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La caduta di Afrin. Erdogan: “Prenderemo Kobane”

Dopo la vittoria nella città siriana l’esercito turco si sta riorganizzando. Erdogan è sicuro di poter arrivare a Kobane. Intanto, il Mondo si commuove con le sofferenze del popolo curdo.

Dopo quasi due mesi di assedio, la città di Afrin è stata ridotta quasi completamente ad un cumulo di macerie dall’artiglieria turca. I media di tutto il mondo trasmettono immagini di migliaia di profughi che cercano di abbandonare la linea del fronte portando con sé quel poco che è rimasto.  Dopo i bombardamenti turchi sulle strade di accesso all’abitato e dopo aver colpito deliberatamente i depositi di acqua della zona, le stime delle organizzazioni internazionali segnalano approssimativamente 200.000 persone rimaste senza acqua potabile né generi di prima necessità. Queste ennesime scene di sofferenza per il popolo curdo hanno il sapore di una beffa se si pensa che questo è l’epilogo di un’operazione denominata “Ramoscello d’ulivo”.

“Ramoscello d’Ulivo”

Nonostante le affermazioni della Turchia, lo scopo delle sue divisioni in territorio siriano (o magari curdo, a piacer vostro) è ormai chiaro a tutti. La Turchia incominciò le sue operazioni militari nel nord della Siria quasi due anni fa, con il pretesto di combattere da un lato lo Stato islamico (per il bene di tutti), dall’altro le milizie curde (per il bene loro). Tuttavia non può passare inosservato come le ultime sacche di resistenza dell’ISIS nell’area fossero state debellate dalle forze curde mesi or sono, nelle settimane successive alla presa di Raqqa, cosa di cui avevamo avuto modo di parlare a suo tempo. Dunque l’unica spiegazione logica a questi mesi di massacro è che l’idea di uno Stato curdo immediatamente a sud dei suoi confini spaventa la Turchia più di ogni altra cosa.

 

Mappa dell’attuale situazione territoriale della Siria

 

Erdogan ha cominciato l’offensiva alla fine di gennaio, presentando all’opinione pubblica l’operazione “Ramoscello d’ulivo” come la naturale prosecuzione dell’operazione “Scudo dell’Eufrate”. Se osserviamo la cartina, possiamo vedere come l’esercito turco abbia abilmente sfruttato i suoi alleati siriani attuando una manovra molto semplice: la zona curda di Afrin viene investita dall’offensiva turca proveniente da Ovest, mentre i territori in mano ai ribelli ad est impediscono l’afflusso di rinforzi e rifornimenti. La classica incudine e martello. Ora le rimanenti forze curde sono completamente tagliate fuori, accerchiate a Nord dalle forze curde e a sud dalle forze lealiste di Damasco

A fare da contorno vi sono le strazianti scene che ormai abbiamo imparato a conoscere bene: colonne di vecchi, donne e bambini che cercano la salvezza mentre alle loro spalle rimbombano i colpi di mortaio; saccheggi indiscriminati; in alcuni casi, combattenti abbrutiti e spossati che infieriscono sui cadaveri dei nemici. Su quest’ultimo punto, in effetti, bisogna segnalare che in diverse occasioni le forze curde hanno denunciato una condotta di guerra, da parte della Turchia e dei suoi alleati, contraria al diritto internazionale. Non ci si riferiva solo agli episodi di mutilazione dei cadaveri, ma anche all’utilizzo di armi come il napalm da parte dell’aviazione di Ankara. Per ora  non ci sono stati riscontri ufficiali al riguardo.

L’esercito ottomano festeggia le sue vittorie

La Turchia pare non intenda fermarsi ad Afrin. Cinque giorni fa Erdogan, nel corso del discorso che ha tenuto durante le celebrazioni per il 103° anniversario della battaglia di Gallipoli, ha annunciato come le forze turche siano pronte ad affrontare anche la battaglia per strappare ai curdi Kobane, la città divenuta simbolo della lotta all’ISIS.

Questo primo successo è stato salutato con grande entusiasmo dal popolo turco, anche perché le perdite turche sembra si aggirino intorno ai cinquanta soldati morti in combattimento. Poco se sei considera quanto siano duri e lenti gli assedi, con combattimenti ravvicinati, casa per casa. Tuttavia, a ben vedere, le perdite dei ribelli alleati della Turchia sembra siano superiori ai seicento uomini. Probabilmente sono stati loro a sopportare maggiormente il contatto diretto con il nemico.

Comunque a toccare gli animi di buona parte dell’opinione pubblica internazionale sono stati i 3500 morti sofferti dall’esercito curdo. Tutti uomini e donne che avevano combattuto strenuamente per anni contro le forze dell’ISIS e che ora sono stati abbattuti dall’artiglieria turca. Ogni volta che sui media si annunciava una nuova vittoria sul Califfato, i loro volti stanchi ma sorridenti erano sempre forieri di buone notizie. Purtroppo, quando si affronta un nemico superiore, con truppe corazzate, artiglieria ed appoggio aereo il coraggio e l’abilità da soli non sempre sono sufficienti.

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Classe '97, nato a Fermo, ha frequentato il Liceo Classico statale nella stessa città . Studia Giurisprudenza nella Capitale, mentre cerca di portare avanti l'enorme passione per gli studi storici. In particolare, la storia militare ha sempre occupato gran parte del suo tempo libero. "Si vis pacem, para bellum".

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