Cultura, Spettacolo

The Handmaid’s Tale torna con una nuova stagione

The Handmaid’s Tale è tornata con una seconda stagione il 25 aprile (il 26 in Italia su TIMvision).

La serie, basata sul romanzo omonimo della scrittrice Margaret Atwood, ha vinto otto Emmy Awards e due Golden Globes. I riconoscimenti hanno premiato sia le performance attoriali del cast sia la regia e gli aspetti più tecnici, confermandola come uno dei prodotti migliori degli ultimi anni.

La storia è ambientata in un futuro distopico in cui il tasso di fertilità umano è molto basso. In seguito ad una guerra civile gli Stati Uniti d’America sono stati trasformati in Gilead, un mondo governato da un gruppo di fanatici religiosi. Ai vertici della società ci sono gli uomini, i “comandanti”. Le donne sono divise in tre gruppi contraddistinti da divise dai colori diversi: Mogli, Marta e Ancelle. Le Ancelle (Handmaids in lingua originale) sono le poche donne fertili rimaste e in virtù di questa caratteristica ricoprono il ruolo di vere e proprie incubatrici umane.

La protagonista assoluta della serie – interpretata da una sempre più eccezionale Elisabeth Moss- è June Osbourne, proprio una delle ancelle. Così come tutte le altre, June viene assegnata ad una coppia comandante-moglie ed ogni mese è sottoposta alla “Cerimonia”: viene stuprata dal comandante davanti agli occhi della moglie. Questa pratica viene mostrata diverse volte in tutta la sua assurdità e crudeltà. Trova il suo fondamento in un passo della Genesi che racconta la storia di Giacobbe, unitosi con la serva della moglie per ovviare alla sterilità di quest’ultima.

La “cerimonia” in una scena della prima stagione.

Un futuro lontano?

Guardando la serie ci si trova catapultati in un mondo claustrofobico in cui la violenza e la sopraffazione sono all’ordine del giorno. Un mondo retrogrado in cui l’omosessualità è considerata un crimine e in cui la donna ha perso tutti i suoi diritti. Alle donne, infatti, non è permesso leggere, guidare, lavorare o possedere denaro. Le ancelle hanno perso persino il diritto di avere un nome e vengono chiamate usando il nome del comandante al quale sono assegnate. La protagonista è ad esempio Of-Fred (nella versione italiana Di-Fred) a simboleggiare brutalmente il possesso assoluto dell’uomo su quella che in effetti è considerata una merce, un oggetto.

È un mondo spaventoso che genera nello spettatore un mix di rabbia e paura. Nelle sue caratteristiche distopiche, infatti, riesce ad essere assolutamente credibile e vicino al nostro presente. Indubbiamente uno dei punti forti di questa serie è proprio questo. Ha la capacità di mostrare, con vari dettagli, che quello che lo spettatore sta guardando non è poi così lontano dalla sua vita quotidiana, non è una deriva così improbabile e fantascientifica. Infatti, le tendenze che nella serie hanno portato a costruire una società del genere (omofobia, misoginia, fanatismo e bigottismo) sono indubbiamente presenti nella nostra società.

Cosa aspettarsi dalla seconda stagione

La seconda stagione inizia esattamente dal finale della prima.  June è stata prelevata dalla casa del comandante ma non sa se andrà incontro alla libertà o a qualche forma di punizione. I primi cinque minuti della prima puntata sono silenziosi, c’è solo la colonna sonora ad accompagnare le riprese. Ritornano i primi piani che dicono molto più di mille parole, fatti di espressioni e di occhi sofferenti. Lo spettatore ritrova subito tutti gli elementi che hanno caratterizzato la prima stagione, primo fra tutti la splendida fotografia.

Con queste prime due puntate The Handmaid’s Tale si conferma come un prodotto di qualità, imperdibile per tanti motivi. È una serie che vuole scuotere lo spettatore, vuole farlo arrabbiare, indignare. Vuole portarlo a farsi domande scomode per fare in modo che il vero futuro sia il più diverso possible da quello di Gilead. Per questo motivo, la violenza, la rabbia e le ingiustizie in queste due puntate si fanno ancora più intense, fino quasi a diventare insopportabili.

Una serie quindi che, oltre ad essere qualitativamente validissima, è socialmente indispensabile: vietato perderla.

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