Giacomo Greci

La giornata delle reti bianche e del flash juventino

Milan-Napoli

Una partita a reti bianche, non l’unica di questa giornata. Casualità o sintomo del fatto che la palla pesa di più nelle ultime giornate? Più la seconda ipotesi della prima, probabilmente. Quello tra Milan e Napoli è un match equilibrato e abbastanza divertente, anche se non regala nessun gol. Le squadre giocano in maniera simile: costruiscono da dietro senza mai buttare via la palla, pressano e corrono molto. Il Napoli lo fa con più qualità e, a differenza del Milan, è più abituato a cercare costantemente la vittoria. Da sottolineare è una clamorosa parata di Donnarumma che nega la vittoria al Napoli nel finale. È chiaro che Milik, in questo momento, rappresenta una variante molto importante per il Napoli per essere pericoloso in area di rigore. Mertens non è in un periodo fantastico e le altre squadre hanno anche capito come affrontare l’attacco della formazione di Sarri. Uno stop che pesa molto perché il distacco dalla Juventus diventa di sei punti.

Juventus-Sampdoria

Serviva una reazione di rabbia. Ma una rabbia lucida, come l’aveva definita Allegri. Bisognava scaricare tutta la frustrazione che derivava da una delusione ingiusta e non meritata come quella di Madrid. La Juventus ha faticato all’inizio, balbettando a tratti e trovando il vantaggio solo alla fine del primo tempo. Nella ripresa ha dilagato. Una cosa è certa: Douglas Costa è stato il miglior acquisto di quest’anno. Completamente incontenibile, sia quando gioca a destra, sia quando gioca a sinistra. Un giocatore europeo e moderno che spacca le difese. È il migliore in campo, protagonista in tutti e tre i gol della Juventus con tre assist. La Samp ci ha provato, mettendo in campo il suo solito gioco, ma alla fine si è dovuta arrendere, come la gran parte delle squadre che giocano a Torino contro questa Juve. Importantissima vittoria e allungo sul Napoli. Vantaggio prezioso prima di un ciclo finale di partite che non comprende solo lo scontro diretto, ma anche le trasferte contro Inter e Roma.

 

Lazio-Roma

Magari questa volta l’attesa del derby è stata vissuta in maniera diversa dai tifosi della Roma, ancora increduli e meravigliati dell’impresa contro il Barcellona. Ma alla fine un derby è sempre un derby, specialmente a Roma, quando si gioca nella capitale. Anche nel posticipo domenicale, questa si conferma la giornata delle reti bianche. È uno dei più classici Lazio-Roma. Tanta energia, tanti falli fischiati da Mazzoleni e gioco molto spezzettato. Un pareggio piuttosto prevedibile nel quale le emozioni si concentrano soprattutto nel finale, quando la Lazio rimane in dieci per l’espulsione di Radu. Le occasioni più clamorose le hanno i giallorossi, con due pali colpiti. Anche i biancocelesti però ogni tanto si rendono pericolosi, nonostante l’inferiorità numerica. Un risultato nel complesso giusto che tiene ancora molto aperta ed incerta la lotta per il terzo e il quarto posto.

Vittorie sofferte per Juventus e Napoli

Vittorie sofferte per Juventus e Napoli, classifica invariata

Con tutto il rispetto, ma non era facile per la Juventus passare dal Real Madrid al Benevento. Non era scontato rituffarsi nel campionato dopo una batosta del genere. E infatti, qualche difficoltà nella partita dei bianconeri si è vista. I padroni di casa, giocando coraggiosamente e avendo poco da perdere, riescono per ben due volte ad acciuffare il pareggio con una doppietta di Diabatè. La difesa della Juve è spesso distratta. I tanti tiri concessi verso la porta di Szczesny, i due gol presi e l’affanno più o meno costante con il quale viene affrontato l’attacco del Benevento sono indice della poca concentrazione che c’era e delle insidie che si nascondevano dietro questa partita. Poi, come al solito, la Juventus ha giocatori singoli di grande qualità che sono in grado di incidere sul risultato da soli: la tripletta di Dybala e la prodezza di Costa ne sono un esempio lampante. Tre punti sofferti e testa alla Champions. Nel calcio tutto può succedere, ma a Madrid servirà veramente un miracolo. Non riconoscere che le possibilità di ribaltare il risultato siano quasi inesistenti sarebbe da folli.
Mancava un minuto più recupero alla fine di Napoli-Chievo. Chi guardava la partita, molto probabilmente si stava chiedendo come fosse possibile che il Napoli si stesse avviando a perdere. Sarebbe stata una di quelle sconfitte davvero difficile da metabolizzare, accettare e sopratutto spiegare. La Juve avrebbe allungato il distacco in classifica a sette punti, la corsa scudetto si sarebbe ormai delineata come compromessa del tutto. Dopo un rigore sbagliato, tantissimi tiri in porta e legni colpiti, sarebbe stato inaccettabile perfino un pareggio. Invece mancava un minuto e il Napoli si trovava in svantaggio a causa di un gol di Stepinski al 73’. Il pubblico aveva anche cominciato a rumoreggiare. Una cosa che non si era mai vista. Sembrava la classica partita con la quale la squadra partenopea alzasse bandiera bianca nella lotta scudetto, come tutte le avversarie della Juve negli ultimi sei anni. Proprio nel momento in cui tutti questi pensieri iniziavano a materializzarsi nella testa dei napoletani, è arrivata la svolta: il Napoli riesce a ribaltare la partita negli ultimi quattro minuti, con i gol di Milik e Diawara. Una vittoria fondamentale per la lotta scudetto, per mantenere lo svantaggio a quattro punti e per avere ancora delle opportunità nello scontro diretto a Torino, fra due settimane.

Stop Juve, riavvicinamento del Napoli e vittoria dell’Inter

Stop Juve, riavvicinamento del Napoli e vittoria dell’Inter

Scarica e stanca. Sono questi i due aggettivi più adatti per descrivere la Juventus scesa in campo a Ferrara. La squadra di Allegri manca in energia e velocità. Non riesce mai a cambiare ritmo per trovare uno spunto decisivo ed andare in gol. Quella di sabato sera è stata una prestazione non molto diversa da quella fatta a Roma contro la Lazio. Due settimane fa ci pensò Dybala a togliere le castagne dal fuoco, questa volta, invece, la giocata individuale non è arrivata, né da lui, né da nessuno. Questa partita deve servire come monito alla Juve, perché non si può sempre giocare con pazienza, convinti che il gol prima o poi arrivi, ma a volte serve anche andarsi a prendere le partite con energia. Energia che, dopo un ciclo di partite massacrante, è normale che mancasse. La sosta arriva al momento giusto per ricaricare le pile.
Nell’anticipo di mezzogiorno è finalmente l’Inter di Spalletti che sfodera una grandissima prestazione e torna a vincere in trasferta. Un netto 0-5 con quattro gol di Icardi. D’accordo che la Samp di Giampaolo non è la squadra brillante vista nel girone d’andata, ma una prestazione così ci voleva. Per la squadra, per l’allenatore, per i tifosi e per l’ambiente. Che sia di buon auspicio all’Inter per ritrovarsi, tornare a fare prestazioni come quelle di inizio stagione, ed essere pronta per gli ultimi due mesi di campionato, dove la corsa per il quarto posto sarà molto agguerrita.
Se l’ambiente partenopeo stava cercando un buon motivo per convincersi del fatto che la lotta scudetto non fosse ancora finita, in questa giornata ha trovato subito una risposta. Quando la Juventus pareggia inaspettatamente con la Spal, il Napoli torna a vincere in casa contro un Genoa molto ostico. Sembrava una di quelle classiche partite in cui la palla non vuole proprio entrare, un po’ per sfortuna, come nei due pali colpiti, un po’ per un atteggiamento a tratti troppo frettoloso, testimone della grande voglia che c’era di accorciare sulla Juve. Il vantaggio azzurro arriva soltanto alla mezz’ora della ripresa con un colpo di testa di Albiol che non segnava da due anni. Ormai si è capito, ma era facilmente intuibile anche precedentemente, che il campionato si deciderà soltanto alla fine, nelle ultime giornate. Adesso è tempo di godersi la sosta e tenersi pronti per la volata finale piena di scontri diretti.

Sorpasso Juve!

La Juventus sorpassa il Napoli e riconquista il primo posto dopo tante giornate

Ci sono poche parole da spendere su questa Juventus che conquista altri tre punti in casa battendo l’Udinese. Agguanta l’undicesima vittoria consecutiva, l’ottava su otto partite nel 2018. Numeri da capogiro, così come da capogiro sono le giocate dell’argentino con la maglia numero dieci: Paulo Dybala. Manca ancora una partita per consolidare il vantaggio sul Napoli e terminare un ciclo di partite difficilissimo, ma da quando è tornato Dybala la musica è cambiata, così come la Juventus. Finale di Coppa Italia raggiunta, la quarta consecutiva, il gol che regala la vittoria al fotofinish contro la Lazio, il gol decisivo a Wembley e di nuovo una doppietta in campionato che sentenzia l’Udinese. Pensare che i bianconeri se ne sono dovuti privare per quasi due mesi… Nel pomeriggio piovoso di Torino l’Udinese produce veramente poco ed è costretta ad arrendersi ad una Juve che a tratti produce dell’ottimo calcio. Il rigore sbagliato da Higuain non arreca nessun danno, così come il leggero turnover applicato da Allegri: il risultato è sempre quello. Primo posto riconquistato dopo tante giornate per la Signora e mercoledì un’importantissima occasione per allungare a quattro punti sulla seconda.
Il Napoli non va oltre il pareggio a San Siro contro l’Inter. È finita come all’andata, a reti bianche. Quella di Milano è stata una partita non bellissima, caratterizzata da molti errori e da molte palle perse da entrambe le parti. Un pareggio che scontenta tutti. L’Inter potrebbe iniziare a sentire la pressione del Milan alle spalle e l’incubo di buttare via un’altra stagione è vivo e potrebbe influire sul morale. La squadra di Sarri invece perde il primo posto in classifica e nel giro di tre giorni corre il rischio di ritrovarsi addirittura a meno quattro. Dal punto di vista psicologico questo pareggio rischia di essere pesante anche per il Napoli. Forse è anche questa un’altra delle differenze che ancora lo separano dalla Juve. Il Napoli deve continuare ad essere quello che è stato fin qui, anche e sopratutto in un momento molto difficile dal punto di vista mentale. I bianconeri, nonostante le molte assenze e le scarse condizioni atletiche, sono stati sempre incollati al Napoli negli ultimi due mesi. Adesso tocca ai partenopei fare gruppo in un periodo di difficoltà come questo e dimostrare di essere veramente una squadra forte. Non c’è tempo per piangersi addosso. È il momento di non mollare per mantenere viva una corsa scudetto che può rivelare ancora tante sorprese…

Napoli e Juve: che duello!

Napoli e Juve: che duello! Le squadre di Sarri e Allegri stanno illuminando il campionato.

Nelle ultime giornate, con l’inizio del girone di ritorno, si è andata delineando una certezza nell’andamento del campionato per quel che riguarda la lotta scudetto. I cali di rendimento evidenti di Roma, Inter e Lazio hanno lasciato in vetta alla classifica le due vere superpotenze del nostro calcio: Juve e Napoli. Se la caratteristica del girone d’andata era stata quella di avere cinque squadre una vicino all’altra, ora la situazione è decisamente cambiata. Adesso per lo scudetto ci sono soltanto due formazioni, opposte e rivali, a darsi battaglia. Sono Juve e Napoli le protagoniste di un duello spumeggiante, fatto di sorpassi e contro-sorpassi, che molto probabilmente terminerà solo all’ultima giornata e che infiammerà i cuori di tutti gli appassionati. Due pianeti, quelli di Napoli e Juve, talmente opposti per ideologia e modo di vivere il calcio, ma che pur hanno un punto in comune: girano intorno alla stessa orbita, quella dello scudetto. Quel tricolore che così intensamente affascina il cuore del popolo partenopeo, a dir poco voglioso di riportarlo sotto il Vesuvio, è lo stesso che la Juve insegue con la solita ferocia, per continuare a scrivere la storia conquistando il settimo scudetto consecutivo, questa volta ancor più motivata da un rivale che riesce a tenere il suo passo. Due squadre diverse, due città agli antipodi, due allenatori toscani e completamente differenti. Sarri e Allegri saranno uno di fronte all’altro il 22 aprile a Torino, in occasione dello scontro diretto all’Allianz Stadium (orario e possibile anticipo ancora da definire). Lì potranno stringersi la mano e mostrare a tutti il loro diverso modo di far giocare le proprie squadre, anche se il campionato molto probabilmente non si chiuderà quel giorno. Nel frattempo, l’obiettivo per entrambi è quello di non lasciare punti per strada. Il finale di stagione si sta avvicinando, stiamo entrando nel vivo. C’è una battaglia tutta da gustare. Il fissismo di Sarri, che non cambia quasi mai uomini, contro l’eclettismo di Allegri, che invece la formazione la cambia quasi sempre. Gli opposti che si attraggono in un luogo che ha spazio per uno soltanto. Quel posto che la Juve ha raggiunto tante volte e che a Napoli ancora non si deve nominare…

Non si fermano i sorpassi

Non si fermano i sorpassi nella diciassettesima giornata: cade l’Inter, vittoria di Napoli, Roma e Juve

Quello che sicuramente fa effetto della diciassettesima giornata di campionato è la prima sconfitta stagionale dell’Inter, consumatasi in casa contro l’Udinese. Per la prima in volta in questa stagione la squadra di Spalletti esce senza nessun punto dal campo. Dopo la prestazione non brillantissima contro il Pordenone, l’Inter continua sulla stessa scia: una partita al di sotto del proprio livello di gioco abituale, interpretata senza la giusta attenzione. Meriti anche dell’Udinese che gioca un match di grande personalità, tenendo palla, lottando su ogni pallone e non rinunciando mai a ripartire con coraggio in contropiede. All’inizio del secondo tempo l’Inter smette di giocare ed esce piano piano dalla partita, salvo qualche attacco finale, più di orgoglio che di altro.
Poche parole dietro si porta la prestazione del Napoli, anche se non ancora spumeggiante, specie se paragonata a quelle di inizio stagione. Ma è quanto basta per chiudere la pratica Torino nella prima mezz’ora e per riprendere la vetta della classifica. Grande iniezione di fiducia dopo le difficoltà delle ultime settimane. Inutile il gol di Belotti nella ripresa.
Molte emozioni quelle che giungono dall’Olimpico di Roma, non tanto per il risultato finale, quanto per come sia arrivata la vittoria della Roma: un gol in mischia di Fazio nel quarto minuto di recupero (dei sei concessi dall’arbitro) consegna la vittoria al fotofinish ai ragazzi di Di Francesco. Dopo aver mancato il gol in alcune occasioni, tra cui un rigore sbagliato da Perotti, i giallorossi riescono a trovare la via della rete solo nell’azione più strana, avvenuta nei minuti di recupero. A condannare il Cagliari c’è solo il risultato, anche se dopo la perdita di Barella per infortunio, i sardi erano calati nell’ultimo quarto d’ora. Vittoria molto importante per la Roma.
Il fatto che Allegri non parli più di attenzione e che faccia semplicemente i complimenti ai suoi ragazzi per i tre gol rifilati al Bologna, qualcosa ci fa capire. Sesta partita consecutiva fra campionato e Champions senza subire gol per una Juventus che sta tornando a fare la Juventus. Un’intensità pazzesca, un ritmo impressionante. Dominio territoriale e superiorità numerica in ogni zona del campo, dall’inizio alla fine, senza mai concedere niente e rincorrendo gli avversari sullo 0-3. Poco da fare per il Bologna. Un piccolo indizio su quello che saranno i bianconeri nel corso della stagione, per arrivare pronti a quel famoso mese di marzo che Allegri nomina sempre. Per il momento secondo posto riconquistato scavalcando l’Inter.

Milan: addio Montella

Esonerato Vincenzo Montella, ecco Gattuso

Era nell’aria già da un po’ di tempo, ma nella mattinata di ieri è arrivata l’ufficialità: Vincenzo Montella non è più l’allenatore del Milan. La società rossonera, attraverso un tweet, ha comunicato l’esonero dell’allenatore campano. La squadra sarà affidata a Gennaro Gattuso, ex giocatore rossonero, emblema dell’era d’oro ed allenatore della Primavera. Una decisione difficile, ragionata e maturata nel corso del tempo quella presa dalla società milanista. Dopo l’ennesima prestazione non convincente della squadra nel pareggio interno contro il Torino, la dirigenza è tornata a percorrere la strada che sembrava aver abbandonato negli ultimi periodi e che ha finito per portare all’esonero di Montella. Niente più voli alla guida tecnica del Milan per l’aeroplanino. Questo esonero non è soltanto la conseguenza di un avvio di stagione molto faticoso, ma anche una chiara testimonianza di un amore mai sbocciato con Fassone e Mirabelli. Molto probabilmente, sin da questa estate, la nuova dirigenza rossonera non ha mai espresso una fiducia smisurata nei confronti del tecnico, preferendo magari altri profili da scegliere per l’inizio del nuovo progetto. Alla fine si decise di continuare con lo stesso allenatore, per dare una sorta di continuità ai buoni risultati ottenuti da Montella nella passata stagione, nonostante sulla panchina rimanesse una figura scelta dalla vecchia dirigenza. Da quel 28 giugno del 2016, giorno in cui si insediò sulla panchina del Milan, Montella, oltre ad aver conquistato la Supercoppa di Doha contro la Juventus, aveva anche riportato i rossoneri in Europa dopo tre anni e mezzo, centrando il sesto posto. Fresco di rinnovo e supportato da una campagna estiva sulla carta straordinaria ed entusiasmante, questa sembrava essere la vera stagione del riscatto milanista, quella in cui il Milan doveva tornare ad essere un vero protagonista del calcio italiano dopo tanti anni di assenza all’appello delle grandi. Fin qui le cose sono andate anni luce lontane da quelli che erano i progetti iniziali e da quello che l’eccessivo entusiasmo estivo aveva lasciato freneticamente auspicare. Adesso toccherà a Gattuso prendere in mano la situazione, risollevare l’ambiente e provare a salvare quella che potrebbe essere l’ennesima stagione buttata al vento, risalendo la classifica. Chiaro a tutti che è il Milan è distante dal livello di squadre come Napoli, Inter e Juve, ma sicuramente può giocare in maniera migliore di questa ed ottenere risultati diversi, visti i parecchi soldi spesi in estate e data la qualità della rosa.
Ecco che inizia l’era Gattuso, è il suo turno. Ringhio non ha la bacchetta magica, ma con il suo carattere grintoso può provare a trasmettere quel qualcosa in più all’ambiente per evitare un’altra stagione non da Milan.

 

Continua lo show

Continua lo show del campionato italiano fatto di sorprese e sorpassi

Continua lo show della Serie A. Il campionato non smette di sorprenderci, come la trama di un film intenso, lungo e pieno di sorprese.
Roma-Lazio: lo spettacolo comincia nel primo anticipo di sabato, dove va in scena il derby della capitale. Grandissima prova della Roma di Di Francesco che torna ad imporsi in un derby scavalcando in classifica una Lazio meno convincente rispetto alle precedenti uscite. Dopo un primo tempo abbastanza in bilico, i biancocelesti pagano un calo di attenzione all’inizio della ripresa. Nel giro di quattro minuti, la Roma va a segno con Perotti su rigore e con Nainggolan, controllando la gara fino all’intervento del VAR che concede un rigore alla Lazio per fallo di mano di Manolas: Immobile riapre la partita dal dischetto, ma è troppo tardi. Finale un po’ sofferto e Roma in evidente crescita, non soltanto guardando la classifica.
Napoli-Milan: quello sceso in campo al San Paolo non è certamente un brutto Milan, sia per la disposizione in campo, sia per la personalità con la quale gli uomini di Montella interpretano la partita, provando a gestire il possesso palla (mai cosa facile contro il Napoli) e anche per l’atteggiamento. Il problema è che il Napoli di questi primi mesi di campionato è troppa roba per essere messo in difficoltà da avversari solo coraggiosi e ordinati. Ci vuole ben altro, specialmente quando gioca fra le mura di casa. Difficile trovare difetti a questa squadra sin qui. Vittoria importante per il consolidamento del primo posto in classifica.
Sampdoria-Juventus: Cosa sta succedendo? Eccola la domanda che si fanno in molti. Un pomeriggio da incubo per la Juventus che cade clamorosamente a Marassi davanti ai colpi di una Samp a dir poco favolosa in casa. Per una volta anche le dichiarazioni di Allegri non sembrano molto convincenti. Vero che il primo tempo era stato abbastanza equilibrato, ma poi? Non si può uscire dalla partita, prendere altri tre gol fuori casa e fermarsi a protestare invece di difendere. Questa non è Juve. Le trame di gioco offerte non sono esaltanti, la squadra corre poco, non ha voglia di sacrificarsi ed esce mentalmente dalle partite. Il Napoli torna a quattro punti di distanza. Urge trovare una soluzione e cambiare regime, altrimenti la lotta scudetto si complica molto, visto che le concorrenti non lasciano niente per strada.
Inter-Atalanta: nel posticipo domenicale a San Siro la squadra Gasperini cerca il riscatto dopo aver raccolto un solo punto nelle ultime due partite prima della sosta. Però contro questa Inter, trascinata da un Icardi in assoluto stato di grazia, è molto difficile avere la meglio. Il primo tempo finisce a reti inviolate. Nel secondo tempo è proprio il capitano dell’Inter a prendersi la scena. Con una doppietta favolosa di testa, da vero centravanti d’area, regala all’Inter la vittoria e il secondo posto in classifica, scavalcando nuovamente la Juventus. Dodicesimo e tredicesimo gol in campionato per Icardi.

Un grande fallimento

Grande fallimento azzurro: Italia fuori dal Mondiale

Quella di ieri sera è stata sicuramente una delle serate più tristi della storia del calcio italiano. Non succedeva dal lontano 1958. Sembra di vivere un incubo, uno di quelli che si desidera dimenticare in fretta una volta svegliati, ma purtroppo è la triste e crudele realtà, specchio di un grande fallimento: la nazionale italiana non parteciperà ai prossimi Mondiali in Russia. Contava solamente vincere, non importava come. Non c’era tempo di migliorare il gioco, le idee, la manovra, la formazione e mille altre cose ancora. Non c’era tempo per criticare le scelte di Ventura, ancora una volta discutibili. Non c’era tempo per le chiacchiere italiane da bar, per fare gli allenatori. Bisognava stringersi tutti insieme come un tempo e portare il risultato a casa. La nostra più grande forza e caratteristica principale è stata sempre quella di fare grandissime prestazioni sotto pressione, quando ci trovavamo con le spalle al muro. In quelle situazioni la nazionale italiana trovava sempre la forza di sorprendere tutti e andare avanti. La storia recente del nostro calcio ci insegna che le cose sono cambiate. Il movimento calcistico ha toccato il fondo, il punto più basso dal 1958. E le lacrime amare di Buffon, forse mai visto così, ci danno testimonianza di quanto accaduto. Il portiere azzurro avrebbe giocato il suo sesto mondiale in carriera e sarebbe stato l’unico giocatore nella storia del calcio ad averlo fatto. Siamo giunti alla fine di un ciclo, dato che lasceranno la nazionale anche colonne come De Rossi, Barzagli e Chiellini. Due mondiali disastrosi (2010 e 2014) e ora anche la non qualificazione a Russia 2018. L’intera nazione e l’intero movimento sono giunti al punto di non ritorno. Molto difficile trovare le parole giuste per descrivere quest’apocalisse. Altrettanto arduo provare ad immaginare un mondiale senza Italia, senza i colori azzurri, visto che tanti di noi nemmeno erano nati l’ultima volta che accadde una cosa simile. Molti vorranno dimenticare velocemente questa partita, come si fa con le cose dolorose. Ma soltanto non dimenticando si può far sì che una cosa del genere non succeda più. Solamente affrontando le cose dolorose, perché di cosa dolorosa si tratta, si può andare avanti, ci si può rialzare e non commettere più tali errori.

Un campionato diverso

Questo è un campionato diverso. Un po’ pazzo, incomprensibile e molto divertente

Questo è un campionato diverso. Un po’ pazzo, incomprensibile e molto divertente. Altrimenti come spiegare i continui movimenti di classifica nel gruppo di testa o l’emozionante 2 a 4 di Fiorentina-Roma? Come spiegare le varie e dicotomiche versioni di una Juventus disattenta e sfortunata, che per poco non permettono al Benevento di conquistare i primi punti della stagione? Che dire del diluvio improvviso che si abbatte sulla capitale e impedisce il regolare svolgimento di Lazio-Udinese? Le notizie da sottolineare che arrivano dai campi sono due: il pareggio dell’Inter in casa contro il Torino e quello del Napoli al Bentegodi. Per la prima volta in questo campionato l’Inter si stoppa davanti ai suoi tifosi, non andando oltre l’1-1. Con il contributo dei soliti Perisic e Icardi, che mettono Eder in condizione di appoggiare semplicemente la palla in porta, il primo con un cross e il secondo con un assist volante, la squadra di Spalletti rimette in piedi una partita che si era complicata dopo il vantaggio granata di Iago Falque. Per poco rischia anche di vincerla, se non fosse per la traversa clamorosa colpita da Vecino, ma anche di perderla, visto che il Toro gestisce male delle ripartenze nel finale. Nerazzurri comunque molto solidi e organizzati. Il Napoli invece sembra pagare le fatiche di Champions, sia a livello mentale che fisico. Il problema è che quando le partite diventano tante, la rosa corta, lo scarso turnover attuato da Sarri e il gioco dispendioso a ritmo alto non aiutano di certo. Sul fatto che il Napoli sia una squadra ancora più matura dell’anno scorso non ci sono dubbi, ora però l’altro passo in avanti da fare è imparare a vincere le partite anche non esprimendo sempre al massimo il proprio calcio. Ecco che si consuma il secondo pareggio stagionale per i partenopei. La Juventus non va molto lontana dal rovinarsi la festa per il suo anniversario di nascita, ma alla fine dei novanta minuti si riporta davanti all’Inter e torna ad un solo punto di distanza dal primo posto, grazie alla vittoria sofferta contro il Benevento. I cali di tensione dei bianconeri sono qualcosa di strano in questa stagione, così come lo è l’andamento inverso e contrario di Dybala ed Higuain. Quando si decideranno a giocare bene contemporaneamente entrambi cosa succederà? Una cosa è certa: mai come quest’anno saranno decisivi gli scontri diretti. Nelle ultime cinque giornate la Juve affronta il Napoli, l’Inter e la Roma. Se il gruppetto di testa arriva attaccato al rush finale, sarà veramente uno spettacolo.
Nel posticipo domenicale il Milan torna alla vittoria per 0-2 sul campo del Sassuolo. Tre punti d’oro per Montella e un bel respiro di sollievo: ossigeno puro. Che l’eccessivo entusiasmo di quest’estate abbia sballato un po’ i valori reali è cosa certa, perché il Milan non è ancora una squadra da scudetto. Ma sicuramente i rossoneri possono e devono giocare molto meglio di come hanno fatto fin qui. La patata bollente da gestire è nelle mani di Montella. Il tutto per riconquistare punti in classifica, trovare stimoli giusti e riconoscersi in un’idea di gioco.

Dopo la sosta si torna in campo con altri big match, ma ora spazio alla nazionale. C’è un mondiale da conquistare!