Attualità, Politica

Dibattito politico tra Bergamini e Verini sulla legge elettorale: opinioni a confronto

La sera del 5 dicembre, nel ristorante “Edoardo” nella zona di via Veneto a Roma, si è svolto un incontro tra le varie organizzazioni studentesche, come Progetto Roma Tre, European People e Sapienza in Movimento. Un saluto prima delle feste di Natale e un’altra occasione per assistere ad un dibattito sulla legge elettorale tra la deputata di Forza Italia Deborah Bergamini e il deputato del Partito Democratico Walter Verini. Un’occasione non solo per scambiarsi gli auguri ma anche per scambiarsi idee,  come ha affermato il presidente di Europeam People Marco Parroccini.

Gli scenari possibili con la nuova legge elettorale

Una volta serviti gli antipasti, un tavolo al centro della sala ha lasciato spazio ai due deputati per scambiarsi le loro opinioni e alternarsi nei loro discorsi. Il moderatore dell’intervista è stato il Dottor Emilio Russo e la prima domanda da lui posta è stata se secondo i due politici questa legge elettorale, da poco approvata, avrebbe prodotto un vincitore e se sì, chi. La prima a rispondere è stata l’Onorevole Bergamini: inizia dicendo che per fortuna il Governo è riuscito a licenziare questa legge e che la maggior parte delle forze politiche si siano trovate d’accordo al riguardo. Legge che torna un pò su i suoi passi. Si riprende un cammino che è più proporzionale che maggioritario, non a tutti può piacere ma si inserisce nella nostra tradizione storica. Non per forza un sistema maggioritario può portare un vincitore. FI comunque ha fatto valere un principio, quello di non forzare gli elettori. La Bergamini ricorda che in Italia non ci sono stati tanti vincitori; è difficile prevedere se con le prossime elezioni possa uscirne uno, bisognerà essere convincenti. Non bisogna disperdere il voto e indirizzarlo verso quelle forze politiche in grado di vincere. Questa legge premia le coalizioni e se i voti finiscono qui allora verrà prodotto un vincitore; se prevarrano scelte particolaristiche rischiamo di ricominciare da zero. È seguita la risposta dell’Onorevole Verini: inizia nel concordare con la Bergamini nel dire che i sistemi elettorali non garantiscono governabilità se non sono sostenuti da proposte politiche convincenti e coerenti (riscontrabile anche in altri Paesi). La legge approvata crede che sia il male minore rispetto a quello che si stava prefigurando; avrebbe preferito una quantità superiore di collegi uninominali, però questa legge, che preferisce le coalizione, è comunque preferibile ad una rigidamente proporzionale. Verini esprime la propria simpatia verso la legge che governa i Comuni, perché nei Comuni c’è equilibrio tra rappresentanza e capacità di avere una governabilità, e c’è un leader eletto. Afferma che è difficile fare previsioni perché siamo in un sistema tripolare, il centro destra, il polo dei 5 stelle e un centro sinistra. C’è una concreta possibilità che non vinca nessuno, che nessuno schieramento abbia la maggioranza. Questa cosa non lo soddisfa, inoltre è difficile mettere insieme forze politiche che per lungo tempo si sono combattute. Si augura che ci sia un vincitore e conclude nell’affermare i rischi in cui incorre la democrazia.

L’esperienza dei 5 stelle e il lavoro dei partiti oggi

Si è giunti così alla seconda parte del dibattito in cui il moderatore ha posto tre domande: cosa rischia l’Italia qualora le prossime elezioni le dovesse vincere il M5S? Cosa c’è di male nel M5S e cosa hanno i partiti tradizionali dei due deputati da imparare dal M5S? L’esperienza amministrativa del M5S e di Matteo Renzi hanno consentito di ridare valore all’esperienza e alla competenza di chi fa politica?

Comincia anche questa volta L’On. Bergamini per prima. La vittoria dei 5 stelle è uno scenario improbabile ma possibile e la deputata di FI si augura che non vincano. Secondo lei se vincessero ancora, l’Italia uscirebbe dal radar dei paesi leader del mondo. La visione ideologica e poco pragmatica del M5S, mutevole, fa di loro dei mutanti della politica e non rappresentano un vantaggio per il nostro paese. La nullafacenza che è alla base del loro messaggio politico, non crede che questo paese se lo meriti. Il modello del dissenzo, della rabbia, della frustrazione sociale e del non aver fatto nulla sia quello che ci serva per risollevarci. Per quanto riguarda i partiti tradizionali hanno tanto lavoro da fare e si sono chiusi in se stessi. Hanno perso il polso del paese ma lei ci crede ancora, non solo perché sono previsti dalla Costituzione, ma perché inoltre hanno il coraggio e la gioia di fare il loro lavoro ed essere selezionatori di programmi, di visioni, di dialoghi e personale politico. La Bergamini approva il nuovismo e la gente che si butta, però amministrare oggi è difficile… perciò occorre slancio, competenza e mestiere. Il M5S ha portato inesperienza amministrativa. I partiti hanno l’opportunità, quindi, di premiare l’esperienza e concedere spazio a chi vuole mettersi in gioco.

È il turno dell’On. Verini. Afferma che i grillini vivano come una setta dove gli altri rappresentano il male e teme questa logica della politica. L’avversario non ha sempre torto. Ha ragione Deborah nel dire che le risposte che ci servono oggi non sono semplici. Parla poi dell’esperienza dei 5 stelle attraverso la rete: oggi qualsiasi opinione, di una persone che ha studiato e chi no, ha lo stesso peso e questo non lo convince. Non è solo colpa dell’anti-politca ma il fatto è che la buona politica è latitante. I partiti oggi litigano per chi fa l’assessore, ci si scanna per il potere locale e nazionale. Bisognerebbe secondo Verini “Bergoglizzare” la politica. Chi fa politica deve essere percepito come uno che lo fa per gli altri, perché la politica è la migliore attività umana al servizio degli altri. Questa è la vocazione che dovrebbe recuperare i partiti. Essere giovani non è un merito, ma una condizione, così come essere anziani. Ci sono giovani vecchi dentro e 80enni più freschi dei ventenni. Chiude dicendo che il compito dei giovani è quello di non chiedere permesso, di combattere e mettersi in gioco rispettando le presenze politiche esistenti; mentre i politici più anziani non dovrebbe fare da tappo, alimentando una virtuosa collaborazione.

Partito Democratico e Forza Italia: coalizione possibile?

Il moderatore qui ha concluso l’incontro chiedendo come si comporterebbero i loro partiti se si trovassero a governare coalizzati. La Bergamini crede che ciascuno dovrebbe lavorare nell’ambito delle proprie convinzioni affinché questo scenario non avvenga, perché il centro-destra e il centro-sinistra hanno imparato a convivere ma è sempre distinto da profonde differenze. Le riesce difficile pensare ad un incontro tra PD e FI. L’importante sarebbe riuscire ad abbassare la pressione fiscale. Verini afferma che chiunque vincesse sarebbe bello stabilire un doppio binario in cui il centro destra avrebbe le sue proposte su cui il centro sinistra potrebbe convergere su alcune e viceversa. Sarebbe utile poi definire un altro binario per le risposte incompiute, costruire quindi insieme una proposta di semplificazione delle istituzioni, di velocizzazione della democrazia e maggiore trasparenza. Perché quindi non lavorare anche tra schieramenti diversi con questo interesse comune? E se i numeri ci dicessero che non vince nessuno e che per un tratto di strada bisognerebbe unire forze diverse lì dovrebbe esserci una regia molto forte del Quirinale. E intorno a questa regia costruire un esecutivo che guidi questo paese.

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