Cultura, Uncategorized

Il racconto dell’ancella

La distopia di Margaret Atwood

Voi come lo immaginate il futuro?

Margaret Atwood l’ha immaginato così: la fine del ventunesimo secolo vede il mondo sopraffatto dalla guerra, devastato dall’inquinamento radioattivo e la demografia testimonia una crescita zero. In questo futuro prossimo, nel luogo in cui oggi ci sono gli Stati Uniti, a seguito di un golpe, si instaura la “Repubblica di Gilead”. Questa nuova forma di governo è una teocrazia totalitaria in cui la condizione della donna è completamente asservita all’uomo per scopi riproduttivi. Le donne non fertili sono classificate come “non donne” e quindi eliminate. Le donne fertili, ovvero le ancelle, sono invece assegnate a dei Comandanti, detentori del potere all’interno della repubblica, ai quali devono dare un figlio. Questo principio si fonda su un passo della Bibbia, secondo cui un marito qualora avesse avuto una moglie sterile avrebbe potuto unirsi con una serva per generare figli (Genesi 30,1-4). Ci sono poi anche altri personaggi come: le Marte, ovvero le serve, gli Occhi, che sono delle spie, i Custodi, ovvero l’equivalente maschile delle Marte, gli Angeli, cioè i soldati, le mogli dei Comandanti e degli Angeli e le Zie, rigide guardiane del rigore morale delle donne. Le altre confessioni religiose e la lettura sono vietate. Chi tenta di ribellarsi o di fuggire viene mandato nelle colonie dove viene impiegato nello smaltimento delle sostanze tossiche.

Orwell e Huxley come modelli

Quella descritta da Margaret Atwood nel suo romanzo è una distopia. La distopia è la descrizione di un’immaginaria società del futuro indesiderabile. È considerata il contrario dell’utopia e rappresenta una comunità in cui delle caratteristiche politiche e tecnologiche che troviamo nel presente vengono portate all’estremo negativo. I maggiori esponenti della corrente distopica sono: Aldous Huxley con “Il mondo nuovo”, George Orwell con “1984” e Ray Bradbury con “Fahrenheit 451”. Proprio questi tre vengono presi come modelli dalla Atwood, che scrive il suo libro nel 1984 per poi pubblicarlo l’anno seguente. Il romanzo, che inizialmente doveva intitolarsi “Offred”, dal nome della protagonista, ha ricevuto anche diversi premi.

«Tell, rather than write, because I have nothing to write with and writing is in any case forbidden. But if it’s a story, even in my head, I must be telling it to someone. You don’t tell a story only to yourself. There’s always someone else.
Even when there is no one.»

“Raccontare, piuttosto che scrivere, perché non ho niente con cui scrivere e lo scrivere in ogni caso è proibito. Ma se è una storia, anche se nella mia testa, devo raccontarla a qualcuno. Tu non racconti una storia solo a te stesso. C’è sempre qualcun altro. Anche quando non c’è nessuno.” Questa una delle frasi pronunciate dalla protagonista Offred, il cui nome precedente alla Repubblica di Gilead era June, e che racchiude il senso di gran parte della storia. Il bisogno di raccontare. Di far arrivare la propria voce al di là di questa società che aborrisce il mondo esterno e ti intrappola al suo interno. Il bisogno di raccontare che è anche proprio del genere umano. Un’altra delle frasi, ripetute più volte nel romanzo, è una frase latina: “Nolite te bastardes carborundorum”. Tradotta come “che i bastardi non ti schiaccino” è diventata uno dei motti dell’emancipazione femminile.

L’opera, che ha venduto milioni di copie, è stata adattata per un omonimo film nel 1990 e nel 2017 è diventata inoltre una serie televisiva, vincendo anche il premio Emmy.

 

   

Previous ArticleNext Article

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *