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Amore con riserva

Caterina lo sa, che a volte c’è solo il bisogno di andar via, di correre lontano, verso una meta che non c’è. Dove il mare è più blu e le foglie degli alberi tutte colorate; i pesci possono stare fuori dall’acqua e finalmente i coccodrilli si sa che verso fanno. Andare via è come una malattia che cresce piano piano, si impossessa del tuo spirito e ti alimenta. Andare via è non saper rimanere nello stesso posto, perché in quel posto c’è tutto quello di cui hai bisogno.

Non si può rimanere dove si ha lasciato troppo amore.

Andare via per alcuni è scappare, per altri è ricominciare. Per Caterina è non dover più amare con riserva.

 

Tutto era iniziato qualche mese prima o forse qualche anno prima. Non sai mai quando il meccanismo del tuo cuore si inceppa. Caterina se ne andava in giro sempre con le cuffie nelle orecchie: “..ma il sentimento era già un po’ troppo denso e son restato. Chissà chissà chi sei, chissà che sarai, chissà che sarà di noi..”. Indossava t-shirt dell’Hard Rock, un Daniel Wellington al polso che la rendeva orgogliosa, ai piedi converse bianche ormai rovinate e poteva passare ore intere a fissare il mare. Quella era la sua terapia per ogni tipo di dolore.

Da quando suo padre se n’era andato la vita le appariva disperata. Scadenze da rispettare, orari da rispettare, regole da rispettare. Treni da prendere, viaggi che non fai mai in tempo a fare. Vai a fare la spesa, vai a pagare le bollette, vai in farmacia, prepara la cena, pulisci casa, vai a lavorare. Non era facile stare dietro a tutto. Dietro a una madre che ha bisogno di aiuto, dietro ad un amico che ha bisogno di aiuto, dietro a te stesso che hai bisogno di aiuto.

Caterina indossava un sorriso quando era in compagnia, per ricordarsi che l’allegria e il calore della gente fanno sempre bene. Ma, quando camminava da solo nel buio sulla strada verso casa, Caterina si toglieva quel sorriso e i lampioni le illuminavano la sua triste malinconia. Quella era Caterina, che si perdeva troppo nei suoi cupi pensieri e fantasticava sulle stranezze della vita. Nascondeva i suoi incubi alla gente, non voleva condividerli, o, più probabilmente, aveva paura di mostrarli. Credeva che le lentiggini fossero baci del sole sulla pelle chiara e che la tartaruga Holly un giorno avrebbe raggiunto il suo compagno Benji correndo più veloce di Achille. Credeva nella speranza che le scorreva nelle vene, perché, in un modo stupido e ingenuo, continuava a pensare che le cose belle potessero sempre accadere da qualche parte nel mondo e in un qualsiasi momento. Credeva che la pioggia fosse affascinante e depurativa, un modo per lavarsi via le proprie lacrime per bagnarsi con le lacrime del cielo. E credeva nel bisogno di imparare a stare da soli prima ancora di stare in compagnia.

«Lascia perdere, ti fai solo del male» le ripeteva sempre un’amica.

«Non puoi capire…» rispondeva lei.

Su queste note Caterina rifletteva sul suo cuore che una sera d’estate si era inceppato. Uno sguardo furbo di chi ha la sicurezza di riuscire sempre, tanti ricci in testa, la presunzione dei vent’anni e Caterina era fottuta. Ovviamente non era successo nulla, lei era scappata prima di essere contaminata da quella strana sensazione che provava.

 

Prima di andarsene Caterina non aveva lasciato nulla, né una lettera, un saluto, un abbraccio. Niente di niente. Aveva lasciato solo l’amarezza e la tristezza in chi l’aveva amata veramente.  Caterina non poteva restare lì, non poteva più sopportarlo. Sua madre aveva raggiunto suo padre e lei era andata in Islanda, o forse in America.

Caterina voleva essere libera e volare via come un’aquila. Voleva non avere limitazioni né impedimenti. Voleva non dover spiegare più perché faceva quello che faceva e voleva essere capita. Voleva amare con il cuore pronto a scoppiare colmo di sentimento e voleva piangere così forte tutti i dolori come se stesse per morire. Per lei la vita era emozione a trecentosessanta gradi, era una macchina che corre ad alta velocità, era la ruota di un carro, possibilmente non sporca di sangue come quella del giovin signore, era tutta la cioccolata che vorresti mangiare a pranzo e a cena, era il colore del mare, era il sorriso di un bambino, era “ci vediamo domani”, era il tuo cane che ti aspetta scodinzolante dietro al cancello di casa, era tutte le parole belle dette e non dette.

Per tutto questo aveva deciso di andarsene, non poteva stare lì sapendo che l’amore gli era negato. Non avrebbe più spiegato che nella vita non esistono cose giuste e cose sbagliate, ma, la purezza di un sentimento può esprimersi anche negli angoli più bui e angusti. Non poteva continuare a guardarlo sapendo che era condannata a stare nello stesso posto, ma, con accanto un’altra persona.

«Tieniti i miei pensieri tanto non li userò più. Tieniti le mie scarpe per quando vorrai vedere come sono rotte per tutti i passi che ho fatto verso di te. Tieniti il mio profumo per ricordare le volte che il tuo mi ha fatto da coperta»

Era chiaro che, in un momento imprecisato, Caterina era stata contaminata da quella strana sensazione che tentava di evitare come fosse la peste.

 

Il sudore gli colava dalle tempie, sentiva troppo caldo sotto quel piumone e aveva gli occhi impastati. Niccolò si stirò le membra dopo un lungo sonno e diversamente da quello che gli accadeva sempre appena si svegliava, oggi ricordava tutto. Corse da suo padre «Papà ho fatto un sogno assurdo… c’era una tipa strana, si chiamava Caterina. Potevo sentire i suoi pensieri! Era interessante e amava tantissimo il mare. Solo che aveva deciso di andarsene;  amava troppo e non le era permesso e questo le causava grande sofferenza»

«Ma cosa ti sei sognato?! Dai vai a fare colazione che farai tardi a scuola!»

«Non lo so papà, però sembrava così vero.. ha scelto di andarsene per continuare ad amare, senza riserve. Comunque non importa, non è mai successo. Corro a prepararmi»

Suo padre non gli rispose, tanto Niccolò non poteva immaginare, ma egli era rimasto sorpreso, come folgorato, perché da ragazzo aveva avuto una breve storia, la più bella forse, che non aveva mai raccontato ma aveva sempre conservato, con una ragazza che poi aveva lasciato andare come un cretino, e quella ragazza si chiamava Caterina.

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