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La Corte di Giustizia UE: il Sahara Occidentale non fa parte del Marocco. Un passo in avanti per il popolo saharawi?

Una sentenza che sembra accontentare un po’ tutti, ma in realtà non soddisfa appieno nessuno. Il 27 febbraio 2018 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha dichiarato valido l’accordo di pesca fra UE e Marocco, ma ha precisato che esso non è applicabile al Sahara Occidentale. La ragione è che “il territorio del Sahara occidentale non fa parte del territorio del Regno del Marocco”, una netta presa di posizione che rischia di complicare le relazioni diplomatiche fra i Paesi europei e il regno nordafricano.

Il Sahara Occidentale è una regione contesa, tradizionalmente abitata dal popolo saharawi. Sotto amministrazione spagnola fino al 1975, in seguito gran parte del suo territorio fu occupato dal Marocco e fu teatro di scontri militari fra indipendentisti ed esercito marocchino fino alla tregua del 1991. Il Fronte Polisario, che si batte per la libertà dei saharawi, reclama l’indipendenza della regione e l’ONU ha riconosciuto il diritto della popolazione ad autodeterminarsi e a svolgere un referendum sull’appartenenza al Marocco, anche se la consultazione è stata rinviata sine die in seguito a divergenze fra le parti in causa.

La lotta dei saharawi per l’indipendenza aveva un tempo molta risonanza a livello internazionale e nell’opinione pubblica occidentale, ma anche a causa di un perdurante stallo politico e militare è progressivamente finita nel dimenticatoio e non si è mai giunti a una soluzione definitiva del conflitto.

Il Sahara Occidentale: in chiaro la parte controllata dal Marocco, in giallo quella controllata dal Fronte Polisario

 

La sentenza

Il recente verdetto della Corte di Giustizia europea è un’altra tappa di questo travagliato percorso. La disputa era sorta nel 2016: l’organizzazione britannica Western Sahara Campaign (WSC), che difende i diritti dei saharawi, aveva presentato due ricorsi dinanzi all’Alta Corte di Giustizia di Inghilterra e Galles contestando l’inclusione delle acque adiacenti al Sahara Occidentale nell’accordo di pesca fra UE e Marocco. L’Alta Corte aveva poi deciso di sospendere il procedimento e di sollevare una domanda di pronuncia pregiudiziale presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) riguardo alla validità del patto.

La CGUE ha deliberato che l’accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità Europea e il Marocco è valido. Tuttavia, esso non è applicabile alle acque adiacenti al Sahara Occidentale “in considerazione del fatto che il territorio del Sahara occidentale non fa parte del territorio del Regno del Marocco”. La Corte, che aveva espresso già in passato la precedente opinione, sottolinea inoltre che “l’inclusione del territorio del Sahara occidentale nell’ambito di applicazione dell’accordo di associazione […] violerebbe alcune norme di diritto internazionale generale”, compreso il principio di autodeterminazione.

Un verdetto un po’ salomonico, che mantiene valido l’accordo e tenta di non scontentare troppo nessuna delle parti in causa, allontanando lo spettro di uno scontro diplomatico immediato.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea

 

L’accordo UE-Marocco

Il patto di pesca è in vigore dal 28 febbraio 2007 e scadrà il 14 luglio prossimo. In cambio di circa 36 milioni di euro all’anno, il Marocco lascia pescare nelle sue acque più di un centinaio di navi europee, la maggioranza spagnole. Come riporta il quotidiano spagnolo “El Paìs”, il 91% delle catture europee si realizzano in acque prossime al Sahara Occidentale, la zona al centro delle controversie di cui abbiamo parlato.

Di fatto ora l’Unione Europea dovrebbe garantire che non si peschi in queste acque e il nuovo accordo dovrà essere rinegoziato rispettando quanto stabilito dalla Corte. Le incognite tuttavia sono molte, poiché un nuovo trattato che escluda queste acque rischierebbe di avere una ricaduta pesante sul lavoro dei pescatori europei.

 

Le conseguenze e le reazioni alla sentenza

Nell’immediato, i pescatori europei che operano nei pressi del Marocco possono però tirare un sospiro di sollievo, perché la decisione del massimo tribunale dell’Unione scaccia il timore di uno stralcio completo dell’accordo. Il 10 gennaio l’avvocato generale della Corte, Melchior Wathelet, aveva proposto infatti alla Corte europea di dichiarare invalido l’accordo di pesca, perché esso avrebbe violato l’obbligo da parte dell’UE di rispettare il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi. La Corte si è invece distanziata dal parere (non vincolante) dell’avvocato generale, adottando una linea più morbida.

Dall’altro lato, affermando che il territorio del Marocco non include il Sahara Occidentale, la Corte di Giustizia ha concesso ai saharawi una vittoria politica e diplomatica di una certa rilevanza, sebbene non completa né risolutiva. I saharawi infatti vedono sottolineato da un importante organismo internazionale il fatto che il territorio di cui reclamano l’indipendenza non è sotto la sovranità del Marocco. Questa notizia si aggiunge a un altro successo recente: il 23 febbraio un tribunale sudafricano ha stabilito che un carico di fosfato estratto nel Sahara Occidentale da imprese marocchine e bloccato dai sudafricani non appartiene ai marocchini, ma alla Repubblica dei Saharawi.

La reazione della diplomazia europea e marocchina alla sentenza della Corte di Giustizia europea è stata cauta. Il giorno stesso della sentenza l’Alto rappresentante per la Politica Estera dell’UE, Federica Mogherini, e il ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita, hanno emesso un comunicato congiunto dichiarando di rimanere “determinati a preservare la cooperazione nel campo della pesca” ed esprimendo “la loro volontà di negoziare gli strumenti necessari” a tale scopo. Inoltre hanno sottolineato “la vitalità delle relazioni” e il supporto a “una soluzione politica definitiva” per il Sahara Occidentale.

Il Ministro degli Esteri marocchino Nasser Bourita e l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’UE Federica Mogherini

Alla fine di marzo sono iniziati i preparativi dei negoziati per il rinnovo del trattato di pesca fra Marocco ed UE, che dovrà tenere in considerazione la sentenza della Corte di Giustizia.

Resta ora da vedere se le esigenze commerciali spingeranno di nuovo a trascurare le richieste di indipendenza dei saharawi o se gli eventi recenti sbloccheranno una situazione ormai incancrenita qual è quella del Sahara Occidentale. Una situazione che per anni non si è risolta né con la guerra, né con la politica, e che forse nei meandri delle Corti e della diplomazia può trovare uno sbocco.

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Twitter: @bonetti_aless Classe '97, ha frequentato il Liceo Classico e studia Economia e Scienze Sociali all'Università Bocconi. Temporaneamente a Milano, in realtà il suo cuore è fra le dolci colline marchigiane, dove è nato. Strapaesano impenitente, a un apericena chic ai Navigli preferisce di gran lunga una buona fetta di ciauscolo e un bicchiere di Rosso Piceno sorseggiato guardando le onde del suo Adriatico.

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