT 29), è entrato nel sistema nell’estate 2015. Il secondo, APT 28, è entrato nella primavera del 2016. Entrambi i gruppi hanno attaccato organizzazioni, gruppi di riflessione e università in tutto il mondo. L’APT 29 evita il rilevamento durante il phishing su reti sicure, mentre l’APT 28 si propone come organizzazioni legittime per ingannare le vittime nell’inserimento di informazioni personali. Una di queste vittime era John Podesta, responsabile della campagna di Hillary Clinton. Entrambi questi gruppi sono stati in grado di compromettere il partito politico democratico attraverso una serie di e-mail sofisticate di spear-phishing.

Il timeline dell’attacco agli Stati Uniti

I dati e le informazioni trafugate dai gruppi di hacker russi sono state poi fornite al sito web Wikileaks, che il 22 giugno 2016 ha pubblicato e-mail che mostravano membri di alto livello del DNC coinvolti in pratiche oscure e non etiche. Pochi giorni dopo, il 26 giugno 2016, i funzionari dell’intelligence statunitense hanno dichiarato di avere “alta fiducia” nell’ indicare come responsabile dell’attacco al DNC la Russia. L’8 novembre 2016, Donald Trump, il candidato favorito dalla Russia, è stato eletto presidente.

In una valutazione congiunta dell’intelligence del dicembre 2016, la Central Intelligence Agency (CIA), l’Agenzia per la sicurezza nazionale (NSA), e l’FBI, hanno dichiarato che: “Il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato una campagna di influenza nel 2016 rivolta alle elezioni presidenziali americane. Gli obiettivi della Russia erano di minare la fede pubblica nel processo democratico statunitense, denigrare il segretario Clinton e danneggiare la sua eleggibilità e la sua potenziale presidenza. Si rileva ulteriormente che Putin e il governo russo ha sviluppato una chiara preferenza per il Presidente eletto Trump”.

La Russia ha dunque usato questa campagna di influenza per concentrarsi sulle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, cercando di ferire i candidati percepiti come ostili al Cremlino. Più tardi, nel dicembre del 2016, il presidente Obama ha imposto sanzioni economiche alla Russia ed ha espulso trentacinque agenti dell’intelligence russa.

Gli attacchi all’Europa occidentale

Per tutto il 2016 e il 2017, la Russia ha anche utilizzato tattiche simili per influenzare le elezioni nei paesi dell’Europa occidentale. La Russia ha mostrato un forte interesse soprattutto verso i partiti di estrema destra, partiti che il Presidente Putin sta sostenendo cercando di capitalizzare sulle crisi economiche e di sicurezza in Europa, costruendo così un forte sostegno popolare.

Il Cremlino ha fornito finanziamenti e sostegno al Front National francese, all’ Alternative für Deutschland tedesco, al Partito per l’indipendenza del Regno Unito e ad altri partiti politici europei di estrema destra. Sebbene non tutti questi partiti politici abbiano avuto successo, l’interesse russo dimostra l’obiettivo di ampliare la propria influenza su diversi fronti.

Seguendo la cronologia degli eventi, si può presumere quasi con certezza che la Russia continuerà a compiere azioni segrete per influenzare le elezioni straniere sostenendo candidati pro-Russia, avanzando l’agenda politica del Cremlino nell’ Occidente. Sebbene l’America continui ad investire nella sicurezza informatica, e nonostante colossi dei social media, Facebook ad esempio, stiano iniziando a prendere contromisure per reprimere la diffusione della disinformazione, il Cremlino continuerà comunque i suoi attacchi informatici agli apparati democratici occidentali, data l’avanzata capacità di esecuzione e il basso costo relativo alle operazioni stesse.

Senza metafore: il Qatar diventa un isola

 

Al 305° giorno dall’inizio del blocco del Qatar, “Arab News” annuncia il lancio di un nuovo progetto Saudita proprio al confine con la piccola, ma ricca monarchia: un piano turistico integrato per trasformare l’area arida tra Arabia Saudita e Qatar in un canale marittimo aperto ad una varietà di imprese.

Dettagli del progetto

Il progetto prevede lo scavo di un canale sulla striscia di terra che separa l’Arabia Saudita dal Qatar. Il territorio si estende per 60 km e collegherebbe le città di Salwa e Khawr Al-Udayd. Pur essendo ancora in attesa di approvazione ufficiale, il piano di investimenti verrà sostenuto da nove società per un costo di circa 2,8 miliardi di Riyad e sarà concluso in 12 mesi dalla data di approvazione. Il canale sarà in grado di accogliere tutti i tipi di navi, comprese le navi container e da passeggeri.

L’obiettivo dell’ambizioso piano di investimenti ed infrastrutture è quello di energizzare l’economia locale della zona desertica e sfruttarne la posizione geo-strategica, stimolando la crescita della popolazione della zona, creando nuove opportunità di lavoro, espandendo l’industria della pesca ed investendo in agricoltura salina. La nuova costa avrà cinque importanti resort con spiagge private e due porti, uno a Salwa e l’altro a Khawr Al-Udayd. Già allo stato attuale il progetto viene considerato il più importante nella regione del Golfo grazie alla sua posizione centrale tra i paesi limitrofi.

Scenario geopolitico

Il canale non sarà considerato internazionale, come tiene a precisare la fedele agenzia di informazione Saudita “Arab News”; il progetto verrà infatti realizzato all’interno del confine. Tuttavia, è stato specificato che l’area terrestre adiacente al Qatar sarà soggetta alla presenza militare per la protezione e il monitoraggio.

Gia’ da dieci mesi un blocco aereo, marittimo e terrestre è stato imposto al Qatar da Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait ed Egitto, che accusano Doha di sponsorizzare il terrorismo nel Medio Oriente finanziando proxy groups Iraniani come Hamas in Palestina e Hezbollah in Libano. Data la sua posizione geografica, il Qatar è costantemente sotto pressione sia dall’Iran che dall’Arabia Saudita a prendere posizione sotto una delle due sfere di influenza nella regione. Inoltre, il Qatar è economicamente legato ad entrambi i paesi. L’esportazione principale del Qatar è il gas naturale e condivide il più grande giacimento di gas naturale del mondo con l’Iran. Allo stesso tempo, il Qatar è anche membro della Coalizione dei Paesi del Golfo, un’unione economica guidata dall’Arabia Saudita basata sul controllo della produzione di petrolio.

Sarebbe dunque azzardato considerare l’ennesimo progetto avanguardista della famiglia Saud come un’ulteriore manovra dei paesi del Golfo al fine di isolare il mezzo amico dell’Iran?